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#65114 Tutta colpa di questo torrido Agosto

Inviato da mauri in 28 agosto 2009 - 12:57

In questi giorni sul forum sta succedendo una cosa che almeno per quanto mi riguarda non avevo ancora incontrato, non so sé è per il caldo oppure perché ci sentiamo soli in un periodo di stanca di questa torrida estate.

Appena tornati dalle ferie alcuni, rimasti ad aspettare i rientri altri, abbiamo preso a rispondere a post che sono ormai freddi da rigor mortis a volte solo per partecipare ad una discussione che si è spenta mentre noi magari stavamo facendo altro e non eravamo presenti nella stessa, sembra quasi che ci vogliamo rifare del tempo perduto, il problema è che quasi nella totalità dei casi parliamo a delle ombre aumentando se mai ce ne fosse bisogno la nostra solitudine, se proprio siamo costretti a questo ho una proposta da fare, iscriviamoci con tre o quattro nomi diversi con cui prendere a partecipare nelle varie discussioni, così almeno non rischiamo di parlare alle ombre ma anzi siamo in grado di avanzare nei vari ragionamenti sempre dove ci è più gradito e magari dandoci anche ragione.

Francamente per me risulta frustrante come mi è successo, dare dei consigli alle problematiche di qualcuno per scoprire poi che la persona tali consigli li ha chiesti quattro mesi prima e magari proprio perché al momento non ha ricevuto risposte esaurienti, non si è più fatto vivo con noi impegnati in altro ma dispostissimi a rispondere a oltranza ora che nessuno più ne ha bisogno, mi scuso con coloro a cui ho risposto in ritardo perché mi sembra una presa in giri farlo a mesi di distanza non era nelle mie intenzioni ma sono stato tratto in inganno forse per troppa superficialità non essendo andato a leggere in che data tali domande erano state poste.

Non sarebbe forse più produttivo per tutti noi aprire dei post nuovi per iniziare nuove discussioni, non serve a questo un forum.

Scusate questo sfogo ma anche a me il caldo da parecchio fastidio con questi effetti collaterali.

 




#65090 Quando Il Sensei Dà I Numeri E Il Dojo Si Sfascia...

Inviato da sandro in 27 agosto 2009 - 14:36

Condivido pienamente la descrizione di Uchi Deshi fatta da Shimitsu. Ciononostante, credo sia opportuno sfatare alcune credenze che sono state travisate a causa di film, fumetti e quant'altro. In un paese che poteva avere necessità di guerrieri pronti al combattimento in qualsiasi istante, periodi di allenamento lunghi quaranta anni non avrebbero avuto nessun riscontro. In un periodo compreso tra i dieci ed i quindici anni di pratica (generalmente si iniziava a quindici anni di età e anche prima) si otteneva la licensa di Menkyo, tutto dipendeva ovviamente dalla propria volontà di continuare. Massimo a trent'anni si doveva essere totalmente padroni di una Scuola. Non dobbiamo inoltre dimenticarci che le licenze rilasciate dalla Scuola erano molte, divise generalmente nei tre grandi livelli di Kirigami, Mokuroku e Menkyo. Il primo di questi poteva essere ottenuto anche con pochi mesi di pratica intensa. E' poi ovvio che solamente alcuni allievi, scelti tra i più meritevoli, apprendessero quelli che noi chiamiamo i "segreti", che altro non sono che dei principi della Scuola stessa. Non si confonda, dunque, ciò con "tecniche segrete", ossia dei waza potentissimi in grado di sconfiggere chiunque le quali ovviamente non esistono. Le sezioni di Menkyo e Shinan Menkyo sono semplicemente altre tecniche, certamente più complesse di quelle studiate in precedenza ma che comunque non mettono a repentaglio la vita del praticante per essere apprese. Negli allenamenti non moriva nessuno, già dal '400 (secolo in cui vennero codificate Scuole come quella di Kashima e Katori) esisteva il fukuro shinai, due secoli più tardi si iniziarono ad utilizzare le protezioni che con il passare del tempo diverrano il bōgu dell' odierno Kendō. Le tecniche venivano apprese tramite dei waza ben codificati, come si fa oggi. Dal '700 tutte le Scuole affiancarono a ciò il combattimento libero chiamato Shinai Kendō, che verrà rinominato in Kendō agli inizi del 20° Secolo. Inoltre non ho mai sentito di allievi che giunti al Menkyo Kaiden sfidassero il proprio Maestro con l'intenzione di ucciderlo. Chi rimaneva nella casa del Sensei lo faceva per avere una possibilità di ereditare il titolo di Caposcuola, con il grado di Menkyo si era autorizzati ad insegnare lo stile appreso a qualsiasi livello. Molti aprivano dei propri Dōjō, ovviamente in luogo distante da quello natio in modo da non creare conflitti. Nella mia Scuola di Tennen Rishin, ad esempio, il Maestro di prima generazione nominò il secondo caposcuola, ma autorizzò l'insegnamento dello Stile anche ad altre quattro persone. Alla terza generazione c'erano già otto Dōjō, sebbene lo Honbu rimanesse quello principale. Questo è un discorso che accomuna molte Scuole, perlomeno molte del Periodo Edo.

