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  1. Oggi
  2. Vi riporto quanto mi ha scritto Paolo [...] Per quanto riguarda un'eventuale ristampa, sto valutando alcune alternative. Una volta decisa la strada da seguire, mi riattiverò subito con te e ti terrò informato. Quanti sarebbero interessati ad una ristampa?
  3. Grazie mille Francesco! Spero di avere buone notizie a breve! 😉
  4. Ieri
  5. Mi dicono che anche Paolo ha finito le copie che gli erano rimaste e che si sarebbe voluto informare per ristamparne. Provo a chiedere e vi faccio sapere.
  6. Grazie a tutti per le risposte. Io ho già il Nagayama e altri libri, ma quello in questione mi sembrava adatto per il primo approccio al sugata. Recentemente ho acquistato questo: https://www.amazon.it/Study-Japanese-Swords-Chronological-History/dp/1954297254/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&crid=3GPXCQHQGI88I&dchild=1&keywords=japanese+sword&qid=1632379173&sprefix=japanese+sword%2Caps%2C168&sr=8-3 Sembra ben strutturato e tratta pressapoco lo stesso argomento, ma il fatto che sia in inglese complica le cose per me che sono all'inizio. E' un peccato che questo testo non sia più disponibile.
  7. non ci sono libri che possono sostituire quello di Paolo purtroppo. non che aggiungano l'elemento quantitativo all'analisi qualitativa
  8. Ultima settimana
  9. Caro Shoto temo sia introvabile. Era in commercio diversi anni fa. Non resta che il Nagayama e direi la serie di Serge Degore.. per cominciare. Nella sezione libri troverai altre e più utili indicazioni.
  10. Buongiorno a tutti. Sono Andrea e sono assente da questo forum da un bel pò di tempo. Siccome vorrei cominciare ad approfondire lo studio della nihonto, mi sono imbattuto in questa discussione e vorrei sapere se per caso c'è la possibilità di procurarsi questo libro. Ho cercato ovunque ma non risulta disponibile da nessuna parte. Grazie.
  11. Nessuna difficoltà nel rimuoverlo. Probabilmente ha più senso una scelta di tipo industriale. Tra l'altro agli occhi del profano potrebbe dare pure un impressione positiva rispetto al bambù.
  12. Sarà, ma non mi convince tanto il fatto che mettessero la vite per evitare di poter accedere facilmente al nakago, tanto ormai una volta acquistata, l'imbottonata era fatta... Dalle foto di alekat76 mi sembra di vedere la vite con un bulloncino, simile a quella che montavano quelle da sottufficiale, non è che per caso fosse più una scelta aziendale visto che le usavano già per l'altro modello?? Mah.... Tutto è possibile...
  13. Bello l'articolo. Effettivamente chiaro e risolutivo. Non me la prendo anzi ci mancherebbe a modo suo ha comunque un posto nei ricordi e cimeli di famiglia e qualche dubbio l'avevo. Anche i tempi coincidono. Per cui credo dubbi risolti. Rimane l'idea che prima o poi mi piacerebbe avvicinarmi ad un esemplare autentico. Frugando in rete in cerca di notizie noto che ci sono parecchi siti che propongono attuali produzioni "artigianali" ma immagino che in realtà la qualità non sia paragonabile. Per adesso resto alla finestra mi faccio un po' di cultura in merito e vediamo.
  14. ... vedo che sulla lama, in quanto lama, stiamo tutti sorvolando. Non te la prendere AleKat.. Approfitta invece dell'incontro per approfondire le tue conoscenze.. cominciando ad esempio da qua http://www.intk-token.it/la-lama-giapponese/
  15. Benvenuto Alessio anche da parte mia. Consiglio la lettura delle scansioni dell'articolo di Alberto Roatti "Pakkiane Katane Pakistane": @Ruber Marani circa i mekugi vedi pag.78 dell'articolo 😉
  16. Concordo pienamente con l’analisi fatta da betadine,la cosa che mi stupisce di più è che nonostante tutti gli sforzi che hanno fatto per cercare di andare il più vicino possibile alle originali,poi si siano persi sul mekugi,non avevano un tondino anche di legno da mettere al posto che la vitaccia in lega di ottone?😂😂😂😂
  17. Le differenze le vedi nei particolari a cominciare dai seppa.. poi tsuba, habaki, ecc. fanno il resto. Quello che resta sempre difficile da comprendere, per me resta il mistero sulle "riproduzioni delle spade giapponesi". La Cina aveva le sue lame.. jian, dao... ed invece si dilettano a riprodurre malamente manufatti, e inondano il mercato con riproduzioni per avventati acquirenti col mito di Hattori Hanzo. Resta sempre un ricordo. (basta non spacciarlo per "una spada giapponese", ne militare, ne d'ordinanza. Una lama che non taglia é differente da una pistola senza colpi.))
