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Museo Stibbert... brividi


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19 risposte a questa discussione

#1
Maurizio san

Maurizio san
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  • Roma no kuni jū
Buondi' a tutti,
ho appena ricevuto il volume ''Museo Stibbert, Firenze - lame giapponesi'' edito da 'Edizioni Polistampa' (per info acquistato su IBS a 18 Euro disponibile in 2-3 settimane).
Sfogliando con il mio occhio inesperto e la collaudata ignoranza, ho potuto pero' riconfermare quanto avete piu' volte evidenziato nei forum: alcune lame sono tenute in condizioni terribili.
Solchi di lima dove dovrebbero esserci (o meglio...non esserci) cure di esperti politori.
Non dico niente di nuovo...pero'... peccato :polliceverso: ... roba da 'adotta una lama in un museo'
Maurizio

#2
Giova

Giova
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Brividi, è vero, stessa sensazione che ho provato io. Le lame esposte al museo necessitano per la maggior parte di togi, coì come i koshirae di restauro, e le armature e i kobuto.....
Purtroppo capita lì la stessa cosa che capita in quasi tutti i musei italiani, una carenza estrema di fondi. Fondi per i restauri, fondi per l'ampliamento delle aree espositive, per l'lluminazione, le teche ecc....
Il risultato è che abbiamo lame che si deterionano così come tele che cadono a pezzi o arredi mangiati dai tarli.
Dispiace in questo caso particolare perché, lame a parte, le armature ed i kobuto esposti allo Stibbert sono di gran valore ed in generale è una collezione che ci invidaino in molti.
Tale condizione però credo sia da imputare solo in minima parte all'amministrazione del museo, che anzi fa l'impossibile per mantenerlo, ma, come dicevo prima al mancato stanziamento di fondi ad hoc da parte delle autorità locali o centrali che siano.
Di una cosa sono certo però: se il signor Stibbert avesse lasciato la propria collezione alla citta di Berna invece che a quella di Firenze o ad una qualsiasi città tedesca, puoi star certo che con il materiale che c'è lì dentro (e non parlo solo dell'armeria Giapponese, ma anche di quella europea ed araba che sono meravigliose) ci avrebbero allestito sale e sale museali da far girare la testa.
Tutto ciò per dire che è il tipico approccio che noi italiani, non tutti fortunatamente, riserviamo alle opere d'arte o d'ingegno che i nostri avi ci hanno lasciato.
"The credit belongs to the man who is actually in the arena; whose face is marred by the dust and sweat and blood; who knows the great enthusiasms, the great devotions and spends himself in a worthy cause;[...] who at the best, knows in the end the triumph of high achievement, and who, at worst, if he fails, at least fails while daring greatly; so that his place shall never be with those cold and timid souls who know neither victory or defeat"

#3
Frèar

Frèar
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Ciao...io sto studiando all'università per tentare di rimediare a questi danni e rendermi utile in questo verso...diciamo che l'esempio dello Stibbert è il più lampante, non solo per quanto riguarda lo stato deprecabile nel quale si trovano la maggior parte dei reperti (haimè ho parlato col curatore e mi dice che con quel mare di roba servirebbe un'equipe di molte persone specializzate, come accade nei musei inglesi, per esempio), ma anche per le condizioni di esposizione:
-ambienti bui dove non si possono apprezzare i manufatti
-molti manufatti sono all'aria aperta o in teche obsolete
-ciò costringe a limitare la durata delle visite per evidenti motivi di sicurezza.
- esposizione obsoleta
-nessuna o quasi targhetta esplicativa

Io mi sono interessato alla cosa sopratutto per l'armeria europea e ho potuto tristemente constatarla dal vivo, inoltre con mia grande irritazione non mi è stato permesso di visitare l'armeria orientale, che apre solo in determinati giorni e per pochissimo tempo :martellate: .
Per quanto riguarda gli scempi che sono stati fatti ad alcuni oggetti, posso solo dirvi che il signor Stibbert era un romanticone, talmente tanto da rovinare irrimediabilmente armature da milioni di euro (cosa volete farci, faceva il fabbro della domenica, aggiungeva costolature qui e là, univa pezzi di fatture diverse insieme, faceva buchi dove servivano.... :disperato: )
Non mi stupirei se si fosse dedicato anche al togi di alcune lame (la domenica naturalmente). No...non mi stupirei affatto.
Un johnny d'altri tempi insomma, con la sfortuna di avere sotto la sua cura centinaia di migliaia di pezzi... :disperato:

