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Kantei Kanshō I.N.T.K. – 23 Ottobre 2021, Sesto Fiorentino (FI)

di F. Marinelli e M. Pingitore

Ripartiti con gli incontri dal vivo dopo le restrizioni COVID degli ultimi due anni, sabato 23 Ottobre si è finalmente riavuto il nostro Kantei Kanshō focalizzato sui forgiatori Enju (延寿). Speriamo che possa essere stato di buon auspicio, questa scuola letteralmente infatti significa “lunga vita / allungare la vita”.

L’evento come di consueto è iniziato alle ore 10.00 raccogliendo un’ampia partecipazione di soci e di nuovi appassionati accorsi da tutt’Italia: dal nord fino a Bari!

Massimo Rossi e Francesco Marinelli hanno presentato i 10 tsunagi che Yoshindo Yoshihara sensei ha fatto realizzare per la nostra associazione da un artigiano giapponese. Questi tsunagi in legno replicano fedelmente la forma e le dimensioni di celeberrime tōken prodotte dal periodo Kotō allo Shinshintō e ci hanno permesso di valutare visivamente molto bene l’evoluzione del sugata, pratica complessa ma essenziale per imparare a collocare cronologicamente le lame.

① 友成 (Tomonari – Ko Bizen), Kokuhō

② 来國行 (Rai Kuniyuki), Kokuhō

③ 長船 兼光 (Kanemitsu – Osafune), Jūyō bunkazai

④ 応永備前 盛光 (Morimitsu – Ōei Bizen), Jūyō bunkazai

⑤ 末備前 与三左衛門尉祐 (Yosōzaemon no jō Sukesada – Sue Bizen), Jūyō bunkazai

⑥ 慶長新刀 國廣 (Kunihiro – Keichō Shintō), Jūyō bunkazai

⑦ 出羽大掾 國路 (Kunimichi – Dewa Daijō), Jūyō bunkazai

⑧ 津田越前守助廣 (Tsuda Echizen no Kami Sukehiro), Jūyō tōken

⑨ 寛文新刀 虎徹 (Kotetsu – Kanbun shintō), Jūyō bunkazai

⑩ 大慶直胤 (Taikei Naotane), Jūyō bunkazai

Contestualmente i partecipanti hanno così potuto confrontare le lame reali esposte, tra cui:

Wakizashi  ō suriage attribuito a Shizu/Naoe Shizu

Tachi, mei: Ryokai della provincia di Bungo

Katana, mei: Bishū Osafune Norimitsu

Tantō, mei: Bizen Osafune Kiyomitsu

Katana, kinzogan mei: Kanemoto (kodai)

Tantō, mei: Hida no Kami UJifusa

Wakizashi: Mutsu Daijo Fujiwara Tadayoshi (Hizen Tadayoshi sandai) – con splendidi horimono

Wakizashi, mei: Hiyoshinshi Hideyo

Wakizashi: Ko Kaji Yoshindo (opera di Yoshindo Yoshihara sensei)

Erano inoltre esposte alcune tsuba, una ko Tosho del primo Muromachi, una ko Katchushi del tardo Muromachi, una ko Umetada del Muromachi, una rara Yamakichibei meijin shodai, una tsuba in shakudo con tigri di Ito Masataka, e tre tsuba fatte dal nostro associato Manuel Coden, firmate “古伝” (Koden). Erano anche esposti due set di fuchi e kashira di scuola Higo.

Per la pausa pranzo la Sig.ra Gianna ci ha deliziato con un ricco menù di specialità trentine e i dolci sono stati gentilmente offerti dal ns. socio Alberto Valentini, eccellente pasticcere.

Nel pomeriggio si è tenuta una vera e propria sessione di Kantei, 1 minuto a disposizione per ogni partecipante per osservare una lama inedita. Francesco Marinelli ha mostrato la corretta procedura di riconoscimento ed apprezzamento.

Una volta esaminata la lama da tutti i soci è stato aperto un dibattito tra i presenti e, condotto dallo stesso Francesco con l’aiuto di Massimo, hanno cercato in primis di far contestualizzare storicamente la lama partendo dal magnificente tachi sugata, mettendo in evidenza il nagasa di 75.5 cm nonostante l’ō suriage, koshizori, proporzioni e kissaki compatto. Il confronto diretto con gli tsunagi è stato molto utile per riuscire a collocare la lama tra la fine del periodo Kamakura e l’inizio del Nanbokuchō.

