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Il pennello e la spada

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Ho appena finito di leggere, il libro il pennello e la spada di : Leonardo Arena , specie il capitolo l'androgino sublime mi ha lasciato alquanto perplesso ,si evince che siccome la donna fosse in relazione all'uomo in una posizione di inferiorita' la relazione con essa fosse considerata di basso livello , a tal ragione specie nell'era togugawa venivano incitati e tollerati i rapporti tra uomini , prassi a detta dell'autore che veniva applicata alla classe samurai e addirittura il famoso Musashi ne sia stato incline , direi a dir poco che un mito a parere personale a tal punto sia sottoposto ad una caduta direi alquanto rovinosa, nel senso e nel rispetto della persona e delle scelte personali non giudicabili , ma un Musashi cosi non riesco ad immaginarmelo. Riporto a tal proposito una stessa questione sollevata da un utente sul sito Giapponizzati , questione riportata gia' qualche anno fa :

 

Grazie anche al film, The last Samurai, la figura del guerriero che combatteva, incutendo timore al suo solo passaggio, e’ ben salda nella mia mente. Leggendo un libro di storia giapponose ho scoperto un altra loro qualita’. Durante il periodo Togugawa, vi era una forte influenza del confucianesimo cinese ovviamente modificato per le esigenze giapponesi. Questo faceva sentire la sua voce anche nel campo delle relazioni tra i sessi. Un libro, l’Onna Daigaku (I grandi insegnamenti per le donne), del 1716 parlava delle “cinque infermita’” della donna:
1) indocilita’
2) insoddisfazione
3) calunnia
4) gelosia
5) stupidita’
Questo poneva il sesso femminile in una condizione di netta inferiorita’ rispetto all’uomo, e si pensava che queste infermita’ fossero presenti in sette o otto donne su dieci. L’opinione negativa circa le donne e’ una delle ragioni per cui molti samurai, se non tutti, sceglievano relazioni omosessuali. Inoltre, in base alla filosofia cinese yin e yang, osservata da alcuni, l’unione troppo frequente con la donna yin, poteva seriamente indebolire l’uomo yang. I confuciani e lo shogunato non approvavano l’omosessualita’, ma chiudevano un occhio. Lo shogunato era particolarmente incline alla tolleranza, perche’ nel caso del Giappone, nelle relazioni omosessuali maschili si rifletteva la gerarchia sociale, e cioe’ la parte dell’uomo era sempre interpretata dalla persona di rango piu’ alto.
Era quindi un’omosessualita’ in un certo senso che dipendeva dall’estremo maschilismo dei samurai. Ma e’ strano come l’essere troppo uomo alla fine fa diventare donna.
Comunque ho visto che Nagisa Oshima ha affrontato il tema in Gohatto, film del 1999.
Chiedo a tal proposito a chi ne sa certamente di piu' di far luce su come siano andate storicamente le cose.

Il pino proietta la sua ombra sul muro.

La luna riflette sull'acqua.

Davvero non siamo nulla.

Sia il cielo e dare un lungo grido

 

 

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Ho letto anche io lo stesso libro, e sebbene fossi già al corrente di questo modo di vivere la sessualità da parte dei samurai, leggendo questo capitolo del libro sono rimasto molto sorpreso.
Sottolineando comunque il fatto che ognuno è libero di vivere la propria sessualità come meglio crede, non mi sarei mai aspettato che avere relazioni omosessuali fosse così frequente tra i samurai. Un'altra cosa che mi ha lasciato ancora più sorpreso è che non disdegnavano, anzi cercavano (come scritto nel libro) di avere rapporti con giovani ragazzi che avessero tratti del viso più simili a quelli di una donna.

 

Se non altro, va riconosciuto (per quanto riguarda questo aspetto) che la società di allora era molto più avanti rispetto ai giorni nostri in cui gli omossessuali non sono ancora accettati del tutto.

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Ho sempre visto il samurai , come un pazzo dedito alla perfezione , sia marziale che dell'onore , ovvio tutti gli uomini non sono uguali ma chi abbraccia uno stile di vita si attiene a delle regole ben precise, non posso concepire un Giappone storico e mi riferisco alla classe guerriera simile all'antica grecia , dall' hagakure e dalle numerose citazioni si attingono regole sia di pensiero che di azione , se una classe guerriera dedita alla perfezione personale e marziale si lasciasse assorbire dalla via dell'amore e della sensualità' quali opere ed imprese eroiche ne potrebbero venir fuori , l'unico scopo è la morte onorevole ricercata sul campo di battaglia , un uomo che aspira a questo puo' aspirare ad altro'? E' una mia riflessione personale , maa , si dovrebbe approfondire storicamente una tale questione.


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............................... e mi riferisco alla classe guerriera simile all'antica grecia , ................................

Nell'antica Grecia "stretti" rapporti tra discepolo e tutore, tra amici, tra guerrieri, .... erano considerati assolutamente normali.

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Nell'antica Grecia "stretti" rapporti tra discepolo e tutore, tra amici, tra guerrieri, .... erano considerati assolutamente normali.

