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Seppuku


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40 risposte a questa discussione

#19
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

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  • Tasogare no kuni jū
Scusate mi sono espresso male....
intendevo dire che una causa poteva essere la assenza di principi religiosi e o la promiscuità di essi in generale, non che questa cosa sia legata in particolare al Giappone.
In realtà penso che la religione sia assente e promiscua anche di più in occidente.



#20
Pacifico

Pacifico
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Forse finirò OT, per cui chiedo venia, ma ho cercato di documentarmi meglio, anche allargando la visuale sulle maggiori religioni praticate, riportando in breve il pensiero relativo alla questione suicidio.



L’Ebraismo: alla luce della sua grande attenzione per la santità della vita, ha tradizionalmente considerato il suicidio come uno dei peccati più gravi. Il suicidio è sempre stato vietato dalla legge ebraica in tutti i casi. Non è visto come un'alternativa accettabile in nessun caso.



Il Cristianesimo: nella storia è sempre stato condannato e la sua giustificazione biblica fu l’interpretazione del comandamento “Non ucciderai”, e quindi non si può uccidere nemmeno se stessi. Dal 500, coloro che commettevano suicidio non solo venivano accusati di un crimine, ma si vedevano negare una sepoltura Cristiana e non solo, persino il tentato suicidio divenne un crimine ecclesiastico, che poteva essere punito con la scomunica, con le derivanti conseguenze civili. Nel XIII secolo il suicidio era inteso come un atto contro Dio e come un peccato del quale non ci si sarebbe potuti ovviamente pentire. Leggi civili vennero adottate per scoraggiare il suicidio, ma anche per negare una sepoltura appropriata. Il concetto Cristiano fonda nella santità della vita umana, un principio che, generalmente, afferma che ogni vita umana è sacra, una meravigliosa e perfino miracolosa creazione di Dio, e deve essere compiuto ogni sforzo per salvarla e preservarla quando possibile. Quindi, togliersi deliberatamente la propria vita sarebbe incompatibile con questa visione globale.



Nel Cattolicesimo:, la morte per via di un atto di suicidio liberamente scelto è considerata un grave peccato mortale. Il principale argomento cattolico è che la propria vita è proprietà di Dio, e distruggerla vuol dire imporre il proprio dominio su ciò che è di Dio. E ancora, il suicidio contraddice l’inclinazione naturale dell’essere umano di preservare e perpetuare la sua vita. È gravemente contrario al giusto amore di sé. È lo stesso che offendere l’amore del prossimo perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la famiglia, la nazione, e le altre società umane nei confronti dei quali continuiamo ad avere degli obblighi. Il suicidio è contrario all’amore per il Dio vivente.



Nel Protestantesimo: i cristiani conservatori hanno spesso sostenuto che, poiché il suicidio consiste in un auto-omicidio, chiunque commetta suicidio sta peccando allo stesso modo in cui peccherebbe se stesse uccidendo un altro essere umano.



L’Islam: considera il suicidio uno dei peccati maggiori e completamente dannoso per il proprio viaggio spirituale. Un verso nel quarto capitolo del Corano ed anche la parola di Maometto sono i fondamenti per i quali la maggior parte degli studiosi e degli ecclesiasti musulmani considerano il suicidio proibito in qualunque circostanza.



Per il Buddismo: il primo precetto dice di trattenersi dalla distruzione della vita, compresa la propria, il suicidio è chiaramente una forma di azione negativa. Tuttavia, a differenza del Cristianesimo e di altre religioni occidentali, il Buddismo non condanna il suicidio, ma piuttosto ne fa oggetto di discussione esaminandone le ragioni.



Nell’Induismo: commettere suicidio è spesso considerato un peccato alla stregua dell’omicidio di un’altra persona. Le scritture affermano genericamente che morire per suicidio, come per ogni tipo di morte violenta, porta a diventare un fantasma, destinato a vagare sulla terra fino al momento in cui si sarebbe dovuti morire se non ci si fosse suicidati.



Lo Shintoismo: è una religione limitata ai confini geografici dell’arcipelago nipponico, si caratterizza per un forte senso di appartenenza nazionale e per la solidarietà, che giustifica anche il sacrificio per la propria nazione.