Gli step successivi sono stati quelli di individuare la tipologia di hada con relative attività, così da poterne comprendere le influenze stilistiche, hamon, bōshi e hataraki. Sono esami tutt’altro che semplici, si è così evidenziato un ko itame compatto “foderato” di un vivido jinie che ricorda la scuola Rai di Yamashiro, shirake utsuri e sullo ha un nagare-masame di influenza Yamato. L’aggiunta di un hamon suguha dal morbido nioiguchi (così ricco di ashi da farlo sembrare quasi un ko midare), uchinoke (un corto nijūba direttamente sopra l‘habuchi che ricorda una luna crescente), qualche sunagashi, una sorta di kuichigaiba (un’area dell’hamon dove l’habuchi si divide). Inoltre la presenza del tipico nijūba all’altezza dello yokote ed infine il bōshi sugu con un brevissimo kaeri, quasi yakitsume bōshi che, ricordando le radici Yamato, ha portato i soci ad avvicinarsi all’individuare la scuola in questione: Ko Enju. Le caratteristiche costruttive di queste lame evidenziano poche individualità nei singoli forgiatori, per cui non era semplice dire il nome effettivo del fabbro.

È stato così scoperto il nakago in cui vi era riportata la nijimei “Kuniyasu” (国泰) e consegnata a tutti i partecipanti una ricca dispensa su questa scuola curata da Francesco, così da dare la possibilità di approfondire lo studio.

Si tramanda che Kunimura, capostipite della scuola Enju della provincia di Higo, fosse nipote di Rai Kuniyuki in quanto figlio di Hiromura della scuola Yamato Senju’in e genero dello stesso Rai Kuniyuki. Nella sua linea si annoverano Kuniyoshi, Kunitoki, Kuniyasu, Kunitomo, Kunisuke, Kuninobu, Kunitsuna ed altri superbi discepoli, che tra la fine del periodo Kamakura a tutto il periodo Nanbokuchō prosperarono ampiamente a Waifu, nel distretto di Kikuchi ad Higo, isola del Kyūshū. Come detto le caratteristiche costruttive di questa scuola evidenziano poche individualità nei singoli forgiatori, essendo sostanzialmente simili alla scuola Rai di Yamashiro e con influenze Yamato Senju’in. In particolare i fabbri Ko-Enju hanno realizzato opere di alto livello e dal magnificente tachi sugata.

Con le due invasioni mongole lo Shogunato Kamakura ordinò ai reggenti di formulare raccomandazioni sulla realizzazione delle spade. Attraverso test sono state elencate le lame e i forgiatori più performanti in preparazione di un’eventuale terza invasione. È noto che sia le opere della scuola Yamato Senju’in che quelle di Rai Kuniyuki siano state molto efficienti, non c’è così da meravigliarsi del trasferimento nel Kyūshū di Hiromura, fondatore leggendario della scuola Enju.

Il Kyūshū era l’isola giapponese più vicina a Cina e Corea, fu così il primo baluardo difensivo contro i mongoli. Ad oggi sono ancora visibili delle muraglie costruite all’epoca per cercare di arginare l’invasione.

Le opere firmate dalle prime generazioni di questa scuola arrivate fino ai nostri giorni sono una rarità, queste sono un importante riferimento che deve essere preservato, dopotutto la spada giapponese è considerata lo specchio della storia, cultura, usi e costumi della società di quel tempo.

Infine sempre Francesco ha tenuto una breve presentazione e consegnato agli amici di I.N.T.K. le copie del suo libro “Muramasa e la sua scuola”.

Qui di seguito un breve commento dell’autore:

“Con il nome Muramasa generazioni di forgiatori hanno realizzato Tōken dalle capacità di taglio eccezionali. Fin dal periodo Sengoku, infatti, queste lame furono non solo ammirate e utilizzate dai Signori della Guerra, ma anche donate in offerta ai templi della provincia di Ise. Nei secoli che seguirono, la fama della famiglia Muramasa continuò ad aumentare, nutrita anche dalle numerose leggende che iniziarono a circolare sul loro conto.

Il presente testo è ricco di contenuti tecnici, nozioni per una corretta osservazione della Tōken a partire dalla contestualizzazione storica e geografica, continuando con esempi significativi, figure storiche alle quali sono appartenute, influenze stilistiche, leggende legate alle “lame maledette” ed altro ancora. Inoltre, ho radunato alcuni estratti di libri, contenenti foto e oshigata di esempi genuini, all’interno di appendici di questo volume. In tal modo è possibile offrire ai lettori un’ampia panoramica, così da agevolare esami e comparazioni.

Mi auguro che questo volume possa essere utile a tutti gli appassionati che vorranno addentrarsi nel fantastico mondo della Tōken Bijutsu attraverso le opere della scuola Muramasa.”

Speriamo di potervi rivedere quanto prima al prossimo evento con nuove lame da studiare!

Galleria fotografica a cura di Manuel Coden: