Storia e mitologia
La storia del giappone feudale
BREVE STORIA DEL GIAPPONE - DALLE PRIME TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE ALLA RESTAURAZIONE MEIJI.
1.- Mitologia.
Racconta il Kojiki, testo sacro shintoista, che il Dio Susanoo, figlio del creatore delle isole nipponiche, viene esiliato nella regione di Izumo dove, ucciso il drago dalle otto teste si impossessa della spada Tsumugari, in seguito detta Kusanagi-no-tsurugi; la regala poi alla Dea solare Amaterasu che, al fine di assicurare il Giappone alla propria discendenza, invia nell'isola del Kyushu il Principe Ninigi munito di tale spada e da qui suo nipote muove alla conquista di tutto l'arcipelago.
Al compimento dell'impresa Jinmu 5° discendente della Dea Solare si proclama "Tenno - Imperatore del sole" in Yamato e la data del 660 a.C. viene tradizionalmente assunta come anno di fondazione dell'Impero.
I giapponesi tutt'oggi contano i loro Tenno (Imperatori) considerando appunto Jinmu come primo ed Akihito (1989) è il 125°; la legittimità del potere imperiale è rappresentata dai tre oggetti divini, lo specchio, il gioiello e la spada; quest'ultima, ritenuta quella divina della conquista di Izumo e di tutto il paese, è consegnata agli Imperatori il giorno della loro incoronazione.
2.- Storia antica (fino al 710)
Intorno al 200 d.C. forze militari della corte Yamato avrebbero invaso la penisola Coreana e l'Imperatore Ojin sarebbe poi stato venerato come "Hachinan" dio della guerra, ma le fonti "storiche" vedono l'invasione del sud della Corea nel tardo IV sec.
La campagna militare non dà i frutti sperati, ma ciò favoriscel'ingresso in Giappone della già avanzata civiltà cinese.
Sempre tramite la Corea arriva il Buddhismo che crea conflitti di identità nei clan che costituiscono la Corte Imperiale; se Buddha era superiore a tutti gli Dei, che fine avrebbero fatto i clan diretti discendenti dei kami divini e della Dea Solare?
Nel 587 la famiglia Soga assume le redini del governo, condiziona le discendenze imperiali e permette la diffusione del Buddhismo.
Nei primi decenni del 600 arriva per opera di Shotuko Taishi la "Costituzione dei 17 articoli" dove si afferma l'unicità del sovrano, l'Imperatore e si creano i principi politici di "uno Stato giapponese". Ulteriore sviluppo del Buddhismo quale religione necessaria allo sviluppo personale degli individui. Le istituzioni cinesi, prese per esempio, vengono trasformate ed adattate alla realtà giapponese. Contatti politico-culturali con la Cina.
Nel 645 cade il potere dei Soga e viene effettuata la grande riforma "Taika" d'imitazione cinese, nei campi dell'amministrazione statale, agrario e fiscale. Nascono le provincie (Kuni), si limita il potere dei capi-clan e degli aristocratici togliendo loro la terra e distribuendone parte della proprietà ai contadini; ciò si ottiene con il perdurare in Yamato di una notevole forza militare. Nel 663 una nuova avventura militare in terra coreana si trasforma in una bruciante sconfitta.
Il merito delle riforme è attribuibile a Nakatomi Kamatari ed al Principe Naka-no-Oe, futuro imperatore Tenji che assieme portano avanti la riforma del paese. Nel 669 a Nakatomi Kamatari viene in premio concessa dall'Imperatore una proprietà terriera vicino a Nara, con il diritto di fregiare la sua famiglia con il suo nome: Fujiwara. Da allora in poi per oltre mille anni la famiglia Fujiwara sarà protagonista delle scena politica giapponese.
Nel 701 viene promulgato il "codice giuridico Taiho" che, sempre sui principi cinesi, inquadra una forte amministrazione centrale nelle mani dell'Imperatore, con duplice veste religiosa e politica. Da Tenno dipende sia il Consiglio di Stato che il ministro shintoista. Si aboliscono le autonomie locali ed ad amministrare le provincie si inviano funzionari governativi. Riforma del codice penale. Eccessivo potere ai grandi monasteri buddhisti che, proprietari di ricchissime terre esenti da tasse, impoveriscono sempre più l'erario di stato.
