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Lezioni di Fisica per giovani Samurai


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35 risposte a questa discussione

#19
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
Beta, qui diindeterminato non c’è solo il principio.
Anche il tuo pensiero comincia a sparpagliarsi come un'onda di probabilità.
Esegui la misura è collassa su un autostato uno, che ci permetta di seguirti!

月の道

#20
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

ehh, ma questo è lo stesso canale dello «spazio topologico e varietà» ... e quindi debbo, per galanteria, attendere l'altro sopravvissuto, scintoista.

 

:-)) :biggrin: :biggrin:


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#21
Enrico Ferrarese

Enrico Ferrarese

    Dash Kappei

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  • Venezia no kuni jū
Non era più appropriato citare Einsten?
o forse più semplicemente, non ho colto il tuo intervento, non conoscendo bene lo scintoismo
Ma attendiamo il giovane allievo...

#22
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

.. proviamo a dipanar la matassa.

 

 

Tutto nasce dalla Musashi Masamune.

Attribuita a Masamune, ma "del nome" si fanno solo congetture (forse perché «La spada, ad un certo momento, è stata di proprietà di Miyamoto Musashi o forse perché La spada, ad un certo momento, è stata donata dai Tokugawa di Kii al "ramo principale" dei Tokugawa, che risiedevano in Musashi» e tutto questo rilevato da csd. fonti autorevoli, che però vanno prese con le pinze..

 

Poi entra in ballo una “entità” o spiritualità ovviamente avvolta nel mistero.

 

Poi entra in ballo la “mia nana 733” anch’essa avvolta nel mistero..

Ma almeno stavolta, questo è più facilmente risolvibile: la mia ignoranza che si va a scontrare con un hira-zukuri e mi scombina i quattro concetti che pensavo acquisiti  (kantei n.733, ndr).

Nel frattempo, il mistero, sale della conoscenza, prima si disconosce, mettendo in primis l’essere pensante per antonomasia – e le sue possibilità di scelta,  ovviamente piene di dubbi – poi però qualcosa appare, addirittura si percepisce (come per il già citato kokoro) e addirittura se ne avverte la presenza

 

Chiaro è che stiamo nel mondo delle ipotesi..  in questo caso, meglio dire “dei punti di vista”, talvolta molti distanti, ma che portano allo stesso risultato, al pari di Schrödinger e di Heisenberg.

Ma risulta chiaro, almeno per me, che anche partendo da un “concetto definito” potrei dimostrare tutto e il contrario di tutto, basta solo definirne un ambito, tanto non è dimostrabile… al pari della Musashi Masamune, dove alla fin fine resta solo un oggetto… un grande e bell’oggetto, che ancora oggi continua a far parlare di se, a dividere i pensieri, a far sognare tanti, passanti o appassionati…

Chi meglio di quest’oggetto può rappresentare “il mondo animista” …

 

E chissà quante risate si starà facendo Masamune o chi ha forgiato questa lama ... oltre a chi a questa lama ha attribuito un nome, consapevole che un semplice “nome” avrebbe reso, di fatto,  questa lama immortale… dotata di vita propria.. che avrebbe coinvolto studiosi e appasionati da ogni dove e per tutto il tempo che ci è concesso.

 

Quindi, come al solito, il caro Getsu, anche sbagliando un accento (è = e  e non la banale  e=mc2), ha colto il significato sparpagliato dell’onda di probabilità, che grazie alla stanza di Hilbert vengono generalizzati su basi arbitrarie.
Tutto è come vi pare e, in fondo in fondo, tutto torna.. o, cambiando il punto di vista (il cilindro .. quadrato o tondo)  lo si fa sempre tornare e noi ci affidiamo, anche senza volerlo, a chi più in alto sta. (pieno dio dubbi anche lui...)ahahah

 

 

Certo è che, generalmente, siamo “limitati” nelle nostre orbite.

non c'è più un'idea ... e poi seguire chi ??

