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Francesco Marinelli

Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone - Genova

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Il Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone di Genova, situato all'interno di Villetta Di Negro - Piazzale Mazzini n° 4, è una delle più importanti collezioni di arte orientale in Europa. Esso conserva l'intera collezione del pittore ed incisore Edoardo Chiossone, nativo di Arenzano (in provincia di Genova) ma che, dopo la gioventù trascorsa a Firenze, passò buona parte della sua vita in Giappone, dirigendo l'Officina imperiale di carte e valori di Tokyo.

In tarda età Chiossone divenne - grazie alla sua preparazione e competenza, ed alla stima personale che riscuoteva presso l'élite politica e culturale nipponica - un appassionato raccoglitore e conoscitore d'arte giapponese.
Poté così formare un'importante collezione di circa quindicimila pezzi (poi donata al Comune di Genova), facilitato dall'abbandono in quell'epoca del sistema feudale giapponese, trasformazione che portò al dissesto finanziario di molte famiglie aristocratiche, che misero in vendita oggetti gelosamente custoditi da secoli, di cui Chiossone fece incetta.
La sua raccolta comprese numerose armi e armature, ma anche bronzistica cinese e giapponese, smalti, ceramiche, tessuti, lacche e maschere teatrali.
L'incisore lasciò nel suo testamento le collezioni alla città di Genova, dove giunsero, in 96 casse, nel 1899.
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Il Collezionista e il suo tempo
Edoardo Chiossone (Arenzano 1833 - Tōkyō 1898), professore di disegno e incisione diplomato presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, si trasferì in Giappone dietro invito del Governo Imperiale del Giappone, che gli offrì un contratto come istruttore speciale e responsabile della divisione incisoria della nuova Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze (Ōkurashō Insatsu Kyoku). Durante circa 24 anni di permanenza in Giappone (1875-1898) Chiossone disegnò e incise circa 500 lastre relative a francobolli e banconote, bolli di monopolio, obbligazioni e titoli di stato. A lui è unanimemente riconosciuto il merito di avere plasmato l’imagerie della finanza pubblica giapponese dell’epoca moderna. Chiossone creò inoltre la ritrattistica ufficiale in stile occidentale di significato e uso politico e diplomatico e, infine, contribuì a fondare una concezione aggiornata del patrimonio culturale giapponese e della sua rappresentazione per immagini.
L’importante posizione di Chiossone in seno all’apparato centrale dello stato gli aprì un ambiente di conoscenze, amicizie e relazioni culturali di prim’ordine. La sua estesa e profonda preparazione ed esperienza in campo artistico e storico stimolò fin dall’inizio del suo soggiorno un profondo interesse per l’arte giapponese, che in quell’epoca di grandi mutamenti economici e socio-politici abbondava sul mercato antiquario.
Tutti i settori delle arti figurative e decorative sono presenti nelle collezioni formate da Edoardo Chiossone, che le destinò con legato testamentario all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, luogo della sua giovanile formazione artistica e culturale, affinché le esponesse e le rendesse accessibili al pubblico.
Vissuto in Giappone nel più fervido e fecondo periodo formativo della Restaurazione imperiale Meiji (1868-1912), Chiossone fu uno degli artefici della modernizzazione e contribuì all’internazionalizzazione della cultura nipponica. L’incisore genovese fu insignito di due Ordini Imperiali al Merito, il Sol Levante (Kyokujitsushō di quarta classe nel 1880) e il Sacro Tesoro (Zuihōshō di terza classe nel 1891).
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Le collezioni Chiossone e le loro vicende espositive