  18. Grazie mille per la risposta mi hai tolto un dubbio. Ho frugato spesso nelle vostre sezioni ma i miei dubbi rimanevano. Quindi sarebbe una riproduzione anni 80 di una gunto. Che risalga almeno a quel periodo sono sicuro ricordo ancora la consegna da piccolo. Erano se non ricordo male in origine 2 (l’altra con filo o hamon giusto?) e non furono cedute a poco. Qualche dubbio me l’ero posto ma l’acciao della lama e la qualità generale della montatura non facevano trasparire particolari esibizionismi tipici delle repliche. Il colore in foto della lama è data anche in parte da un sottile strato di grasso protettivo che misi io. Anche la mancanza di filo poteva essere coerente con altri stock di armi d’ordinanza “vergini” originali (non katana) del periodo o precedenti per esperienza diretta. Certo che guardando in rete alcuni esamplari dati per originali ci si sono avvicinati tanto. Ho smontato il perno per verificare scritte ma ho rinunciato perché non venendo via avevo paura di fare stupidate e danneggiare l’impugnatura.
  19. Benvenuto AleKat (intanto mi scuso per la mia prolungata assenza, dovuta a recenti disturbi) Ma analizzare questa lama é più semplice dell'ultimo kantei. È una lama molto bella, prodotta sicuramente a LLongQuan e venduta come reliquia della WWII. La bravura e la maestria degli artigiani é messa in evidenza dalla mancanza "del filo", in modo da poter esporre tale lama e maneggiarla senza troppe cautele. Ti consiglio di visitare qualche "sezione" del Forum per approfondire la tua passione sul Giappone e per comprendere anche talune differenze col vicino Paese. A presto
  20. Buongiorno a tutti. Sono Alessio e da sempre amante tra le altre cose della cultura giapponese. Mi sono deciso ad iscrivermi anche se è da qualche anno che vi leggo perchè mi è passata tra le mani una presumibilmente katana wwii comprata negli anni 80 da mio padre data per originale. Risulta essere del tutto simile a quelle coeve e non riscontro elementi che possano ricondurla a copie cinesi. Ma il dubbio o meglio la mia curiosità nasce dal fatto che la lama risulta vergine (non affilata) nonostante dall'aspetto l'acciaio non sembra di tipo industriale. Anche rimuovendo il fermo ho avuto paura di forzare il tutto visto che la lama non veniva via per non rovinare per ignoranza. Cosa ne pensate? Io propendo per l'originalità (non che in sostanza mi faccia differenza) ma sono curioso di approfondire.
  21. In precedenza
  22. Chi partecipa, cortesemente mi mandi una mail, così posso archiviare nella lista. Non postate solo sul Forum e Social, ma spedite a me . Grazie per la collaborazione.
  23. Grazie per la precisazione.. avevo intuito il senso delle tue parole. Riprodurre con l'intento di replicare/ispirarsi ad una determinata opera, un tipico periodo.. non é cosa poco. Le scuole o "i periodi artistici", in ogni tempo, ne sono testimonianza. Hai fatto bene a puntualizzare, considerata la comune accezione che viene attribuita al termine replica.
  24. Dati i numeri limitati consiglio di confermare quanto prima a Massimo la vostra presenza 😉
  25. Affinché non vi siano fraintendimenti sui termini, rammentiamo che tra i forgiatori dell’Ottocento impegnati a realizzare repliche (non necessariamente utsushi) di lame Koto c’erano anche Naotane, Kiyomaro e Suishinshi Masahide (solo per elencare i più famosi). Quindi la terminologia che ho usato non va intesa in senso spregiativo.
  26. Grazie per la condivisione e per le precisazioni sulle repliche ottocentesche.
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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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