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    • Vero. (per chi seguirà i tuoi passi.. Nihonbashi, Chuo, Tokyo)        
    • Purtroppo le traduzioni automatiche dal giapponese, al di là delle frasi “marinettiane” a volte molto evocative, sono spesso totalmente fuorvianti. Faccio un esempio. Un paio di anni fa, girellando nei pressi dell’albergo ove alloggiavamo durante uno dei nostri soggiorni a Tokyo, trovai un piccolo ponte ferroviario ormai inglobato dalle costruzioni moderne e una grande targa commemorativa; spinto dalla curiosità utilizzai il traduttore di Google che una volta tanto mi fornì informazioni “ragionevoli”: la targa indicava che quel ponte era parte di una delle cinque antiche strade che collegavano Tokyo a Kyoto, la celeberrima via chiamata Tokaido. Molto entusiasta della scoperta, qualche giorno dopo mostrai, per caso, la foto della targa ad un amico giapponese. Il quale mi disse che...nella targa non vi era alcun riferimento alla via Tokaido.  Se non avessi fatto la verifica, sarei rimasto convinto di una informazione totalmente errata. Per inciso, la via Tokaido arriva effettivamente in tutt’altra zona della città, rispetto a dove si trova la targa. Per me resta inspiegabile il motivo per il quale il traduttore la citasse inequivocabilmente, tuttavia... Quindi occorre avere sempre molta prudenza nel tradurre dal giapponese fidandosi dei traduttori automatici, per evitare castronerie anche notevoli.    
    • .. intanto grazie per l'attenzione. Ho integrato/modificato qualcosa.. per il resto è moooolto difficile. Tanto per.. confonderci insieme.  Quasi come per la lingua cinese, dove ogni vocale ha cinque modi (o accenti) per essere proferita, ed a ogni variazione corrispondono significati differenti, nella lingua giapponese anche la posizione di "una particella" cambia, se non stravolge del tutto, il senso della frase.  Il già citato caso di "ao" che indica il colore blu o il verde (non tutti i tipi di verde..) - 青 kanji; あお hiragana - può diventare pallido o inesperto.. La mia pseudo-tutor (non per perchè non sia brava, anzi e un super-tutor; son io che frequento poco..)  trova talvolta difficoltà nelle parti che richiamano "temini specifici di una lama" .. dove il sori (反り) è "un ordito o una deformazione" e son io, volutamente, che non interpreto e lascio le frasi "elementari" così come mi escono dalle interpolazioni tra i traduttori e le mie piccole interpretazioni tra kanji o "scritto", lasciando libero il senso (che talvolta pare non esserci). Comunque, mi fa piacere che l'argomento, tra leggenda e realtà, continui a farci discutere.. ora un buon tè verde ci delizierà la digestione  こんばん わ (konban wa, che significa anche .. vabbè, lo scopriremo vivendo..))      
    • Io non lo metterei in OT. La storia di questa forgiatrice è comunque interessante e la si potrà approfondire.  Casomai cambierei il titolo, indicando il suo nome, e darei una bella riguardata alle traduzioni. Nell’occasione dell’evento INTK di Scarperia di qualche anno fa, durante l’intervista a Yoshindo Yoshihara uscì fuori l’argomento, ossia sulla possibilità di una “forgiatrice donna”. La sua risposta fu:”Forse ne è esistita una, ma è leggenda. Nulla vieta che possa esserci in futuro”. Ignoro le motivazioni di Yoshindo ma è sempre possibile chiedergli ulteriori lumi. Proverò anche a chiedere in NBTHK.  
