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Foto

Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone - Genova


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25 risposte a questa discussione

#19
Walter Pozzecco

Walter Pozzecco
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  • Trieste no kuni jū

G.Luca , complimenti,molto interressante



#20
kawari

kawari
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  • Genova no kuni jū

ABitando a genova, ovviamente mi offro volentieri se qualcuno avesse bisogno di recuperare materiale info etc


Fabrizio T.


#21
Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

    Keiji

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  • Italia, Prato no kuni jū

Ciao Kawari, sarebbe eccezionale, se con tutta calma riuscissi a fare qualche foto "aggiornata" ai koshirae con eventuale lama esposta, tsuba, yoroi ecc.. didascalie comprese!

Una mia amica c'era stata ad inizio dello scorso anno e non ha visto esposta la lama Kofun... ma non essendo troppo del "settore" ci sta che gli sia sfuggita.

 

Sarebbe ottimo sapere se le pubblicazioni più interessanti, ma esaurite da anni, fossero tornate disponibili con una ristampa.

 

Grazie  :arigatou:


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

#22
kawari

kawari
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  • Genova no kuni jū

Si può fare certamente!

Mia moglie vi maledirà perchè io faccio pena come fotografo quindi tocca a lei ma ogni scusa è buona per rivisitare il chiossone :D

Sulle tempistiche non prometto nulla, se Enrico è alle prese con i pannolini noi siamo alla fase spannolinamento che è una tragedia :D


Fabrizio T.


#23
Enrico Ferrarese

Enrico Ferrarese

    Dash Kappei

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  • Venezia no kuni jū

ahahah grande kawari, TOP



#24
Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

    Keiji

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  • Italia, Prato no kuni jū
Cibo per gli Antenati, Fiori per gli Dèi
Trasformazioni dei bronzi arcaistici in Cina e Giappone
 
Inaugurazione: 31 marzo, ore 17
 
Il Museo Chiossone di Genova custodisce le collezioni d’arte giapponese e cinese che Edoardo Chiossone (Genova 1833-Tōkyō 1898), distinto professore genovese di tecniche di disegno e incisione, raccolse durante il suo soggiorno in Giappone di oltre 23 anni, dal 1875 fino alla morte nell’aprile del 1898.
 
Grazie alla loro ampia varietà, le collezioni Chiossone consentono di studiare sia la storia dell’arte giapponese sia le relazioni culturali e artistiche Cina-Giappone.
 
A questo riguardo la collezione di manufatti in bronzo e metallo è particolarmente importante: i pezzi arcaistici cinesi databili dalla dinastia Song Meridionale (1127-1279) fino alla fine del secolo XIX, importati in Giappone a cominciare dal periodo Muromachi (1393-1572), documentano sia il plurisecolare interesse cinese per le antichità, sia il gusto giapponese, coltivato dall’aristocrazia militare e dai maestri del tè, di collezionare vasi cinesi in bronzo per comporre i fiori (hanaike 花生). Quanto alla sezione della bronzistica giapponese del Museo Chiossone, comprende opere insigni, databili dalla Protostoria (periodi Yayoi e Kofun, secoli III a. C – VII d.C.)  fino al tardo periodo Meiji (1868-1912). 
 
La maggior parte delle opere che saranno esposte nella rassegna di Genova appartiene al Museo Chiossone, con la significativa partecipazione di prestiti importanti provenienti dal Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma, dal Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma e da collezioni private.
 
 
Dal secondo millennio a. C. fino alla fine della dinastia Han nel secolo III d.C., i vasi in bronzo della Cina arcaica erano impiegati nelle offerte rituali di carni, cereali e bevande fermentate agli Antenati. La loro riscoperta in epoca storica, al tempo della dinastia Song Settentrionale (960-1127), comportò non solo il tentativo di ricostruire i contenuti e i significati dei riti antichi, ma anche l’esigenza di documentare e studiare il vasellame rituale in bronzo dell’Antichità sia mediante classificazioni e catalogazioni illustrate, sia mediante la riproduzione in bronzo e ceramica degli esemplari arcaici. Questo rilevante fenomeno di studio, copia e riproduzione delle antichità, noto in Occidente come ‘arcaismo’ o ‘produzione arcaistica’, durò ininterrottamente fino alla fine della dinastia Qing (1644-1911). Tuttavia, alla fine del primo millennio dell’era volgare gli universi religiosi e spirituali della Cina erano irreversibilmente cambiati rispetto a quelli arcaici: non più soltanto gli Antenati, bensì anche gli Immortali del Taoismo, i Risvegliati e i Bodhisattva del Buddhismo, insediati sugli altari e nei templi, richiedevano culto e offerte acconce, differenti da quelli antichi: vale a dire, fiori, incenso e luce di lampade o candele. Così, nei vasi anticamente ricolmati d’offerte di cereali si bruciava incenso, nei vasi e nei calici un tempo usati per contenere e libare il vino agli antenati si componevano fiori.
 