 

 

p.s.  @@Enrico.. esprimiti, di la "tua" .... non stare sempre tra le stelle (5) :2pistole:

Beta Law Firm, fee is free..


Messaggio modificato da betadine, 18 febbraio 2018 - 19:27

Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#23
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
...O, come direbbe Jung, schiavi dei nostri archetipi.
Ma qui dovrei introdurre un lavoro che Jung e Pauli intrapresero tempo addietro cercando di descrivere l'inconscio collettivo junghiano in termini di campo, popolato da questi colossali agglomerati massivi, gli archetipi, che imprigionano l'uomo nell'orbita delle sue psicosi, in caso di malattia, o lo scagliano nell'universo come per gli effetti gravitazionali "fionda" che sfruttiamo per inviare le nostre sonde esploratrici ai limiti del sistema solare, così si definisce il Genio.
月の道

#24
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

... e racconta.

 

almeno io, son qui per questo.   (nel senso di leggere .. apprendere è un termine troppo ampio).

Quell'innato e probabile inconscio collettivo dovrebbe essere strettamente legato al popolo giapponese... e non solo

(almeno per qualche individuo che "consapevolmente" scava e "inconsapevolemente"  trova)


Messaggio modificato da betadine, 18 febbraio 2018 - 19:29

Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#25
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

   :teehee:

 

Sempre alla ricerca di notizie sulla formazione della hada, dove al momento abbiamo solo notizie di “diverse tipologie" di materiale, probabilmente di “panettatura e lavorazione”  torniamo ad interessarci di forgiature..

 

Partendo da un certo determinismo, in cui nulla avviene per caso, cominciando dagli atomisti, passando da Epicuro e dal Laplace ed arrivando ben oltre gli uomini sulla Luna, torniamo alle teorie sulla probabilità, tralasciando per ora il Fubini del caro e immenso enfant prodige/genietto di Gauss ed arriviamo a legger di studi e analisi che riportano l’uso di “metalli diversi” usati nella creazione di lame già nei primissimi secoli (dc) per arrivare alla sublimazione dell’arte della nihonto, dove questa tecnica ancora affascina e lascia aperte molte porte alle varie interpretazioni.

 

 

Nello specifico …..
Ci sono studi che rilevano come già in quell'epoca fossero oggetto di normale commercio dei semilavorati in ferro distinti per contenuto di Carbonio. Si suppone cioè che, genericamente parlando, i fabbri dell'epoca potessero disporre di materia prima dura, ma fragile e di materia prima più tenera, ma tenace, con basso contenuto di carbonio (0,27%).
Tale indagine concludeva con l'auspicio e la speranza di poter disporre in futuro di un reperto che potesse confermare quelle ipotesi e fornire una qualche informazione sulle tecnologie di lavorazione e di conseguenza sulle conoscenze tecnologiche dei fabbri in età romana.

 

Al pari e ancor di più, nella spada giapponese, queste reazioni “vengono controllate” (immagino e spero), dove il jigane è costituito da strati di acciaio con diverso contenuto di carbonio e quindi l'acciaio è eterogeneo nella composizione.

Questo influenza la formazione di austenite e con esso appaiono hataraki (fenomeni di indurimento come nie, nioi, chikei, ecc.).
Il nucleo della spada è costituito da acciaio a basso contenuto di carbonio (il shingane: 0,2-0,4% C).

Prima di indurire termicamente, viene applicato uno strato di argilla che è più spesso nella parte posteriore rispetto al ji e la ha è molto sottile.
Quello strato di argilla, quando si tempra in acqua, modifica le temperature in base allo spessore, perché funziona come un isolante e accelera il raffreddamento dove è sottile, perché lo strato sottile previene l'effetto di Leidenfrost.

Il ritardo ha l'effetto della formazione di martensite e anche altri composti ferro-carbonio (FeC), come la perlite, troostite (la nuova struttura presenta una matrice di ferrite alpha con aghi sottili in cementite), bainite, ecc.

