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La scuola Dotanuki: alcune riflessioni


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43 risposte a questa discussione

#1
G.Luca Venier

G.Luca Venier
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A questa scuola si è accennato varie volte qui nel forum.

Per prima cosa è importante chiarire che il termine Dotanuki è un semplice toponimo, ossia il nome del villaggio in Higo in cui la scuola era attiva. Non ha altri significati.

In altri contesti, come quelli televisivi e cinematografici, il nome viene traslitterato con kanji diversi, a significare "la spada che taglia il torso", ma è solo un espediente romanzesco. Questa versione dei kanji non è riportata in alcun documento antico e tantomeno nelle mei delle spade.
Talvolta questa traslitterazione viene tirata in ballo anche dagli studiosi e appassionati occidentali (il più delle volte per errata informazione) ma, come detto, si tratta di invenzione letteraria.

Si dice che questa scuola sia la diretta discendenza della scuola Enju. Può darsi benissimo e non è mia intenzione mettere in discussione una tradizione secolare, più o meno accettata da tutti.
Posso peró affermare, avendo potuto esaminare da vicino alcune spade di entrambe le scuole, di non aver trovato alcuna somiglianza stilistica tra le ultime lame Enju e le prime Dotanuki. Tantomeno con le Enju del periodo migliore.
Anche le lame Dotanuki realizzate nel periodo Shinshinto non somigliano a Enju e sono perlopiù in stile Bizen, come peraltro già accade in quelle del periodo Muromachi.

Credo sia probabile che gli ultimi esponenti della scuola Enju, ormai in declino, possano essere confluiti naturalmente nella Dotanuki, poiché abitavano nella stessa area geografica. Da qui la discendenza.
Però, tecnicamente e stilisticamente parlando, sono spade diverse e le differenze sono piuttosto marcate.

Magari esisterà una paradigmatica Dotanuki che mostra la connessione con Enju ma, al momento, non sono riuscito a trovarla in nessun testo o museo o collezione privata. Forse la cosa migliore sarebbe contattare gli eredi di Kinnosuke Yorozuya e chiedere di poter vedere la collezione del padre !

Il momento di maggior successo di questa scuola è legato alla figura di Kato Kiyomasa che porterà con se alcuni spadai Dotanuki come armaioli sul campo, durante la sua vittoriosa campagna di Corea.

Durante il periodo Shinto non se ne sente più parlare, probabilmente perché il gusto della committenza è nel frattempo radicalmente cambiato e queste lame, un po rozze, hanno perso il loro appeal.

Comunque nel bakumatsu le lame Dotanuki tornano ad essere apprezzate per le qualità pratiche dimostrate sui capi di battaglia. Vi sono lame di quel periodo davvero notevoli, anche dal punto di vista estetico.

Una singolare particolarità della Dotanuki è il fatto di essersi guadagnata il titolo di wazamono globalmente come scuola e non (come di norma) a livello individuale. La notizia, vado a memoria, è riportata dal Fujishiro. Ma il dato è da verificare.

Tra le lame Dotanuki gli horimono sono molto rari.

Le mie impressioni personali ? Ho trovato le Dotanuki della fine del Muromachi un pò pesanti, sono generalmente spesse, ma non troppo lunghe; quindi non goffe nel maneggio ma neanche agilissime. Mi hanno dato la sensazione di essere un buon attrezzo, piuttosto che una buona spada (non riesco a spiegarlo meglio). Senza dubbio molto robuste e adatte ad un braccio altrettanto robusto. Probabilmente una buona scelta per stare sul campo lunghi periodi, senza troppi patemi di manutenzione e rotture inopportune, a patto di essere in grado di utilizzarle senza stancarsi presto.
Tagliano pure bene e danno un certo senso di rustico affidamento; del tipo, ci taglio la legna la sera e ci vado in battaglia al mattino..
E, tutto questo, senza spendere un capitale in ryo (mica tutti nascono kuge..).

Le Dotanuki dello Shinshinto sono diverse; possono mostrare un sugata anche molto elegante, seguendo il gusto del periodo che ama recuperare le forme delle lame classiche. La hada appare forgiata assai bene e in modo compatto, al contrario di quelle del Muromachi che mostrano a volte una grana del metallo un po grezza. La linea di tempra è spesso in stile Bizen e può esserci un midare utsuri ben visibile.
Sono stilisticamente più raffinate e apprezzabili, dal nostro punto di vista, tuttavia mantengono un aspetto di ottima praticità, soprattutto quelle realizzate dopo il 1850. In questo senso non vengono meno alla loro tradizione.

#2
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

Grazie ragazzi.

 

(mi metto tra i vecchi.. non del forum, ma solo per .. fare coro e contrappunto in GLV minore,

 

Dōtanuki ( ) è un nome di una scuola giapponese di fabbri della provincia di Higo che produsse spade nella tradizione Bizen durante il periodo feudale del Giappone.  La scuola Dotanuki si è evoluta nella provincia di Higo con i suoi antenati che risalgono al famoso "Enju Kunimura" (延寿 ) che fondò la scuola Higo Enju intorno al 1305.

 

Kunimura nacque nella provincia di Yamato dallo spadaccino Hiromura esi trasferì nella provincia di Yamashiro.  Divenne uno studente di Rai Kuniyuki e in seguito sposò la figlia di Kuniyuki.

Kunimura si trasferì quindi a Higo e fondò la scuola di Enju.

Sono note solo sei lame di Kunimura.

 

La scuola Dotanuki emerse nel piccolo villaggio Higo di Dotanuki a metà del XVI secolo, in seguito al declino della scuola Higo Enju nell'ultima parte del periodo Koto; si dice che il fondatore della scuola Dotanuki fosse Dotanuki Masakuni, si chiamava Oyama Kozuke no Suke e la sua firma originale era Nobuyoshi.

 

Il famoso generale Katō Kiyomasa onorò Masakuni con un personaggio del suo nome, e da quel momento in poi Nobuyoshi fu conosciuto come Masakuni.   Tuttavia, la maggior parte delle sue opere è firmata solo "Dotanuki Kozuke no Suke".

Le spade Dotanuki guadagnarono rapidamente grande popolarità tra la classe dei guerrieri grazie alla loro capacità di taglio superiore, così dicevano..

I fabbri Dotanuki si preoccupavano poco dell'estetica, ma invece si concentravano su resistenza, nitidezza e durata nel campo. Erano rinomati per la produzione di lame che avrebbero resistito alle condizioni più difficili, alle situazioni più difficili sul campo di battaglia e sarebbero sopravvissute per tornare alla battaglia giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Uno dei più temuti (e rispettati) dei generali di Hideyoshi era Kato Kiyomasa.

Il generale Kiyomasa era conosciuto come un combattente feroce e spietato, un vero guerriero.

Il generale Kiyomasa era così “rispettato” che fu chiamato "Kishokan" o "Generale del diavolo".

COme citato, quando Hideyoshi mandò il generale Kiyomasa a guidare l'invasione della Corea, il generale scelse i fabbri Dotanuki per accompagnarlo e garantire che si potessero produrre spade adeguate sul campo.

 

Come già detto,Ogami Ittō nel manga Lone wolf and Cub aveva un dōtanuki (usando l'ortografia t “torso – thick-penetrate”) come arma principale;  la katana di nome Gassan in Soulcalibur II e III è un dōtanuki.   Gassan è interpretato da Heishiro Mitsurugi in Soulcalibur II.

Ma qui entriamo nel mondo della pura fantasia....

(e per i più pigri ...)

http://yakiba.com/Kat_Dotanuki2.htm

http://www.nihontocr...i_Muneharu.html


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.


#3
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

e visto che è stato tirato in ballo..   (pag.389/crp..128 del pdf)

 

Allego prezioso documento..  File Allegati  Fujishiro-2.pdf   744,14KB   13 Numero di downloads

 

 

(se interessa ho anche la versione con origami in lingua originale)-

Scusami Shigeru se sto invadendo il tuo post con quisquille di colore..((sob


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#4
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

allora se non ti.vi disturba, posto anche "la parte in giapponese"   >>>> >  File Allegati  Fujishiro-Nihon Toko Jiten, Koto.pdf   23,57MB   2 Numero di downloads


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#5
betadine

betadine
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  • Marte no kuni jū

(così dovremmo essere a 3..?)

 

The Dotanuki 同田貫 school evolved in Higo Province with its ancestry going back to the famous "Enju Kunimura 延寿" who founded the Higo Enju school in approximately 1305.
It later emerged in the small Higo village of Dotanuki in the mid-1500s, following the decline of the Higo Enju school in the latter part of the Koto period.

The Dotanuki school founder is said to be Dotanuki Masakuni, he was called Oyama Kozuke no Suke 小山上野介 and his original signature was Nobuyoshi 信賀.