La mitologia shintoista racconta l’origine divina dell’arcipelago nipponico e la derivazione divina della casa imperiale. In questo modo dà valore a tutto ciò che in quella terra esiste, dalle montagne ai fiumi, alle famiglie, all’imperatore.

Dal secolo scorso in poi il sentimento shintoista fu strumentalizzato a fini imperiali, con il fenomeno dei kamikaze (vento divino), eroi suicidi per l’imperatore testimoni del senso di appartenenza alla nazione. I sacrifici odierni sostenuti per la grandezza economica del Giappone attingono forza e motivazione dallo Shintoismo.

L’appartenenza però non è un fatto esteriore, essa si radica sulla vita comune, trasmessa di padre in figlio, vita che è l’eredità divina che continua ad espandersi dagli dei agli uomini con la generazione. Si potrebbe dire che i vincoli di sangue, esistenti in una famiglia, in Giappone sono presenti anche fra cittadini per la comune appartenenza divina.


Da ciò è facile capire che i valori in gioco sono molto diversificati tra lo shintoismo da una parte e le altre religioni indicate dall’alta, per cui è estremamente giustificato il diverso modo di vedere la questione del suicidio legata chiaramente alla cultura e, quindi, alla religione di un popolo.


Laddove nelle culture occidentali il suicidio è considerato peccato e/o crimine contro la società, nelle culture asiatiche ha una connotazione diversa, venendo visto come un modo onorevole di salvare la faccia e/o di salvare la propria famiglia dalla vergogna, basato su virtù quali rettitudine, pazienza, coraggio, cortesia, sincerità e compimento scrupoloso del proprio dovere, virtù che, una volta compromesse, potevano essere riscattate esclusivamente con il suicidio rituale in parola.



Per la questione del martirio affronto brevemente soltanto quello cristiano, in quanto nelle altri religioni non l’ho riscontrato se non quale distorsione degli aspetti e dei dettami religiosi di riferimento e condannato dagli stessi. Aspetti teologici e dottrinali del martirio cristiano sono contenuti direttamente negli Atti degli Apostoli quale rapporto tra sacrificio e messianicità di Cristo, si configura come nuova testimonianza di fede, perché si perpetua sull'esempio della morte di Gesù Cristo sulla Croce. Il messaggio cristiano dovrebbe condurre i seguaci verso un nuovo regno, non più terreno ma celeste, ciò fornisce valenza teologica al martirio cristiano inteso come testimonianza e coerenza di fede sino al sacrificio della vita, magari rifiutandosi di abiurare la propria religione. Per un cristiano il martirio è una eventualità da considerare all'interno della propria fede. Nella Prima lettera di Giovanni si dice che "Dio ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli".

Il martirio consiste nel sopportare la Croce o la morte a causa di Gesù Cristo ed è visto come una rinascita in Cristo piuttosto che come una morte.



In sostanza, i martiri non si sono mai dati la morte per proprie mani, ma sono state vittime di violenza altrui, anche se consapevoli delle conseguenze relative alla estrema testimonianza di fede, e non è affatto inquadrabile come distacco volontario dalla vita. E’ questa la differenza sostanziale che esiste con il suicidio, pur rituale che sia, non è questione di legame esclusivo con una casta o ceto sociale ma, se legame deve esistere, esso è univoco con la fede professata.



Chiedo scusa per la lungaggine … Immagine inserita



#21
Matteo

Matteo
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  • Friuli no kuni jū
molto di questo viena anche dal confucianesimo,
attebzione però lo shinto imperiale non è lo shinto dei reliquiari

