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GiulioC

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  1. Ciao a tutti, come promesso ecco un aggiornamento dopo aver preso visione dei "cataloghi". Purtroppo le informazioni sono piuttosto deludenti (ed è un eufemismo), ma posto comunque tutto a scopo di archivio. I due cataloghi consultati sono i seguenti: · KATALOG über die Erwebungen für die Anton Petermandl sche Messer-Sammlung der k.k. Fachschule und Versuchs-Anstalt in Stadt Steyr im Schuljahr 1896/97. · Katalog zur Anton Petermandl schen Messersammlung im Heimathaus Steyr. Nel primo e più risalente non c’è menzione alcuna di lame giapponesi. Sono riportate solo 5 lame asiatiche da India, Cina e Nepal. Il catalogo non sembrerebbe tenere conto della collezione Albrecht von Roretz dalla quale dovrebbero arrivare le lame che ci interessano e si focalizza unicamente sul lascito Petermandl. Le due collezioni ora costituiscono un corpus unico all’interno del museo di Styr. Parliamo di questo: Il secondo catalogo (senza data, ma del 1960 secondo fonti online), invece, cita diverse lame giapponesi, ma con scarne informazioni. La cosa curiosa é che in questo catalogo non v'é alcuna attribuzione a Masamune o Muramasa. Riporto qui sotto le pagine rilevanti. Direi che non ci resta che andare a vederle in Austria. Volendo potremmo anche contattare il museo in anticipo e chiedere al curatore la possibilità di analizzarle.
  2. Facendo qualche altra ricerca ho trovato menzione in un post su Nihonto Message Board. https://www.militaria.co.za/nmb/topic/26973-albrecht-von-roretz-collection/ Pare che Sesko sia stato invitato per studiarla, ma non sia potuto andare causa trasferimento negli US. Pare ci sia anche una Muramasa, cosa che potrebbe interessate Francesco. Purtroppo il catalogo disponibile online è di bassissima qualità e mi pare abbiano pure pubblicato la firma al contrario: https://www.eisenwurzen.info/wp-content/uploads/2017/11/Messer-und-Schwerter-Stadtmuseum-Steyr.pdf Ho trovato su circuito antiquario due cataloghi, uno del 1897 e uno del 1960... A questo punto mi sono incuriosito e li ho ordinati. Francesco, qualora potessero essere di interesse per le tue ricerche (ammesso contengano informazioni maggiori / migliori di quello che trovi sopra), fammi sapere e sarà mia premura mandarti delle scansioni appena arrivati. Ovviamente questo vale per chiunque sia interessato.
  3. Cercando alcune notizie in internet mi sono imbattuto per caso in questo museo. Non ci sono ancora stato, ma in caso cercherò di reperire più informazioni. Ci sono poche notizie in giro e del resto anche sul forum non mi pare sia menzionato. Vi riporto quello che ho trovato, qualora qualcuno abbia più informazioni vi prego di contribuire. Pare che nella città austriaca di Steyr (nell'Alta Austria, poco fuori Linz e 166 km a ovest di Vienna) sia conservata una Masamune. Come dicevo ci sono poche informazioni a riguardo, o almeno io ne ho trovate, per ora, poche. Ogni tanto negli elenchi di Masamune conservate nei musei viene citato, ma sporadicamente. La lama è conservata nel museo della città che non ha neppure un sito dedicato: https://www.steyr.at/Museum_der_Stadt_Steyr C'è poi una pagina Wikipedia in tedesco che manco la menziona nel testo: https://de.wikipedia.org/wiki/Museum_der_Stadt_Steyr Credo, ma non ci sono conferme esplicite, che facesse parte della collezione di Albrecht von Roretz (1847-1884) che lavorò come medico in Giappone. Ci sono arrivato da questo articolo: https://web.archive.org/web/20131221124208/http://www.nachrichten.at/oberoesterreich/weihnachten/Schwerter-der-Samurais-zum-Advent;art115283,1244441 La Nagoya University School of Medicine lo cita ancora nei sui archivi: https://www.med.nagoya-u.ac.jp/medlib/history_en/archive/print/1876roretz.html Sulla spada in sé c'è veramente poco, ma ho trovato un video su Youtube: (ogni tanto quando mando i link di Youtube dalla Svizzera ad amici Italiani questi non funzionano, in tal caso il titolo del video è “Samurai Katana Sword made by MASAMUNE” o potete cercare “Masamune Steyr”).
  4. Hai ragione Beta, ero convinto di averlo già modificato... A sto punto, qualora dovessi diventare spadaio, potrei prendere il nome di: Sonofuso Komeunamina. Fatto ora, mancava un 1 davanti al 9 quando ho scritto la misura.
  5. Riprendo un vecchio post cosi' da non doverne aprire uno nuovo e facilitare la storicizzazione. Ecco un paio di video aggiuntivi persenti sul sito NHK: https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/ondemand/video/2032193/ https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/ondemand/video/2029144/ L'intervista a Yoshihara Yoshindo è già stata pubblicata in altro post del forum, ma la riporto anche qui per completezza: https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/ondemand/video/2043057/ Parte di questa intervista è stata inoltre utilizzata nel montaggio di un'altra trasmissione della NHK della quale pero', almeno al momento, non è stata caricata la registrazione: https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/tv/markofbeauty/20210412/4018120/
  6. Grazie mille a Beta, grazie mille Gianluca per i vostri consueti, apprezzatissimi e utilissimi aiuti. Purtroppo all'inizio è difficile riuscire, senza guida dal vivo, a tradurre cio' che viene visto in cio' che si è letto. Nel caso specifico l'associazione visiva l'avevo fatta con un disegno preso dalla Encyclopedia of Japanese Swords di Sesko: Probabilmente sorriderete e trovere un centinaio di motivi per i quali le due non c'entrano nulla, ma per un occhio non allenato credo ci possa essere la tendenza a vederci una certa somiglianza. Tra l'altro, sempre in tema Sesko, questo dimostra la valenza delle parole introduttive alle Kantei Series in cui racconta di come lo scambio dal vivo con comunità degli appassionati in Germania sia stata fondamentale per la sua formazione e crescia. Speriamo che gli incontri dal vivo possano riprendere presto. Firenze, da Zurigo, non è poi cosi' lontana. Allego poi la scannerizzazione della spada e l'oshigata, sperando che possa essere di interesse e di riferimento. Nel mio piccolo spero di contribuire alla history del forum.
  7. Grazie Beta! Alcune attività sono ancora piuttosto difficili da riconoscere per me. O magari le identifico mentalmente, ma poi mi viene il dubbio su diverse opzioni.
  8. Chiederei l'aiuto del pubblico... 🙂 Nei casi qui sotto, possiamo secondo voi parlare di gunome-midare per i cerchi rossi e di chikei per quello verde? Si fa quel che si puo', ma all'inizio riuscire a tradurre un disegno dulle fonti in effettiva attività del metallo non è semplicissimo. Grazie mille!
  9. GiulioC