Oggi in Giappone, sebbene si abbia licenza di trasmissione totale, si rimane sempre sotto il proprio Maestro finchè questi insegna; ciò accade per il semplice fatto che in un'era moderna dove è facile raggiungere qualsiasi luogo (specialmente in Giappone), non avrebbe senso apripre una palestra se non dall'altra parte della Nazione. Potendo scegliere è ovvio che una persona che vuole avvicinarsi alle arti marziali andrà direttamente nel Dōjō del Maestro e non in quello del suo allievo se sono nella stessa città. Inoltre non c'è più quella necessità di imparare a combattere che determinava la vita o la morte in una situazione di duello.

Sentire delle persone che dopo oltre trenta anni di pratica dicono di aver appena cominciato a capire qualcosa della loro disciplina mi fa riflettere molto. Tutte le scuole di qualsiasi disciplina presenti su questo pianeta sono state create da essere umani, e proprio a causa della loro natura umana non sono perfette; ragion per cui anche a noi è dato riprodurle in maniera identica nella loro imperfezione. Il porsi dei limiti nei confronti di qualcosa è solamente un blocco che arresta la nostra crescita in senso marziale.

Caro Mauri, di maestri validissimi ce ne sono a migliaia anche in Italia. Purtroppo le persone brave rimangono sempre nell'ombra perchè il loro scopo è solamente quello di praticare in pace con i loro allievi rimanendo fuori da tutto. Condivido pienamente la loro scelta :arigatou:


#65237 hyakunin-giri kyōsō La sfida delle 100 teste

Inviato da Musashi in 31 agosto 2009 - 14:03

E magari sei anche convinto di quello che dici.
Va bè lasciamo stare...


Tsubame non pensar subito male, penso che Guybrush abbia fatto quell'affermazione in totale buona fede, ignorando ciò che invece è stato puntualizzato in seguito da Mauri.
Sono argomenti delicati, non armiamoci subito.
:siamoamici:


#65225 hyakunin-giri kyōsō La sfida delle 100 teste

Inviato da sandro in 31 agosto 2009 - 11:56

La didascalia recita "Guerra russo-giapponese. Decapitazione di un ricercato russo fuori il Villaggio di Kaigenjō in Manciuria. 38° Anno dell'Era Meiji (1905)".