3.- Nara ( 710-794)
Prima vera città-capitale del paese, costruita ed abitata dalla Corte e dal Governo nel 710, ma sopratutto legata al buddhismo ed ai suoi templi, 50 solo al suo interno. Notevole legame fra l'Imperatore ed i monaci che sempre più prendono parte alle vicende politiche, accumulando notevole potere e immense ricchezze.
Nel 784 l'Imperatore Kwanmu, per sottrarre la Corte alla oppressiva influenza dei monaci, abbandona Nara e si trasferisce.
4.- Heian (794-1185)
La nuova capitale imperiale ha il nome di Heian (Kyoto), collegata via fiume al mare (porto di Osaka) ed ai monaci viene proibito di trasferirvisi. Ciò nonostante due sette buddhiste si insediano nelle vicinanze ed i monaci, in armi, iniziano nuovamente a turbare la vita sociale.
La storia di Heian si può dividere un due parti:
Il periodo Konin, dove si mantengono la cinesizzazione delle riforme Taika e Taiho, le ambascierie con la Cina, gli stretti intromissivi rapporti con i monaci buddhisti.
Il periodo Fujiwara, dove la famiglia assume la guida politica del paese, tagliando il legame con l'ingerenza del buddhismo.
La famiglia di Nakatomi, così ribattezzata nel 669, si imparenta con l'Imperatore e nel 858 Fujiwara Yoshifusa si autonomina reggente a vita e per i due secoli successivi il clan guiderà il governo del paese, anche se ben presto nobili famiglie imperiali, relegate nelle provincie, assumono molta forza tanto da contrapporsi al potere dei Fujiwara. E' il caso dei clan Taira (discendenti dell'Imperatore Kwanmu) e Minamoto (discendenti dell'Imperatore Saga) che , sentendosi come esiliati iniziano a pretendere i loro antichi privilegi.
Le lotte intestine nella corte imperiale favoriscono a volte l'uno, altre volte l'altro clan, ma comunque entrambi rafforzano le loro posizioni. Nel 1160 i Taira sconfiggono militarmente Minatomo Yoshimoto ed instaurano una dittatura, forti di una forza militare contro la quale niente possono neppure i Fujiwara. Il palazzo di Rokuhara, residenza dei Taira, darà il nome al periodo (1160-1185).
I Taira esautorano pian piano i Fujiwara e si intromettono nelle vicende di corte, allentando però i legami con la provincia ed i clan militari.
Nel 1180 scoppia la "guerra Gempei" che vede da un lato i Taira e dall'altro una coalizione composta dai figli di Minamoto Yoshimoto, dai Fujiwara, dall'ex Imperatore Go-Shirakawa, da molti importanti monasteri buddhisti. Il giovane Minamoto Yoritomo capisce l'importanza di trasferirsi nella provincia, lontano da Corte e più vicino alle famiglie militari del Kanto; fissa (1180) il suo quartier generale a Kamakura da dove dirige gli affari politici e quelli militari, ma lasciando le spedizioni militari al fratello Yoshitsune, grande condottiero.
Lo scontro finale fra i Minamoto ed i Taira avviene in mare, nella battaglia navale di Dan-no-ura (25 Aprile 1185), con completa sconfitta di questi ultimi, la morte di tutti i capi Taira, il suicidio per annegamento della vedova di Kiyomori e del piccolo Imperatore Antoku.
Da quel momento la guerra Gempei è divenuta momento principale per teatro e letteratura e le sue pagine, purchè romanzate, sono arrivate sino a noi quale romantica rappresentazione di un mondo che cambia. Con i Taira decadono i cortigiani, con i Minamoto i proprietari terrieri ed i militari si ergono a nuovi condottieri del regno.