Caso rilevante nel panorama internazionale del collezionismo d’arte giapponese del secolo XIX, le collezioni Chiossone furono formate in Giappone da un solo uomo durante un periodo continuativo di circa 24 anni (1875-1898), coincidenti con l’epoca cruciale e fervida della modernizzazione. Mai smembrato né diviso, questo importante patrimonio comprende pitture, stampe policrome e libri illustrati, sculture e suppellettili liturgiche buddhiste, oggetti archeologici, bronzistica, monete, lacche, porcellane, smalti cloisonné, maschere teatrali, armature e armi, strumenti musicali, costumi e tessuti, complementi dell’abbigliamento maschile e femminile.
Pitture, stampe, lacche, tessuti e sculture lignee sono esposti a rotazione nel rispetto dei principi di conservazione preventiva.
Le vicende espositive del Museo, dal 1898 a oggi, corrispondono a quattro periodi.
1905-1948
Inviate a Genova dopo la morte di Edoardo Chiossone (11 Aprile 1898), le collezioni furono riordinate e allestite in pubblico museo a cura di Alfredo Luxoro (1859-1918) al terzo piano del Palazzo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Il 30 Ottobre 1905 Vittorio Emanuele III Re d’Italia inaugurò il Museo d’Arte Giapponese “Edoardo Chiossone”, che rimase aperto in quella sede fino al 1942. Causa il recente scoppio della Seconda Guerra Mondiale, lo stesso anno l’intero patrimonio artistico fu imballato e sfollato a spese e cura del Comune di Genova, che nel dopoguerra, in virtù di una clausola testamentaria, ne divenne proprietario.
1948-1971
In adempimento alle condizioni del testamento, il Comune di Genova nel 1948 deliberò la progettazione e costruzione di un apposito edificio, da destinare a sede stabile e definitiva del Museo: questa circostanza fa del Chiossone il primo museo italiano appositamente deliberato e costruito nel periodo postbellico a cura e spese di una pubblica amministrazione. L’area della costruzione fu individuata nel luogo dell’antica villa neoclassica del marchese Gian Carlo Di Negro (1769-1857) che, situata all’interno dell’omonimo parco comunale, era stata rasa al suolo dal bombardamento navali anglo-americano del 1942. Il parco era stato creato ai primi del secolo XIX dal marchese Di Negro, che riconvertì un bastione delle cinquecentesche mura di Santa Caterina a fini residenziali, stabilendovi la propria abitazione. Con l’intento d’impartire al luogo quella pregevole aura intellettuale e quello squisito carattere di “pacifico asilo delle Muse” che meritarono le fervide lodi dell’Alizeri, nella prima metà del secolo XIX Di Negro svolse nella sua villa un programma di mecenatismo intellettuale e letterario esteso all’intera Europa.
Affidata la progettazione all’architetto Mario Labò (1884-1961), la fase costruttiva iniziò nel 1953 e fu compiuta nel 1970. La collocazione del Museo all’interno del parco della Villetta Di Negro è davvero privilegiata. Immerso nel verde giardino che domina l’ottocentesca Piazza Corvetto, il Museo Chiossone si trova nel pieno centro di Genova e, tuttavia, occupa una posizione appartata e magnificamente panoramica. Dal camminamento terrazzato che fiancheggia il Museo sul lato sud-ovest, si gode la veduta della città antica, con la distesa dei grigi tetti d’ardesia, i campanili e le torri medievali stagliati sullo sfondo azzurro del Mar Ligure.
L’edificio museale è una pièce d’architettura razionalista in cemento armato con rivestimento esterno in cotto maiolicato, formato da un avancorpo con tetto a terrazza, sede della biglietteria e del bookshop, e da un corpo principale costituente il museo - magnifico spazio a volume unico con un salone rettangolare al piano terreno e sei gallerie a sbalzo sulle due pareti lunghe, collegate da rampe di scale formanti un percorso continuo.
L’allestimento espositivo fu affidato nel 1967 all’ingegnere Luciano Grossi Bianchi, che lo progettò e lo realizzò in collaborazione con Giuliano Frabetti, Direttore del Museo Chiossone dal 1956 al 1990, e Caterina Marcenaro (Genova, 1906-1976), Direttore del Settore Belle Arti del Comune di Genova.
1971-1998
