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Emozioni e Sentimenti


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32 risposte a questa discussione

#19
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
Avrete certamente notato che il fuoco ha una direzione.
Punta al cielo.
E dal cielo proviene.
Gli uomini primitivi lo hanno avuto in dono dal fulmine, prima di apprendere come generarlo a volontà.
Si tratta perciò di un dono delle stelle e della più grande è vicina in particolare, il sole.
Come il sole, il fuoco scalda e illumina, regalandoci in piccolo ciò che deriva dal suo padre celeste.
La fiamma è spesso legata alla manifestazione di Dio Padre.
Col passare del tempo, i fisici gli anni dato un nome più preciso.
Energia.
Esistono molte forme di energia, ma nessuna incarna così bene, in termini chimico-fisici, termodinamici ed elettromagnetici la sua manifestazione. I Giapponesi utilizzano un ideogramma preciso che è creato dall'associazione dell'ideogramma riso e vapore.
Come ad indicare che l’energia non si può che ottenere dalla fiamma che cuoce il riso.
Quell'ideogramma si legge ki (energia).
A ben vedere, un suono non molto diverso da ka (fuoco).

E poiché l’energia racchiude in sé la potenzialità di compiere un lavoro, di svolgere un azione, il fuoco porta con sé anche il significato di prendere l'iniziativa, di intraprendere un progetto, di seminare.
Sono caratteristiche maschili, che i Giapponesi identificano con un altro importante ideogramma.
Sen.

Lo si ritrova in parole come Sensei, maestro, ovvero colui che ci precede sulla Via e di cui seguiamo l'iniziativa.
Ma anche in parole legate alla strategia del combattimento, come sen no sen, tai no sen, go no sen.
Non mi dilungo, perché ci vorrebbe un libro, ma corrispondono vagamente ad attacco di iniziativa, incontro e rimessa.
La strategia vincente è quella di mantenere il Sen, l'iniziativa, il progetto.
Che non significa affatto che bisogna agire necessariamente, attenzione, ma che non ci si deve far irretire dalla strategia dell'avversario.

Il fuoco porta perciò in sé anche il concetto di strategia e di intelligenza.
A ben pensarci, anche per noi la luce è sinonimo di intelligenza e comprensione.
Capiamo avendo un'illuminazione, grazie al lume dell'intelletto. Chiediamo lumi quando non comprendiamo in quale situazione siamo capitati... e così via.

Attenzione che non abbiamo solo lati positivi.
Se il fuoco scalda e permette alla natura di crescere e svilupparsi con l'energia del sole, esso è capace come nessun altro di bruciare e distruggere.
Agire in combattimento nel segno del fuoco, mantenendo l'iniziativa, significa bruciare l'avversario.
Distruggerlo, ucciderlo. Un atteggiamento ben diverso da quello dell'elemento aria, tanto per intenderci.
È il modo di agire di chi si è messo nella condizione di essere il più forte, sapendo di esserlo e agendolo fino in fondo.

Non esistono solo modi diretti di agire il Sen.
Possiamo ad esempio tenere il nostro avversario sotto pressione, nella condizione psicologica di essere impossibilitato a muoversi per la paura. O di far aumentare la sua paura in modo tale che, per la pressione, dovrà agire in modo disperato e scomposto.
Oppure possiamo spegnere il Sen...
Possiamo cioè smettere di colpo di esercitare la nostra pressione, dando all'avversario la falsa impressione, la falsa sicurezza che ora ha libertà di agire. In realtà il suo attacco è atteso e matematico, fallirà certamente su una delle varie contromisure che abbiamo preparato per lui, prima di dargli questa falsa apertura.

Insomma, credo sia chiaro come ka, ki è sen si mescolino tra di loro, in modo che non sia poi tanto semplice distinguere uno dall'altro.

Questo non vale solo nella pratica della spada giapponese.
Vale anche nella sua creazione.
Se ci pensate bene, tutta la parte tecnica, strategica legata alla creazione della lama è indissolubilmente legata al fuoco.
È solo grazie alla sua energia, alla sua iniziativa, che il duro metallo è costretto a cedere, ad ammorbidirsi.
Il metallo viene a miti consigli prendendo la forma che in fondo già esisteva nella mente del Creatore.
Essa si conforma al suo Sen, alla sua iniziativa.
Realizza un preciso progetto.
La luce, il colore luminoso che viene emanato dal metallo sono una lingua intelligente per il Kaji, che sa cosa deve essere fatto in quali condizioni, secondo un preciso disegno, un disegno fatto col fuoco.
Almeno fin quando incontrerà un elemento femminile, che saprà accogliere la sua iniziativa.