5.- KAMAKURA (1185-1333)
A Kamakura nel Kanto, Minamoto Yoritomo impianta il Bakufu, il governo militare, lontano dagli intrighi e dai condizionamenti della Corte a Kyoto. Qui instaura il suo dominio sull'intero paese, forte dell'appoggio delle maggiori famiglie militari e mediante il controllo delle forze contadine. Semplice la sua ricetta: un Ufficio degli Affari Militari (1180) provvedeva al coordinamento delle famiglie Minamoto e degli altri 2000 clan militari alleati; un Ufficio degli Affari politici e Civili (1184) ed un Ufficio della Giustizia provvedevano a tutto il resto. I capi dei tre Uffici ed Yoritomo stesso, costituivano una specie di "Consiglio" che in ultima analisi prendeva tutte le decisioni sull'intero Giappone. Lo stesso Imperatore Go-Toba, pochi anni dopo (1192), è costretto a ratificare il ruolo di Kamakura, conferendo a Minamoto Yoritomo il titolo ereditario di "Shogun".
Per i successivi sette secoli il titolo sarà comunque sempre conferito dall'Imperatore, che in tal modo vedrà salva la propria autorità, ma lasciando allo Shogun un legittimo controllo del paese. Nel 1600 il posto di Kamakura (fam.Minamoto-1185 ed Ashikaga-1333) sarà preso da Edo (fam. Tokugawa-1600).
Pertanto famiglia Imperiale e nobili di Corte, risiedono a Kyoto; il potere politico-militare, risiede a Kamakura. Qui i nobili di provincia, divenuti "bushi" di professione, amministrano le terre loro affidate dallo Shogun e ne traggono il compenso per il loro servizio militare.
Quando nel 1199 muore Yoritomo, assume la reggenza del figlio ancora ragazzino il suocero (fam. Hojo) e per oltre un secolo i reggenti si succederanno al potere "dietro le quinte).
Nel 1221 l'e-Imperatore Go-Toba tenta un colpo di mano per riprendersi tutto il potere, ma viene sconfitto e dopo la presa di Kyoto esiliato. Ai nobili vengono confiscate le terre ed a Kyoto posti due Ministri incaricati di controllare la Corte, sotto le direttive di Kamakura.
Nel 1274 prima invasione mongola del Kyushu, respinta con l'aiuto delle intemperie e del mare grosso.
Nel 1281 seconda invasione mongola, forte di oltre 4000 navi, respinta ancora una volta con l'aiuto di un uragano e, secondo il credo popolare dai "venti degli dei" (kamikaze).
La famiglia reggente degli Hojo si è finanziariamente rovinata per mantenere in piedi la macchina difensiva ed inoltre non ha più alcuna terra da concedere ai militari in cambio del loro aiuto. Anche l'Imperatore Go-Daigo tenta di approfittare della situazione. Una prima rivolta (1324) lo vede sconfitto da Kamakura. Nuovo tentativo nel 1332 dove ai reggenti si ribellano non solo i lealisti imperiali, ma bensì anche gran parte dei feudatari militari, stanchi dell'oppressione della fam. reggente ed anche economicamente demotivati al mantenimento di una pesante crisi economica. Così il generale in capo dell'armata di Kamakura (Ashikaga Takauji), anzichè combattere l'Imperatore si allea con lui e lo rimette sul trono (1333). Kamakura viene data alle fiamme ed il sovrano si illude di ever ripristinato l'autorità imperiale.
6.- NANBOKUCHO (1333-1391- le Corti del Nord e del Sud)
Il generale Ashikaga Takauji ambisce alla carica di Shogun essendo discendente da un ramo della famiglia Minamoto, ma anche le famiglie militari alleate dei Tokugawa e dei Nitta discendono dai Minamoto.
Al momento i Tokugawa non sono pericolosi, perchè non forti militarmente; ma i Nitta, potenti, armati e nettamente filo-imperiali sono un grosso ostacolo per le ambizioni di Takauji.
Dopo varie prove di forza affronta e sconfigge Nitta, si proclama Shogun, occupa la capitale ed obbliga il sovrano Go-Daigo a consegnargli i tre simboli imperiali: il Gioiello, lo Specchio, la Spada.
Go-Daigo fugge sui monti Yoshino a Sud della Capitale e rivendica la carica di Imperatore.
Si creano due corti imperiali, una a sud ed una a nord, fino al 1392 quando la corte del sud accetta di riconoscere quella del nord come l'unica legittima.
