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Tesori perduti nel Giappone postbellico


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73 risposte a questa discussione

#73
Klaus

Klaus
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Premesso che settant’anni e novemila chilometri non sono poi così lontani, ma non desidero riaprire un discorso che ho già fatto una volta e che mi procura comunque sempre una certa sofferenza (da qualche parte esiste un post dove l'ho fatto), certamente la guerra tira fuori la parte più feroce e peggiore di ogni uomo.
I vari codici cavallereschi, Bushido incluso, servono proprio a tentare di incatenare minimalmente gli eccessi di questa ferocia.
Questo perché le Ginevra sono sempre più lontane del senso dell'onore e della giustizia che ogni uomo, volente o nolente, porta sempre con sè.
Purtroppo non sempre ci riescono.
Qui, non ci riuscirono.

Ho apprezzato molto il tempo che Klaus ci ha dedicato per ampliare un concetto che non a tutti poteva essere chiaro.
L'analisi è fondamentalmente corretta, dal mio punto di vista, esiste però un punto su cui non concordo.
A mio avviso resta pienamente l'imbecillità della scelta di distruzione indiscriminata di opere d'arte che, proprio in quanto preziosissimo bottino di guerra, non avrebbe dovuto essere così stupidamente sprecato.
Esistevano centinaia di migliaia di lame di fabbrica d'ordinanza da "appendere a piazzale Loreto", qui, invece, si agi indiscriminatamente.
Operazioni di questo tipo le fa solo l'Isis ...e dagli USA della metà del secolo scorso ci si aspettava un livello culturale decisamente superiore.
Non ci fu.
Quel livello culturale mancò.
Mancò anche altrove, proprio qui in Italia.
Perché se è vero che tutte le opere d'arte non valgono la vita di un innocente, esse valgono ben una trasfusione ad una nazione che si stava dissanguando in una guerra aperta su un numero elevatissimo di fronti, con enormi risorse economiche impegnate.
Probabilmente il più grande della storia.


Un altro punto di riflessione.
Attenzione ad applicare criteri occidentali all'Oriente e al Giappone in particolare.
Il valore della vita umana è molto diverso nel Paese del Sol Levante, specialmente se messo in relazione a quello del Gruppo di Appartenenza dell'individuo.
L'episodio che Klaus cita sull'indottrinamento scolastico con le decapitazioni, che a noi può sembrare delirante, sia un esempio per tutti.
...e attenzione ad applicare giudizi di merito, perché ciò che noi etichettiamo come "Eroismo di Fukushima", per loro è semplicemente compiere il loro dovere applicando l'altro lato della stessa medaglia sul valore della vita.
Da quegli uomini nessuno si sarebbe aspettato di meno.
Per chiuderla con una risata a denti stretti, un popolo che cresce con quei valori che noi facilmente deprechiamo, difficilmente genera poi Capitani Schettino.

Questo è vero: gli statunitensi talvolta non hanno la nostra sensibilità per l'antico ed hanno talvolta difficoltà a comprenderne la misura....

Pensa che, anni fa, una amica di mia moglie, di cultura anglosassone-nordmamericana, sebbene laureata, specializzata, con due master, Erasmus, etc... alto funzionario governativo e figlia di docenti universitari, ha avuto inizialmente delle difficoltà a credere che la Cappella Sistina fosse veramente decorata da affreschi originali...

Ci diceva, senza mezzi termini: "è di certo una riproduzione... come fa ad essere vecchia di secoli se io, dopo dieci anni, ho dovuto ridipingere casa?"

All'inizio pensavamo che scherzasse... poi abbiamo capito che aveva solo una visione delle cose radicalmente diversa dalla nostra...

 

Dunque non ho difficoltà a credere che, di fronte alle mille emergenze del dopo guerra... non ci fosse il tempo e il modo di creare, ex novo, e a tutti i livelli, la sensibilità necessaria a distinguere tra il pregiato e il dozzinale...

Non se ne sentì la necessità.



#74
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
La sensibilità non si sceglie di crearla quando non ci sono mille emergenze.
Si crea col tempo e, purtroppo, col denaro nei secoli.
Molto denaro.

Nel Gattopardo, il Principe di Salina ad un certo punto ammira il nipote Tancredi.
Bello, forte, coraggioso, spregiudicato, colto, sensibile, intelligente.
...poi riflette sui patrimoni familiari che sono stati sperperati per generarlo.

Talora, noi Italiani facciamo fatica a comprendere perché il resto del mondo ci guarda con invidia e ammirazione, malcelando un certo complesso di inferiorità che una finanza nazionale più sana della nostra non riesce completamente a risolvere.
Viaggiando un pochettino, ci si accorge che altrove non hanno avuto la fortuna, l'intelligenza e la capacità di sperperare nei secoli enormi patrimoni finanziari per generare la Bellezza e, con essa, la Sensibilità per apprezzarla.
...Ciò che all'estero sfugge è che parte di questa intelligenza è proprio nel comprendere che più che di sperpero sarebbe opportuno parlare di investimento.

Un discorso lungo.
Lo faremo.
😉
月の道




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