#22
sandro

sandro
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  • Tōkyō-to, Suginami-ku no kuni jū
Vi chiedo scusa per tutti i giorni che sono stato assente dopo aver inserito il primo messaggio. Mi fa molto piacere che abbiate gradito la ricerca e che questa abbia dato spunto a tutte le riflessioni qui presenti. Rispondendo in maniera sintetica ad alcuni quesiti che sono stati posti possiamo dire senza dubbio che harakiri e seppuku non differesicono in nulla. Sono perfettamente sinonimi ed intercambiabili tra di loro; che ci sia o no il Kaishaku non fá alcuna differenza. Rcentemente c'è stato qualche caso di suicidio tramite seppuku: ricordo di un ex jūdōka suicidatosi con questo metodo non piū di dieci anni fa poiché la sua azienda era andata fallita. Per quel che riguarda la Yakuza possiamo senz'altro dire che alcune usanze vengono dalla cultura bushi; va però sottolineato che un gesto come quello del taglio del dito deve essere visto come una sorta di punizione piuttosto che come un'espiazione. Allo Yakuza viene concessa una seconda possibilità, al bushi no. Quando si falliva ci si addossava tutta la responsabilità delle proprie azioni :arigatou:

#23
Pacifico

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Le origini della Yakuza, non propriamente del tutto certe, si pensa che siano da far risalire al periodo Edo, 1600-1868. Il Giappone dopo il subito logoramento dovuto alle incessanti guerre intestine, riuscì a trovare una certa stabilità politico-sociale durante lo Shogunato Tokugawa. Il relativo conseguente benessere non portò vantaggio ai tantissimi samurai in cerca di occupazione che fino a quel momento avevano dedicato la loro esistenza alle tante guerre ricorrenti. Coloro che non riuscirono a riciclarsi, magari inserendosi nel sistema burocratico del paese, furono emarginati dalla società. Ad alcuni di loro non restò altro da fare se non riunirsi in piccoli gruppi, vere e proprie bande criminali, che vivevano alle spalle della popolazione taglieggiandola ed opprimendola. Questi sono considerati dai più i progenitori della Yakuza. Con il tempo le cose si sono evolute, cambiando circostanze e metodi, creandosi una tradizione negli affari illeciti di “tutto rispetto”.

Se così fosse, è chiaro perché alcune usanze, tramandatesi nei secoli in un paese molto legato alle tradizioni, siano state mutuate dalla cultura del bushi, trattandosi degli usi relativi ad un mondo atavico al quale sono essi stessi appartenuti. Immagine inserita



#24
Kentozazen

Kentozazen

    Togishi-Indipendente

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Le origini della Yakuza, non propriamente del tutto certe, si pensa che siano da far risalire al periodo Edo, 1600-1868. Il Giappone dopo il subito logoramento dovuto alle incessanti guerre intestine, riuscì a trovare una certa stabilità politico-sociale durante lo Shogunato Tokugawa. Il relativo conseguente benessere non portò vantaggio ai tantissimi samurai in cerca di occupazione che fino a quel momento avevano dedicato la loro esistenza alle tante guerre ricorrenti. Coloro che non riuscirono a riciclarsi, magari inserendosi nel sistema burocratico del paese, furono emarginati dalla società. Ad alcuni di loro non restò altro da fare se non riunirsi in piccoli gruppi, vere e proprie bande criminali, che vivevano alle spalle della popolazione taglieggiandola ed opprimendola. Questi sono considerati dai più i progenitori della Yakuza. Con il tempo le cose si sono evolute, cambiando circostanze e metodi, creandosi una tradizione negli affari illeciti di “tutto rispetto”.

Se così fosse, è chiaro perché alcune usanze, tramandatesi nei secoli in un paese molto legato alle tradizioni, siano state mutuate dalla cultura del bushi, trattandosi degli usi relativi ad un mondo atavico al quale sono essi stessi appartenuti. Immagine inserita

Interessante approfondimento. ;)
Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

#25
yatoshiAmenutsu

yatoshiAmenutsu
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Interessante approfondimento. ;)


Penso a volte al seppuku... spesso cerco di utilizzare tutte le mie doti empatiche per cercare di capire realmente tale atto.
E' necessario molto studio e una buona conoscenza della storia giapponese... Ma continuo ad abbracciare la visione del gesto fondamentalista, se pur il fondamento è una disciplina molto spirituale e ferma quale il bushido, al valore vita non esiste onore che regga il confronto...
Il pensiero sul non pensiero...

