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Il possesso e la coltivazione


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23 risposte a questa discussione

#1
Mauro Rossi

Mauro Rossi
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  • perugia no kuni jū

Anni fa un allievo vide l'ultranovantenne maestro (di bonsai) Saburo Kato intento a piantare dei semi e gli chiese: "maestro, perchè pianti dei semi? Ci vorranno molti anni prima di vederli trasformati in bonsai (sottintendendo con ciò l'età avanzata del maestro, che certo non avrebbe avuto il tempo di vederli)".
A questa domanda, il maestro rispose: "il piacere del bonsai non è nel possesso, ma nella coltivazione".
Eccola, la semplice verità che ogni vero appassionato del bonsai "sente" dentro di se; una verità mirabilmente sintetizzata dal maestro in poche parole, perchè la verità non ha bisogno di troppe parole per essere esplicitata.
Tuttavia, credo, con quelle parole il maestro ci dice molto di più, perchè esse vanno ben al di là della mera coltivazione di una pianta: esse sono a parer mio un vero e proprio insegnamento di vita.
Perchè voler a tutti i costi "possedere"? Può esserci vera soddisfazione nel solo possesso? Oppure nel possesso può esservi reale soddisfazione solo se esso viene alla fine di un "percorso" che è, soprattutto, percorso di conoscenza (e con ciò di esperienza)? Io credo che questa seconda ipotesi sia "vera", non la prima.
Questo può a parer mio riguardare anche il discorso sulle lame.
Basta scorrere le pagine di questo stesso forum per accorgersi di come ci sia tanta gente che chiede, innanzitutto, notizie sui prezzi o comunque notizie riguardanti il "mercato" delle lame, mettendo davanti a tutto proprio quel "possesso" che il maestro Kato squalifica a piacere in-autentico.
Ma se riteniamo vero ciò che ha detto il maestro (e io penso sia vero), allora non possiamo fare a meno di pensare al piacere autentico delle lame, che è il piacere di "coltivarle", cioè il piacere di conoscerle ed apprezzarle, di immaginarle, di desiderarle.
Il concetto di piacere come immaginazione, come desiderio (e quindi come conoscenza, perchè immaginazione e desiderio sono a tutti gli effetti una forma di conoscenza), è un concetto ben presente anche nella cultura occidentale. Cos'altro rappresenta il "Sabato del villaggio" (G.Leopardi) se non l'affermazione del carattere piacevole dell'attesa (un piacere che secondo Leopardi ben supera il piacere rappresentato dal realizzarsi dell'evento atteso - la domenica)?
E dunque riappropriamoci del piacere della "coltivazione", del piacere di vivere intensamente il "sabato", affinchè il possesso (la "domenica"), non si risolva in qualcosa di deludente, in qualcosa che ci lascia insoddisfatti e vuoti.
saluti a voi che leggete.b



#2
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

  • Admin
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  • Tasogare no kuni jū

Ti rivolgo un inchino.




#3
Mauro Rossi

Mauro Rossi
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  • perugia no kuni jū

Addirittura...

Non esageriamo. Conosco un pò la cultura e la filosofia giapponese attraverso l'arte del bonsai, di cui sono coltivatore da un decennio. Pensavo che l'aneddoto riguardante il maestro Sabuto Kato potesse avere una qualche attinenza con l'arte e lo studio delle lame, e l'ho riportato. Poi ho tracciato quel parallelo con Leopardi, per indicare come anche nella cultura occidentale certi concetti non siano del tutto estranei. Questo anche se, bisogna pur dirlo, nella contemporaneità sempre più assistiamo alla predominanza dell'"avere" sull'"essere", e non solo in occidente, ma nello stesso Giappone (l'allievo che muove quel rilievo al mestro è anch'egli giapponese).

saluti



#4
maurizio.duse

maurizio.duse
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  • Venezia no kuni jū

Complimenti Mauro!

 

Il tuo anneddoto mi ricorda una vecchia affermazione che, da anni, gira tra chi - come me - è appassionato motociclista:

 

"In moto il piacere non consiste nell' arrivare, ma nel viaggio stesso".

 

Un saluto

 

Maurizio



#5
Enrico Ferrarese

Enrico Ferrarese

    Dash Kappei

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  • Venezia no kuni jū

Ma in tutte le cose, "l'attesa del piacere è essa stessa piacere" cit. Indistintamente dal campo, dal tempo e dalla cultura di riferimento ci aggiungerei io...