File Allegati  dM.png   1,39MB   3 Numero di downloads

This sword is one of the rare Oyama Kozuke no Suke's work with his "Masakuni 正國" signature and shows its original war-era Dotanuki sword feature - tough & stoutly made to bear the field battles thus the jiba deki (quality of work, workmanship) is surprisingly good.

 

This blade is Shinogi-zukuri, Iori-mune and thick in Kasane,the blade top is Nakamine.

Hada - Forging :  Kitae-hada is Itame Hada and coarse Jinie granule attaches on the surface... very tough-looking steel work.

Hamon - Temper patterns :  The hamon is small Gunome Midare (small irregular half -round patterns) with Ashi (vertical notches).

Abundant fine white crystals(nie) and Ginsuji (whitish silver line) shows up along the cutting edge while sparkling Kinsuji (whitish gold line) runs through along the temper line plus Yo Hairu(small patterns in yakiba disconnected from hamon).
Boshi is midarekomi and turns back to Komaru - Iregular temper pattern continues to kissaki and turns back to a gentle curl called Komaru.

Nakago - Tang :  Machi Okuri - Machi has been moved up slightly with Kiri Yasurime (straight) file marks and has a Kengyo (V-shape) heel shape.

Signature :  Kyushu Higo Dotanuki Masakuni 九州肥後同田貫正國

Period :  Azuchi Momoyama era.
 

A spare Shirasaya with Dr.Kanzan Sato's signature and Tsunagi come with this sword.

Registration in Japan, 31 July 1951, Hiroshima Prefecture, Board of Education

 

Qualche misura..

Katana --  Blade length 68.2cm/ 2'3"/ 2shaku 2sun 5bu

Sori       1.8cm / 0.7"/ 6bu                

Mekugi (Hole)  1

Motohaba   30.5mm - kasane 8mm

Sakihaba   21.6mm -  kasane 5.8mm

Blade only: 860g/1.9lbs

File Allegati  Hm_Masakuni.jpg   344,37KB   4 Numero di downloads

 

 

(ho solo ricampionato l'immagine.)


Messaggio modificato da betadine, 02 agosto 2019 - 22:47

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#6
Enrico Ferrarese

Enrico Ferrarese

    Dash Kappei

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Una singolare particolarità della dotanuki è il fatto di essersi guadagnata il titolo di wazamono globalmente come scuola e non (come di norma) a livello individuale. La notizia, vado a memoria, è riportata dal Fujishiro.

Sinceramente non ho idea di quale sia la fonte, non mi pare sia il fs. Almeno non ne ho trovato traccia nei 2 jiten, nè nello shu. Non sono però le uniche sue due opere quindi se riuscissi a risalire alla fonte la cosa mi farebbe alquanto piacere, visto l'argomento che sai di grande interesse per il sottoscritto.

Io ne ho trovato traccia in un buon documento di shiller, la lista wazamono in lista alfabetica (sua ultima revisione ott.2014), se ti ricordi te ne avevo già accennato e ho avuto modo di parlarne anche con De Feo.

Nemmeno la lista in questione è immune da dati spuri, ma è cosa più che normale quando si affronta questo argomento. La cosa più interessante di tale documento è in realtà come shiller affronta le fonti disponibili, il kk ed il kkb (il primo adottato da nagayama, il secondo da fujishiro, ed in maniera mista da altri autori, tra cui sesko).
...E come la seconda, sia a suo dire fonte "dubbia".
personalmente credo che Shiller abbia fatto centro, scoperchiando il vaso di pandora anche se resto intimamente convinto che il kk non esaurisca i nomi di kaji di grado almeno wazamono.

i passaggi chiave:

File Allegati  Screenshot_20190813-214853_Drive.jpg   509,15KB   1 Numero di downloads

#7
G.Luca Venier

G.Luca Venier
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Per la verità, Enrico, non sono sicuro al 100%. Può darsi che la memoria mi inganni. Comunque appena rientro a casa consulto gli appunti e, casomai, rettifico !

Conoscevo questo articolo di Shiller e condivido alcune perplessità. Però credo che gli emendamenti (e gli ampliamenti delle edizioni) possano essere anche frutto di un lavoro durato ben più dei 25 anni che intercorrono tra i due volumi ma il completamento di test iniziati e portati a compimento in periodi molto più lunghi.

