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Elementi del koshirae nel tempo...


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5 risposte a questa discussione

#1
Klaus

Klaus
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  • Roma no kuni jū

Mi pare di aver capito che, al passare dei decenni e dei secoli, una lama possa essere stata "vestita" via via con koshirae differenti... e dunque possa essere passata da un "vestito" all'altro, più e più volte...

 

Mi pare pure di aver capito che il nucleo centrale della nihonto rimane pure sempre la lama in sè e per sè considerata, senza troppi riguardi neppure per il nagako, che viene, alla bisogna, di nuovo forato, accorciato e talvolta "deturpato" obliterando magari le firme, e senza stare a guardare molto agli altri elementi del koshirae: tutto, per quanto importante, è semplice accessorio, con funzione ancillare e funzionale alla lama e alla sua efficacia...

Giusto?

 

Correggetemi, ovviamente, se sbaglio o se interpreto male qualcosa.

 

A questo punto mi chiedo: esisteva un artigiano al quale il samurai si rivolgeva, semplicemente portando la lama, che faceva autonomamente diversi tentativi di accoppiamento, magari con diversi tsuba, per esempio, (scusatemi se non conosco ancora il femminile e il maschile dei diversi elementi di lama e del koshirae), adattandoli, con tagane-ato e/o con sekigane, oppure c'erano delle regole tecniche o stilistiche da seguire?

Voglio dire: dipendeva tutto dal capriccio del samurai o dell'artigiano e si lavorava un pochino "ad libitum", oppure si seguivano delle regole?

Per esempio: kashira e fuchi dovevano necessariamente essere abbinate tra loro, e a loro volta dovevano essere in qualche modo abbinate allo tsuba, oppure potevano essere scelte senza particolari accortezze?

C'era una certa abbondanza di tsuba tra cui scegliere, oppure ci si doveva in qualche modo arrangiare con quello che si trovava sul mercato, magari riciclando vecchi elementi di koshirae, alla meglio?

 

Non solo: si trovano diversi tsuba con le aperture kozuka e kogai bitsu chiuse... mi chiedo... perchè farlo?

Voglio dire: ovviamente la cosa è dovuta alla rinuncia di uno o di entrambi i due accessori... ma... mi chiedo: dava tanto fastidio la loro presenza, non funzionale, da "obbligare" alla loro chiusura, nel caso non servissero, oppure parliamo di una raffinatezza, ovvero di una necessità solo ed esclusivamente estetica?

 

Grazie in anticipo per i vostri contributi.



#2
Altura

Altura
  • Membri
  • 336 messaggi
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  • rm no kuni jū

Cambi d'abito di una lama antica, interessante, non ho mai letto nulla a riguardo, magari il "vestito" si poteva rompere o danneggiare...

io non faccio testo, non conosco, anche se penso che ci saranno stati artigiani specializzati nel restaurare o rifare daccapo koshirae e tsuka, un mondo nel mondo..sono curioso :arigatou:


Antonio Vincenzo


#3
Cristiano Boscaini

Cristiano Boscaini
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  • Verona no kuni jū

Molto interessante, se non ricordo male durante il periodo Edo sono stati emessi editti sullo stile da seguire riguardo al koshirae..oltre a quelli sul nagasa delle lame..però non vado oltre che potrei sparare fesserie! 



#4
Manuel Coden

Manuel Coden

    C0D

  • Socio INTK
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  • Pordenone no kuni jū

I koshirae (come le lame peraltro) riflettevano le mode del periodo, quindi tendevano a modificarsi in base al gusto personale del samurai che li indossava oltre che alle tendenze stilistiche del periodo. La montatura è come il samurai si presentava agli altri, i pochi elementi decorativi erano scelte che potevano indicare interessi (culturali, religiosi, ecc) della singola persona. Ovviamente dipendeva molto anche dalla posizione sociale del proprietario, un daimyo non aveva lo stesso koshirae di un ronin a parità di periodo storico.
Le restrizioni compaiono nel periodo Edo, la necessità di uniformare le caste portò ad alcune regole per i samurai di rango inferiore sui colori utilizzabili e sul materiale delle finiture, erano vietati colori troppo sgargianti e tsuba e fuchi/kashira completamente dorati (entrambi di moda nel periodo tardo Muromachi/ Momoyama) oltre che sul numero di lame da portare (il daisho, prima si potevano portare tutte le lame che si voleva) e sulla lunghezza delle stesse.
Inoltre per andare alla corte dello Shogun c'era uno specifico tipo di koshirae, saya nera, tsukaito nero, same bianco, kashira in corno.
Chi realizza i koshirae non è un artigiano unico, ci sono svariati specialisti, lo tsubashi che crea i fornimenti, il sayashi che realizza le parti in legno, il laccatore, chi fa lo tsukamaki. Di conseguenza chi voleva un nuovo koshirae poteva affidarsi ad un negozio o un forgiatore che gli poteva consigliare oppure andare da ogni singolo artigiano e chiedere ciò che voleva.
Samurai di rango più basso spesso sceglievano parti sfuse nei negozi e le mettevano assieme secondo il loro gusto.
Ovviamente c'erano degli stili specifici, ad esempio quello Higo che è uno dei più usati, ma non esistevano regole assolute.



#5
Klaus

Klaus
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  • Roma no kuni jū

:prostro:



#6
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
Talora mi piace paragonare le Nihonto alle automobili, dove la lama è il motore.
Va perciò detto che talora, se un real sedere si posa su un sedile magari in finta pelle (cosa che accade di rado), ecco che esso nobilita anche il meno originale dei koshirae.
月の道




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