    • “si prega di chiamare il cormorano” Dei figli del principie Ninighi, due si assumeranno il compito di migliorare la terra. Hiko-ho-ho-demi e Ho-deri dispongono entrambi di talenti oltremodo preziosi per una terra agli inizi: Ho-deri è in grado di catturare qualsiasi pesce del mare, mentre in montagna Hiko-ho-ho-demi fa centro su qualsiasi capo di selvaggina.    Non si sa perchè essi decidano di punto in bianco di scambiarsi le parti: il pescatore si fa cacciatore, il cacciatore si fa pescatore. E nessuno piglia più un fico secco! Ho-deri chiede al fratello di restituirgli il suo ottimo ami. Ma Hiki-ho-ho-demi, nei suoi tentativi di pesca, ha smarrito l'amo. Frantuma allora la spada in mille pezzi, e li offre al fratello affinchè ne ricavi altrettanti ami.  Ho-demi non ne è soddisfatto. Rivuole il suo amo, quello che pescava qualsivoglia pesce.  Hiko-ho-ho-demi non sa più che cosa fare e si dispera. E' il kami del Sale marino a venirgli in soccorso: -Imbarcati su questo battello e va a consultare il kami del Mare. Per trovare il suo palazzo, non hai che da seguire la rotta che l'acqua traccerà per te. Là troverai un pozzo: appostati sull'albero che si trova accanto. Hiko-ho-ho-demi, ben appostato sull'albero vede sopraggiungere alcune ragazze. Vengono ad attingere acqua. -Datemi un filo d'acqua ragazze!- chiede loro. Ammirate, ma senza darlo a vedere, dalla bellezza del giovane, gli porgono una delle giare. Lui stringe tra identi un gioiello che portava al collo e lo fa cadere nell'acqua.  Anzichè scivolare sul fondo, il gioielli si ferma sull'orlo della brocca. Alle ragazze tutto ciò pare strano. Riferiranno quel fatto alla loro padrona, la principessa figlia del kami del Mare. La principessa esce, vede il bel giovane e sente palpitare il cuore. Sceso dall'albero, Hiko-ho-ho-demi entra nel palazzo del kami del Mare e viene accolto con gioia.. L'anziano kami ha capito di trovarsi dinanzi all'erede di Amaterasu, destinato a diventare il signore della Terra. Hiko-ho-ho-demi sposa la principessa e vive laggiù, nel mare- per tre anni abbondanti. Passati i quali, emette un sospiro..  -Perchè sospiri, mio signore? Hiko-ho-ho-demi s'è ricordato a un tratto di esseri spinto laggiù in cerca dell'amo di suo fratello.  Il kami del Mare convoca allora i pesci.. -Qualcuno di voi ha forse veduto quell'amo? Uno dopo l'altro, tutti pesci negano. D'improvviso, un lampo di genio..  -L'orata lamenta di avere mal di gola da qualche anno. Si convoca l'orata, e cosa le trova in gola? L'ottimo amo. Hiko-ho-ho-demi può così ripartire.  La moglie di Hiko-ho-ho-demi è incinta. Promette di raggiungerlo sulla terra, quando il bambino starà per nascere: mio figlio, in quanto figlio del signore della Terra, non deve nascere in mare. Prima di ripartire, Hiko-ho-ho-demi riceve in dono dal kami del Mare due potenti gioielli. Il primo induce del flusso delle maree, il secondo il riflusso. Hiko-ho-ho-demi viaggia sul dorso di un'enorme pescecane e rimette infine piede a terra... senza perdere altro tempo, rende l'amo al fratello. Ma costui, forse infuriato a causa della lunga assenza, gli dichiara guerra. In quell'occasione, hiko-ho-ho-demi si serve dei suoi gioielli, ma allo stesso tempo minaccia di annegare il fratello, facendogli montare le acque attorno...  effettivamente, Ho-deri sta per essere sommerso. Vedendosi perduto, implora Hiko-ho-ho-demi.. e questi pone mano al secondo gioiello e fa indietreggiare il mare. Ho-deri intuisce allora i mirabolanti poteri di Hiko-ho-ho-demi e si sottomette senza indugio. La principessa del Mare intanto, nel palazzo, sente di essere prossima al parto e chiede alla sorella di accompagnarla ne viaggio che le condurrà in terra. Ambedue s'imbarcano sul dorso di una tartaruga marina, che trasporta le passeggere verso la riva in un mare di schiuma..  