#8
betadine

betadine
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Bho.... nel citato e allegato Fujishiro è riportata <<wazamono>>

Anche se, al giorno doggi, non capisco cosa cambi se sia waza o o-waza o nulla..
Che qualcuno voglia ancora provare su alcuni cadaveri ?((
(Il canale di Sicilia ne è pieno, ma non ne vedo lutilità..)(

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#9
Enrico Ferrarese

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    Dash Kappei

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grazie Gian, appena puoi fammi sapere, che sai, quell'ampliamento tutto particolare e precisino in questione del db è sempre nei miei pensieri, ed effettivamente questa informazione sul gruppo dotanuki volevo legarla ad una fonte autorevole, più che ad un lavoro di Shiller. sul fs che hai linkato te beta non vi è nessun riferimento al gruppo, ma solo a masakuni.

Cmq Gian il problema non sono solo i 25 anni, ma anche l'edizione del '44 del kk: sempre 248 restano... più di qualche perplessità la fa comunqie venire a dir poco

#10
betadine

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..a parte il cinismo, il mio)
? che influenza può avere nella ,,valutazione,, - non economica - il sapere se una lama sia wazamono o O-waza o superiore ?
Grazie

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#11
G.Luca Venier

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..a parte il cinismo, il mio)
? che influenza può avere nella ,,valutazione,, - non economica - il sapere se una lama sia wazamono o O-waza o superiore ?
Grazie

Ci si potrebbe anche chiedere: che influenza può avere nella valutazione il parere di un Fujishiro che classifica le lame nel modo che ben conosciamo ?

Un influenza pari a quanto si considera importante il parere di Fujishiro.

Immagino comporti una buona occasione, per gli studiosi, chiedersi: che aspetto ha una saijo saku ? E che differenze formali vi sono, avvertibili con la lama in mano, rispetto a una chu saku ?

Stessa cosa con le liste wazamono, etc.

Utilizziamo gli studi decennali di persone altamente qualificate, che hanno condensato questi studi in particolari classifiche, per cercare di capire meglio quali siano gli elementi che caratterizzano una spada veramente eccezionale da una ordinaria.
Sempre che ci si riesca, ovviamente !

Inoltre, questi sulla capacità di taglio, sono anche dati storici piuttosto interessanti poiché redatti quando ancora avevano un reale e pratico significato (più o meno..).

Comunque, al di là del prestigio degli autori che hanno scritto questi testi, è bene ricordare che ogni spada è un mondo a parte.
Se un forgiatore è classificato saijo saku, o saijo wazamono, non è detto che tutte le sue lame mostrino necessariamente la stessa stupefacente qualità e capacità di taglio (ovviamente questo ultimo dato sarebbe praticamente impossibile da verificare). Come pure non è detto che ad un autore chu saku non possa riuscire una lama eccezionale (in un giorno fortunato...). Questo fatto lo si può facilmente verificare una volta che si è riusciti a esaminare da vicino un buon numero di lame: anche in una carrellata di grandi nomi si possono osservare notevoli differenze qualitative. E non mancano le sorprese. Come poi è ovvio, vista la complessità di questo tipo di lavorazione.

Quindi occorre utilizzare questi dati, che sono in ogni caso importanti, con critico discernimento e non farsi accecare dalle etichette, per quanto prestigiose possano essere.
Questo a livello di studio, poiché sappiamo bene che a livello commerciale le cose funzionano diversamente.

#12
Enrico Ferrarese

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andando oltre alle sacrosante parole di Gianluca, che valore può avere un forgiatore che mediamente faceva lame saijo wazamono rispetto ad uno che faceva lame wazamono? beh, oltre al valore economico diverso anche per gli stessi samurai di 500 anni fa, aveva sicuramente un valore tecnico diverso, riguardante la media della massima capacità di taglio.


in ogni caso va sottolineato quanto gianluca ha specificato: ogni lama è cosa a sè.

Oltretutto il livello di taglio è solo una delle caratteristiche che un utilizzatore ricerca in una lama. Perchè i samurai dello shogun apprezzavano molto lame come le kashu-to, owari-to ecc? perchè essendo scuole e zone dove si forgiava in maniera piu o meno "rustica"? maneggevolezza e bilanciamento ci danno la risposta.

Alla stessa maniera aver accesso ad una lama in grado di tagliare bene e a fondo, era per i samurai per primi aver accesso ad uno strumento migliore.

#13
Enrico Ferrarese

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e raccogliendo l'invito di gianluca posso confermare che *alla mano* la migliore delle mie lame non sia quella con i gradi fujishiro e kk più elevati (jo saku/ryo wazamono).

