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Foto

Okiya y Geisha


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4 risposte a questa discussione

#1
betadine

betadine
  • Socio INTK
  • 1805 messaggi
  • Sesso: Uomo
  • Marte no kuni jū

sembrerebbe che per la prima volta, un foto-giornalista spagnolo, Lucas Vallecillos, è stato autorizzato ad entrare in una “Okiya” – la casa di una Geisha – per catturare la vita quotidiana di queste donne che tengono viva una tradizione antica di secoli.

 

 

 

 

 

(www.dailymail.co.uk)

http://www.dailymail...dern-world.html

 

 

qua una rielaborazione in ligua italica con meno foto

http://www.dagospia....tare-100104.htm

 

buoan visione :arigatou:

 

 

 

 

 

p.s.   nel titolo ho messo una T anzichè una Y (Okiya è divenuta Okita) e ho aggiuhto una H alla piccola Geisha.

..... se qualcuno può dirmi come correggerlo, lo farò, altrimento invoco il buon Simone.

gracias


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#2
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

  • Admin
  • 9331 messaggi
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  • Tasogare no kuni jū

Grazie della segnalazione, le geisha sono un altro di quei fenomeni culturali giapponesi che , forse proprio come le spade, non verranno mai compresi fino in fondo dagli occidentali.

 

Titolo ok




#3
betadine

betadine
  • Socio INTK
  • 1805 messaggi
  • Sesso: Uomo
  • Marte no kuni jū

:arigatou:

 

beh, l'articolo è interessante e belle sono le foto.

.... e anche in questa pratica molta preparazione e tempi lunghissimi prima di arrivare.

 

Nell'immaginario collettivo la geisha è sempre pensata al pari di una prostituta, mentre - per statuto - loro non vendono il corpo ma la compagnia.


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#4
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

  • Admin
  • 9331 messaggi
  • Sesso: Uomo
  • Tasogare no kuni jū

Di prostitute ce ne erano interi quartieri ai tempi in Giappone, le Geishe invece erano in proporzione pochissime.

Questo proprio perchè erano artiste, musiciste, ballerine, maestre di tradizione e di tutti quei -do che caratterizzano la cultura antica Giapponese.

Poi per carità, con i loro clienti magari ci andavano anche a letto, ma non è quello che veniva loro pagato, quanto piuttosto una compagnia di classe e gusto e la possibilità di apprezzare la loro arte.




#5
betadine

betadine
  • Socio INTK
  • 1805 messaggi
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  • Marte no kuni jū

Wasuraruru

Mi naran to omō

Kokoro koso

Wasurè nu yori mo

Omoi nari-kerè

Desiderare di essere dimenticati dall'amato è per l'anima un compito ben più difficile che cercare di non dimenticare. (Kimiko)

 

 

Il nome è su una lanterna di carta all’ingresso di una casa sulla via e vista di notte, la via è delle più insolite.
Se mai avrete un buon motivo per entrare in quella casa, aprendo la porta scorrevole simile al portello di una lanterna che fa suonare un piccolo gong che annuncia le visite, troverete una persona molto intelligente, con cui vale la pena parlare.
Quando ne ha voglia, può raccontare le storie più straordinarie, storie vere di carne e sangue, storie autentiche sulla natura umana.
Per diventare famosa nella sua professione, una geisha deve essere molto bella o molto intelligente;

quelle celebri di solito sono l’una e l’altra cosa.
Anche la classe più comune delle cantanti deve avere un po’ di fascino negli anni migliori .. se non altro quella beauté du diable che ha ispirato il proverbio giapponese che dice che “anche il diavolo è bello a diciott’anni”.. (e anche un drago a venti).
Kimiko era molto più che bella, componeva poesie, sapeva disporre i fiori con arte, compiere la cerimonia del te in modo ineccepibile, ricamare, fare mosaici di seta.. in breve, era raffinata.

 

Era evidente che poteva fare ogni conquista e che la fortuna era dalla sua parte.
Le avevano insegnato come comportarsi in tutte le circostanze possibili, o quasi.. conosceva il potere della bellezza e la debolezza della passione; l’arte delle promesse e il valore dell’indifferenza e tutta la follia e la malvagità del cuore degli uomini.

Ma lei fece pochi errori e pianse proprie lacrime.

 

Però non era particolarmente pietosa con quella classe di giovanotti che firmano i documenti con il sangue e chiedono alle danzatrici di tagliarsi l’ultima falange del mignolo sinistro come pegno di amore eterno… era abbastanza intrigante con loro, da curarli della loro follia.
Certi personaggi che gli offrirono terreni e case a condizione di possederla, corpo e anima, e la videro meno disposta alla comprensione.
Uno si rivelò abbastanza generoso da comprare la sua libertà senza condizioni, a un prezzo che poteva fare diventare ricche che Kimiko e la sua famiglia, ma lei rimase una geisha. Sapeva avvolgere i suoi dinieghi con troppo tatto per suscitare odio, e sapeva quasi sempre curare i disperati.

 

C’erano delle eccezioni, naturalmente.. Un uomo anziano, che pensava non valesse la pena di vivere se non poteva avere Kimiko tutta per sé, una sera la invitò ad un banchetto e le chiese di bere con lui, ma lei, come le gatte selvatiche che fanno la guardia ai loro gattini, risolse la questione annacquando il vino.
La gattina divenne una mania alla moda, una follia, un delirio uno dei grandi spettacoli e sensazioni dell’epoca.
C’era un principe straniero che si ricorda ancora il suo nome: le mandò in dono dei diamanti, che lei non indosso mai.
Ricevette altri miriadi di regali da coloro che potevano permettersi il lusso di compiacerla ed essere nelle sue grazie anche solo per un giorno.. era l’ambizione della «gioventù dorata».. Però non permise mai a nessuno di considerarsi il suo preferito e si rifiutò di stipulare o solo far pensare a un “qualsiasi contratto di affetto perpetuo”.
A tutte le proposte rispondeva che sapeva quale fosse il suo posto.
Anche le donne rispettabili parlavano di lei senza astio, perché il suo nome non compariva in nessuna vicenda di infelicità familiari.
Sapeva stare al suo posto… e il tempo sembrava renderla ancora più bella.

 

tratto da Kamakura: Fact and legend.
Iso Mutsu, 1918 (già Gertrude Ethel Passigham, Oxford 1867-Kamakura 1930)

 

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