Ma parleremo d'acqua un'altra volta...
月の道

#20
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

… quale post.o meglio di questo per ringraziare uno sconosciuto Sindaco che, a differenza del “comandante scivolino”, si batte fino all’ultimo per portar fuori “dal suo Comune” l’ultima persona presente.

Da parte mia un simbolico abbraccio a Emanuele Crestini, ai suoi familiari e amici, per il suo gesto e per averci rammentato che “le eccezioni” sono gli altri.

.. anche se non lo diamo a vedere, le italiche radici son molto differenti da quanto riportato da sparuti rappresentanti (e magistrati) della Nazione.

 

Il Caso ci ha giocato pesantemente… eletto esattamente tre anni fa, nella ridente e piacevole cittadina di Rocca di Papa, a pochi km da Roma, (un presepe, più che un paese) … “eletto per compiere questa missione di salvataggio”, direbbe qualche santone (si risparmieranno delle incisioni sulla lapide, con crudele cinismo, direi) e, caso sul caso, l’ultima persona da lui “salvata”, Vincenzo, era il responsabile cimiteriale, che, sempre la benedetta sorte, ha già messo a riposo. Eterno.

Eterna riconoscenza a questi sconosciuti personaggi che a schiena dritta sono un esempio per tutti noi.

"" uno sconosciuto bushi de li Castelli Romani.""  :arigatou:

 

 

 

... ah!! è vero .. dimenticavo di dirvi, che son morti "bruciati".


Messaggio modificato da betadine, 21 giugno 2019 - 21:54

Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#21
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

.. ero indeciso sul dove postarlo ..   

ma tutto sommato ho ritenuto giusto metterlo qua, perché di passionale fuoco e ardente temperatura si narrò.

 

Grazie a due Maestri e grazie ad un “servizio pubblico” oggi degno di tale nome.

(eravamo in buona compagnia.. buonanotte)

 

File Allegati  Verdi.jpg   27,05KB   0 Numero di downloads

 

File Allegati  Violetta.jpg   64,34KB   0 Numero di downloads


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#22
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
Fuoco e aria sono i due archetipi che questo Servitore dello Stato ha perseguito sino in fondo.
Questi elementi si nutrono e si equilibrano a vicenda.
Questi elementi lo hanno atteso in fondo alla sua strada.
Come per il Bushi, lo spessore di questi uomini non si misura dal numero di giorni vissuti.
Non lo si misura nemmeno da come si è andati incontro al proprio destino.
Lo si misura da come si è vissuto.
月の道

#23
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

 ... (prima di incamminarci verso il quarto elemento, vorrei manifestare con gioia e gratitudine un sentito graxie a Getsunomichi.. per  il colore messo in questi sterili scritti, per esser sceso dalla montagna, regalandoci, con i piedi ben fermi sul tatami, parole che provengono da lontano) .

Domo arigatou,  o-Michi

 

Bene, a questo punto diamoci una bella rinfrescata …. l’elemento che ci ha cullato per nove mesi ... noi piccoli pesci boccheggianti, prima di emettere il primo kiai.. “ehi!, ora ci sono anch’io.”

 

File Allegati  Amida ga-taki.jpg   41,4KB   0 Numero di downloads

 

Suijin ( 水 神 dio dell'acqua) è il dio shintō dell'acqua in Giappone.

Il termine Suijin (letteralmente popolo dell'acqua o divinità dell’acqua) si riferisce alle manifestazioni celesti e terreni della benevolente divinità shintoista dell'acqua.

Tuttavia, si riferisce anche a una grande varietà di creature mitologiche e magiche che si trovano in laghi, stagni, sorgenti e pozzi, inclusi serpenti e draghi, anguille, pesci, tartarughe e “Kappa”, il carnivoro.

Come Mizu no Kamisama , Mizugami o Suijin , questo kami è ampiamente venerato in Giappone, essendo una grande parte della cultura giapponese, ed è spesso adorato nei templi ed è anche conosciuto come Suiten ( 水 天 ) e Sui-ō/Suiu ( 水 王 ).

 

Suijin a volte è unito a Ryūjin , il drago kami che è anche associato all'acqua.

Fudō Myōō è anche chiamato Suijin per la sua associazione con la cascata.

 

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, Suijin appare semplicemente come una targa di pietra, o anche una semplice piccola pietra posta in posizione verticale vicino ad una sorgente. La maggior parte di questi marcatori può essere rintracciata in dighe o canali di irrigazione agricoli, lungo campi di riso, sorgenti di montagna, sorgenti normali, corsi d'acqua, fiumi, pozzi, pozzi domestici e persino all'interno di acque di scarico e fosse settiche.)

Quando una di queste ”pietre” viene incastonata nelle sorgenti montane, che formano fonti per vie d’acqua agricole, viene definita come “Acqua che distribuisce Kami” (mikumari no kami 水分 神).

In tutto il Giappone, questa divinità è ampiamente venerata nei santuari Suitengū ed anche nelle semplici “pietre votive” sparse per tutta la campagna.

 

Il Suijin è anche il guardiano dei pescatori e un santo patrono della fertilità, della maternità e del facile parto, inclusa «l’acqua pura», un buon raccolto o una buona pesca.

I santuari dedicati all'adorazione di questo Kami si definiscono "Suitengū".

Un esempio è il Santuario Suitengū a Kurume a Fukuoka, che è il santuario principale di tutti i Santuari Suitengū in Giappone. Un altro famoso è il Tsukiji Suijin, situato vicino al mercato ittico di Tsukiji a Tokyo, votato a proteggere e sorvegliare i pescatori e le loro attività.

 

File Allegati  Big wawe of Licciola.jpg   168,32KB   0 Numero di downloads

 

Ci svegliammo nell’acqua. 

 

Ondeggiava incurante del nostro affanno, lambiva placida le mura dei palazzi e delle casupole fitte di Tokyo.

Pareva un mare salito in soffitta, e dai tetti guardavamo annegare gli steli dei lampioni che, anche loro istupiditi dalla sorpresa, continuavano a illuminare la strada sommersa. 

Nulla si era rotto – all’inizio lo si credette e ci si adoperò per ripararlo. 
Controllarono le tubature, ipotizzarono un guasto di sistema, oppure, disse qualcuno, era l’oceano avido di quella terra che un tempo gli apparteneva e che gli uomini gli avevano a forza sottratto. 

Un bambino parlò di una diga che, disannunciata, avesse spezzato le stecche di balena che ne sostenevano il busto. 

Nessuno tuttavia indovinò la ragione.

 

Si crearono in breve crocicchi di barche di fortuna sulle strade divenute fiumi, capannelli di gente issata su porte disarcionate, bambini con braccioli e ciambelle. I surfisti giunsero dalla provincia, attendevano l’onda perfetta. Tuttavia, senza una spiaggia, casa dov’è?  Era un’acqua mescolata alla gromma della capitale, alla guazza di passi frettolosi sotto le rotaie della Yamanote a Shinbashi, alle bettole di Golden-Gai e alle vie ricchissime, tutto lucore, di Ginza.  Eppure era stranamente limpida, trasparente, così che quanto era sul fondo lo si scorgeva chiaramente. 

Il passato, con la sua efficienza, la rapidità esclamativa, riposava ai piedi di tutti, non si era ritratto al confronto con quel mondo nuovo che stava nascendo.   Tuttavia la domanda restava..

Tokyo e tutta quell’acqua. ... Da dove iniziava?  ... Come era possibile farla confluire altrove? 

 

Si pensò sarebbe passata, come le guerre e tutte le altre cose insensate partorite dalla storia, e invece era il tempo che continuava a passare, e lei rimaneva.

Dopo due settimane si vide il primo pesce guizzare al principio alle scale..  e si prese a immaginare il giorno in cui i tonni sarebbero diventati i cavalli di una volta o le carpe animali da compagnia da tenere al guinzaglio.. il giorno in cui la colazione la si sarebbe pescata la mattina fuori dal balcone.

Anche gli insetti che d’abitudine vivevano a pianterreno si trasferirono in cima agli alberi.  Pazienti, annunciavano un’evoluzione rapidissima, di creature subito adeguate alla rivoluzione, come tutti gli animali che sanno che dibattersi serve solo ad andare a fondo più in fretta. 

Ecco, ci si disse, impariamo da loro. 
Invece di camminare si sarebbe nuotato.. all’ingresso avremmo appeso il boccaglio e le pinne. 

Anche le piante, dal fondo sempre più sconosciuto del mondo che un tempo abitavamo, allungarono di giorno in giorno radici, spuntando infine una mattina sul mare. 
E fu un campo di indistinta beltà. 

 

Il linguaggio fu il primo, insieme agli animali e alle piante, ad adeguarsi, e prese per mano il pensiero che, docile, lo seguì. 
Svilupparono branchie e pinna caudale anche i kanji. 

Al carattere di madre 母 spuntò una coda, per poter afferrare nella massa d’acqua i propri figli, sorreggerli come un’asta, insegnare loro a nuotare.  

I bambini usarono l’estremità del proprio kanji 子ども come un uncino, per aggrapparsi e farsi trainare.