Inaugurato il 7 Maggio 1971 e da allora sempre regolarmente aperto al pubblico, il Museo ha mantenuto il medesimo allestimento fino al Febbraio 1998. Il percorso museografico del 1971, accompagnato da sintetici sussidi descrittivi, consisteva di una selezione di opere tratte dalle diverse categorie presenti nel patrimonio museale, ordinate parte per tipologie, parte per classi di materiali e tecniche. Dopo il ritiro in pensione del Direttore dott. G. Frabetti nel 1990, la direzione fu affidata nel novembre 1993 all’attuale responsabile, dott.ssa Donatella Failla, che già da più di 11 anni lavorava al Museo Chiossone come specialista incaricata dall’Ufficio Musei della Regione Liguria.
1998-oggi
Ricorrendo l’11 Aprile 1998 il centenario della scomparsa di Edoardo Chiossone, l’esposizione permanente è stata completamente rinnovata, dotando il percorso museografico di nuovi apparati didattici e illustrativi. Questo nuovo percorso museografico illustra i principali fenomeni della storia della cultura artistica del Giappone e i suoi rapporti con l’Asia Orientale Continentale: l’Antichità, l’avvento e l’evoluzione della metallotecnica, il Buddhismo, la civiltà dei samurai, lo sviluppo delle arti decorative nel periodo Edo (1600-1868) sono i principali argomenti presentati per classi tematiche e tecniche, così da evidenziare gli impianti disciplinari ed estetici delle varie arti sul più ampio sfondo comune di storia e cultura. Considerata la loro grande bellezza ed efficacia comunicativa e culturale, sono rimasti pressoché immutati gli allestimenti espositivi della grande scultura buddhista e delle armature, situati rispettivamente nel salone principale al piano terreno e nella quinta galleria.
Nel 2001, grazie al contributo finalizzato della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, sono state ristrutturate e allestite con innovativi impianti espositivi le due gallerie ai piani superiori, destinate ad ospitare mostre temporanee ed esposizioni a rotazione del patrimonio museale.
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Un museo a vocazione internazionale: mostre, attività culturali e scientifiche, di catalogazione e di restauro
Il Museo Chiossone e le sue collezioni costituiscono una grande potenzialità per la crescita culturale e gli scambi tra Genova, il Giappone e gli ambienti attivi nel mondo nello studio dell’arte e della cultura giapponese. Molto apprezzate e conosciute in tutto il mondo sono le raccolte di pitture, stampe policrome e libri illustrati dei secoli XVII-XIX, oltre alle lacche, ai bronzi, alle porcellane.
Negli ultimi 16 anni la Direzione del Museo ha sviluppato intensi rapporti di collaborazione e partnership scientifica ed economica con enti giapponesi, in particolare con la Japan Foundation, l’Istituto Nazionale per la Ricerca sui Beni Culturali di Tōkyō e la Fondazione Sumitomo, organizzando programmi di conservazione e restauro che dal 1997 ad oggi hanno fruttato la riqualificazione di oltre 50 dipinti e di un prezioso stipo in lacca e madreperla.
Inoltre, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Letteratura Giapponese, l’Università Hōsei e le Università di Kyōto e Tōkyō, in corso di svolgimento programmi di ricerca e catalogazione specialistica su svariate sezioni delle collezioni.
Oltre alle numerose attività espositive in sede, la Direzione del Museo ha organizzato e prodotto rassegne tenute in altre sedi: presso il Palazzo Ducale di Genova una mostra di lacche (1996) e una di dipinti e stampe Ukiyoe (2005); presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma una mostra antologica su Edoardo Chiossone collezionista (1996); in collaborazione con il Giornale di Kōbe una mostra di dipinti e stampe Ukiyoe itinerata in cinque musei pubblici giapponesi (2001-2002).
Il Museo Chiossone svolge inoltre un’intensa attività come prestatore d’opere a mostre di livello e importanza internazionali in Italia e all’estero.
Il Museo Chiossone organizza cicli di attività culturali dedicate al Giappone, comprendenti conferenze e gallery talks, corsi di cerimonia del tè (chanoyu) e composizione floreale (ikebana), feste per l’infanzia, spettacoli di teatro classico Nō.
Sono numerose anche le attività musicali e concertistiche, organizzate presso il Museo dall’Associazione Amici del Carlo Felice e del Conservatorio “Nicolò Paganini” oltre che dalla Fondazione Spinola.
(Testi a cura della Dott.ssa Donatella Failla - Direttore del Museo d’Arte Orientale "E. Chiossone")
Questo un breve servizio su una recente mostra al museo:
Qui indicizzate alcune opere: http://www.museidigenova.it/it/opere/600
Questa una recensione del 2010 di Mauri:
"Fu il primo museo Orientale pubblico in Italia (1905) e al suo interno il percorso museale permette di capire i principali fenomeni della storia e della cultura dell'arcipelago giapponese ed i suoi rapporti con l'Asia Orientale Continentale dall'antichità al Buddismo, il periodo dei samurai e lo sviluppo delle arti applicate e dell'alto artigianato del periodo Edo, al suo interno grandi sculture bronzee buddhiste, vasi policromi e lanterne, reperti archeologici, rari esempi di bronzistica e corredi tombali della preistoria, specchi cinesi e giapponesi, suppellettili liturgiche e bronzetti buddhisti, tsuba di pregevole fattura oltre ad altre koshirae, una lama dritta presumibilmente da tumulo del VI secolo, maschere del teatro No e Kyògen di pregevole fattura, poi smalti lacche e porcellane, una discreta quantità di elmi in cui trovano posto alcuni Namban kabuto oltre ad una dozzina di armature complete di cui una da bambino.
Nota dolente, oltre alla lama del VI secolo non vi erano lame da poter ammirare, sulle dodici armature, un Wakizashi una Yari ed una Naghinata nei loro foderi per cui niente da vedere.
Per coloro che sono interessati a questo mondo però consiglio vivamente una visita, perché tutto il resto ha dei livelli qualitativi da lasciare stupefatti e la sistemazione museale permette di apprezzare a pieno il materiale esposto si po' affermare che in alcuni casi si può toccare con mano, mi riferisco soprattutto ai bronzi."
Questa invece di Murakami del 2008 dalla quale ho estratto la gran parte di immagini che troverete sotto (che era riuscito a scattare grazie ad un "permesso speciale":
"L'insieme merita certamente una visita ma solo se l'intenzione di base è fare il turista per Genova, non merita un viaggio dedicato ( a mio avviso ) perché purtroppo è povero di contenuti; appese alle pareti ogni tanto ci sono indicazioni più o meno generali ma in tutta franchezza non mi ha " dissetato " del tutto; mentre osservavo mi sorgevano molte domande e non sono riuscito a trovare tutte le risposte.
La sete di cultura è in effetti assai persistente.
Personalmente avrei preferito trovare più indicazioni sui pezzi esposti piuttosto che una semplice didascalia generica tipo (tsuba 15° secolo).
Non hanno lame esposte ma hanno alcune interessanti armature complete e molti altri pezzi interessanti.
Sul sito sono menzionate alcune pubblicazioni ma le più interessanti sono esaurite e/o fuori commercio; tuttavia sul posto conservano una copia di ogni pubblicazione per la sola consultazione e volendo vi potete fermare anche qualche ora per spulciare le pagine; il museo non è molto affollato e meriterebbe qualche attenzione in più (ecco perché ho deciso di scrivere una breve recensione)".
e Giuseppe Piva:
"Al Chiossone hanno una delle più importanti collezioni di stampe giapponesi del mondo e pochi anni fa a Genova sono state organizzate 4 (quattro!) mostre sul Giappone, in contemporanea.
Di spade ce ne sono poche e non di primaria importanza.
Le armature sono carine, ma non eccelse e gli accostamenti che vedete (tipo arco, tanto, ecc...) sono pure invenzioni su cui non fare affidamento.
Il museo è stato recentemente ristrutturato ed è un'ottima occasione per vedersi un pò di opere giapponesi al di fuori dal Giappone."
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In foto potete vedere una lama presumibilmente del periodo Kofun (circa V sec. D.C) rinvenuta durante degli scavi archeologici in un tumolo.
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"Indiana Jones e la lama perduta"

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Figuratevi per così poco!

 

Naturalmente invito gli amici liguri, o comunque gli altri utenti, che avessero maggiori dettagli e sopratutto foto più recenti, a postarle.

 

Massimo quando hai tempo se ci racconti brevemente dell'evento INTK tenuto in questo museo tanti, forse troppi, anni fa, grazie!


"Indiana Jones e la lama perduta"

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Non ricordo l'anno esatto, ma i primi anni novanta, siamo stati invitati come INTK ad una visita al Chiossone, ho avuto la fortuna di conoscere di persona il curatore e socio Federico Lowemberger, di professione liutaio, grande conoscitore dell'arte giapponese, maestro nel fare, restaurare, koshirae, saya,lacche ecc, eccellente politore, ricordo una giornata intensa di emozioni, un grande museo

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Grazie mille Walter per quanto hai scritto, non ho avuto il piacere di conoscere Federico, ma per quanto ne ho sentito parlare doveva essere veramente una persona fuori dal comune. :arigatou:


"Indiana Jones e la lama perduta"

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Nel vecchio topic era stata descritta come "montatura di un waki con splendide lacche policrome".

 

Immagino sia riconducibile allo stile Shippo.


"Indiana Jones e la lama perduta"

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Grazie Francesco dell'articolo, il Chiossone è un gioiellino anche dal punto di vista architettonico e della posizione, anch'io ebbi la fortuna di frequentarlo con Lowenberger e ricordo ancora con piacere la giornata passata a veder tsuba nei cassetti dei depositi..

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Qui altre opere del museo (tra cui un kozuka realizzato con shippō):

https://www.lessingimages.com/search.asp?a=L&lc=202020208C84&ln=Museo+d%27Arte+Orientale+%22Edoardo+Chiossone%22%2C+Genova%2C+Italy&p=1

 

Purtroppo non ho ulteriore materiale, per questo sopra ho fatto appello agli altri utenti ed amici se ne avessero di aggiuntivo.

 

Quest'altro koshirae da dove proviene Grignas?

 

Si naturalmente la scuola Hirata era famosa per usare gli smalti.

 

Si tramanda che Tokugawa Ieyasu inviò in Corea durante l'era Keichō (1596-1615) il fondatore di questa scuola, Hirata Hikoshirō (平田彦四郎), per imparare da artigiani locali l'arte di cloisonné (shippō, 七宝). Altri fonti invece dicono che imparò questa arte a Nagasaki da artigiani olandesi. Fondamentalmente lavorarono per la famiglia Tokukawa dai primi del '600 fino a circa il periodo Bakumatsu.

 

Comunque sia è difficile per me stabilire che gli abbia realizzati, sicuramente, in particolare nel tardo '800, non erano solo loro a saper utilizzare gli smalti. Per inciso questi mi sembrano dei lavori tardi.

Potrebbero essere appartenute a dei ricchi mercanti o anche realizzate per l'esportazione.

 

In seguito all' Haitōrei del 1876 gli artigiani specializzati nella produzione di fornimenti iniziarono a produrre dei pezzi molto elaborati per attirare l'attenzione dell'occidente, che aveva già iniziato a mostrare interesse per il Giappone e per la cultura dei samurai... I fornimenti cloisonnè riflettono questa estetica nelle loro decorazioni.

 

Nel topic del museo Stibbert aggiungo una foto a proposito di tale tecnica.


"Indiana Jones e la lama perduta"

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Ho appena visto la meravigliosa parure, nulla da invidiare alla nostra miglior arte orafa.

Credo però sfidi apertamente il coraggio e la sobrietà del più valoroso dei samurai....


 

月の道

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La tecnica che si vede impiegata in questi due koshirae è, più precisamente, lo champlevè o basse taille. Gli smalti sono infatti contenuti all'interno di cavità ottenute direttamente nella lamina metallica. In genere le cavità sono realizzate a sbalzo o a cesello ma non mancano esempi realizzati a stampo o fusione (come, probabilmente, in questi due casi).

Il cloisonnè, invece, prevede la creazione di alveoli (detti cloisons) mediante piccole lamine saldate sulla superficie metallica, che risultano quindi molto in rilievo rispetto al piano di partenza.

 

Queste tecniche sono antichissime, sviluppate verosimilmente allo scopo di realizzare ornamenti di aspetto "lussuoso" senza però l'impiego di pietre preziose.

 

In Occidente i primi reperti conosciuti sono alcuni anelli micenei, risalenti al 1200 a.C. I Greci utilizzarono queste tecniche tra il V ed il IV secolo a.C. ma pare che l'uso delle paste vitree sia stato soppiantato da quello di pietre preziose o semi preziose in seguito alla spedizione in Oriente di Alessandro Magno, che aprì il mercato di queste merci abbassandone i prezzi.

Non si sa bene quale sia il paese di origine di questa tecnica; alcuni pensano all'Egitto, per via della loro avanzatissima tecnica del vetro.

 

Nell'era cristiana fu Bisanzio la culla del cloisonnè e si tramanda che quest'arte vi sia stata introdotta dall'Iran.

 

Pare che, in Giappone, oggetti realizzati con questa tecnica fossero conosciuti fin dal IV secolo d.C.; diversamente, e stranamente, in Cina i reperti più antichi risalgono al XIV/XV secolo. :arigatou:

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Grazie Gianluca,

Si impara sempre qualcosa.

Non immaginavo avesse origini così antiche.

Ora che me lo dici, realizzo che parte della gioielleria medievale che ho in mente è stata realizzata con il medesimo sistema.

Chissà perché ne facevo una tecnologia di decorazione europea (tutt'al più una rielaborazione nostra proveniente dalla Cina) e in voga dal barocco in poi.

Certamente, comunque, non così antica.


 

月の道

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E' un piacere. Per una volta che gli studi di Storia dell'Arte mi risultano utili, sono lieto di condividere con voi un paio di reminiscenze e rispolverare vecchi libri !

 

@Getsu, hai ragione. Le fibbie di produzione ottoniana (XI sec.) con l'immagine dell'aquila si trovano in moltissimi libri scolastici e più o meno tutti, da ragazzi, abbiamo pensato che fossero ornamenti carichi di pietre preziose, non di pasta di vetro. Nel Medioevo europeo, come hai giustamente segnalato, questa tecnica era assai diffusa per la realizzazione di oggetti di oreficeria.

 

Esiste anche una tecnica "a freddo", senza la necessità di una cottura a forno a temperatura controllata, mediante la quale la polvere di vetro colorata viene mescolata con particolari mastici. La superficie finale viene finemente levigata e lucidata, ottenendo un effetto non traslucido, molto simile ad una pietra dura. Nel caso delle tsuba dello Stibbert ho il sospetto che la tecnica usata sia questa. :arigatou:

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ABitando a genova, ovviamente mi offro volentieri se qualcuno avesse bisogno di recuperare materiale info etc


Fabrizio T.

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Ciao Kawari, sarebbe eccezionale, se con tutta calma riuscissi a fare qualche foto "aggiornata" ai koshirae con eventuale lama esposta, tsuba, yoroi ecc.. didascalie comprese!

Una mia amica c'era stata ad inizio dello scorso anno e non ha visto esposta la lama Kofun... ma non essendo troppo del "settore" ci sta che gli sia sfuggita.

 

Sarebbe ottimo sapere se le pubblicazioni più interessanti, ma esaurite da anni, fossero tornate disponibili con una ristampa.

 

Grazie :arigatou:


"Indiana Jones e la lama perduta"

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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