I diversi cristalli di FeC causano le diverse attività in ha e ji (sotto forma di nie, nioi, chikei, utsuri, ecc.), poiché la temperatura nella spada non è uniforme, ma per abbassarsi, sia orizzontalmente che verticalmente, si formeranno maggiormente nelle parti calde in quanto, nelle parti più fredde, minori parti di cementite vengono “sciolte”.
Il controllo delle diverse temperature è causa delle “attività” che si cercano di formare (il punto di trasformazione da cementite ad austenite è 723°C, riscaldando a 800°C si scioglie molta cementite, ma a 750°C c'è già meno cementite disciolta).
Ciò ha un effetto sui cristalli FeC appena formati durante il raffreddamento.

A causa delle zone di calore e dello strato di argilla, che in misura limitata ne controlla il calore, l'acciaio diventerà meno duro nel ji rispetto al più duro tagliente e nello stesso  ji, le altre attività (hataraki) saranno più visibili che nella ha.

 

 

… e tutto questo avviene già almeno da un millennio.

 

 

 

Fonti:

File Allegati  03_cap03_esame_metallurgico.pdf   455,28KB   2 Numero di downloads

File Allegati  zwaarden-met-yakiotoshi-VNWpub.pdf   7,95MB   2 Numero di downloads


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#26
Enrico Ferrarese

Enrico Ferrarese

    Dash Kappei

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ah ok allora non avevo colto tutti i rimandi sinceramente. nel 3d di là seguo a colpi, come un po tutto del resto. sono nel mezzo di un trasloco caro beta, questo forum per me ultimamente (e purtroppo) è un luogo di fuga dalla follia e frenesia quotidiana...
"per quei 10 secondi... io sono libero" cit

#27
Altura

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"e tutto questo avviene da almeno da un millennio".

                                                            e lo spirito?

 

perdona la mia deriva scintoista...


Antonio Vincenzo


#28
betadine

betadine
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.. "almeno" .. non preclude che non sia di più.

 

 

Un trasloco è bello .. nuova casa nuova linfa nuove vedute.

 

 

 

 

(rispetto a quei dieci secondi diesel, io ho il vantaggio di lavorare anche di domenica e quindi tra una stampa e una attesa gravito qua)


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#29
Enrico Ferrarese

Enrico Ferrarese

    Dash Kappei

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è bello se lo fai con calma e lo programmi per tempo, sicuramente, amico mio!

#30
betadine

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 a volte è difficile programmare...       un trasloco è per sempre. 


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#31
betadine

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Riapro questo spazio topologico, visto che archetipi e deliri han rifatto capolino e approfittando della riflessione di Manuel, butto qua questo pensiero..

 

Gli apparenti riferimenti a teoremi e teorie, citati sulla tsuba senza hitsu-ana, sono stati forieri di interpretazioni e ravvedimenti che ci hanno riproposto una serie di "illazioni" (nel senso buono del termine) sul nostro variegato e non ancora ben compreso mondo nihonto e di parte del suo contorno.

 

Il teorema, o meglio la congettura, mi riporta ai velati "kantei point" che Francesco ci sottolinea.. trovare dei punti comuni che ci aprano una strada.

Spesso, però, la strada parallela allo studio ci porta altrove, dove nostre teorie di fanno immancabilmente deviare.

 

Un pò come per il tamahagane, l'acciaio gioello studiato e ristudiato per coglierne le qualità.. come se capendone la struttura molecolare poi si riesca a forgiar qualcosa al pari dei maestri del passato, dove anche i moderni kaji ancora oggi, su particolari tipologie o finezze, non comprendono bene il tutto: manca quel "non so che" delle lame antiche.

Tutte le congetture (ipotesi) fatte su una lama, scartando il resto del contorno (culturale e spirituale) non hanno mai portato a nulla:

E’ impossibile separare un cubo in due cubi, o una quarta potenza in due quarte potenze... Ho scoperto una prova davvero meravigliosa di ciò che questo margine è però troppo stretto per contenere.” (Pierre de Fermat, anche lui vissuto parallelamente nel Sengoku,giudice, matematico e fisico per diletto).

 

Accidentalmente, almeno per parte di noi, ci siamo ritrovati a scartabbellare libri e documentarci sulle tecniche di forgiatura, cercare di comprendere questo mondo nipponico così a noi lontano, aiutati da chi l'ha frequentato o praticato, per poi ravvederci dinnanzi a tesi più edotte.

Accidentalmente.. al pari di Gauss che si trovò tra i primi esploratori del meraviglioso mondo abitato dai campi di numeri algebrici che avrebbero nutrito un filone ricchissimo di ricerca e di bella matematica.

Ma come Kummer facciamo degli errori, indotti dai nostri "numeri ideali", che comunque fan da stimolo ad approndire la ricerca e, volendo, ci aiutano a progredire... ogni piccola digressione ci motiva alla riflessione (talvolta allo studio più profondo) e sicuramente ci completa. (visto che qua stiamo).

Una lama.. una katana così apparentemente semplice da invogliarci a capire qualcosa in più. Così apparente semplice da essere fraintesa e confusa con la presunta supposizione di una "dimostrazione semplice" (accessibile a dilettanti digiuni delle teorie e tradizioni più avanzate: io forgio.. io polisco..).
Come affermava il “Princeps Mathematicorum”: “L’aritmetica ha la speciale caratteristica che la maggior parte dei suoi bellissimi teoremi possono essere facilmente scoperti per induzione, mentre qualsiasi vera dimostrazione può essere solo ottenuta con enorme difficoltà”.

 

Ma i numeri (di una lama) e le ellittiche (di una hada) ci forniscono solo degli indizi, al pari delle linee più o meno curve di un hamon, che non sapendo dove collocarli, restano solo belle immaggini innanzi ai nostri occhi.

E' dal particolare (kantei point) che forse riusciremo a comprendere qualcosa, oltre "una semplice lama", noi che giapponesi non siamo, possiamo provare a percorrere "la discesa infinita" nella conoscenza di questo variegato mondo, contornato da numeri che "freddano il contesto" e talvolta ci portano a sognare.

 

A proposito di numeri, ecco l'altro da me già citato:

 “La giovinezza durò 1/6 della vita, la barba crebbe 1/12 della vita, si sposò ad 1/7 della vita e gli nacque un figlio dopo 5 anni.

Il figlio visse metà degli anni del padre e il padre morì 4 anni dopo il figlio.  (Diofanto di Alessandria, nato all'incirca nel 250d.C. fu uno dei più famosi aritmetici dell’antichità. Visse presumibilmente 84 anni, come documenterebbe un indovinello compendiato in una raccolta greca di problemi algebrici).

 

E per arrivare all'epilogo (che non c'è) di queste parole al vento, vi riporto questa storiella..

 

All’inizio del ’900, un pomeriggio in casa Hilbert, all’ora del tè. Si chiacchiera piacevolmente del più e del meno, e un amico domanda al già illustre matematico tedesco: “Qual è il traguardo più importante per il progresso tecnologico del nuovo secolo?”
“Catturare una mosca sulla Luna”.
“Perché?”
“Perché è la soluzione dei problemi ausiliari che, a tal fine, occorre risolvere, implica la soluzione di quasi tutte le difficoltà del genere umano”.

 

"è dai piccoli particolari che si giudica un giocatore" dice De Gregori (Leva calcistica del '68) al pari di un paio di hitsu-ana mancanti.

 

E, come disse Paulo Ribemboim, un giovane matematico brasiliano, novantenne :
“Non c’`e alcun epilogo. La ricerca continua.

Nuovi metodi verranno inventati per risolvere nuovi problemi, o, al contrario, nuovi problemi motiveranno la ricerca di nuovi metodi. Ciò è quanto di meglio possa accadere, poiché è proprio il provare e riprovare, alla ricerca delle risposte alle sue questioni più profonde, che nutre ... una passione.”