Vennero a galla parole affogate da tempo. 
Quella briciola d’aria che avevano segretamente conservato nella pancia di un componente chiuso come la bocca le riportò in superficie. 
Si tornò a parlare di antichissimi giochi nell’acqua, ma anche di cose crudeli come la morte imposta per ebollizione. 

Dopo un’esitazione iniziale, si scelse la gioia.

Tutti tirarono allora fuori dall’armadio i kimono di un tempo, altri li fabbricarono con vecchi impermeabili, stivali e vestiti dismessi, tutine da neonato su cui si applicarono squame, spine, pinne di gomma. 
Fu un esercizio di vanità, più che di sopravvivenza. 
Tokyo si specchiava in se stessa, la città tutta voleva rimirarsi, ne possedeva adesso il tempo cui era costretta e pareva guardarsi per la prima volta negli occhi, smettendo infine di rinvenirvi travi e pagliuzze.

Avvolta nell’acqua, la metropoli iperattiva scopriva che la resistenza dell’elemento la rallentava, e che quella lentezza si preparava a trasformarla.

La si sarebbe sfidata, come un tempo si sfidava l’aria e la terra?   O la si sarebbe assecondata, come un’opportunità? 

 

Fu a quel punto, quando ci si rassegnò con gioia vergognosa a viver nell’acqua e in essa a ridursi nella velocità, che come sfiatando essa prese a colare oltre i confini della città.

Tornava la terra, la resistenza più lieve dell’aria.

Il Paese del Mare, Umiguni spariva. 

Il processo fu rapido nel distacco almeno quanto fu nell’incontro, e così come allora non si era trovato un modo per liberare Tokyo dall’acqua, così adesso non si trovò modo per farla restare. 
Se ne andava, di spalle, potevamo vegliarne soltanto la dipartita, augurarle buon viaggio. 

La nostalgia corrose la memoria, tutto si asciugò. 

Restavamo noi, con il nostro corpo che è fatto principalmente d’acqua. 
Ce lo eravamo sognato.. tutto il liquido che avevamo addosso ci aveva dato alla testa. 

 

Tuttavia qualcosa rimase.  Qualcosa sempre rimane.

Pochi ne sanno la vera ragione, dell’amore profondo che i giapponesi nutrono per l’ofuro, la vasca da bagno.

Alla stessa parola che lo distingue, furo, si applica il prefisso onorifico o- che, nella lingua, funge da inchino.

Come un cerimoniale di abluzione, che poco ha a che fare con la pulizia corporale ... si entra dopo esserci strigliati a dovere. 
Abbandonato lo strato superficiale di pelle, confidiamo segretamente che vi crescano squame. 
E quando adesso un uomo muore di impegno, quando ci si fa troppo laboriosi e per questo si perde di lucidità, chi ancora ricorda quel tempo ritratto, la tentazione di un mondo più lento, si immerge nella vasca da bagno, e nell’ofuro scava l’acqua col corpo. 
E sott’acqua, lì dove tutto tace, sospira.

(Futura, 141218 - CdS)

 

 

SUI Suijin Acqua


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#24
getsunomichi

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Beh, questa volta l'introduzione l'ha già fatta Beta.
L'acqua è un elemento che accoglie, che avvolge, che culla, che nutre, come una madre.
In fondo, come quell'utero che ci ha visto crescere e diventare un essere umano.
Uomini o donne, siamo fatti principalmente dall'acqua ed è dall'acqua che ogni specie complessa di questo pianeta filogeneticamente proviene.
Impensabile pensare alla vita senz'acqua, elemento che ci ostiniamo a cercare per primo sugli altri pianeti (dove per inciso potrebbero esistere forme di vita basate su altra biologia 😂😂😂).

Ma cosa significa diventare acqua in un combattimento.
Beh, l'acqua accoglie, trasforma.
Sempre cede e mai recede.

La prima volta che incontrai l'acqua in combattimento risale ormai a venticinque anni fa.
Ero un agonista piuttosto forte a livello nazionale e.. beh, allora c'erano davvero poche cose che mi facevano paura.
Come deve essere per un giovane.
Per giunta avevo appena passato l'esame di terzo dan, una cosa piuttosto rara per persone giovani, specie in scuole tradizionali, dove gli esami possono essere affrontati solo dopo un certo numero di anni.
Frequentavo una palestra piuttosto nota nel milanese, dove insegnavano i migliori maestri.
Mi allenavo con molti di loro.
E fu uno di questi ad insegnarmi l'acqua.