Come dicevo prima, di esempi come lo Stibbert ce ne sono in Italia, parecchi...troppi. Io ho particolarmente a cuore la situazione anche perchè ci si lamenta della crisi, ma nessuno fa niente per valorizzare i patrimoni culturali immensi che possediamo, che sono la vera ricchezza, la vera risorsa italiana

Perdonatemi lo sfogo...ma ci tengo particolarmente

Saluti
Giovanni :arigatou:

#4
Giova

Giova
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Concordo completamente, anzi in bocca al lupo per tuoi studi, in futuro ci sarà un restauratore in più e questa è una buona notizia.

Rigurado al sig. Stibbert è vero che ha fatto restaurare e riprendere parti di armature e koshirae e ciò è deprecabile, ma tale comportamento va contestualizzato con l'epoca in cui è stato fatto. Allora era normale (ancora brividi) mettere porporina sulle inboccature dei saya, ridipingere parti di armatura e aggiungere orpelli. Non lo colpevolizzerei più di tanto, forse al suo posto avremmo fatto lo stesso. Quando è stato fatto, lui e chi lavorava per lui, l'ho ha fatto con la coscienza (errata, ma lo sappiamo solo ora) di preservare.
Conta poi che in quel periodo il Gippone era visto come l'esotico per eccellenza e poco o nulla si sapeva dei metodi tradizionali di conservazione delle lame e degli altri oggetti che contiene la collezione.
E' il non intervenire oggi, lì e in altri musei, che è veramente inconcepibile. Oggi che si hanno gli strumenti e le informazioni per farlo nella maniera corretta.
"The credit belongs to the man who is actually in the arena; whose face is marred by the dust and sweat and blood; who knows the great enthusiasms, the great devotions and spends himself in a worthy cause;[...] who at the best, knows in the end the triumph of high achievement, and who, at worst, if he fails, at least fails while daring greatly; so that his place shall never be with those cold and timid souls who know neither victory or defeat"

#5
Paolo Placidi

Paolo Placidi
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  • Verona no kuni jū

Concordo completamente, ................ Oggi che si hanno gli strumenti e le informazioni per farlo nella maniera corretta.


............... che manchino i soldi ? oppure, che quelli esistenti vengano dirottati per sostenere trasmisioni quali il Grande Fratello ?

#6
Frèar

Frèar
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No..infatti io non volevo fare un accusa dal punto di vista delle intenzioni...che spero e penso siano state buone (il concetto di restauro è cambiato moltissimo nel tempo).

Volevo solo far notare che a volte è difficile riparare a questi errori, se non impossibile in alcuni casi...è questo che mi dispiace assai.

#7
Frèar

Frèar
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Si Paolo...è quello uno dei problemi più grossi...i soldi mal spesi.
La mentalità che porta a questi atti è quella che vede l'utilità dell'oggi, ma non pensa minimamente al futuro, a dove si andrà a finire.

:martellate: Meglio una moltitudine di imbecilli felici oggi che un piccolo gruppo di amanti della cultura domani

#8
Giova

Giova
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............... che quelli esistenti vengano dirottati per sostenere trasmisioni quali il Grande Fratello ?



Hai centrato in pieno l'atteggiamento comune. Una cascata di soldi per attività, intrattenimeni e baggianaggini e piccoli rivoli per cultura, educazione, arte e tanto altro.
Panem et circenses, e fra poco nemmeno panem, certamente non cultura e arte. Questo è un dato di fatto, come è sottolienato tu, tristissimo!!!
"The credit belongs to the man who is actually in the arena; whose face is marred by the dust and sweat and blood; who knows the great enthusiasms, the great devotions and spends himself in a worthy cause;[...] who at the best, knows in the end the triumph of high achievement, and who, at worst, if he fails, at least fails while daring greatly; so that his place shall never be with those cold and timid souls who know neither victory or defeat"

#9
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

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  • Tasogare no kuni jū
gli sponsor di eventi culturali o artistici sono davvero scesi ai minimi termini....anzi, esistono ancora?



#10
Kentozazen

Kentozazen

    Togishi-Indipendente

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  • Bologna no kuni jū

gli sponsor di eventi culturali o artistici sono davvero scesi ai minimi termini....anzi, esistono ancora?

http://www.shinjoito.../it/exhibition/
Sponsorizzato a milano e firenze da banche ed associazioni oltre che dai comuni, regioni ecc. Un sacco di soldi per due eventi costati tantissimo ed un esposizione di qualità penosa. Artisticamente una cosa ridicola. Il business c'è anche in questo campo e non guarda in faccia a nessuno
Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

#11
ikkiù

ikkiù

    Shokunin

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  • imola no kuni jū
bhe , intanto bisognerebbe andarci allo stibbert .

L'iniziativa " adotta una lama " non sarebbe male .. Una cosa tipo 20 al mese per 5 anni al termine dei quali , se non l'hanno fatta restaurare con i metodi dovuti , entra fisicamente in tuo possesso .. Visto come stanno andando le cose , direi un 90% di probabilità di entrarne in possesso e un 10% di fare un opera buona .

Alla fine del vento
Ancora cadono le foglie ..
..Un falco lancia il suo grido
Si fa più fondo il silenzio dei monti

#12
Alberto Desideri

Alberto Desideri
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http://www.shinjoito.../it/exhibition/
Sponsorizzato a milano e firenze da banche ed associazioni oltre che dai comuni, regioni ecc. Un sacco di soldi per due eventi costati tantissimo ed un esposizione di qualità penosa. Artisticamente una cosa ridicola. Il business c'è anche in questo campo e non guarda in faccia a nessuno

Sono totalmente d'accordo con Ken.

Gli storici dell'arte definiscono questo fenomeno del "mostrismo": le mostre fanno girare soldi poiché attraggono visitatori e creano indotti (non solo turistici: pensate per es. alle assicurazioni e alle ditte di spedizione specializzate nel trasporto di opere d'arte, le case editrici che stampano cataloghi, le agenzie pubblicitarie, etc.), e i politici e gli amministratori (inclusi i direttori dei musei) possono pavoneggiarsi: "hai visto quante mostre organizzo=hai visto com'è vitale il mio museo?"; fa molto più scalpore una rassegna pubblicizzata su manifesti e media rispetto a un riallestimento (es. una nuova illuminazione) o un restauro avvenuti nel silenzio. A tal proposito, è chiaro che uno sponsor che offre soldi per una mostra (o un restauro, etc.) vuole la massima visibilità, vuole che la gente sappia che "il tal pezzo è stato restaurato con i soldi della tale Società" oppure "la Banca Tal dei Tali promuove la cultura con la mostra su ...".
Capite che questo è il mondo dell'effimero, mentre cultura sarebbe soprattutto coltivare per poi veder crescere nelle generazioni future (la Yourcenar parlava - ma lei si riferiva ai libri - di una necessità di ammassare e far provvista nei "granai della Cultura" in vista dill'inverno dell'Ignoranza che vedeva avanzare minacciosamente - Paolo citava sarcasticamente il Grande Fratello!!!)

Dunque: quando va bene le mostre sono scientificamente valide ma rimangono eventi eventi effimeri; quando va male sono sprechi di soldi e tempo.

Ma, senza falsi moralismi, chi è senza peccato scagli la prima pietra: quante volte siamo andati in una città italiana col pretesto della mostra di turno, e magari abbiamo snobbato la collezione permanente che comunque avrebbe meritato la nostra attenzione (e il nostro supporto: non ci dimentichiamo che un museo modula gli orari e i servizi - e riceve i fondi dalle istituzioni - anche in base al numero dei visitatori).
Quante volte ho accolto persone venute apposta a Firenze (magari per la prima volta) per vedere la mostra di turno a Palazzo Strozzi e poi tornare via, ignorando Bargello, Palazzo Pitti, Museo dell'Opera del Duomo, per citare alcuni musei importantissimi ma non conosciutissimi come gli Uffizi (per i quali sarei tentato di aprire un altro capitolo, completamente OT).

Nel caso dello Stibbert, questo museo patisce una collocazione decentrata (e mal servita dai mezzi pubblici), soffre del fatto che a Firenze vi sono molti musei blasonati del Rinascimento che sfiancano il visitatore, al quale non restano energie per visitare altre collezioni, soffre della cronica mancanza di fondi poiché è sotto l'egida del Comune di Firenze e non dello Stato (la Soprindenenza Statate, bene o male, dispone di più fondi ed è "specializzata" in musei, laddove l'Amministrazione comunale è troppo impegnata a spendere per riparare le buche nell'asfalto), e per altre ragioni che qui non sto a precisare, si arriva alla situazione di cui sopra...

Ma al fortunato che "conquisti" la collina di Montughi, dove sorge la villa/castello neogotico di Frederick Stibbert (e il parco, costellato di finte rovine, laghetti, statue, persino un tempietto egizio - un percorso simbolico iniziatico...) si schiuderà il sogno di questo gentiluomo di fine Ottocento che tentò di ricreare il suo Medioevo fatto di armi e cavalieri, il suo Oriente fatto di scimitarre persiane e lacche giapponesi.
Il suo approccio non era "storico-scientifico" (o almeno non solo), ma direi in primis sentimentale, e romantico come poteva essere per un uomo dell'Ottocento. Viveva dentro di lui il bambino che si abbandona sognante ai miti e alle favole insieme al collezionista avidamente enciclopedico, il quale non si stanca mai di meravigliarsi della varietà dei manufatti che i sapienti artigiani di ogni luogo hanno saputo fare in ogni tempo.

Scusate il post un po' lungo e il lieve OT.

:arigatou:

Messaggio modificato da Lorenzo, 12 febbraio 2009 - 08:05


#13
Simone Di Franco

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    YamaArashi

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Altrochè Albe, una lettura puntuale che chiarisce molti punti.



#14
Kentozazen

Kentozazen

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Belle parole Desi, anche tu sei un romantico come Stibbert. :arigatou:
Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

#15
Frèar

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Concordo in pieno con quello che hai detto Desialbe, spesso la gente si sposta per vedere la mostra di turno, non per visitare i musei cittadini, e questo è un peccato e comunque un comportamento del genere è sinonimo del fatto che le persone fanno una cosa perchè la fanno tutti gli altri e non perchè sono realmente interessati all'evento.
Nel caso dello stibbert la posizione decentrata certo non favorisce e nemmeno la presenza di musei di fama internazionale com il Bargello e gli Uffizi.

#16
Paolo Placidi

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........... spesso la gente si sposta per vedere la mostra di turno, non per visitare i musei cittadini, e questo è un peccato ................
Nel caso dello stibbert la posizione decentrata certo non favorisce e nemmeno la presenza di musei di fama internazionale com il Bargello e gli Uffizi.



Attenzione, non siate troppo fustigatori delle umane debolezze e negligenze.
Guardiamo il bicchiere "mezzo pieno".

A mio avviso è già molto importante che la gente si muova per andare a vedere una mostra di soggetto "culturale".
Il "problema" dell'Italia è l'enorme concentrazione di opere d'arte in tutti o quasi i settori della cultura.
Tanto per rimanere a Firenze, solo per dare un'occhiata rapida a quello che la città offre in questo campo, oltre ad una notevole resistenza fisica, sarebbero necessarie almeno una ventina di giornate esclusivamente dedicate alle visite.
Penso che siano veramente pochi quelli che se le potrebbero permettere.

Quanto sopra naturalmente non è una scusante per amministratori, politici, curatori, ecc..... a lesinare qualsiasi sforzo per migliorare la situazione esistente.

#17
Kentozazen

Kentozazen

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Paolo è comprensibile quel che dici, tuttavia un puntatina a Kyoto che presenta caratteristiche simili per quantità di arte a Firenze (forse maggiori) sarebbe utile esempio a comprendere che certe cose si possono fare e anche molto bene.
Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

#18
Alberto Desideri

Alberto Desideri
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Guardiamo il bicchiere "mezzo pieno".
A mio avviso è già molto importante che la gente si muova per andare a vedere una mostra di soggetto "culturale".

Senz'altro, possono essere eventi di grande interesse... quello che critico è l'esagerazione nella quantità e i pretesti spesso lontani da scopi eminentemente culturali. In altre parole, sarebbe auspicabile meno quantità e più qualità.
:arigatou:

anche tu sei un romantico come Stibbert.

Sì, ma con qualche milione di sterline in meno!
:brooding:
:checcevofa:




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