I bronzi cinesi in stile arcaistico importati nell’arcipelago giapponese dal secolo VII fino al XIX erano destinati essenzialmente alla corte imperiale, ai grandi monasteri buddhisti e, dalla fine del secolo XIII in avanti, anche all’aristocrazia militare. In Giappone queste opere d’importazione appartenevano alla speciale categoria dei karamono kodō 唐物古銅, ‘oggetti cinesi in bronzo’ avidamente ricercati, collezionati e custoditi dall’élite politica durante i periodi Muromachi (1393-1572), Momoyama (1573-1600) ed Edo (1600-1868). Ebbene, questi bronzi, che insieme ad altri karamono quali calligrafie, dipinti, lacche intagliate e ceramiche celadon rappresentano l’espressione del prestigio culturale del Giappone legato al possesso dei capolavori cinesi, sono parte essenziale della storia dell’arte e del gusto giapponese, sui quali esercitarono influssi profondi nel corso dei secoli.
 
I vasi da fiori cinesi (karamono hanaike 唐物花生) dei secoli XIII-XVIII appartenenti al Museo Chiossone sono opere d’alto valore artistico, culturale, simbolico e tecnico. I più antichi ad essere importati in Giappone risalgono ai secoli XIV-XV: erano impiegati nella decorazione zashiki kazari 座敷飾 – vale a dire, nelle esposizioni ornamentali preparate nelle sale di rappresentanza e da ricevimento delle residenze feudali. I bronzi cinesi delle epoche successive, databili ai secoli XV-XIX, cioè dal medio periodo Ming al periodo Qing tardo e finale, trovarono collocazione sia nell’ambito della cerimonia del tè (chanoyu 茶の湯) sia negli ambienti dei bunjin 文人, i letterati sinofili che praticavano la ‘via del tè infuso’ (senchadō 前茶道). Svariati dei vasi da fiori importati dalla Cina appartenenti al Museo Chiossone sono strettamente comparabili a esemplari storicamente classificati in Giappone come ‘opere celebri’ (meibutsu 名物) o ‘di grande rinomanza’ (ōmeibutsu 大名物), appartenute in passato a collezioni aristocratiche e a grandi maestri del tè e trasmesse ai patrimoni dei musei giapponesi pubblici e privati fino all’epoca contemporanea.
 
Infine, importa considerare che nelle collezioni Chiossone svariati rikkahei 立花瓶 giapponesi – vale a dire, grandi vasi in bronzo per le composizioni floreali formali, prodotti dalla fine del secolo XVI ai primi del XIX da bronzisti specializzati noti come ‘maestri di vasi da fiori’ (ohanaire-shi 御花入師) – attestano sia l’esemplarità artistica e culturale attribuita all’antica tradizione del collezionismo d’antichità cinesi, sia la creazione selettiva, da parte dei grandi bronzisti giapponesi, di uno stile arcaistico d’ispirazione cinese pienamente consono al gusto locale.
 
VISITE GUIDATE
 
Sabato 15 aprile, ore 11.00
Sabato 22 aprile, ore 15.30
Sabato 29 aprile, ore 11.00
 
Biglietto d’ingresso ridotto € 3,00, visita guidata gratuita
 
Si consiglia la prenotazione

 

File Allegati  Bronzo-Chiossone-rid.jpg   164,19KB   0 Numero di downloads

File Allegati  Bruciaprofumi-a-forma-di-tapiro.jpg   181,12KB   0 Numero di downloads

File Allegati  Bruciaprofumi-con-leoni.jpg   173,87KB   0 Numero di downloads

 


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

#25
Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

    Keiji

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  • Italia, Prato no kuni jū

La storia di Edoardo Chiossone

 

Di Ai Nagasawa. In questo cimitero per stranieri di Aoyama circondato dai grattacieli di Tokyo, riposa in eterno un italiano, Edoardo Chiossone. Originario di Arenzano, provincia di Genova, arrivò nel 1875 in Giappone come Oyatoi Gaikokujin, consulente straniero per il governo giapponese, per ricoprire il ruolo di direttore dell’Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze. Durante il suo servizio che durò fino al 1891 incise più di 500 lastre di francobolli, banconote, titoli di stato e bolli di monopolio ma non solo. Fino alla sua morte avvenuto nel 1898, Chiossone ha continuato a produrre le numerose opere d’arte.

 

Buona visione del breve documentario: http://www.rai.it/dl...YcmvymgMlsqyRmw


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#26
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

Che forza .. "molto più dignitoso di quanto fosse realmente" ..magia del ritratto o della fotografia: fermare la vita un istante e renderla irreale

e immortale.

 

Grazie Francesco


<p><span style="font-size:10px;"><span style="font-family:'comic sans ms', cursive;"><i>Sii immobile come una montagna ..</i></span></span></p>
<p><span style="font-size:10px;"><span style="font-family:'comic sans ms', cursive;"><i>e non trattare le cose importanti troppo seriamente.</i></span></span></p>




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