#14
betadine

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.. intanto grazie.
Per uno studente della materna alcuni concetti stanno ancora nellombra.
Arrivavo alla capacità di taglio e forse di maneggevolezza (perché, forse, non sempre le due cose viaggiano congiunte) ... quello che avevo in testa era che tali prove (spalla, spalla + torace, spalla/anca, ecc) erano in uso per un determinato periodo .. abbastanza recente (1600/1700, se rammento bene).
Da ciò la mia (sciocca) domanda...
si son fatte prove anche su lame del ,,Nanbo,, o precedenti??
Comunque grazie per le Vs interessanti spiegazioni.

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#15
getsunomichi

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Per quanto riguarda il design delle lame, con ciò intendo l'ergonomia accoppiata alla gradevolezza estetica, sono tutti più o meno concordi nel dire che la stabilità politica dello Shinto, con un pressoché azzeramento delle grandi campagne belliche, porto ad un piuttosto ovvio declino qualitativo.
La spada divenne status symbol e moda e l'uso venne messo piuttosto da parte.
Le capacità di una determinata scuola venivano affidate al campione di turno, che le recensiva.
Così tutti incominciarono a volere la racchetta da tennis di Federer, che in realtà le partite di tennis le vince anche con la racchetta dell'oratorio. Ne abbiamo talora parlato anche qui.
Gli Hon'ami hanno fatto le loro recensioni sportive, orientando il pubblico ed il mercato.
Avessero o meno ragione, contava il giusto.
...E se Ferrari è il meglio, Ferrari è il meglio.
Magari, al contrario, per salire in montagna su sentieri sterrati occorre altro...
Dopo il seicento non ci fu un uso di campo tale da sollecitare e richiedere alte prestazioni.
Nessuno, per conseguenza, osò più affermare che il Re poteva essere nudo.
A che pro?!? Per dare del cretino al Tokugawa di turno e ai suoi stimati incaricati della qualità?!?!?
Si dice fosse famiglia piuttosto suscettibile...

Talora mi diverto ad immaginare Musashi, un uomo che ha lasciato per iscritto che collezionare spade e oggetti antichi non va affatto bene per chi fa il guerriero di professione, che prende oggi in mano una spada del settecento con un hamon che riproduce un fiore o un vulcano che occupa mezza lama... non oso immaginare l'uso che avrebbe fatto del certificato che accompagnava l'oggetto, magari redatto dal "Federer" d'epoca di turno, capace di fendere un capello solo con lo sguardo.

月の道

#16
betadine

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... un ,,bo,, ben compreso non ha waza che tenga.
Come dire: sanbon zuki. .. ... (dipende dal l'animale che hai davanti.))
Ma questa è unaltra storia, che nulla ha a che vedere con lo studio.. si narra di vita e di morte.
Resta per me il dilemma.. ??e prima dei waza test??

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#17
getsunomichi

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Quel che cercavo di suggerire è che questi test sui cadaveri lasciano un po’ il tempo che trovano.
Una volta uscita dalla mano di un bravo Togishi, la capacità di tagliare è sostanzialmente legata a chi ha in mano la spada (certo, se invece di fidarsi del solo test secco di taglio si fosse interrogato il Togishi, le informazioni sulla qualità del manufatto a lui sono ben chiare...).
Perché se non c’è modo di provare la lama in guerra, non c’è modo di sapere se la lama si riaffila facilmente, se taglia bene, se il filo dura a lungo mantenendo la capacità di taglio, se il filo e fragile, se la lama non stanca quando si è impegnati a lungo perché ben bilanciata ed altre amenità che il semplice taglio di un cadavere o di un condannato a morte non dice.
Se si è in Guerra questi espedienti sono inutili. Non c’è necessità di test.
Sono quelli che tornano dal campo a dire cosa non va, superando di gran lunga ogni test di laboratorio.
Che per esempio un suguha è complessivamente fragile, in modo che a qualcuno venga in mente di sviluppare un midare.
I Waza test nascono per supplire, almeno parzialmente, all'utilizzo reale. Diventano perciò necessari in pace.
Ma come tutti i test, non sono la stessa cosa della realtà.
月の道

#18
Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

    Keiji

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Che dire.. ho appena visto esposta al museo di Kumamoto, oltre ad una fantastica Enju.. una katana di Dotanuki Masakuni, non ne avevo mai ammirate dal vivo, e devo dire che mi è proprio piaciuta, aveva una hada molto particolare con una sorta di utsuri che a metà lama era quasi a forma di "notare"!! Non era possibile far foto, ma vedo di recuperare un'immagine di lei dal catalogo .
Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"




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