L'imbarcazione sprigiona un raggio che illumina il mare. Per nulla provata dal viaggio, la principessa parla così al marito Hiko-ho-ho-demi, giunto a riceverla sulla spiaggia: -Mio caro signore, qui metterò al mondo tuo figlio. Ma prima di farlo, costruirò la camere in cui nascerà. In men che non si dica, la principessa costruisce una casetta senza finestre..   Il tetto è di piume nere e leggere, quelle che i cormorani lasciano sulla spiaggia. -Fatti da parte!- dice a Hiko-ho-ho-demi. - le ragazze dalle mie parti usano assumere, al momento del parto, la sembianza di un essere marino.. Così farò anch'io, ma in quello stato non mi dovrai vedere. Prometti! Benchè Hiko-ho-ho-demi prometta, la curiosità lo divora. Strofinando un dente del suo pettine, illumina per un attimo la casa senza finestre dal tetto di piume di cormorano. A quel punto la principessa, vede un enorme mostro coperto di squame brillanti che si dibatte a più non posso. -Ahimè- dice la principessa -non hai mantenuto la parola.  Se tu l'avessi fatto, i nostri figli sarebbero potuti vivere sia in terra che in mare. Oramai non è più possibile. E io debbo tornare al palazzo di mio padre. Avvolge allora il bimbo neonato in un abitino fatto di erbe marine e lo affida in custodia alla sorella con cui era venuta a cavallo della tartaruga.. poi si allontana, dispiaciuta di abbandonare così suo figlio. Si narra che due rocce della costa abbiano assunto la forma dei suoi seni, e siano tuttora umide.. quasi perdessero goccie di latte. La zia, rimasta con il bimbo, lo protegge dai granchi sbucati dalle rocce e, in mancanza di latte materno, lo nutre con una pappa di germi di grano zuccherato. La ricetta è stata tramandata, e serve tutt'oggi a preparare certi dolcetti molto apprezzati dei piccoli giapponesi. Il bimbo, venuto al mondo sotto il tetto di piume di cormorano, cresce. Giovane adulto, sposa la zia che lo ha nutrito. Dall'unione nascono quattro figli. Ormai la terra è consolidata ed è unita al cielo, da quando il principe Ninighi vi ha portato i celesti germogli di riso, lo specchio, la spada e gli altri tesori. Ormai un uomo può diventare l'imperatore. Sarà il quartogenito del bimbo venuto al mondo sotto il tetto di piume di cormorano ad assumere per primo il titolo. Nelle cronache, è chiamato Jimmu-tenno. In Giappone lo si reputa il fondatore della dinastia imperiale che in seguito regnerà sul paese. L'odierno imperatore è suo lontano nipote, e dunque nipote del principe Ninighi e di sua altezza celeste Amaterasu. Dunque l'imperatore del XXI secolo, discende direttamente dal cielo e dal tempo in cui il mondo è stato creato da due pescatori celesti, Izanagi e Izanami, la cui intera storia è stata qui narrata.   .... quindi.. tutto sommato, quando prepari una tazza di tè e sei affranto, rammenta dentro di te del cormorano (o ricorda del suo tetto di piume) ..e un bagliore illuminerà il momento.   (sicuramente so poco della spada giapponese, ma penso che sia comune aver compreso che un giapponese «dice per non dire e sta in silenzio o fa "una faccia" per affermare.. o lasciarci intendere che ....») Col massimo rispetto e con affetto ti saluto, Gianluca san.  (ora penso berrai con più gioia il tuo tè verde comprato in un tempio di Kyoto.   p.s.  ora penso sia meglio spostare la discussione in OT p.s.2  per ora continuo con diletto lo studio del giapponese, ma prometto che in una delle prossime vite mi dedicherò maggiormente allo studio della spada giapponese.. e un pò meno dell'intorno.
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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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