E' un vero peccato che questi due signori siano nati agli inizi del '900. Se fossero nati una sessantina di anni prima il mondo si sarebbe risparmiato una grande tragedia. Se fossero vissuti durante il Bakumatsu avrebbero potuto giocare ai samurai cercando di uccidere uno spadaccino vero, ma vigliacchi com'erano (solo un vigliacco può trarre piacere dal decapitare prigionieri e trasformare il tutto in una sfida tra amici) se ne sarebbero stati rintanati in qualche buco a tremare dalla paura. E anche ammesso che avessero avuto il fegato di affrontare un uomo con una spada in pugno sarebbero comunque morti all'istante; soprattutto se la loro tecnica era la stessa dell'individuo che possiamo vedere nella foto mostrataci da Ikkiù. Il soggetto in questione sembra una squadra mal riuscita, con quelle gambe assomiglia ad un pupazzo di legno (con tutto il rispetto per il pupazzo). Con una posizione del genere non tagli nulla, non posso immaginare la sofferenza di quei poveri disgraziati che venivano passati a fil di spada. In passato il Kaishakunin era una persona dall'abilità eccelsa, il quale non poteva commettere errori. Le spade di questi aguzzini riportavano danni perchè per decapitare completamente un uomo erano necessari come minimo due tagli. Storie come l'elmetto d'acciaio sono solamente frutto di una propaganda che ovviamente non poteva dire che ad un soldato imperiale occorressero più tagli per completare il suo lavoro.

In genere,in guerra, non c'è il bene assoluto da una parte e il male assoluto dall'altra. Ma certamente c'è qualcuno che si comporta meglio degli altri. Di certo il Giappone non è un esempio da ricordare.


#63527 risposta della polizia su importazione katana

Inviato da Kentozazen in 22 luglio 2009 - 08:33

Il porto di arma bianca non esiste ragazzi.
Vi sono diverse autorizzazioni alla detenzione (collezionismo, nulla osta ecc.) , ma per le armi bianche (come la katana) si può richiedere solo il trasporto che prevede una procedura di richiesta preventiva presso le autorità di P.S. ogniqualvolta si debba effettuare. Vale a dire che ogni volta che devi trasportare la lama da un luogo all'altro devi compilare adeguata richiesta specificando tempi, luoghi e percorsi, ed attendere il rilascio di specifica autorizzazione valida una sola volta, per un solo trasporto. Il trasporto deve avvenire sempre in condizioni di sicurezza , ovvero in modo che l'oggetto trasportato non possa essere immediatamene utilizzabile, per esempio smontato, impacchettato, o chiuso in confezionamento sicuro.
Non vi è porto per una katana autentica.
Per il tiro sportivo o caccia l'operazione consentita è il trasporto (non il porto) in questo solo caso privi di una autorizzazione preventiva ma unicamente riservato alle armi da fuoco ed unicamente sul percorso verso zone di caccia per l'attività venatoria, o verso sedi autorizzate del T.S.N. per il tiro sportivo.
Il dojo aimè non è luogo dotato dei prerequisiti necessari all'utilizzo di armi di alcun tipo.
E' ovvio che c'è un buco normativo ma le cose stanno così.
Per legge dunque non si può andare al dojo con un'arma, primo perchè l'arma in questione (katana) non è trasportabile se non previa specifica autorizzazione che descriva chiaramente tempi, luoghi e destinazione; secondo perchè il dojo non ha i requisiti perchè vi sia consetito all'interno l'utilizzo sportivo di armi (cosa riservata ai TSN che sonosottoposti a severe regolamentazioni); terzo perchè esso è un luogo pubblico, una volta dunque infilata la katana nell'obi e saliti sul tatami si è in condizioni di "porto in luogo pubblico".
Ribadisco che c'è ovviamente un buco normativo ma le cose stanno così, è inutile cercare balzelli.
Per quanto riguarda l'acquisto tramite importazione da estero la legge non "consentirebbe" ai cittadini di importare armi bianche salvo nei casi di dimostrate necessità di studio nonchè salvo nei casi di specifiche autorizzazioni in materia come la licenza di armiere od operatore autorizzato nel campo di "armi in genere e materie esplodenti" dal commercio alla riparazione, queste autorizzazioni non hanno nulla a che fare con i nullaosta all'importazione che vengono rilasciati dalle questure , nel caso dei nullaosta le stesse questure applicano (bontà loro) un criterio di giudizio meno restrittivo di quanto prevederebbe in realtà il TULPS, e comunque il rilascio o meno di tali autorizzazioni è delegato a decisioni di competenza di ogni questura la quale applica politiche differenti a seconda del territorio in piena concordanza con il rispetto delle autonomie decisionali in carico al questore.