    Museo d'Arte Orientale - Venezia

    Beh @getsunomichi per la verità sfido anche con un catalogo a capire se la collezione è di valore, salvo essere uno studioso o, se si vuole badare all'aspetto venale della cosa, un mercante d'arte. In fondo se non conosco l'influenza del pezzo sulla storia dell'arte e dello stile puo' aver anche scritto V secolo A.C., ma questo poco mi dice del suo effettivo valore. Sempre relativamente a Venezia, non metto in discussione la consistenza numerica e neppure la piacevolezza della collezione. Da privato farei follie per una collezione simile. Tuttavia la mia sensazione, per la mia piccola esperienza, è sia una collezione più basata sul numero che non sulla qualità intrinseca di ogni singola opera. Ci sono sicuramente pezzi importantissimi, ma affogano un po’ nel resto. A parte alcuni pezzi, che, ripeto, ci sono ma, almeno per quanto concerne quanto esposto, in misura limitata, mancano ad esempio opere importanti di statuaria. Oppure per quanto ci interessa qui spade importanti o armature (quelle esposte sono di epoca Edo e non mi pare di livello estremamente alto). Ripeto, la collezione è sicuramente importante se la consideriamo come ex collezione privata e come lascito, ma in quanto a valore museale (che credo debba cercare di essere di un livello più alto anche in termini filologici) continuo a nutrire dubbi. Certo può essere solo una questione di esposizione e percorso, ma questo è quello che mi trovo a valutare. Ancora una volta, non voglio fare per forza il bastian contrario, ma mettere la cosa in prospettiva. Se vedo il percorso espositivo e le opere di un Chiossone o di un Giuseppe Tucci (che tra l’altro credo abbia ancora la sezione giapponese in allestimento dopo il trasloco, amici romani fateci sapere), mi pare che il confronto non regga. C’è una filologia e opere che spaziano dall’antico al moderno con pezzi selezionati di importanza indiscutibile laddove Venezia, molto spesso, presenta multipli pezzi della medesima categoria e più che altro di uso comune e non sempre una valenza artistica intrinseca. Sempre in tema di selezione dei pezzi mi pare abbiano fatto di più Trieste e Torino. Credo possa dipendere dallo stato di maturazione della collezione quando è passata in mano pubblica. Quello che succede spesso nelle grandi collezioni è una prima fase di bulimia e poi una raffinazione successiva che permette di selezionare i pezzi e di creare, spesso con la consulenza di mercati d’arte, un filo logico e una sua specificità. Ecco, mi sembra che in questo caso sia mancata. Spero di potermi sbagliare, ma questa è la mia umile impressione dopo la visita e senza aver potuto prendere un catalogo perché non disponibile. Come detto all’inizio forse non avrebbe aggiunto o tolto molto, ma almeno un aiutino avrebbe fatto piacere.
  10. GiulioC