Già dal 1338 Ashikaga Takauji porta la sede dello shogunato a Kyoto e si trasferisce a Corte, forse non tenendo presente che ciò aveva prima di lui portato alla rovina le fam. Fujiwara e Taira. Si allentano pian piano i legami con i clan guerrieri della provincia del Kanto ed i produttori agricoli.
7.- MUROMACHI (1392-1573- è il quartiere di Kyoto dove risiede le Shogun)
Gli Shogun Ashikaga successivi, ad eccezione di Yoshimitsu, non riescono a tenere il paese sotto controllo e perdono l'appoggio di molte casate-militari. I contadini si sollevano continuamente. Le casse dello Stato sono vuote. Nella seconda metà del 1400 il paese è in preda ad epidemie e gravissime carestie. Kyoto viene a trovarsi al centro degli scontri.
La complessità della situazione sfocia nella guerra civile, iniziata nell'Era Onin (1467) e durata quasi 100 anni (detta sengoku - il paese in guerra). Ai signori provinciali viene dato il controllo dei territori, così i guerrieri si trasformano in proprietari terrieri e signori feudali (Daimyo). I nobili di Corte sono alla rovina, i Daimyo si arricchiscono e si armano.
La famiglia imperiale nel 1500 è finanziariamente alla rovina; nel 1550 anche gli Ashikaga sono senza potere e senza soldi. La guerra Onin è assieme l'inizio della fine imperiale e shogunale. Nel paese inizia l'anarchia e cessa il potere centrale. Unici vincitori i grandi Daimyo, ricchi, potenti, militarmente preparati, pronti ad annettersi i territori dei perdenti. Pian piano si trasformano in veri e propri sovrani locali, incontrastati a causa delle loro rispettive forze militari. I bushi, i samurai, si pongono al di sopra dei disprezzati cortigiani, dei corrotti mercanti, dei rispettabili ma sottomessi contatini ed artigiani. Culto del Daimyo, della spada, dell'onore guerriero.
A metà del XVI° sec. circa 30 Daimyo detengono il potere su tutto il Giappone, anche se in totale sono circa 200, compresi i minori.
Nel 1542 e poi nel 1550 i Portoghesi "scoprono" il Giappone. Ingresso nel paese di missionari cristiani e delle armi da fuoco. Nel 1558 i Daimyo del Kyushu hanno cannoni nei loro arsenali di guerra.
Nel 1560 un Daimyo della ragione di Mikawa, Imagawa Yoshimoto, tenta di imporsi sugli altri grandi Daimyo, avanzando verso Kyoto per avere un'investitura dall'Imperatore e dallo Shogun. Attraversa la regione di Owari con un grosso esercito, ma un giovane signore del luogo lo affronta e lo sconfigge con solo 2000 bushi. Quel condottiero, discendente della famiglia Taira è Oda Nobunaga.
Dopo una serie di alleanze, di matrimoni politici e dopo la presa di Mino (1567) per mano di un capitano di nome Toyotomi Hideyoshi, nel 1568 Oda Nobunaga entra in Kyoto come difensore della legittimità imperiale.
Sempre con l'aiuto del capitano Toyotomi Hideyoshi, sconfitto Asakura signore di Echizen, sconfitto Asai Nagamasa cognato dello stesso Oda ed a lui ribellatosi, distrutti i 3000 templi buddhisti ed i monaci del Monte Hiei a lui ostili (1571), Oda Nobunaga è praticamente padrone del paese. Nel 1573 entra in Kyoto e depone lo Shogun: è la fine degli Ashikaga.
8.- MOMOYAMA (1573-1599- è il castello di Nobunaga in Fushimi)
Intento di Oda Nobunaga è ora allargare il suo potere nella parte sud-occidentale del paese e nelle regioni prospicenti il mare interno. Lo ostacolano la potentissima setta dei monaci Hikko, attestati in una fortezza vicino Osaka. Con l'ausilio del fedele Tokugawa Ieyasu che lo protegge alle spalle nel Kanto, Oda attacca gli odiati Hikko e li distrugge, uccidendone gli oltre ventimila seguaci (1580).