#63395 Peccato o Vergogna?

Inviato da benkei in 20 luglio 2009 - 11:41

Mentre leggevo Giappone Mandala di Maraini, mi è caduto l'occhio su una didascalia che non avevo notato prima. La didascalia riportava la differenza di concetto che esiste tra "colpa" tra Oriente e Occidente. In Occidente l'accento viene posto su relazione tra errore e peccato, mentre in Giappone tra errore e vergogna. Credo che tale fatto possa essere ricondotto alla morale religiosa radicata alle basi della cultura occidentale, a differenza di quella Giapponese che si fonda sul confucianesimo. In aggiunta a questo, poi, credo si possa mettere in relazione il concetto di peccato con il pentimento mentre la vergogna deve essere posta in relazione con l'espiazione.

VOi cosa ne pensate?


#65235 hyakunin-giri kyōsō La sfida delle 100 teste

Inviato da Simone Di Franco in 31 agosto 2009 - 13:58

Grazie per questo articolo shimitsu!
Uno studio approfondito e obiettivo non può prescindere dal conoscere anche e purtroppo queste aberrazioni.

La seconda guerra mondiale ha dato luogo forse alle peggiori nefandezze concepite dal genere umano, peggiori persino a quanto visto in altri conflitti, una su tutte le atomiche sganciate a guerra ormai vinta.
Tuttavia, la pratica del conservare collezioni di pezzi di nemici sconfitti era parecchio in uso anche tra gli alleati fino al Vietnam (orecchie di Vietcong sono visibili anche in qualche film) e comunque quasi una tradizione guerriera.
Fare a gara poi tra chi uccide più nemici è una esaltazione ripresa non solo in infiniti messaggi di propaganda militare, ma perfino da Tolkien ne il Signore degli anelli. (Legolas e Gimli al fosso di Helm)


#65230 Quando Il Sensei Dà I Numeri E Il Dojo Si Sfascia...

Inviato da sandro in 31 agosto 2009 - 13:30

Grazie per il tuo intervento Benkei. Sebbene il mio discorso fosse perlopiù riferito al Periodo Edo la tua conferma, come esperto della più antica Scuola di Arti Marziali giapponesi, mi porta a pensare che anche nel Muromachi le cose non fossero così diverse.

A Mauri: i tuoi interveti sono sempre interessantissimi da leggere e forniscono molti spunti di riflessione per tutti. Nonostante tu non sia un praticante le osservazioni da te fatte risultano estremamente pertinenti. Data la tua voglia di apprendere e la tua dedizione nel farlo potresti avvicinarti a tali discipline trovando un buon Maestro, sono certo che non te ne pentiresti.

A Shimitsu: sono favorevole a qualsiasi nuovo topic tu voglia creare, potrebbe uscirne un bell' argomento su cui discutere tutti insieme e magari far chiarezza su alcune cose che diamo per scontate :arigatou:


#65227 hyakunin-giri kyōsō La sfida delle 100 teste

Inviato da mauri in 31 agosto 2009 - 13:02

Scusa ma se ti riferisci alle trasfusioni non vedo cosa ci sia di strano. Il fatto che non fossero disponibili quelle per neri non lo so possono esserci molte cause ma conoscendo l'esercito americano ma... anche il fatto del mix è normale.


L'incompaltbilità nelle trasfusioni non è dovuta al colore della pelle ma al gruppo sanguigno, i gruppi sanguigni pur essendo parecchi sono uguali in tutte le razze per cui se è vero ciò di cui si riferisce sopra(in queste cose teniamo anche conto della controinformazione di guerra) si tratta solo di razzismo e del più bieco.
Come ripeto però controlliamo bene le fonti.


#65226 hyakunin-giri kyōsō La sfida delle 100 teste

Inviato da Tsubame in 31 agosto 2009 - 12:03

Scusa ma se ti riferisci alle trasfusioni non vedo cosa ci sia di strano.


E magari sei anche convinto di quello che dici.
Va bè lasciamo stare...


#65128 Tutta colpa di questo torrido Agosto

Inviato da Lorenzo in 28 agosto 2009 - 15:15

Situazione kafkiana :hihi:


#65072 Quando Il Sensei Dà I Numeri E Il Dojo Si Sfascia...

Inviato da mauri in 27 agosto 2009 - 10:52

Ho cercato di seguire in questa discussione i Vostri ragionamenti e francamente mi sto chiedendo se non sarebbe meglio, visto e considerato che il tutto si riduce a sudare in palestra, dedicarsi alla ginnastica attrezzistica o qualcosa di similare.

Se una sessione di allenamento di una qualsiasi delle Arti Marziali si deve risolvere in un percorso ad ostacoli, meglio la corsa campestre, fuori si respira meglio ed eventuali odori e umori si perdono dolcemente nell'aria.

Non sono in grado di vedere obiettivamente quello che si è detto sul post perché quanto meno ci vorrebbero le contro valutazioni delle persone prese in considerazione in questa discussione, ma di una cosa sono sicuro se io pensassi le cose che alcuni hanno detto dei loro istruttori (mi limito a chiamarli cosi) non mi porrei nemmeno il problema se ho più o meno ragione, abbandonerei subito la palestra, in questi allenamenti penso sia importante anche un equilibrio interno che non sempre è facile da raggiungere ma con quei presupposti è praticamente impossibile anzi è nocivo continuare rischiando il mal di stomaco o il rancore perenne.


#64208 Aiuto per utilizzo Forum

Inviato da Musashi in 14 agosto 2009 - 19:04

Mi è per caso stato tolto ?


Non è da escludere...


#63697 Chanbara e la scherma tradizionale

Inviato da sandro in 26 luglio 2009 - 10:17

....e comè praticare li?? hai trovato molte differenze rispetto alla pratica che immagino facevi anche prima a casa?? certo l'atmosfera deve essere molto diversa...

Praticare qui è completamente diverso che farlo in Italia. Posso tranquillamente dirti che ho imparato molto di più in un anno in Giappone che in dieci di Kenjutsu in Italia, sia sotto l'aspetto pratico che teorico. E questo non perchè chi mi ha istruito nella spada giapponese non sia bravo, anzi, tutt'altro (il mio Maestro ha vissuto ventidue anni in Giappone). Cambia, sostanzialmente, la ragione per cui si pratica e lo spirito con il quale il Sensei insegna. Ovviamente porto l'esempio della mia Scuola di Tennen Rishin Ryū. In Italia ho visto molta gente andare nei Dōjō per due motivi principali: il primo è quello di imparare a combattere nel minor tempo possibile, tralasciando quindi uno studio teorico approfondito della Scuola che si studia; il secondo è quello di ricevere Dan o Menkyo (a seconda che si tratti di una Gendai Ryū o di una Koryū) per accrescere la nostra autostima, come se ciò implicasse una miglior conoscenza della Scuola. Qui in Giappone, quando entrai nella Tennen Rishin, il Sensei mi disse una cosa fondamentale: "Quello che facciamo nella nostra Scuola non è solo un allenamento, ma soprattutto un percorso spirituale, una ricerca della conoscenza". Egli mi disse anche che ogni persona che era nella Scuola (quindi tutti i miei Senpai) era specializzata in diverse sezioni: chi nello Iaijutsu, chi nel Kenjutsu, chi nel Jūjutsu. Ovviamente, in base al loro livello di preparazione, tutti conoscono perlomeno le basi di ogni sezione. E questo perchè loro stessi preferiscono essere preparati bene su una cosa che in maniera approssimativa su tutto; ad esempio le donne eccellono nel Jūjutsu. Naturalmente alcuni dei miei Senpai sono padroni di tutto lo stile in quanto lo praticano da tanti anni. Il Sensei mi diede, come fece con tutti gli altri del resto, la possibilità di specializzarmi solamente in un campo oppure di intraprendere un percorso più complesso, che comportava anche uno studio storico e una conoscenza approfondita degli scritti (makimono) della Scuola oltre che la padronanza tecnica di tutte le sezioni che studiavo. In poche parole non mi mise vincoli, quello che volevo apprendere dipendeva solamente da me. Se fossi andato avanti con lo spirito giusto lui non avrebbe tenuto per se nulla dandomi tutto, altrimenti la mia sarebbe stata solamente una pratica tecnica fine a se stessa. Il tutto sarebbe dunque risultato inutile, considerando che , oggi, la spada giapponese non serve più per combattere. Questo è il suo atteggiamento verso tutti, non vi sono preferenze tra gli allievi.