Quel giorno, la lezione era tenuta da un giovane maestro giapponese.
Non giovane come me, ma anch'egli allora solo terzo dan.
Si tratta tutt'oggi di un uomo davvero eccezionale, per intelligenza, sensibilità e cultura.
Il Karate, se così possiamo dire, è il suo hobby.
Si tratta infatti di un pittore molto noto, che venne a studiare in Italia proprio per perfezionare la sua arte.
Le sue opere, inequivocabilmente Giapponesi, mi ricordano però vagamente più Kandinsky coi suoi cerchi che non il Rinascimento italiano. Lui declina però le sfumature del colore in una sorta di frattura orizzontale, quasi un numero uno giapponese (ichi) tagliato nella tela da una katana... ma sto divagando, torniamo all'arte che conosco meglio.

Forse intuendo la mia baldanza e la mia sicurezza, ci propose un nuovo esercizio di combattimento.
Dovevamo portare un colpo al viso dell'avversario. Senza preavviso. Con il braccio che volevamo. Con la velocità che ritenevamo più opportuna. Da una distanza di meno di mezzo metro.
Si da il caso che la tecnica con cui dovevamo colpire era una delle mie preferite.
Forse il colpo più veloce di cui disponevo.
Certamente quello che mi aveva permesso di vincere decine di competizioni.

Fra tutti, scelse me per mostrare l'esercizio.
Un caso?!?
Si mise di fronte a me, con il suo gentile sorriso, guardandomi dal basso in alto, ... perché gli davo una buona spanna in altezza.
Quindi mi invito educatamente a colpirlo.
E divenne acqua...

Non percepivo alcuna aggressività in lui.
Solo dolcezza e mitezza.
Portai alcuni colpi a media velocità, come forma di rispetto per chi sta mostrando un esercizio al gruppo.
Ma con la medesima gentilezza di prima, egli mi chiese sé questa era davvero la massima velocità e potenza che sapessi esprimere.
...Allora comincia a fare sul serio.
I colpi che portavo divennero sempre più forti e veloci, una persona non allenata non sarebbe nemmeno stata in grado di vederli arrivare. Ero tranquillamente in grado di portarne tre al secondo a piena potenza e da angolazioni differenti.
Ma egli, restando attento, sereno e sorridente, accoglieva cordialmente i miei attacchi.
Fermo, senza recedere di un solo millimetro.
Intuendo ogni volta da dove il mio attacco sarebbe arrivato.
Non gli facevo male e non me ne faceva neanche lui.
Provavo solo la frustrante sensazione di uno che cerca di fare buchi nell'acqua.
Quando ormai le mie braccia cominciavano ad essere stanche e a rallentare, sempre sorridendo, mi fermo.
Chiese agli allievi di mettersi a coppie e di provare l'esercizio.
Da quel giorno, considero i dan inutili pezzi di carta, se non sono suffragati dalla reale capacità di padroneggiare un'arte per davvero.

Come l'avversario terra, anche l'avversario acqua mantiene la posizione.
Ma al suo contrario, egli non è mai lì.
Come l'acqua, egli prende sempre la forma più opportuna, senza mai essere davvero quella forma.
Ma se decide di attaccare, sa compattarsi improvvisamente nella violenza di un'onda che si abbatte su di te, senza che ci sia il modo di arrestarla.
Allacqua non interessa mantenere il Sen. Essa fluisce continuamente e inesorabilmente di fronte a qualsiasi ostacolo. Aggirandolo dolcemente, levigandolo, trasformandolo, accogliendolo.

Come avrete già compreso, sono esattamente le qualità che ad essa vengono richieste in fase di tempra della lama. All'acqua il compito di accogliere la calda lama agendo in modo differenziato.
Esaltando le caratteristiche della lama.
Per certi versi anche modificandone lievemente la forma, sempre però nel rispetto della sua Natura primigena.
Da sempre, questo il compito di una buona madre.
E forse anche di una buona compagna.

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月の道

#25
betadine

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… tanto per   restare in casa e chiudere il cerchio:  M° Shuhei Matsuyama

 

"SHIN-ON"  è un'espressione.. il suono della pittura e la ricerca della natura, dello spazio e del cuore.

 

E con una riflessione di SM  sugli “stati dell’acqua”, vi saluto con l’ultimo elemento.. che non chiede parole, ma semplice ascolto.

 

Che cosa succede quando il ghiaccio si scioglie?    È primavera…”.

 

 

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Ku

 

(l’acqua ha anche la caratteristica di insinuarsi ovunque.) excusez-moi


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#26
getsunomichi

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Vi chiedo un po’ di pazienza per questo elemento.
Per tradizione, di questo elemento non si parla.
Vi sono tanti buoni motivi.
In primo luogo, perché sono ad esso legati emozioni e sentimenti difficilmente esprimibili a parole.
Proprio per questo, parlarne rivelerebbe il fatto che di questo elemento non si è capito granché.
Potrei facilmente appellarmi alla fisica delle alte energie, riuscendo forse anche ad interessare.
Ma mi sono fatta l'idea che in questo momento, per capire il parallelo che passa tra la spada e chi la tiene in mano, sia più interessante parlare di combattimento.
Allo stesso tempo, vorrei evitare di scopiazzare in maniera più o meno propria dai contributi di adepti Zen et similia.
Un po’ perché le avrete già tutti lette a memoria. Un po’ perché fino ad ora ho pescato dal mio patrimonio personale, convinto che in questo modo avrei potuto declinare in modo concreto e comprensibile a tutti, scritti che molto spesso restano freddi, astratti è tutto sommato privi di senso.
Non voglio fare il prezioso e ve ne parlerò, ma ho bisogno di un po’ di tempo.
Spero di non abusare troppo della vostra pazienza.
月の道

#27
betadine

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(neanche io..)

... perdonate se sporco questo post, anche se tutto sommato si parla sempre di "emozioni e sentimenti" e ... sopratutto di

 

V U O T O

 

 

(una tipa ha scritto: «mentre lo stolto guarda la il mare, il saggio osserva i numeri.»)

E i numeri parlano di 641/26gg↔18    e   42/14gg↔O

 

più vuoto di così..


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#28
getsunomichi

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Le arti sono piene di contraddizioni.
Certo, anche la Scienza è un'arte, ma le sue contraddizioni sono nascoste ai più.
Anche il combattimento è un arte.
Fatta di continue contraddizioni nascoste ai più.
Ad esempio, una persona naturalmente veloce tenderà a sviluppare sempre di più questa capacità fino al momento in cui si accorgerà di non essere abbastanza forte e ampio nei movimenti.
Dovrà perciò dedicarsi a sviluppare la forza.
Viceversa, l'uomo naturalmente grosso continuerà a sviluppare le sue masse muscolari fino al momento in cui si accorgerà di essere lento.
Sarà per lui necessario studiare la velocità.
Gli elementi che abbiamo studiato non sono disposti casualmente.
Sono a due a due in opposizione.
Terra opposta a Vento e fuoco opposto ad acqua.
Non chiedetemi perché. È così e basta.
È dato nascere forti in un elemento. Qualche volta due.
Ma mai in due elementi opposti.
Pertanto, occorre sviluppare al massimo la propria dote naturale è preferita.
I Giapponesi parlano di "Tokui".
Ma dopo i primi venticinque, trenta anni di pratica, ci si accorge che è necessario andare ad esplorare l'elemento opposto.
L'elemento opposto, ci si accorge piuttosto in fretta, ha regole e modalità opposte.
Ma col passare degli anni, perde la sua caratteristica di opposizione.
Ci si rende perciò conto che è la stessa cosa del primo elemento.
Solo che lo sguardo con cui lo si vede è diverso.
Però è la stessa cosa.

Quando ci si rende conto di questa cosa, si finisce per non essere più dominati da un elemento.
Si finisce per entrare nell'elemento più adatto in modo naturale, a seconda della necessità.
Questo si chiama il quinto elemento.
Il Vuoto.

Detta così, sembrerebbe una cosa piuttosto chiara.
Paradossale, forse, ma chiara.
Invece non è così.
Perché questa cosa va compresa col corpo.
La comprensione mentale non solo è inutile.
È pericolosa.
Ci fa pensare di aver compreso.
Più pensiamo di aver compreso e più ci allontaniamo dalla comprensione.
Per questo del Vuoto si parla poco volentieri.
Più se ne parla e meno se ne è compresa la sua natura intima.

E allora come si studia e come si comprende il Vuoto?
Appunto, non lo si fa.
Arriva.

Detta così sembra una specie di magia.
E forse lo è davvero.
Per altro, si tratta di qualcosa di assolutamente soggettivo.
Una emozione.
Quando due che sanno cos’è il Vuoto si trovano in genere sorridono.
Non ne parlano.
Perché non esistono le parole per parlarne.

Si potrebbe dire che se il ki è una sensazione, ku è un'emozione.
Ma si potrebbe dire che vale anche il contrario.
Oppure che sono due aspetti della stessa realtà.
Ed è forse per questo che questo quinto elemento viene paragonato al Vuoto quantistico o all'Etere degli alchimisti.

