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Dora

Quando Il Sensei Dà I Numeri E Il Dojo Si Sfascia...

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Carissime e carissimi visto che questa sezione del forum langue vorrei provare con una nuova discussione. Vi è mai capitato , (ai praticanti di arti marziali) di vedervi la palestra implodere in una serie di conflitti tanto da dimezzare il numero dei membri? Purtroppo sto vivendo questa brutta esperienza non nel katori (il mio sensei è un sant'uomo), quanto nel karate. La mia insegnante è un tipo un po' volubile e soprattutto vorrebbe tanti soldatini disposti a dire sempre signorsì come se ciascuno di noi non avesse un lavoro, una vita privata e magari altri interessi! La mia palestra nel giro di sei mesi ha dimezzato il numero dei partecipanti... Chi rimane? Nell'ordine quelli più motivati che stringono i denti perché vogliono continuare a praticare, quelli sempre pronti sull'attenti e scusate, nel caso del mio dojo anche qualche fanatico. Potreste dirmi cambia maestro e palestra ma a parte il fatto che comunque ci sono compagni e compagne con cui ci si allena da anni e che dispiace lasciare il mio stile di karate è praticato da una strettissima minoranza ed è difficile trovare un maestro in un raggio di chilometri ragionevole. Ho provato a parlare con l'interessata e la risposta è stata "Se non ti sta bene, quella è la porta, chi vuole si allena o se ne va". L'ho messa difronte a fatti innegabili di ingiustizia, vede anche lei che la gente non ne può più e se ne va, ma tentare un dialogo è come scalare l'Everest con un paio di babbucce. Ricominciare a cinquanta anni con un nuovo stile... Insomma, sono uccelli senza zucchero! Mi piacrebbe avere pareri illuminati, mi conforterebbe molto. Grazie Dora :arigatou:

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Io ho avuto un caro amico che ha praticato karate shotokan per molti, molti anni (ed è attualmente un praticante, molto bravo). Putroppo, forse proprio a causa del karate, ha assunto degli atteggiamenti che hanno molto allentato la nostra amicizia (ormai rimasta ad un po' di rispetto e poco più).

Sinceramente che la colpa fosse del karate mi è venuto in mente, ma ho subito rigettato la possibilità che fosse la disciplina, quanto forse una sua malinterpretazione degli insegnamenti.

Forse però allora è proprio il karate... speriamo di no...

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Un maestro deve essere severo quel che basta per mantenere la marzialità ed avere il rispetto dei suoi allievi. Se abusa del proprio potere devierà dalla Via :arigatou:

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sinceramente io non vedo nulla di strano... cose cosi capitano sempre indipendentemnete dallo stile...

un paio di attestati (meritati o meno...)non fanno il maestro... e sopratutto il maestro non e un dio.. e un essere umano e quindi soggetta a tutto cio che comporta..

chi pratica poi deve avere l'umilta e la forza di sopportare ed eseguire, certo dipende da con che spirito si pratica.. se lo si fa per gioco o perche magari rede figo agitare un pezzo di legno...

preferisco un dojo con 4 preticanti motivati e un maestro che è felice di cio che fa

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E' doveroso avere l'umiltà, la forza di sopportare ed eseguire ciò che il Sensei comanda. Una volta ho visto un "sensei" domandare un computer ad un allievo per ottenere il 1° Dan. Per quanto spirito una persona possa mettere in quello che fa quando una cosa è inaccettabile bisogna riconoscerlo :arigatou:

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delle arti marzili non si puo vivere, trovo inaccettabile qualsiasi guadagno... farsi pagare per un mero pezzo di carta senza nessuna verifica.. in una parola DISGUSTOSO

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Io ho praticato karate marziale shotokan con Beppe Perlati, qualcuno lo conosce.

All'inizio e per moltissimi anni la severità era di tutti i giorni, ma come sempre si deve c'era il massimo rispetto.

Per severità intendo che se tu non fai un esercizio o non lo completi e in questo con hai dato il massimo venivi invitato ad abbandonare il tatami. Era accettabile che tu non ce la facessi, ma non che non tentassi. Il rispetto era sempre dato dal maestro all'allievo, ma questi, quel giorno aveva chiso con l'allnamento.

Negli anni le esigenze di matenere in vita la palestra hanno fatto un po' chiudere un occhio e non mi riferisco solo alla mia prima palestra, ma anche alle altre a cui mi sono iscritto a causa delle mutate esigenze di lavoro o di abitazione.