 

Liberamente tratto da: "La mosca di Hilbert"

e visto che questo è il periodo di condivisione delle piccole dispense.. eccola qua  (anche per i non matematici, come me, è una piacevole lettura.) 

File Allegati  La mosca di Hilbert.pdf   373,89KB   3 Numero di downloads

 

 

(ok, vado a prendere un pò di gocce :-))


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#32
betadine

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vabbè... morale della storia: tutte ste parole per dire che per coltivar la passione occorre impegnarsi.


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#33
getsunomichi

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I Giapponesi hanno un bellissimo modo di dire

Shoshin

Mente, spirito, cuore di principiante.
Qualcuno pensa che sia un invito all'umiltà.
Lo è in realtà, perché nell'umiltà dell'ignorante è insita la capacità di apprendere.
Solo in questo modo, in quell'umile terra (humus) è possibile piantare un seme che trovi un ambiente fecondo per svilupparsi.

I Giapponesi amano però parlare a molti livelli e questa è solo una prima lettura.
Se uno riflette con attenzione alla differenza tra un principiante ed un esperto si accorge di una differenza essenziale.
L'esperto sa.
In questo modo è in grado di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Il principiante è privo di una struttura mentale già stabilità.
Non sa.
Le potenzialità di questa mente è pressoché infinita.
Non ci sono limiti al suo apprendimento, ne influenze, ne soluzioni precostituite.
Ci si tiene aperti a ogni possibile via, scegliendo la migliore in funzione del proprio scopo.
L'esperto ha già chiara la via intrapresa, non ne prenderà un'altra.
Specialmente sè inconsueta, trasgressiva e perciò geniale.

C’è un'altra caratteristica del principiante.
Viaggia sempre leggero, con il minimo indispensabile, perché non ha ancora costruito niente.
Una importante lezione che viene dalla pratica delle forme (kata) che definiscono una scuola di arti marziali è proprio questa.
Praticare senza nulla aggiungere, ma anzi togliendo, ritenendo solo l'indispensabile.
L'esperto si porta dietro quasi sempre almeno il lecito compiacimento della propria conoscenza, del proprio saper fare una cosa bene.
...Beh, sono zavorra inutile al pari della contrazione delle spalle che il principiante impara da subito a rilasciare.
Il principiante lascia subito i suoi difetti alle spalle.
L'esperto se ne libera con grande fatica, invece, perché frutto di una pratica inveterata.
Specialmente del compiacimento di sè stesso.

Meglio lo Spirito del principiante che deve solo avere il coraggio di mettersi in gioco.
Esprimersi.
Esplorare il nuovo.
Non ha la preoccupazione dell'esperto, che si gioca la sua preziosa reputazione, perché non ne ha una da perdere o da difendere.

La Congettura di Fermat è campata quasi mezzo millenio perché, ...e accade spesso, gli esperti hanno tentato di trovare soluzioni nel loro specifico campo, quello in cui la Congettura era stata formulata, l'Algebra.
Eppure fu proprio Fermat, insieme con Cartesio, a suggerire che l'Algebra doveva essere affinata nella Geometria Analitica e negli Spazi Cartesiani, in pratica, nel progenitore degli Spazi Topologici.
Lo soluzione, banalizzo, è venuta dalle curve in questi spazi laddove solo una mente di principiante, priva di sovrastrutture e attenta ai suggerimenti del Congetturatore, avrebbe potuto e dovuto cercarla.

...Talora la mente di principiante riesce persino a farsi scabra è libera da pregiudizi come la luna stessa.
Ed è lì, dove l'immaginazione non ha limiti, che è possibile persino acchiappare una mosca.
月の道

#34
betadine

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:arigatou:

 

.. ecco apparire (nuovamente, direi) il "togliere".