Se non è possibile descriverlo, si possono però descriverne gli effetti.
In questo elemento i pensieri cessano.
Non è che uno decide di non pensare. Semplicemente si azzittiscono.
Si entra in uno stato mentale abbastanza strano, dove si attenua molto la percezione di sé e di altro da sé.
Sembra che tutto confluisca in una sorta di unica realtà che è governata da un algoritmo che ci è noto.
Anche se non sappiamo bene quale sia.
Anche il proprio avversario fa parte di questa realtà. Anch'esso "è noto".
Noti diventano i suoi movimenti che, per qualche motivo, sembrano diventare incredibilmente lenti.
O forse sarebbe meglio dire che questa dimensione ha uno scorrimento del tempo diverso dalla realtà usuale.
Forse sarebbe più proprio dire che il tempo, come lo spazio non sono distinti e fanno parte di quell'unica realtà nota, in cui viviamo.
Anche le nostre azioni seguono quest'algoritmo.
Non è più necessario pensare.
Le cose succedono, per come devono andare.
Diventeremo un elemento o l'altro a seconda dell'occorrenza, ma non per scelta.
Per destino.
Tutto funziona inevitabilmente, come per magia.

Non si può fare niente perché ciò accada.
Se accade, bene, siamo più contenti.
Ma se i pensieri non si zittiscono, perché siamo preoccupati, agitati, ansiosi, certamente la magia non accade.
Per questo, talvolta si parla di relazione con la meditazione Zen e si dice che un'arte marziale è meditazione in movimento.
Ma secondo me è una sciocchezza.
La meditazione zen ci procura una sensazione di pausa dal mondo.
Qui invece si è estremamente dentro il mondo e la sua realtà.
Corpo e mente, ancorché fusi, sono attivi ed agiscono conformemente con quanto necessario.
Ma i movimenti avvengono per destino, sono fatti da un altro.
Nella tradizione guerriera di parla spesso di Dio che è venuto a combattere per nostro conto.
Beh, la sensazione è quella...

Vale solo per il combattimento?
Non credo. Credo che valga per tutti i lavori.
Ma credo che ciò non possa accadere se quel lavoro non ha un po’ trasceso la sua dimensione quotidiana, per diventare qualcosa che esprima qualcosa di noi stessi. Qualcosa che diviene una ragione di vita. Qualcosa che ci permette di trasmettere agli altri la nostra passione e le nostre emozioni.
Insomma, in Occidente chiamiamo questo qualcosa, Arte.
Credo che sia per questo motivo che il lavoro in Giappone è così fondamentale.
Esso non è tanto o solo la realizzazione sociale di un uomo.
Esso è la dimensione in cui si concretizza la propria Anima.
月の道

#29
betadine

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Due frammenti visivi che riassumono i quattro elementi ... quando l'incontro (kumite) avveniva senza guanti.

Tra i due, il vuoto lasciato da chi ha cambianto forma.

Da parte mia un grazie, con grande rispetto, pur avendo praticato un altro stile.. gli elementi sono identici e saranno sempre animati da grande passione.

 

 

°

 


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#30
getsunomichi

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...non so come sei arrivato a queste foto, ma di quattro di questi sette vi ho parlato a lungo.
月の道

#31
betadine

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... eppure ne hai parlato pochi post fa..  «Le cose succedono, per come devono andare.»      (-o se presferisci.. eravamo già stati là.)

 

¿¿ ero o non ero il 46esimo ??   ahahahha).smile please)

 

 

 

(questo dovrebbe farti/vi piacere.. File Allegati  FESIKA.pdf   1,69MB   3 Numero di downloads)

 

 

se vorrete cercar ancora nella memoria dei tempi andati  .. http://www.eventskar...=161&Itemid=108

 

:thumbsup:


Messaggio modificato da betadine, 29 giugno 2019 - 13:41

Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#32
getsunomichi

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Grazie Beta per le suggestioni.
Vi posto una delle tante immagini floreali dove il protagonista è il Vuoto.

File Allegati


月の道

#33
betadine

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Grazie a voi per la pazienza....

... e visto che di pazienza si parla, anche se sarebbe meglio chiamarla "perseveranza"..

 

C'era un giovane studente di Kyōto a nome Tokkei.

Abitava in contrada Muromachi.

Una sera, rincasando da una visita, un vecchio paravento a pannello unico (tsuitaté) esposto in vendita davanti alla bottega di un rigattiere attirò la sua attenzione.

Era solo un paravento rivestito di carta.. ma vi era dipinta a figura intera una ragazza che catturò la fantasia del giovane.

Il prezzo richiesto era bassissimo: Tokkei acquistò il paravento e lo portò a casa.

Quando tornò a guardare il paravento nella solitudine della sua stanza, il dipinto gli parve assai più bello di prima.  