#26
Pacifico

Pacifico
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Penso a volte al seppuku... spesso cerco di utilizzare tutte le mie doti empatiche per cercare di capire realmente tale atto.
E' necessario molto studio e una buona conoscenza della storia giapponese... Ma continuo ad abbracciare la visione del gesto fondamentalista, se pur il fondamento è una disciplina molto spirituale e ferma quale il bushido, al valore vita non esiste onore che regga il confronto...


Anche io ci penso e cerco di immedesimarmi nella pratica del seppuku, rifletto sul coraggio della propria azione, sulle sensazioni e i pensieri che dovrebbero balenare nella mente di una persona nel momento culminante di darsi la morte nel modo che ben conosciamo, infilarsi una lama taglientissima nel ventre e tagliare da una parte all'altra, ma ... non riesco ad immaginare minimamente. E' certo che a fornire la determinaqzione necessaria è il proprio io, la propria personalità e la propria mente coinvolta e convinta di quello che si vuole e si sta per fare.
In discussione è il parallelismo tra tale determinazione e la vita, con tutto ciò che rappresenta.
E' proprio qui che si crea una frattura, uno spartiacque che separa e contemporaneamente soppesa il valore della vita posta a confronto con un altra qualità presente nella vita stessa, cioè l'onore con tutto ciò che comporta.
Nel particolare ambiente forgiato dagli usi, costumi, religione ed altri fulgidi esempi, si pensava che fosse meglio non vivere piuttosto che vivere nel disonore, con un peso opprimente e insopportabile che li avrebbe resi dei morti ... viventi nel disprezzo di tutti.
Nel caso di samurai condannati a morte per crimini comuni mi sembra più che logico preferire il riscatto del seppuku alla morte disonorevole procurata da un boia, comunque sarebbero morti.
Credo proprio che stiamo "misurando" il suicidio tradizionale con metri diversi, il risultato "letto" non può essere eguale al nostro. Immagine inserita

#27
yatoshiAmenutsu

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Anche io ci penso e cerco di immedesimarmi nella pratica del seppuku, rifletto sul coraggio della propria azione, sulle sensazioni e i pensieri che dovrebbero balenare nella mente di una persona nel momento culminante di darsi la morte nel modo che ben conosciamo, infilarsi una lama taglientissima nel ventre e tagliare da una parte all'altra, ma ... non riesco ad immaginare minimamente. E' certo che a fornire la determinaqzione necessaria è il proprio io, la propria personalità e la propria mente coinvolta e convinta di quello che si vuole e si sta per fare.
In discussione è il parallelismo tra tale determinazione e la vita, con tutto ciò che rappresenta.
E' proprio qui che si crea una frattura, uno spartiacque che separa e contemporaneamente soppesa il valore della vita posta a confronto con un altra qualità presente nella vita stessa, cioè l'onore con tutto ciò che comporta.
Nel particolare ambiente forgiato dagli usi, costumi, religione ed altri fulgidi esempi, si pensava che fosse meglio non vivere piuttosto che vivere nel disonore, con un peso opprimente e insopportabile che li avrebbe resi dei morti ... viventi nel disprezzo di tutti.
Nel caso di samurai condannati a morte per crimini comuni mi sembra più che logico preferire il riscatto del seppuku alla morte disonorevole procurata da un boia, comunque sarebbero morti.
Credo proprio che stiamo "misurando" il suicidio tradizionale con metri diversi, il risultato "letto" non può essere eguale al nostro. Immagine inserita


Quoto Immagine inserita



Il pensiero sul non pensiero...

#28
mauri

mauri

    Venator

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E’ di oggi la notizia del ritrovamento di una scuola coranica estremista per giovani, mi sembra in Pakistan, si pensa che in questo edificio si insegnasse a questi ultimi a farsi esplodere. Non credo che tutti coloro che sono morti in questo modo ne siano stati vivamente contenti, ma situazioni famigliari e tribali il più delle volte li hanno costretti a tale atto, alcuni sapendo che con questo avrebbero aiutato la propria famiglia a vivere meglio altri che l’avrebbero aiutata solo a vivere.
Nell’antico Giappone le caste avevano una importanza e una considerazione che ancora oggi si fa sentire. Nella casta dei samurai questa pratica faceva parte della vita stessa.
Ma cosa sarebbe avvenuto se uno si fosse rifiutato di compiere questo gesto? Sarebbe andato tutto a discapito della sua stessa Famiglia, che per ovvi motivi dipendeva in tutto e per tutto dal suo Signore e Padrone.
Ora il Signore è colui che decide per il bene del suo Clan, almeno questo è quello che avrebbe dovuto fare.
Il Padrone è colui che ha in sé il pieno potere su tutte le cose e le genti del Clan, ed anche in questo caso ha quasi l’obbligo di essere inflessibile per preservarne la discendenza.
Il male minore per colui a cui era richiesto questo atto era eseguirlo prontamente e nel migliore dei modi se non voleva assistere alla confisca dei suoi beni ed alla dissoluzione della sua specie.
Questo in linea generale.
Poi come è successo anche in periodi molto vicini a noi alcuni hanno deciso per loro volontà di compiere questo gesto.
L’ultimo più noto è stato Yukio Mishima ma c’era stato anche un generale che alla morte del suo Imperatore ha deciso di seguirlo assieme alla moglie per poter continuare a servirlo, sono due aspetti di questa pratica che proprio perché così poetici vengono ricordati ed hanno contribuito all’immortalità di coloro che li hanno compiuti, nella maggior parte dei casi però degli altri si è persa ogni traccia, ma quelli hanno solo compiuto il proprio dovere, un po’ come i ragazzi Pakistani.
Questa è la faccia meno poetica della medaglia.

"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

Ernst Jünger


#29
Musashi

Musashi

    南部の戦士

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Riguardo alla yakuza, un piccolo off topic: ho avuto modo di parlare con un prof. di scienza della difesa e della sicurezza (un col. dei carabinieri) che ha soggiornato qualche anno in Giappone. Mi ha spiegato che la yakuza non ha avuto origine dall'associazione per delinquere semplice in forma di banda armata.
I primi passi della yakuza partono dal periodo edo (e su questo tutti concordano) ma ci sono due ipotesi: o che sia nata da associazione di kabuki-mono (o hatamoto-yakko) come ronin o ex servitori imperiali, si autodefinivano servitori dello shogun ma erano in realtà dei taglieggiatori, "malandrini" che si facevano notare per il loro look sui generis (colori sgargianti, acconciature strane, tatuaggi, ecc...) e per la loro rozzezza. In un certo senso non erano dei criminali comuni perchè talvolta era propriamente lo shogunato, per mezzo di intermediari sul territorio, che si serviva di codeste figure per eseguire lavori sporchi od operazioni poco trasparenti difficili eventualmente da giustificare ufficialmente.
L'altra ipotesi è quella che farebbe risalire la yakuza ai Machi-yakko, una sorta di polizia privata, tipo i nostri istituti di vigilanza o guardie giurate, utilizzati anche contro le scorrerie dei kabuki-mono.
In entrambe le ipotesi il tratto comune è il "gambling", il gioco d'azzardo, le case da gioco che venivano gestite in entrambe le ipotesi da questi gruppi: il gioco d'azzardo era illegale e i giocatori (bakuto) itineravano per il paese e anche se venivano considerati personaggi di basso rango i signori feudali intrattenevano ugualmente con questi una qualche sorta di rapporto.
Lo stesso nome yakuza pare derivi dal linguaggio dei giocatori d'azzardo (Sandro, aiuto!).
Si pensa che l'associazione del Drago Nero (ne abbiamo parlato a proposito di Shigetsugu, spada del Fuhrer) fosse preminentemente yakuza.
Si svilippò tantissimo durante e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, quando la CIA cercò in Giappone il "Lucky Luciano" indigeno trovandolo in Yoshio Kodama, allo scopo di avere contatti anche non ufficiali con il territorio e per contrastare eventuali infiltrazioni comuniste in territorio nipponico. Kodama fu anche colui che mise fine alla guerra intestina tra gli yakuza negli anni 60 se non erro.
Non sono un vero e proprio anti-stato ma una sorta di sostrato statale, un apparato parastatale con sovranità concorrente a quella ufficiale, la yakuza viene per così dire "tollerata" anche se poi viene di fatto riconosciuta come parte, come interlocutore.
Da non sottovalutare il carattere internazionale della yakuza, mi pare che almeno il loro 10% sia fatto di koreani, poi ci sono anche minoranze indonesiane, hawaiane, australiane.
Oggi sono anche "in doppio petto", a tutti gli effetti nei cda dei grandi gruppi.
Un recentissimo evento dove si intravede questo ruolo di co-stato? Terremoto e tsunami di quest'anno: la yakuza ha offerto mezzi e risorse, ovviamente partecipando in prima persona, per gli aiuti ai terremotati e alle vittime, per i soccorsi e le attività relative. Certo, adesso avranno anche un "ruolo" nella ricostruzione ma questo ci fa capire che non viene vista in Giappone così come noi vediamo (e così come in realtà) Cosa Nostra, l'antiStato, limitativa di sovranità.

Capitolo seppuku: l'autolesionismo (talvolta non sempre così spontaneo) è diffusissimo tra gli yakuza, soprattutto nella forma di amputazioni di dita della mano (mignolo in primi) e orecchie ma anche taglio della gola/carotidi. Ha la stessa valenza che avena nel giappone feudale ma in questo caso abbiamo una forma meno religiosa ma più operativa (suicidio pubblico, nelle riunioni formali, spesso su istigazione). Il seppuku adesso viene praticato meno (la pistola in bocca è più usata) ma tuttavia è d'uso presso gli alti gradi, personaggi di vertice, tramite la lama caratteristica degli yakuza (una specie di wakizashi di cui non ricordo il nome). Comunque, se chiedete ai giapponesi vedrete che non saranno così disponibili a parlarne, non so se per omertà, per vergogna o altro. E' un tabù.
Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!
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#30
Unryu

Unryu
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Grazie Musashi per le informazioni riportate, mi hai fatto ricordare che, parlando di yakuza con il mio maestro di KenDo, mi disse ,se non ricordo male, che il nome deriva dai numeri 8-9-3 ,hachi -kyuu-sa ,che erano il punteggio più basso di un gioco d'azzardo di carte, l' oicho kabu ma non vorrei dire una castroneria ,aspettiamo l'aiuto di Sandro per conferma .:arigatou:

#31
Jumyo

Jumyo
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  • Pavia no kuni jū
Grazie Musashi, interessante.
A dire il vero ho sempre pensato alla yakuza come all'equivalente della mafia in Giappone.
Davvero un quadro, quello che hai descritto, inaspettato.

#32
Shardana

Shardana

    appena arrivato

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interessante discussione! A riguardo vidi tempo fa un film molto bello intitolato proprio harakiri, bella storia e bella interpretazione dei personaggi
eccolo qua
http://www.imdb.com/title/tt0056058/
cercavo anche il film dei 47 ronin, forse il seppuku più famoso, però non sono riuscito a beccarlo. Ho scoperto che stanno facendo un remake con la partecipazione pure di keanu reeves ma sinceramente preferirei prima vedere l'originale eheh

#33
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

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  • Tasogare no kuni jū
ce ne sono due di originali...

uno di Hiroshi Inagaki più recente, a colori e con Mifune se non sbaglio, uno più vecchio del grande Mizoguchi:
http://www.asianworl...php?id_subq=398

Seppuku - Harakiri è un altro gran film...



#34
Ha13Gakure

Ha13Gakure

    appena arrivato

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Anch'io sono sempre stata affascinata da questo rituale e dalla forza d'animo che richiedeva a chi vi si sottoponeva.
Grazie per il link, libro scaricato al volo!! ;)

#35
Matteo

Matteo
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  • Friuli no kuni jū
tutti grandissimi film
seppuku destò non poche polemiche

#36
Fiore di ciliegio

Fiore di ciliegio

    appena arrivato

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  • teramo no kuni jū
ecco un pezzo del film "Morte di un maestro del te", titolo originale Sen no Rikyu..........

uu film interessante, che consiglio a tutti......




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