 

togliere nel noi, nell'umiltà.

Togliere.

Togliere per creare.

Prendere della sabbia in un particolare luogo e in un particolare momento e, dopo averla riscaldata, prendere il blocco e toglierne parte.

Prendere questa parte del blocco, frantumarla e rimetterne assieme solo una parte da scaldare benbene per togliere impurità.

Dopo molte ore di lavoro arrivare al manufatto e delicatamente toglierne "la crosta" per far apparire la pelle.

Tutto ciò che riguarda una Nihonto è legato a questo concetto.

.. anche il samurai, nell'apprendere, deve imparare a togliere.. perfino il "normale" attaccamento alla vita.

Solo così sarà finalmente libero, senza pesi sulle rilassate spalle.

Libero al pari di un bambino, che senza alcun freno (potremmo chiamerle: le nostre paure, Ella Maillart dixit) affronta il mondo, mettendo in gioco la sua vita ((..come spiegarlo al piccolo di Livorno che dopo l'evasione dal box, fa un volo di 15 metri ancora se la ridacchia.. fortunatamente)).

 

.. e dopo aver tolto tutto cosa resta ?

Nel nostro ambito restano dei manufatti creati dalla sabbia, appena 6° sopra di noi, ma distanti ben 127° a destra.

Questa distanza sarà sempre incolmalbile, ma "nel particolare", talvolta, riusciamo ad essere quasi lì.

 

(io, parte della risposta la ritrovo guardando "La grande onda", dove di primo impatto restiamo affascinati da questa maestosa e terribile onda e solo dopo riusciamo a scorgere quei piccoli esseri che cercano di portar a casa qualcosa di molto caro.  E in quell'immagine, impassibile sullo sfondo, c'è quel monte col pennacchio fumante che lì sta e stava già tempo e per molto tempo ancora ne vedrà passar di storie di vita. Lui è lì, imperterrito e immortale.. con "un pensiero o un concetto" che prevaricherà il tempo... e tutto legato ad un'onda che nei suoi relativi culmini attraversa le nostre vite intersecate da linee parallele ai nostri piedi:  Le vite degli altri, che talvolta, fingiamo di non scorgere, dimenticandoci che appartengono alla nostra stessa Razza Umana.)

Razza Umana.. maestosa, terribile e piena di grazia come una Nihonto.

 

 

ps.  non fermiamoci mai alle apparenze: quel piccolo numero (127) racchiude in se novemilioniottocentoquarantasettemilametri di distanza, ad oggi.

... e tutto ciò accade con la nostra palla che gira ad appena a trecentottanquattromilioniquattrocentomilametri intorno a noi..

e potremmo essere lì in meno di duesecondi.

Shoshin


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#35
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Razza Umana. "una razza vecchia" (Charles Bronson in C'èra una volta il West :2pistole:) e per restare in tema, date le nostre menti che tradiscono una data di scadenza, per le tue risposte "rischiamo di non saperle mai".

Ma ciò che le menti hanno espresso non morirà mai, noi citiamo le menti di molte persone in continuazione, e riuscire a percorrere quei 127° in un secondo e mezzo è già nella mente di qualcuno che forse nascerà fra 100 anni ma tantè. Il principio di indeterminazione, la teoria del Kaos, regolano oggettivamente molte più cose di quante noi pensiamo che possano. La meccanica quantistica riuscirà un giorno ad imprigionare l'ovvio come Fermi riuscì ad imprigionare quei neutroni a cui non pareva vero di poter essere per la prima volta così liberi :arigatou:


Antonio Vincenzo


#36
betadine

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... sinceramente la domanda era solo una: cosa resta (dopo aver tolto)

(.. per quanto mi riguarda:)

in ambito "lama" .. resta una manufatto che mi porta altrove

in ambito "marziale" .. l'istinto (da migliorare)

della mia pelle .. un pò di squame

della mia vita .. tanta carta, grafite e un pò di mattoni.

Il resto è aria.


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