Io penso che occorre senz'altro mantenere aperta la palestra, altrimenti finisce tutto e non si può sentenziare con i soldi degli altri.

Fermo questo punto è dovere di ogni responsabile, maestro o altro che sia, mantenere la severità delle arti marziali, altrimenti decadono a ginnastica, e con queste insegnare la disciplina agli allievi che ne trarranno solo vantaggio.

Tutti gli altri atteggiamenti sono out e sono dati da problemi caratteriali che con le arti marziali non c'entrano nulla.

 

 

Shirojiro :arigatou:

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delle arti marzili non si puo vivere, trovo inaccettabile qualsiasi guadagno... farsi pagare per un mero pezzo di carta senza nessuna verifica.. in una parola DISGUSTOSO

La penso esattamente come te Matteo. Purtroppo in Italia c'è gente che ci vive e anche bene. Non so dalle tue parti, ma qui da me non è rara una situazione del genere :arigatou:

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qui e uguale... persone poco oneste esisteranno sempre

Modificato: da Matteo

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qui e uguale... persone poco oneste esisteranno sempre

Ho praticato shotokan per 18 anni, ho insegnato e gestito una palestra assieme ad altri, ho avuto grandi maestri , tra cui anche Perlati ( :arigatou: ), ho fatto tutto nel karate , tranne salire mai su un podio veramente importante aimè, ho frequentato comunque gli ambienti più alti a livello agonistico europeo.

Non sono convinto che non si possa vivere di karate, una palestra è come un dojo sotto il profilo commerciale, l'affitto costa, tre o quattro ore al giorno di lezioni sono uno sforzo, in più c'è l'aspetto amministrativo, la gestione agonistica... In realtà come Bologna il karate fu nel 70 80 ben più di un fenomeno del momento. Qui sono nati grandi campioni , alcune leggende.

Dora non credo che sia molto importante che gli allievi abbiano una vita, un lavoro insomma tanti altri "cazzi" (chiedo venia) , il karate è una grande disciplina, potente, efficace, elegante e dagli aspetti filosofici pregnanti se trasmessi da un buon maestro, non ho mai amato chi veniva al dojo e considerava l'attività alla stregua di un corso di aerobica. Non penso sia il tuo caso Dora, certo la misura della durezza del maestro è difficile da comprendere raccontata nel forum.

E' sempre una questione di misura. Il sensei deve essere inflessibile ma anche compassionevole, l'allievo determinato ma anche disposto al sacrificio. Secondo me non può esserci polemica tra allievo e maestro, un allievo non può criticare il maestro (a meno che questo non sia chiesto esplicitamente), l'allievo può non capire e questo è nell'ordine delle cose, quante cose non compresi in gioventù! Certo l'allievo insoddisfatto non può considerare il dojo come un circolo democratico, però una cosa la può fare, può andarsene con la stessa fermezza e decisone di un kiai.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Kentozazen complimenti per il tuo post. Condivido pienamente e anche di più.


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Andrea pero' ricordiamoci che c'è una generalizzata tendenza all'essere esaltati, nel mondo delle arti marziali spessissimo. Tu ti ricordi bene di episodi avvenuti anche qui sul forum, ne abbiamo parlato anche quel sabato a milano.

 

Un conto è il sacrificio e la disciplina, un altro conto sono le esaltazioni (purtroppo molto diffuse) tipo un demente nella paestra di shotokan che frequentavo che con la scusa del "bisogna essere seri ed avere atteggiamento mentale" ha mandato a casa una donna cintura gialla con un livido enorme sul seno nel combattimento simulato.. alla faccia dell'istruttore :brooding:

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Concordo in pieno con Jarou. Marzialità non indica che il Maestro, se inteso come tale, ha il diritto di fare come più gli aggrada. Deve attenersi, come tutti gli altri, ad un codice etico e morale. Almeno, nella mia Scuola funziona così :arigatou:

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Ragazzi, è proprio quello che intendevo, gli ultimi interventi di Jarou e Sandro sono esplicativi. Con me si allenano seriamente altre persone, sempre disposti agli stage e comunque ad un piccolo allenamento quotidiano a casa, compatibilmente con gli impegni di ognuno. Eppure ad esempio il sempai si permette di non essere controllato. Io mi sono battuta e alla fine ho ottenute che durante il kumite libero venissero messe tutte le protezioni per evitare guai. Poi tutti abbiamo un cervello per pensare e ci accorgiamo di certe magagne. Oppure il sensei stesso che si permette durante l'allenamento frasi del tipo "la tale o il tale non può farcela con le gambe a X a fare un determinato tipo di spostamento..."Voi state sempre sui libri ma quello che si insegna qui non ha niente a che fare con la cultura (rivolta a me che insegno ma che vi assicuro sul tatami mi sento molto più piccola di altri, anche perché sono la più vecchia e ovviamente non ho le energie dei più govanai) Aggiungo che il tipo di karate praticato è volto più all'autodifesa che alla competizione e che le gare sono solo per club e non di tipo sportivo... e via di queste amenità. Personalmente ho deciso veramente di fare come i guerrieri spartani, di lasciare il fardello delle preoccupazioni fuori della palestra ma a volte è proprio durissima. Mi dispiace per i più giovani demotivati, ce n'è una che sta mollando e che aveva deciso, per pura passione di fare l'istruttrice e di insegnare ai bambini. Insomma una tristezza. Io ho iniziato a 44 anni e ho raggiunto l'ultimo passaggio di marrone visto tutto mi posso considerare soddisfatta.Scusate lo sfogo ma avevo bisogno di sentire più campane e di uscire da pericolosi solipsismi . Grazie Dora

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Un conto è il sacrificio e la disciplina, un altro conto sono le esaltazioni (purtroppo molto diffuse) tipo un demente nella paestra di shotokan che frequentavo che con la scusa del "bisogna essere seri ed avere atteggiamento mentale" ha mandato a casa una donna cintura gialla con un livido enorme sul seno nel combattimento simulato.. alla faccia dell'istruttore :brooding:

 

I casi di demenza sono comuni nell'agire umano e rilevabili in tutti gli ambiti marziali dall'Italia sino al Giappone.

Non è una questione di karate è una questione di testa. Ragazzi rendiamoci conto che il mondo delle discipline marziali è un 'ispirazione, è un modello , ma la realtà delle cose non è quella mitizzata e sognata da tutti. Nel mondo c'è di tutto, c'erano samurai di grande valore e virtù e c'erano grandi bastardi, la storia insegna.

Se non va bene il dojo, girarsi e cambiare. Io la vedo così. :arigatou:

Modificato: da Kentozazen

Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Un conto è il sacrificio e la disciplina, un altro conto sono le esaltazioni (purtroppo molto diffuse) tipo un demente nella paestra di shotokan che frequentavo che con la scusa del "bisogna essere seri ed avere atteggiamento mentale" ha mandato a casa una donna cintura gialla con un livido enorme sul seno nel combattimento simulato.. alla faccia dell'istruttore :brooding:

 

 

per me il problema è che donne e uomini non dovrebbero praticare insieme.

è ovvio che per un motivo di fisico l'uomo è tendenzialmente + portato (poi ci sono le eccezioni, ricordo di una ragazza poco + grande di me che allenandosi il doppio me le dava tranquillamente). è anche una questione di stazza.

 

sul discorso del maestro.. io credo che nel momento in cui si accetta un sensei bisogna seguirlo fino alla fine. non si può praticare senza seguire alla lettera. se il tuo insegnante è un demente ma decidi di ascoltarlo, allora con umiltà devi fare quello che ti dice. personalmente ho avuto a che fare con sensei che avevano scarso controllo e questo portava addirittura a fare del male (non intenzionalmente) nel eseguire tecniche o proiezioni. questi soggetti vanno evitati, ma se uno per un fatto di pigrizia e di attaccamento al dojo non vuole migrare verso altri orizzonti dovrebbe cmq sottoporsi al volere del sensei.

:arigatou:


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兵法二天一流, 宮本 武蔵, Heiho Niten Ichi Ryu, Miyamoto Musashi.

ex Fudo Myoo, ho cambiato nick.

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Nel karate buona parte dell'alenamento può essere condotto serenamente in gruppi misti, l'unico problema sorge nel kumite da gara, non vi sono problemi nemmeno nel gon kumte. Il kumite deve essere condotto con attenzione all'avversario, sino a quando in allenamento i compagni continueranno a considerarsi avversari e non vi sarà quindi collaborazione per crescere reciprocamente non vi sarà alcuna crescita. Spetta al maestro selezionare le coppie in modo corretto oppure un modo random a seconda delle finalità da perseguire.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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