    Museo d'Arte Orientale - Venezia

    Piccolo aggiornamento. Ho visitato il museo tre settimane fa e la sorveglianza era lì in rapporto di una persona ogni 2/3 sale. In generale devo ammettere che la sistemazione è un po' caotica e ammassata, ma credo che questo dipenda, oltre a quanto riporto sotto, anche dagli spazzi comunque ridotti rispetto alla dimensione della collezione. Credo inoltre, da quello che ho visto (qualora mi dovessi sbagliare prego di correggermi e magari darmi elementi per una più corretta lettura), che la collezione, per quanto pregevole nel suo complesso, non abbia un numero sufficiente di pezzi veramente importanti. Questo in qualche modo scoraggia una diversa modalità di esporre la collezione. Il museo Rietberg di Zurigo, ad esempio, espone nelle sale “pochi” pezzi selezionati mettendoli in giusta in evidenza per la loro importanza ed ha reso al contempo accessibile parte il magazzino rendendolo visitabile così da rendere fruibili al pubblico anche i pezzi che non troverebbero spazio nelle sale. La collezione di Venezia risulta essere interessante per il numero e la varietà degli oggetti che permette una carrellata su un ampio spettro di aspetti culturali orientali, il che è probabilmente in linea con la modalità in cui i pezzi sono esposti.
  11. Direi che coi gusti ci troviamo @Mibu wolf. Trovo specialmente che lo chirimen hada della ko-Aoe sia estremamente elegante. Dà una sensazione "vellutata", non la saprei descrivere meglio. Per questo mi ha affascinato la Masahiro, perchè lo ricorda. Come le ko-Mihara poi sono spade molto severe con un hamon senza fronzoli, ma le trovo proprio per questo estremamente eleganti.
  12. Grazie mille @Mibu wolf, se ti interessa approfondire ho postato qualche informazione aggiuntiva qui: e qui (ma questa la devo integrare con i risultati dello studio di questi giorni, per ora c'è solo la descrizione del venditore con poco altro):
  13. Grazie mille a tutti per i consigli. Esattamente @Enrico Ferrarese, il problema era proprio quello. L'hataraki comincia come una derivazione abbastanza chiara dell'hamon che mi riporta immediatamente al nijuba, ma va via via "nebulizzandosi" come uno hotsure. Bene comunque che piu' o meno ci sono (credo) 🙂 Grazie ancora! p.s. il panno dalle foto sembra ruvido, me è in realtà di feltro estremamente morbido. Lo uso quando voglio poggiare le spade sul tavolo per studiarle. Sempre maneggiate con guanti di cotone.
  14. Ciao a tutti, oggi abuso del vostro tempo, ma ho accumulato un po' di domande. Come dovrei considerare questi hataraki? Guardando il Nagayama la descrizione piu' simile sembrerebbe essere quella di nie sake, mentre sul sito di Sesko vedo qualcosa di simile sotto il nijuba. Non mi è molto chiara la differenza. Grazie mille! Giulio

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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