Invio di Hideyoshi alla conquista del sud-ovest dell'Honshu che però è costretto a chiedere rinforzi a Nobunaga che però, tradito da un suo capitano, viene costretto al suicidio (1582). Sembra' la fine del suo sogno di riunificazione del paese, ma il progetto viene portato avanti dai suoi due fedeli collaboratori, Hideyoshi e Ieyasu.
La personalità di Oda Nobunaga era molto militare, crudele con i nemici oltre misura, in particolar modo con i monaci buddhisti suoi acerrimi nemici. I suoi castelli e fortificazioni militari videro comunque crescere intorno a loro fiorenti attività artigiane e commerciali. Abile stratega, non mancava di essere un riformatore in senso politico e sociale. Tollerante con i missionari gesuiti, quanto ateo ed arrogante.
Alla sua morte i due generali si trovano immancabilmente in conflitto fra loro. Hideyoshi allora dà in sposa una sua sorella a Ieyasu e stringe con lui un patto di alleanza (1584).
Sicuro alle spalle conquista in breve lo Shikoku ed il Kyushu; poi si volge verso il Kanto, contro gli Hojo di Odawara unendo le sue forze con quelle di molti piccoli alleati e quelle ben più forti di Ieyasu. Nel 1590 tutto il Giappone è ai suoi piedi.
Ecco che emerge la sua smania di grandezza o forse un suo progetto social-politico di lungo termine. Decide la conquista della Cina e muove alla volta della Corea con oltre 150.000 armati (1592) e poi ancora con altri 100.000 (1597), ma continui rovesci lo costringono al ritiro. Nel 1598 muore e le fazioni favorevoli alla pace decidono il rientro in patria. Di oltre 300.000 soldati, oltre un terzo non farà ritorno e le mogli ed i figli dei suoi vassalli, in ostaggio nel castello di Osaka, non avranno più ragione d'esistere.
Non erano comunque mancate le riforme sociali, come quella del catasto rurale, i registri dei coltivatori, i registri dei samurai, il calcolo delle rendite in "koku"(=150kg.). A questi segue il permesso di armarsi dato solo ai samurai, la proibizione ai contadini da lasciare la terra, il divieto per i samurai di lasciare il proprio Daimyo.
Dalla sconfitta in Corea e dalla morte di Hideyoshi, emerge la figura di Ieyasu. Di origine Minamoto viene allevato da un samurai e poi fortuitamente allevato dalla famiglia degli Oda di Owari.
A seguito delle vicende militari e fedelissimo alleato di Hideyoshi, sconfitti gli Hojo del Kanto, ne riceve in dono tutte le provincie della regione. Ciò gli permette rendite favolose ed il non coinvolgimento "nell'avventura" coreano-cinese. Alla morte di Hideyoshi ha terre per oltre tre milioni di koku e nel 1599 entra in Osaka come protettore del figlio di Hideyoshi, di nome Hideyori. Il Principe era nella custodia di 5 saggi in attesa della maggiore età, ma Ieyasu, uno dei cinque, incurante del pericolo trama alle spalle degli altri tutori e lo scontro è inevitabile.
Il 21 Ottobre 1600 a Sekigahara, la coalizione al comando di Tokugawa Ieyasu sconfigge i rivali e si avvia a divenire padrone dell'intero paese. Hideyori è comunque in salvo nel castello di Osaka, ben protetto dai suoi seguaci.
In quanto di discendenza Minamoto, nel 1603 Ieyasu pretende dall'Imperatore il titolo di Shogun.
9.- EDO (1603-1868)
Nel 1614 assedia Osaka, ma Hideyori resiste e Ieyasu deve desistere; l'estate successiva ripete l'attacco ed ottiene la vittoria. Hideyori e la madre si suicidano, Ieyasu riporta ferite che poi lo condurranno a morte(1616).
Il Giappone è ora pacificato e nelle mani della famiglia Tokugawa.
I Daimyo sono legati allo shogun, ma in modo diverso fra loro. Infatti in posizione di previlegio sugli altri ci sono i Daimyo Tokugawa di Kii, Owari e Mito, unici a poter dare una discendenza ai futuri shogun. Seguono altri 20 Daimyo parenti della famiglia Tokugawa. Poi ancora i Daimyo già alleati prima della battaglia di Sekigahara. Poi i Daimyo pericolosi, quelli che si erano sottomessi solo dopo Sekigahara.
Molti i samurai alle dirette dipendenze della famiglia shogunale. Nel 1650 sono circa 5000 gli assegnatari di feudi e 17.000 gli stipendiati.
Alla famiglia imperiale, ai nobili ed al clero, vengono assegnate delle rendite, ma le vere ricchezze sono nelle mani dello Shogun. Nel 1615 erano state promulgate le leggi regolanti le funzioni dell'Imperatore, la sua discendenza, le funzioni dei Nobili di Corte.
Prima come consuetudine e poi come obbligo (Sankin-kotai 1635), ai Daimyo viene imposto di lasciare periodicamente le loro terre e risiedere ad Edo dove però devone tenere in permanenza mogli e figli; ciò crea una dipendenza totale del Daimyo, sia fisica che economica, che lo tiene lontano da tentazioni di ribellione.
Il potere al Daimyo è concesso dallo Shogun, che può anche revocarlo. In cambio il Daimyo deve aiutare lo shogunato militarmente e finanziariamente.
Sotto stretta sorveglianza tutti i monasteri, con un Sovrintendente shogunale (1635) su clero e conventi.
Pian piano la stragrande maggioranza dei samurai del regno si trasformano in funzionari civili in armi.
Fra gli shogun successivi nessuno in particolare riesce ad eguagliare la figura di Ieyasu; anzi si ha un crollo finanziario delle casse shogunali dovuto al malgoverno delle ricchezze del paese.
Con il passare degli anni le cose peggiorano sempre più ed il Giappone, isolato dal resto del mondo, rimane arcaicamente ancorato a modelli di sviluppo insufficienti. Critico il decennio 1830-40, le campagne sono sconvolte dalla carestia e dalle rivolte dei contadini.
Gli Occidentali non stanno a guardare; già alla fine del 1700 la Zarina di Russia tenta di aprire delle colonie nelle isole Curili, ma senza esito. Navi britanniche ed olandesi tentano più volte di approdare per commerciare, ma vengono respinte.
Più risoluti gli Stati Uniti che si presentano con navi da guerra già nel 1846 e nel 1849, ma senza forzare la mano. Poi nel 1853 l'Ammiraglio Perry consegna un ultimatum: o si aprono rapporti commerciali o si agirà con la forza.
L'arrivo degli stranieri getta i politici nel caos: Perry ritorna nel 1854 e forte di una flotta da guerra impone un trattato al Consiglio degli Anziani.
Subito arrivano anche Francia, Olanda, Russia, Gran Bretagna, che ottengono analoghi accordi commerciali.
E' la fine dell'isolamento del Giappone durato due secoli. Il governo shogunale è allo sbando. Nel paese prende piede il partito "dell'onore", che intende cacciare i barbari. Dal '60 al '63 lotte intestine e terrorismo nei confronti dei filo-occidentali.
Nel 1862 lo Shogun Tokugawa sposa la sorella dell'Imperatore, mettendosi praticamente nelle mani della famiglia imperiale. I Nobili tentano una riabilitazione sociale.
Nel 1865 gli Occidentali si fanno ratificare tutti i trattati dall'Imperatore:
Lo shogunato perde forza anche con i Daimyo, stanchi ed esasperati. Finisce l'obbligo della residenza e degli ostaggi.
Il 3 Gennaio 1868 i più grandi Daimyo del paese occupano il palazzo imperiale, proclamano la fine dello shogunato, restituiscono pieni poteri all'Imperatore che confisca tutti i beni dello Shogun.
E' la restaurazione Meiji del 1868.
p.s. - nella trascrizione dei termini giapponesi, per motivi tecnici sono stati volutamente omessi i trattini sulle "ò-lunghe" e sulle "ù-lunghe".
Bibliografia essenziale.
ROATTI A.-VERRINA S., La spada giapponese, storia, tecnologia e cultura (1994)
BRUNORI M., Il Giappone, storia e civiltà del sol levante (1993)
ROATTI A.-VERRINA S.-ROSSI M., Token, l'arte della spada giapponese (2001)
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