Di tutte le meravigliose esperienze che sto facendo qui l'incontro con questa persona è stata la cosa più bella che mi potesse capitare, il Sensei più che un maestro di spada è un padre. Posso tranquillamente dire di non aver mai conosciuto una persona più buona e onesta d'animo. Non potrò mai spiegare a parole la mia riconoscenza verso quest' uomo. Molte volte ho pensato a come poterlo ringraziare quando per me sarà il momento di tornare a casa, ma non ho mai trovato nessuna parola, frase o quant'altro che potesse uguagliare ciò che lui ha dato a me, innanzitutto come persona. Mi piacerebbe sottolineare il fatto che la quota di partecipazione (non posso che chiamarla così) alla Tennen Rishin Ryū è di sette euro al mese; in altre parole il Maestro non tiene per lui quasi nulla, i soldi raccolti servono a rinnovare l'iscrizione annuale della Scuola alla Nippon Kobudō Kyōkai. Inoltre, e con ciò chiudo, egli non è solamente un Sensei della Tennen Rishin, ma il Sōke di decima generazione in linea diretta dello Shieikan, quindi quella di Kondō Isami.

Scusatemi se mi sono dilungato :arigatou:


#63530 risposta della polizia su importazione katana

Inviato da Giuseppe Piva in 22 luglio 2009 - 09:08

Una precisazione, ancora più restrittiva, sulle normative per l'importazione.
L'importazione è permessa in sono DUE casi:

1) Motivi di studio. Il che non vuole dire che voglio studiare una lama e quindi la importo, ma che devo essere un ricercatore universitario.
2) Collezione.

Un armiere non può importare. Parola di armiere, eheheh...
Io devo importare come collezionista e dopo vendere a me stesso armiere. Ovviamente ogni operazione con profusione di bolli da 14 euro.

Queste sono le norme vigenti, a prescindere che poi qualche stazione dei carabinieri non le applichi...


#63529 risposta della polizia su importazione katana

Inviato da Kentozazen in 22 luglio 2009 - 08:59

Aggiungo anche una mia personale opinione -decisamente off topic- che sicuramente farà venire i brividi a molti e susciterà parecchia disapprovazione, del resto -si sa- la natura umana ci spinge spesso a considerare il giusto sulla base delle nostre esigenze personali,una forma di condizionamento talvolta inconscia ma spesso assai forte.
Detto fuori dai denti...l'utilizzo di una nihonto autentica al dojo è una cosa sbagliata, non mi interessa se in Giappone fanno così o fanno colà, qui siamo in Italia e volenti o nolenti le necessità di pubblica sicurezza sono "figlie" della quantità di "sale in zucca" che ha un popolo. Se ti alleni con una nihonto non sei più bravo che se ti alleni con un buon simulacro (buono per bilanciamento , per caratteristiche tecniche eccetera), usare una nihonto in allenamento non ti farà essere migliore anzi distoglierà la tua attenzione da quel che fai alimentando vanità personali che sono decisamente fuorvianti per un buon esercizio fisico e mentale.
Sfoggiare una nihonto autentica in mezzo a delle iaito sposta l'attenzione sulla spada e annebbia l'attenzione sull'individuo. E' una forma di sbruffonaggine -talvolta blanda, talvolta palese- ma pur sempre cafona. Il privilegio di utilizzare una nihonto dovrebbe essere limitato a grandi maestri e persone a cui gli altri (non essi stessi) abbiano deciso di concedere tale privilegio, dovrebbe essere una cosa concessa con estrema parsimonia che prescinde dagli anni di pratica e interessa maggiormente doti e virtù decisamente fuori dell'ordinario.
Il taglio (tameshi) con una nihonto non è solo cafone ma anche irrispettoso del valore di oggetti antichi e di culture che spesso riusciamo solo a sfiorare. Oltre all'arroganza dunque si aggiunge una forme di offesa nei confronti di tutti coloro che tentano di comprendere in maniera profonda il senso delle cose, dell'arte e dell'umanità a partire da opere d'arte come la nihonto.
Nessuno infine sarà mai una persona migliore usando una nihonto, anzi è molto probabile che usandola dimostri esattamente il contrario, che dimostri la sua concreta incapacità di andare al cuore delle cose non volendo rinunciare ad una forma di esibizionismo spesso tipica delle personalità dotate di scarsa autostima.