#6
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
Bellissime parole, ti ringrazio anche io.
Per quanto riguarda la spada (forse non solo quella giapponese) c'è in effetti un'altra sfumatura.
Forse non solo sfumatura.
Parlo della tradizione, nel senso etimologico del termine.
Ci sono certe cose che riceviamo dai nostri genitori e che tramandato ai nostri figli.
Si tratta di una serie di valori che caratterizzano non solo noi ma anche la famiglia a cui apparteniamo.
In fondo, anche un po qual è lo scopo della nostra vita.
Questa cosa ha una relazione con il fatto che l'essere umano è un elemento piccolo di un disegno più grande che c'era prima di me e non finirà con me. Un disegno che si chiama Natura.

Vi racconto un episodio.
Anni fa giunse in Italia una famiglia giapponese.
Il capo famiglia apparteneva ad una scuola di spada ed un mio amico divenne suo allievo per una trentina d'anni.
Alla sua morte, in modo assolutamente naturale, la famiglia decise di donare la sua spada a questo ragazzo ormai divenuto uomo (con molto imbarazzo suo, non solo per il valore dell'oggetto, ma per quanto quell'oggetto rappresentava per la famiglia che la donava e per l'impegno che egli si assumeva implicitamente accettando quell'oggetto nel tramandare ciò che aveva appreso).

Spero di essere riuscito a spiegarmi, perché sono cose più legate a un sentire che non a un dire.
月の道

#7
Mauro Rossi

Mauro Rossi
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  • perugia no kuni jū

Grazie a te dell'interessante commento.

Tradizione e, direi, innovazione. Perchè la cultura orientale, e quindi anche giapponese, non è comprensibile se non se ne comprende la tendenza non a "contrapporre", ma ad "armonizzare".

L'occidente vede in maniera dicotomica. Gli "opposti" sono e restano tali, e a termini come appunto quelli di tradizione e innovazione, con i relativi di "conservazione" e "progresso", è stato spesso dato un significato addirittura politico (ricordo il Voltaire de: "se volete buone leggi, bruciate tutte quelle che avete").

L'occidente ha sempre e troppo spesso visto tutto il bene (e quindi tutto il male) da una sola parte.

Non così per l'oriente, che vede quelli che chiamiamo "opposti" non come tali, ma come un qualcosa da armonizzare secondo il modello massimo, che è quello della natura.

Ecco che quindi è la natura ad essere sempre al centro di ogni richiamo. Così avviene, naturalmente, anche per le lame, che trovano la loro origine dai cinque elementi fondamentali, che sono la terra, il fuoco, l'acqua, il legno e il metallo.

saluti



#8
Altura

Altura
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  • rm no kuni jū

Condivido in tutto i concetti espressi, Mauro, proprio quando dici "Ecco che quindi è la natura ad essere sempre al centro di ogni richiamo"  è tanto vero al punto che, anche quando l'uomo eccede trascendendo le "regole" naturali, ecco che Lei, anche attraverso eventi estremi, riarmonizza proprio come tu dici, ciò che noi abbiamo reso disarmonico.

Bello nuotare attraverso elementi di piccola filosofia come quelli da te proposti nel post iniziale, è appagante leggere ciò che hai scritto, a tal proposito in relazione agli equilibri della natura voglio raccontarti una mia esperienza:

io ho navigato a vela in "gioventù" ed una volta mi capitò che in atlantico mentre ero al timone in una bella giornata di sole con mare calmo e vento moderato, si posa in coperta a neanche un metro da me un piccolo uccello (lo fanno spesso nella migrazione approfittando delle barche per riposarsi essendo le occasioni rare per loro) io lo guardo voltandomi lui fa lo stesso, entrambi ci voltiamo verso l'orizzonte all'unisono, passati circa venti minuti come apparve se ne andò riprendendo il suo volo lasciandomi con delle sensazioni immense io fui utile a lui e lui mi regalò un momento di quell'equilibrio naturale a cui tu ti riferivi e che il mastro di bonsai ci ha, con quella frase così ben rappresentato. Grazie per aver proposto l'argomento.

P.S.  bravo Maurizio, anche per la vela il piacere non è l'arrivare ma il viaggio!


Antonio Vincenzo


#9
Mauro Rossi

Mauro Rossi
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  • perugia no kuni jū

Molto bello l'aneddoto che racconti, Altura.
Trovo sia importante capire come nella cultura orientale è la natura ad essere, come dire, "al centro". Questo a differenza di quella occidentale,
le cui caratteristiche "antropocentriche" sono ben evidenti (ma questo sia detto senza volervi attribuire alcun giudizio di merito. e solo per
evidenziarne la differenza di prospettiva).
L'antico termine che più si avvicina al nostro "natura" è "shizen", che può essere visto anche come "l'essere come si è da se stessi" (l'origine
cinese del termine specificava anche "senza l'intervento dell'uomo").
E' interessante proprio il modo di porsi dell'orientale davanti alle cose, che egli non può manipolare o servirsene a suo piacimento (come è
caratteristica dell'occidente fin dalla Bibbia), ma solo "assecondare" uniformandosi alla loro positiva spontaneità.
Nello Shintoismo tutte le cose della natura hanno un'anima (dunque non solo l'uomo). I "Kami", gli spiriti, vivono nelle cose della natura (vivono
anche nelle lame, che come noto la tradizione descrive come dotate di vita propria) e l'uomo può "ingraziarseli" vivendo una vita "pura", cioè
una vita in armonia e compartecipazione con la natura.
un saluto



#10
Altura

Altura
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  • rm no kuni jū

una Lectio Magistralis veramente affascinante sono onorato che tu l'abbia rivolta a me, ma io resto seduto al banco con gli altri, i tuoi pensieri impreziosiscono questo forum.


Antonio Vincenzo


#11
Mauro Rossi

Mauro Rossi
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Grazie dei complimenti, ma senza esagerare, mi raccomando....



#12
Altura

Altura
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  • rm no kuni jū

Approfittando del bel post di Walter sulla splendida fioritura della sua azalea, rispolvero questo "vecchio" post di Mauro Rossi (che da tempo non interviene e al quale rivolgo un caro saluto) sul piacere e l'orgoglio della coltivazione, considerando sopratutto il messaggio che il post comprende sulla filosofia del possesso rapportato al piacere dello studio.

Per chi lo avesse perso un invito a leggerlo in quanto non si deve essere mai stanchi nel ribadire l'indirizzo che questa associazione persegue.

Ciao Mauro, sarebbe un piacere rileggerti ed avere un parere sulle straordinarie performace di Walter :ciaociao:


Antonio Vincenzo


#13
Walter Pozzecco

Walter Pozzecco
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Altura, non sono poi cosi, tanto performance! E' da piu' di venti anni che provo a coltivare bonsai, con svariate delusioni, ma è un percorso normale! Leggendo Mauro, sono un'po' in imbarazzo! Dopo svariati anni, volevo una azalea importante, cosi' questa primavera l'ho presa per due motivi, il primo, a causa del freddo e mia, (innafiature), ho perso due azalee,che erano con me da tanti anni, il secondo è,che per avere un azalea cosi' importante, ci vogliono tanti ,tanti anni,e coltivazioni mirate, e io non sono piu' giovane, quindi volevo "possedere" un bonsai di un certo livello



#14
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

.. tralasciando ogni forma di reiki:   basta melancolia, hai un nuovo progetto da portare avanti !!!

 

e goditi le tue passioni.

 

tanto poi la smania di possesso ci abbandonerà.

 

 

.. un giorno il vecchio Soyen Shaku, prima di partire per un lungo viaggio, disse:

«Il mio cuore brucia come il fuoco ma i miei occhi sono freddi come ceneri morte» e aggiunse..

Coricati sempre alla stessa ora. Nutriti a intervalli regolari. Mangia con moderazione e mai a sazietà.

Ricevi un ospite con lo stesso atteggiamento che hai quando sei solo. Da solo, conserva lo stesso atteggiamento che hai nel ricevere ospiti.

Bada a quello che dici, e qualunque cosa tu dica, mettila in pratica.

Quando si presenta un’occasione non lasciartela scappare, ma prima di agire pensaci due volte.

Non rimpiangere il passato. Guarda al futuro.

Abbi l’atteggiamento intrepido di un eroe e il cuore tenero di un bambino.

Non appena vai a letto, dormi come se quello fosse il tuo ultimo sonno.

Non appena ti svegli, lascia subito il letto dietro di te come se avessi gettato via un paio di scarpe vecchie.

 

(da 101 storie zen)


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#15
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
Bel racconto, Beta.
Voglio aggiungerne un altro dalla stessa sorgente.

Il maestro di Zen Mu-nan ebbe un solo successore. Il suo nome era Shoju.
Quando Shoju ebbe compiuto i suoi studi di Zen, Mu-nan lo chiamò nella propria stanza.
«Sto diventando vecchio,» disse «e a quanto ne so io, Shoju, tu sei l'unico che continuerai questo insegnamento.
Qui c'è un libro. È stato tramandato da maestro a maestro per sette generazioni. Anch'io vi ho fatto molte aggiunte secondo il mio criterio.
Il libro è molto prezioso e io te lo do come simbolo della tua successione».
«Se questo libro è una cosa tanto importante, faresti meglio a tenertelo» rispose Shoju. «Io ho ricevuto il tuo Zen senza scritti, e mi sta bene così com'è».
«Lo so» disse Mu-nan. «Tuttavia, sono sette generazioni che quest'opera passa da un maestro all'altro, così puoi conservarlo come segno che hai ricevuto l'insegnamento. Tieni».
I due stavano parlando davanti a un braciere. Non appena Shoju ebbe il libro tra le mani lo gettò sui carboni accesi. Non aveva nessun desiderio di possedere qualcosa.
Mu-nan, che sino a quel momento non era mai andato in collera, strillò: «Ma che cosa fai!».
Shoju gridò di rimando: «Ma che cosa dici!».


No, non sto suggerendo di bruciare bonsai, libri o spade.
Sto solo dicendo che essi, come ogni oggetto simbolico, hanno la funzione di arricchire l'Anima.
Con questo scopo si deve possederli e, quando il loro scopo è compiuto, lasciarli andare.
Talora sento alcuni dire che tengono riposte le loro lame.
L'ho fatto per tanti anni anche io.
Le lame nascoste durano più a lungo, è vero.
I raggi del sole, così come gli agenti atmosferici, consumano con il loro carezzare ripetuto nel tempo, lame e montature.
Ma chiuse, esse sono come morte.
Come un quadro chiuso in cassaforte.
Mantenuto per il mero possesso o per il valore economico e perciò inutile all'umanità.
Durerà duecento anni di più e non un solo giorno di quei duecento anni sarà servito a qualcuno.
Liberarsi della smania di possedere è molto difficile per un collezionista.
Che spesso finisce per essere posseduto dai suoi oggetti.

Lasciateli vivere invece la loro vita.
Lasciateli invecchiare al vostro fianco.
Lasciateli andare, quando il loro tempo con voi si sarà concluso.
Altri potrebbero avere bisogno di loro.

Solo allora si capirà davvero l'importanza e la bellezza del percorso fatto insieme.
Che in qualche modo continua senza fine.
Ed anche il gesto sciagurato di Shoju, acquisterà un senso diverso.

Possedere un oggetto, una persona che amiamo, non è forse un po imprigionarle?
E con ciò, imprigionare anche se stessi?!?
月の道

#16
Castelli Gianfranco

Castelli Gianfranco

    Shirojiro

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  • Bologna no kuni jū

Sono assolutamente d'accordo con tutto quanto è stato detto, ma vorrei precisare che possedere non è solo una bramosia di AVERE, ma anche e molto spesso SOLO una possibilità (purtroppo non per tutti) di poter ammirare degli oggetti stupendi con facilità e per il tempo che si desidera.

Ogni volta che faccio manutenzione alla mia collezione (ho appena finito di farla) mi prendo 3-4 giorni di full immersion.

Il piacere che provo, l'ammirazione che ho per chi ha costruito simili meraviglie non è facilmente descrivibile.

Solo chi è davvero appassionato all'argomento lo può capire.

Io sono molto ignorante in materia, ma vi assicuro che in alcune occasioni mi si sono inumiditi gli occhi nel riguardare certe lame.

Ho avuto la fortuna di poter acquistare nel tempo parecchie lame, perchè devo sentirmi una persona che desidera SOLO possedere !!???

Mi sono solo permesso di ammirare splendide (per me) lame quando lo desidero.

Gianfranco



#17
Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

    Keiji

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  • Italia, Prato no kuni jū

:arigatou:


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

#18
Klaus

Klaus
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  • Roma no kuni jū
Mi chiedo quanta distanza ci sia, in realtà, tra l'insegnamento e la vita, tra la lezione del saggio e la quotidianità autentica.
Voi dite che in Oriente c'è meno distanza rispetto che in Occidente?




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