Ciao Paolo per l'appunto non riesco a vedere similitudini ed analogie tra la classe guerriera samuraica e quella dell'antica grecia , perlomeno non l'ho mai concepita , e storicamente vorrei approfondire.


Il pino proietta la sua ombra sul muro.

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Su tali tematiche ho talvolta l'impressione che si finisca per fare riflessioni morali su un contesto molto lontano (temporalmente e geograficamente) da quello a cui appartengono i nostri parametri di giudizio.

 

Intanto l'omosessualità oggi è considerata una tematica appartenente all'ambito privato ("ognuno è libero di vivere la propria sessualità come meglio crede" qualcuno nei precedenti post commentava), mentre in contesti come la Grecia Classica, la Roma Imperiale, e il Giappone Feudale, in taluni casi assumeva connotazioni anche sociali.

 

Detta in parole povere per qualcuno poteva non esserci affatto "libertà", intesa come la vediamo oggi noi, sia talvolta per costrizioni esterne, altre volte per costrizioni interne non meno forti.

 

Ricordo di aver letto un racconto giapponese di un giovane samurai tanto affezionato ad un amico di infanzia che, alla sua morte, si sente in dovere di prenderne il posto nella relazione omessuale con uomo più anziano, pur provando profonda angoscia per tale difficile scelta. In tale storia non c'è nulla che riguardi l'eros, ma solo una particolare interpretazione del senso del dovere (Giri).

 

Basandosi sugli stessi parametri morali che applichiamo per giudicare tali comportamento, dovremmo allora essere infastiditi anche da tante altre cose, come ad esempio il fatto che esistessero caste sociali in barba all'amore modernista per la democrazia, oppure che per i nobili fosse giudicato etico (e in taluni casi dovuto) il suicidio rituale al punto di idealizzarlo come valore nazionale.

 

A mio avviso la storia e le altre culture (anche contemporanee) vanno studiate con una notevole apertura mentale, per sviluppare la quale varrebbe la pena si soffermarsi a pensare su cosa, tra qualche centinaio di anni, potrebbe essere considerato poco accettabile della nostra società; e temo basterebbe utilizzare anche gli attuali parametri etici per giungere a qualche ipotesi.


Gisberto (ex nick Koala)

 

Persevera nell'addestramento come se fossi una spada che deve essere forgiata con il più puro dei metalli. (Takuan Soho)

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Grazie della risposta, Gisberto ognuno è libero di se stesso parto da questo principio , antiche culture ed usanze , spazi e tempi diversi, etica morale religiosa differente ecc, il discorso è molto ampio e vasto , ho sempre percepito in genere il samurai come un essere freddo incline solo alla perfezione di ogni gesto , nell'ultimo samurai la donna che ha perso il marito in battaglia deve accudire l'uccisore del marito , tutto è incline alla regola ed al proprio codice , ovvio parlo di un film ma rispecchia bene tale concetto " La via della spada del samurai è la costante ricerca della perfezione " Perfezione intesa come negazione delle istintualità' legate agli impulsi dei sensi ed esaltazione di qualità legate alle regole, al sacrificio ed alla ricerca della via Do , tutto questo nella lettura del libro e nel capitolo enunciato sopra non mi torna.


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In una realtà dove tutto è profondamente marziale, dove si insegue la battaglia e lo sconfiggere il nemico come massimo ideale, oltre il rispetto della propria stessa vita, che rispetto può avere la figura di una donna?

E' debole, non sa e non può combattere. Promuove insitamente nella sua figura la famiglia, la conservazione e la generazione della vita.

E' abbastanza normale che persone che si immaginavano di morire ogni mattina appena svegli per essere pronti a combattere vedessero nella donna un peso ai loro ideali e un freno alla filosofia prepotente e autodistruttiva del coraggio fino alla morte.

In tale ottica si può comprendere come le donne non solo fossero bistrattate socialmente, ma anche private del fascino e della bellezza proprie della loro natura.

Sempre da questo punto di vista invece, un uomo superiore nella gerarchia, più avanti nel "do", esercitava un fascino notevole e rispecchiava ideali più alti.

Tale punto di vista, quindi, unito a una tolleranza a tutti i livelli sia religiosi che sociali, ha permesso allo shudo (l'omosessualità gerarchica tipica della casta samurai) di essere una pratica abbastanza diffusa e accettata.

 

Dal punto di vista più universale inoltre, bisogna considerare le condizioni delle realtà militari, dove di donne non se ne vedevano neanche con il binocolo per lunghi periodi, del fatto che l'intera casta samurai, in tutti i suoi impegni quotidiani, era formata esclusivamente da uomini, che vedevano donne solo nelle loro mogli.

IN situazioni così strette e particolari, di nuovo, credo che ci sia territorio fertile per una particolare forma di sessualità come lo shudo.

Sempre dal punto di vista più generale, in ambienti militari, di ristrettezze sociali, l'omosessualità tra i guerrieri è sempre stata diffusa, basti pensare ad Alessandro il Grande o a un enorme numero di condottieri Romani.



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