Aveva tutta l'aria di essere un ritratto dal vero: il ritratto di una fanciulla e ogni minimo particolare nella raffigurazione dei capelli, degli occhi, delle ciglia, della bocca, era eseguito con una finezza e una fedeltà superiori a ogni lode.

I contorni degli occhi sembravano «un fior di loto in cerca di favori»..  le labbra erano «come il sorriso di un fiore rosso»..  L'intero volto giovanile era indicibilmente soave.

Se la ragazza reale così ritratta fosse stata altrettanto leggiadra, nessuno avrebbe potuto posar lo sguardo su di lei senza perdutamente innamorarsene.

E Tokkei riteneva che dovesse essere proprio così leggiadra; perché la figura sembrava viva -pronta a rispondere a chiunque le avesse rivolto la parola.    Piano piano, mentre seguitava a fissare il dipinto, si sentì irretito dal suo fascino.

Sarà davvero esistita a questo mondo una creatura così deliziosa?   mormorò fra sé.

Con che gioia darei la vita, anzi, mille anni di vita!.. pur di stringerla tra le braccia per un attimo!

 

Insomma s'innamorò del dipinto: se ne innamorò a tal punto da sentire che non avrebbe mai potuto amare altra donna se non la persona che raffigurava. Eppure quella persona, quand'anche ancora viva, non poteva più somigliare al dipinto: magari l'avevano sepolta molto prima che lui venisse al mondo!

Di giorno in giorno, nondimeno, l'impossibile passione aumentava.  Non riusciva a mangiare; non riusciva a prender sonno: né riusciva a occupar la mente con quegli studi che prima lo allietavano.  Stava seduto per ore davanti al dipinto e gli parlava, trascurando o dimenticando ogni altra cosa.  E finì per ammalarsi - tanto da credere di essere in punto di morte.

 

Ora, tra gli amici di Tokkei c'era un venerabile erudito che sapeva molte cose strane a proposito di dipinti antichi e di cuori giovani.    

L'anziano erudito, venuto a conoscenza della malattia di Tokkei, andò a fargli visita, vide il paravento e capì che cos'era accaduto.

Allora Tokkei, interrogato, confessò ogni cosa all'amico e dichiarò: Se non riesco a trovare quella donna, morirò.

Il vecchio disse: «L'opera è stata dipinta da Hishigawa Kichibei - dipinta dal vero.  La persona che raffigura non è più al mondo.    Ma si dice che Hishigawa Kichibei insieme alla forma ne abbia dipinto anche l'anima e che il suo spirito viva nel dipinto.  Credo perciò che tu possa conquistarla».

Tokkei si sollevò a metà sul letto e fissò anelante l'interlocutore.

«Devi darle un nome» proseguì il vecchio «e devi sederti tutti i giorni davanti al dipinto e tenere i pensieri costantemente fissi su di lei e chiamarla dolcemente con il nome che le hai dato, finché non ti risponderà...».

Mi risponderà!   esclamò l'innamorato con il fiato sospeso per lo stupore.

«Oh, sì,» replicò il consigliere «ti risponderà senz'altro..  Ma tu devi esser pronto, quando ti risponderà, a offrirle quanto ti sto per dire...».

Le darò la mia vita!   gridò Tokkei.

«No,» disse il vecchio «le offrirai una tazza di vino comprato in cento mescite diverse. Allora lei uscirà dal paravento per accettare il vino. Dopo di che, probabilmente, ti saprà dire lei che cosa fare».

Con queste parole il vecchio se ne andò. Il suo consiglio riscosse Tokkei dalla disperazione.

 

Si sedette subito davanti al dipinto e lo chiamò più e più volte, con grande tenerezza.

 

Quel giorno non rispose, né il giorno successivo, né quello ancora dopo.

Tokkei però non perse la fiducia né la pazienza . . .  e dopo molti giorni, all'improvviso, ecco che rispose al proprio nome: «Hai!»

Allora lì per lì versò un po' del vino comprato da cento mescite diverse e l'offrì con riverenza in una ciotolina.

E la fanciulla mise piede fuori dal paravento, avanzò sulle stuoie della stanza e s'inginocchiò per prendere la tazza dalle mani di Tokkei - chiedendogli, con un sorriso delizioso: «Come hai potuto amarmi tanto?»

. .

«Ma ti stancherai presto di me?» domandò ancora lei.

Mai, finché campo!   protestò Tokkei.

«E dopo...?» insistette la fanciulla..

Impegniamoci a vicenda, implorò lui,  per la durata di sette esistenze.

«Se mai sarai cattivo con me  tornerò sul paravento» disse lei.

 

 

Si narra che lo spazio che aveva occupato restò vuoto..

seppur molto raramente capitano cose del genere in questo Mondo.


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