#63438 Sageo per tsuka...autocostruita....

Inviato da Matteo in 20 luglio 2009 - 20:11

per tendere l'ito usi un telaio, ci sono le foto del mio e quello che usa andrea sul forum....
per il resto è come nelle arti marziali...
ripetere ripetere ripetere, non puoi pretendere che con 2 o 3 tentativi la cosa fuzioni
io ne avrò fatti almeno un ventina, anche solo per esercizio
solo adesso l'intreccio mi soddisfa, il nodo ancora no ma come dicevo e sempre una questione di tempo e dedizione, e soprattutto NON inventarsi l'acqua calda


#63403 Peccato o Vergogna?

Inviato da nikon in 20 luglio 2009 - 14:17

il nostro concetto di peccato ,deriva dal concetto stesso di peccato originale, un atto di disobbedienza al Dio della nostra religione, e come tale meritevole di punizione. per noi c'e' la paura della punizione, immediata o futura al momento del giudizio, legata a volte a forme di superstizione. in una forma filosofica della religione in cui non esiste un dio punitore, il concetto di peccato e quindi di colpa, e' legato nell'immediato al senso di vergogna per l'errore commesso, doveroso di espiazione per riconquistare l'onore perduto, come giustamente menzionato da voi. in una societa' orientale, il concetto colpa-espiazione, e' un fatto intimo che si riflette nel sociale, nella nostra religione il peccato e' un fatto sociale che si riflette nell'intimo, in quanto tutti (il sociale) siamo portatori del peccato originale che dobbiamo espiare con la punizione e il pentimento (l'intimo).


#63213 Varie fasi di costruzione di una Tachi

Inviato da mauri in 11 luglio 2009 - 21:31

Vi posto le immagini delle varie fasi di costruzione di una Tachi con sistema Kobuse imageF2G.jpg
è interessante notare come anche il peso cambi di pari passo alla forma nelle varie fasi della lavorazione.
Dalle date dei vari passaggi mi è sembrato di capire che all'interno della forgia per ogni passaggio possano essere portate avanti più lame simultaneamente.
2007 August.jpg
2007 November.jpg
2007 December.jpg
2008 January.jpg
Dopo questa fase la lama viene preparata per la tempra
chi1e.jpg
chi1f.jpg
2009 May.jpg
07chi1h.jpg
Lama lunghezza 74.0 cm, curvatura 1.9 cm, lo spessore della base 8 mm, cm di larghezza 3.2, peso 940 g
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07chi1w.jpg
07chi1j.jpg 07chi1k.jpg
07chi1i.jpg
07chi1.jpg

Preso da: http://www.ksky.ne.jp./~sumie99/


#62654 Auguri Dora!

Inviato da Dora in 27 giugno 2009 - 20:46

Augurissimi Dora ... e anche a me <img src="http://www.intk-toke...#>/01smile.gif" style="vertical-align:middle" emoid=" :smile: " border="0" alt="01smile.gif" />
Baciobau!

Ragazzi grazie a tutti e scusate il ritardo nel rispondere, ho avuto problemi con il server. :felice: