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ATTILA

Kyudo, i 2 stili attuali

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In occasione della messa on line del sito della federazione......Finalmente un sito ufficiale che spiegan bene le cose......forse vi può interessare, così se vedrete qualche dimostrazione e farete qualche domanda, sarete in grado di distinguere il tipo di tiro.

 

E' il sunto di quello che presenta il sito....www.associazioneitalianakyudo.it/

 

SHOMEN (di fronte) l'arco viene sollevato e aperto di fronte e al centro del corpo dell'arciere.

Lo stile Shomen è frutto di una sintesi, operata negli anni 50 dello scorso secolo in Giappone, atta a codificare e uniformare in un unico nuovo stile le altre scuole conosciute. Lo stile Shomen ha un carattere più “cerimoniale” e si rispecchia sopratutto nelle seguenti caratteristiche:

MIYABI (eleganza)

MONO NO AWARE (sensibilità per le cose)

WABI (calma profonda)

SABI (sobrietà, purezza).

Le azioni per l’esecuzione del tiro si sviluppano secondo una precisa sequenza (hassetsu), che stimola il praticante a ricercare un’armonia interiore ed esteriore.

In pratica, quello che cerca l'arciere è una forma di armonia ed eleganza che si possa esprimere in un tiro bello da vedere. La cosa più importante in questo tiro è la forma del tiro stesso, cioè posizione del corpo, atteggiamento e gesto finale.

 

SHAMEN (lateralmente) l'arco viene sollevato e aperto sul lato sinistro del corpo.

E lo stile di tiro da combattimento. la Heki ryû Insai ha, fondata da Yoshida Genpachirô Shigeuji (1561 - 1638), divenuto monaco con il nome di Insai Issuiken a Kyôto, diventerà successivamente la Heki Tô Ryû alla corte dello Shôgun Tokugawa; e' attualmente la scuola antica piu' diffusa in occidente.

Lo scopo del tiro è riassunto nel motto della scuola: Kan Chu Kyu (colpire, sempre e forte).

La scuola Heki è stata creata da Heki Danjo Masatsugo alla fine del XV° secolo e ha avuto il riconoscimento dello Shogun sotto Yoshida Genpachirô nel 1600.

In pratica, lo scopo di questo tiro è scoccare frecce nella maniera più potente e precisa possibile tramite una sofisticata tecnica che imponeva ai samurai allenamento costante e precisione nell'esecuzione anche in situazioni di stress.

 

Lo stile SHOMEN si può dire che ha una derivazione nobile in quanto ha radici nelle scuole di tiro dei nobili di corte e anche nello yabusame.

E' stato ricreato all'inizio degli anni 50 dello scorso secolo, perché nessuna delle scuole a cui fa riferimento, aveva più i maestri titolari.

 

Lo stile SHAMEN ha invece origini prettamente belliche e ha una discendenza ininterrotta di capiscuola che risalgono fino al fondatore.

La tecnica insegnata è rimasta tale fino dal 1600, quando ha raggiunto il suo massimo sviluppo.

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Interessantissimo Attila, grazie per averci spiegato in maniera così specifica le differenze tra i due tipi di stili. Se ho capito bene lo stile Shamen era quello praticato dai Buke, esatto? :arigatou:

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finché ce ne stato bisogno, lo stile che oggi chiamano Shamen, è stato quello più praticato. Poi quando l'esigenza bellica è venuta meno per via della pace e delle armi da fuoco, gli stili più "spirituali" hanno preso piede anche perché potevano essere praticati da tutti, sfociando poi in quello che è diventato lo stile Shomen.

Lo stile Shamen è sopravvissuto solo perché ha avuto la fortuna di avere una linea ininterrotta di capiscuola che hanno mantenuto vivo l'insegnamento.

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A questo punto mi sorgono dei dubbi, questi due stili sono staccati u’uno dall’altro o possono essere considerati complementari. Il conoscere bene lo stile SHAMEN non comporta anche la conoscenza del SHOMEN, è probabile che questo stile che è stato codificato negli anni 50 perché forse prima era integrato nello SHAMEN, erano forse una cosa sola, il nostro modo anche Occidentale di pensare ci porta a scindere situazioni di pratica che in definitiva avevano il compito di istruire un a classe samurai, non tanto all’uso di un’arma magari considerata obsoleta rispetto per esempio ad un moschetto, ma alla profonda conoscenza della stessa perché parte inscindibile di una tradizione e di un percorso che potevano essere considerati formativi per un bushi. Tradizionalmente un percorso rimane tale perché così è, un esempio che forse non sembra pertinente ma almeno in parte riesce a spiegare cosa intendo è l’utilizzo della nave a vela A.Vespucci da parte della nostra Marina Militare, tutti coloro che aspirano a diventare Ufficiali devono capirne le funzioni e l’utilizzo, un albero simile a quello di questa nave si trova all’interno del piazzale dell’Accademia Navale ed a tutti e richiesto a turno di arrampicarsi fino al punto più alto, eppure sono parecchi decenni che non abbiamo più navi da guerra a vela.

 

E’ possibile che il declino nell’utilizzo di questa disciplina si sia verificato con l’abolizione della Casta Samurai e che solo in un secondo tempo sia stato ripreso magari anche a fini Nazionalistici.

 

Certamente l’uso odierno possiamo pensare che non miri agli stessi fini.

 

 


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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I due stili sono sempre stati divisi, nel senso che lo stile shomen deriva dalla fusione della scuola Ogasawara con la scuola Honda.

La scuola Heki invece è sempre stata su un altra strada, come provenienza.

 

La scuola Honda aveva alcune peculiarità prese dalla scuola heki, ma il suo fondatore Honda Toshizane, aveva creato, nella seconda metà del 1800, uno stile adatto anche a chi, fra la gente comune, volesse praticare.

 

La scuola Ogasawara invece era la scuola dei nobili di corte........nata nel 1200 su ordine dell'imperatore (se non ricordo male) dopo la guerra Gempei e il suo compito era quello di istruire i nobili ad una rigida etichetta e cerimonia nel tiro. Tutto questo, ricavato dal tiro a cavallo che era il tiro tipico dei nobili di allora.

 

La scuola Heki invece è nata per le esigenze del campo di battaglia ed è una sintesi di alcune tipicità dei molti stili creati dai vari clan dell'epoca che Heki Danjo ha studiato e poi unito in un unico stile per i samurai appiedati.

 

Per farla breve, la scomparsa dei maestri titolari della scuola Ogasawara e Honda ha dato origine alla nascita della federazione anche per riunire sotto un unico organismo tutti quei gruppi che, non avendo più un maestro di riferimento, si sono trovati sbandati dopo la guerra. La scuola Heki, pur avendo ancora il maestro titolare, allora era Urakami Sakae, ha accettato di farne parte perché i tempi, politicamente lo richiedevano, ma ha continuato a promuovere e diffondere la tecnica che ha sempre praticato. Urakami infatti è stato uno dei fondatori della federazione, anche se, per lui la cosa non aveva molta importanza in quanto la scuola che conduceva era ancora attiva anche se in forte minoranza come praticanti.

 

In seno alla federazione sono stati differenziati gli stili dandogli nuovi nomi come vi ho detto e non mantenendo i nomi originari, perché per quanto riguarda lo stile Shomen, questo non era più possibile. Allora si è deciso di differenziarli per il modo che si ha di sollevare l'arco. Cioè: Shomen -frontale- e Shamen - laterale-. Chiaramente tutto questo per semplificare la cosa.

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Grazie Attila per Le Tue precisazioni,

una mia curiosità, nella scuola SHOMEN, quanta importanza riveste il centrare il bersaglio(ammesso che ci sia) in rapporto all'esatto prticare in modo armonico.

Anche questo aspetto può essere scisso?

Esiste un bersaglio immaginario in se stessi?

E nell'altra la SHAMEN quali sono gli aspetti più importanti da prendere in considerazione per pensare di aver ottrnuto un buon risultato di tiro?


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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Mauri, per la prima domanda, la risposta è semplice:

Per gli Shomen, il colpire il bersaglio non riveste alcuna importanza. La loro attenzione è sul gesto in se. I contenuti tecnici per colpire non sono presi in troppa considerazione. La loro pratica si basa su una rigida educazione delle varie posizioni. Dove va a finire la freccia, non importa. Non hanno nemmeno un vero e proprio metodo di mira. Chi colpisce il bersaglio lo fa perché generalmente mira circa 1 metro alla sinistra del bersaglio e per effetto di come lavora l'arco, la freccia gli finisce nel mato.

 

La gli Shamen è esattamente l'opposto. Lo scopo è quello di colpire con la maggior frequenza possibile e con la maggior potenza di penetrazione possibile. A tale scopo è stata creata una tecnica molto complessa che viene adattata alle caratteristiche fisiche dell'arciere.

Il buon risultato di cui parli, non lo giudica l'arciere stesso, almeno per i primi anni, ma l'istruttore del gruppo o il maestro quando è presente. Poi con l'esperienza uno riesce a capire se ha fatto un buon tiro o no.

 

Per entrambi gli stili esiste il concetto di colpire il bersaglio che c'è in se stessi, ma avviene con modalità totalmente differenti.

Per gli shomen è legato più alla postura e al gesto. Se la freccia vola lenta e non colpisce, non importa. Per gli shamen è legato più al bilanciamento del lavoro del corpo e al risultato finale come velocità di esecuzione e quindi velocità e potenza della freccia e se colpisce o no.

 

Gli stili hanno finalità diverse e quindi non hanno molto in comune, se non l'uso dello stesso attrezzo.

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Grazie Attila per questi Tuoi chiarimenti sono sempre esaustivi.


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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Mi aggiungo anche io ai ringraziamenti espressi dal Nostro Mauri. Ho un'altra domanda per te, Attila, se non ti dispiace. Nel tuo ultimo intervento affermi: "...Gli stili hanno finalità diverse e quindi non hanno molto in comune, se non l'uso dello stesso attrezzo.". E' dunque possibile avere una ottima conoscenza della Via dell'Arco praticando solamente una delle due Scuole anche se ad alti livelli? Oppure è necessario avere perlomeno un'idea di come funzionano entrambe? Te lo chiedo perchè, nell'arte della spada, Kenjutsu e Shinai Kendō erano una volta unificati e inscindibili. Nel caso del Kyūdō si è operata la stessa divisione? (ovviamente a livelli minori, qui si parla di due Scuole diverse ma che praticano la stessa Arte) :arigatou:

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Sandro, dipende cosa intendi per via dell'arco.

 

Se per via dell'arco intendi l'uso di un attrezza nato per uno scopo e sfruttato al meglio per ottenere il miglior risultato possibile e non solo dal punto di vista fisico, allora la via dell'arco più giusta è quella Shamen, se invece stai cercando qualche cosa di più "meditativo" e spirituale, nel senso però che intendiamo noi occidentali, allora lo stile Shomen è più adatto.

 

E innegabile che l'arco è nato con uno scopo preciso e la parola kyudo è una "ingentilizzazione" della parola kyujutsu.

Quindi lo stile shoman è da considerarsi più una via che, attraverso un attrezzo, cerca qualche cosa di diverso dall'originale utilizzo per cui lo yumi è stato costruito, ma è solo una questione di scelta di chi vuole percorrere questa via.

 

Esiste una scuola meditativa, presente anche in italia che utilizza l'arco come attrezzo per raggiungere un certo stato d'animo. Ma loro lo specificano subito. Quello che praticano non è kyudo, ma un'altra cosa. Parlando con il loro maestro, questo ci disse che conosceva bene i nostri capi scuola e sa benissimo cos'è il kyudo, ma loro fanno un'altra cosa. Per loro avere in mano un arco o un manico di scopa con una corda tesa, era esattamente la stessa cosa (cito le sue parole). Il gruppo che avevo visto è nella zona di torino, ma non ricordo il nome del maestro ne la pratica esatta che fanno.

 

Quindi, se come via dell'arco intendi l'utilizzo dell'attrezzo in se, ce ne possono essere molte, ma se invece intendi l'utilizzo dell'attrezzo per gli scopi per cui è stato creato, allora ce ne una sola.

 

E' solo una questione di scelta.

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I due stili sono sempre stati divisi, nel senso che lo stile shomen deriva dalla fusione della scuola Ogasawara con la scuola Honda.

 

Caro Attila,

 

sono appena rientrato "al lavoro" dopo un grosso impegno esterno e, riaprendo il forum, sono rimasto non poco sorpreso dai tuoi interventi.

 

Tu sai bene quale sia la simpatia e la stima che ci accomuna ma non riesco a non intervenire, mettendo in evidenza i chiari errori che hai frammischiato a molta corretta informazione e verità nelle tue affermazioni.

 

Forse per eccessiva irruenza e semplificazione, hai riportato "voci di corridoio" molto comuni all'interno di certi gruppi in Italia, ma, a differenza di quanto affermavano ed affermano taluni, una bugia, ripetuta mille volte, non diventa mai una verità.

 

Ma iniziamo dal principio dipanando un po' la questione.

 

La federazione Pangiapponese di Kyudo (Zen Nippon Kyudo Renmei) riconosce 3 "modi" di praticare il Kyudo:

 

- Shomen Issoku

- Shomen Nisoku

- Shamen Nisoku

 

Ma su questo ci torneremo dopo ...

 

Secondo la ZNKR, QUALUNQUE sia lo stile del praticante, la ricerca di Shin, Zen e Bi (verità, bontà, bellezza), è lo scopo della ricerca della via dell'arco: nessuna dipendenza da Shomen o Shamen; la tua affermazine è vera soltanto se si guardano i soli praticanti in Italia: siccome chi segue i lavori della ZNKR sono QUASI TUTTI tiratori Shomen e, viceversa, sono tutti tiratori Shamen (in realtà Insai Ha) gli altri ... la ricerca di Kan Chu Kyu (sempre centrare forte) è propria non degli stili Shamen in generale, ma solo della scuola antica che tu pratichi (i cui maestri, ma non lo stile, sono riconosciuti dalla ZNKR).

 

In altre parole: non va mischiato il fine di una scuola antica che pratica uno dei possibili stili Shamen, con le finalità di chi pratica lo stile Shamen secondo le proposte della ZNKR ... è mischiare Kyujitsu (proposta Insai Ha) con il Kyudo (proposta ZNKR).

 

Fino dal 1200, quando la scuola Ogasawara è stata formalizzata, lo stile Shomen era l'unico praticabile: se aprite un arco tenendolo al vostro fianco sinistro, la sua penna inferiore si troverebbe dentro la schiena del povero cavallo che avete sotto il sedere ! Pertanto, sia a corte che in battaglia, sia i Kuge che i Buke (che avevano appena conquistato il potere) usavano lo stesso metodo di tiro: quello Shomen.

 

L'evoluzione arriva con il Sengoku Jidai e con la massificazione del combattimento: la maggior parte degli arcieri non erano più nobili (Kuge o Buke) a cavallo ma semplici Ashigaru specializzati, ed ecco che Heki Danjo Masatsugo crea uno stile che permette all'arciere a piedi di proteggersi di più, a poter tirare più a lungo (per più ore), tenendo d'occhio più gli avversari che la propria attrezzatura, ecc. ... lo stile Heki.

 

Nasce lo stile Shamen con una diversa atrezzatura (il guanto morbido a 5 dita viene sostituito dal 3 dita con pollice rigido) ed una sua diversa "gestione".

 

Dopo il 1600, con la grande pace Tokugawa, l'arcieria si sposta dal campo di battaglia alle maratone di tiro al tempio chiamato Sanjusangendo: resta l'uso di aprire l'arco di lato (shamen, più rapido) ma cambia ancora l'attrezzatura (il guanto copre 4 dita per risparmiare fatica alla mano destra); le scuole più in voga erano le Chikurin.

 

A cavallo fra il il 1800 ed il 1900, Honda Toshizane, che conosceva bene tutte le scuole del passato, in particolare Ogasawara (che non era certo morta) e le Chikurin, propone un nuovo stile ibrido che prevede il sollevamento dell'arco frontalmente (shomen) e la gestione dell'attrezzatura secondo le scuole Heki ...

 

Tutti i tradizionalisti gridano allo scandalo, ma il tempo è galantuomo ed oggi circa 80% dei praticanti di kyudo pratica in questo modo!

 

Riassumendo:

 

1) Le finalità della pratica (Do o Jitsu) non dipendono dallo stile adottato (Shomen o Shamen) ma dalla scuola seguita.

2) Lo stile non dipende dallo status di chi lo pratica ma dalla scelta del maestro che "ti capita".

3) Non è vero che secondo la ZNKR non è importante il bersaglio: se non metti "dentro" 2 frecce su 2, il quinto dan te lo scordi: la differenza è su che cosa devi cercare PRIMA e che cosa DOPO (per la ZNKR l'armonia, per la Insai Ha il bersaglio) ma non puoi progredire se non cerchi ENTRAMBI.

 

Un aforisma della ZNKR è "spirito e tecnica", per altri, le due cose, evidentemente, si invertono, ma non puoi progredire in uno senza farlo anche nell'altro.

 

La ZNKR dice: primo e secondo dan, corretta forma (e quindi hai ragione, il bersaglio non centra), terzo e quarto dan, corretta tecnica (e qui devi dimostrare di poter fare bersaglio), dal quinto dan, corretto spirito (ma se non fai bersaglio il dan te lo puoi dimenticare).

 

Ritorniamo ora all'inizio.

 

Secondo la ZNKR, che non entra nella discussione delle scuole antiche, esistono il sollevamento dell'arco Shomen e quello Shamen, e la gestione dell'attrezzatura come nelle scuole più antiche (del 1200, chiamato "Issoku") e quello delle scuole "nuove" (alias Heki, del 1500, chiamato "nisoku) ... quindi:

 

1) chi tira, più o meno, come la scuola Ogasawara, pratica lo Shomen Issoku;

2) chi tira, più o meno, come le scuole Heki, pratica lo Shamen Nisoku;

3) chi tira, più o meno, come lo stile ibrido di Honda, pratica lo Shomen Nisoku.

 

Tutto questo per spiegare che l'affermazione: "lo stile shomen deriva dalla fusione della scuola Ogasawara con la scuola Honda. " è proprio un'affermazione errata e "campata in aria", e purtroppo non è la sola in questi tuoi ultimi interventi: rileggendo quanto hai scritto, alla luce di questo mio lunghissimo intervento, molte cose appaiono con stridente evidenza.

 

Caro Carlone, tu sei un ottimo praticante ed un ottimo costruttore di materiali, il fatto che io acquisti i tuoi archi lo dimostra, ma ti pregherei, per il futuro, di essere più correto nell'esposizione delle filosofie e della storia dell'arcieria, probabilmente la tua percentuale Atari è superiore alla mia, ma diamo a Cesare ciò che è di Cesare ...

 

Fruttuosa pratica a tutti


Un proverbio orientale recita: "La verità non suona bene all'orecchio".

Le persone, in genere, tendono a preferire le cose piacevoli alle cose vere:

Per quanto nelle mie possibilià, ricerco le cose vere ... anche se dovessi riscontrarle spiacevoli.

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Ciao bardix, stavo aspettando il tuo intervento e sapevo che su questo argomento la discussione sarebbe stata accesa.

 

Come potete vedere, come in altre arti marziali dove ci sono diverse correnti di pensiero, le discussioni sono molto accese su come considerare le questioni degli stili ecc.

Nel kyudo la faccenda è vecchia di 60 anni o più e non finirà molto presto.

 

Quello che tu, molto precisamente hai spiegato, è stata una iniziativa della federazione che, a suo tempo, ha deciso di eliminare determinate "differenze", solo nominali, perchè tecnicamente queste rimangono, per cercare di uniformare e unire un movimento che altrimenti all'epoca risultava frammentato.

 

Inagaki ha sempre rifiutato la terminologia usata dalla federazione per indicare i tiratori heki (shamen) perchè è un termine che significa solo laterale, ma la complessità e la storia di questa tecnica vanno ben oltre la piccola differenza di come si solleva l'arco e quindi anche se la federazione non riconosce il termine "scuola heki", questo non ha nessuna importanza perché è solo una questione semantica. Nel concreto tra i due stili c'è un abisso di differenza come tecnica.

 

Per lo scopo della pratica, ormai, ognuno ci cerca quello che vuole.

 

Per il resto di quello che hai scritto, sono puntualizzazioni corrette che poco tolgono alla sostanza del discorso.

tipo "Le finalità della pratica (Do o Jitsu) non dipendono dallo stile adottato (Shomen o Shamen) ma dalla scuola seguita".... tanto ormai questa differenza non esiste più. Sono entrambi DO.

 

e ancora "Lo stile non dipende dallo status di chi lo pratica ma dalla scelta del maestro che "ti capita".....anche questa non è esatto. Io conoscevo la federazione prima di praticare heki, e la loro filosofia e modo di tirare li ho sempre visti un po color dell'aria. E non sono il solo che ha cercato prima di cominciare a praticare.

 

...."se non metti "dentro" 2 frecce su 2, il quinto dan te lo scordi"...per forza che un 4° o 5° dan deve colpire, altrimenti non ci fa una bella figura. Ma il discorso rimane. Per gli shamen, la questione non è solo colpire, ma anche come.......cosa che invece per gli shomen, è irrilevante.

 

Giusto per raccontare un episodio che mi ha visto protagonista.

Tempo fa partecipai con il mio gruppo a una gara internazionale, quindi della federazione, in germania. La gara si svolgeva su una competizione individuale e una a squadre.

Nella competizione individuale i criteri di valutazione che ci dissero essere adottati erano: 30% come si eseguiva la cerimonia, 30% come si teirava, e 30% la percentuale dicentri fatti.

Io ho colpito il bersaglio con 3 frecce su 4, ma non entrai in finale. Quando andai a chiedere il motivo perché non fui ammesso alla finale, mentre altri, che non avevano nemmeno colpito con una freccia il bersaglio, erano stati ammessi, la risposta fu: "IL TUO TIRO è TROPPO VIOLENTO, è TROPPO DA SOLDATO.....e questo non è Kyudo". Io me ne andai ridendo e allora, non fui l'unico arciere Heki a essere escluso per questi motivi.

Chiaramente, i giudici erano tutti tiratori della federazione.......Spero che ora, a distanza di anni la cosa sia cambiata.

 

Va be, ma questo sono solo chiacchiere da salotto vecchie come il mondo che sviano dall'informazione.

Leggetevi quello che c'è scritto nel sito della federazione e ci capirete qualche cosa di più. Anche se chiaramente tende a tirare l'acqua un po verso il suo mulino.....ma è normale....mi è capitato di vedere tiri fati da 5° o 6° dan della federazione e....lasciamo perdere.....bellissime cerimonie, ma in quanto a contenuti nel tiro... :ballo:

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Carissimo Attila,

 

sono sinceramente dispiaciuto che una persona, che considero (fatti alla mano) un serio praticante, possa fermarsi alla superficie delle cose senza entrare nel profondo, tanto quanto serva per "capire il motore delle cose" e non soltanto apprezzarne la carrozzeria: tu sai guidare bene, ma se capissi veramente e profondamente le caratteristiche del motore potresti fare molta strada in più.

 

mi spiego meglio.

 

Inagaki ha sempre rifiutato la terminologia usata dalla federazione per indicare i tiratori heki (shamen) perchè è un termine che significa solo laterale, ma la complessità e la storia di questa tecnica vanno ben oltre la piccola differenza di come si solleva l'arco e quindi anche se la federazione non riconosce il termine "scuola heki", questo non ha nessuna importanza perché è solo una questione semantica. Nel concreto tra i due stili c'è un abisso di differenza come tecnica.

 

Innanzitutto dovresti dire "scuole Heki" (al plurale), la vostra (Insai) non è l'unica scuola Heki esistente, ci sono le due Chikurin, la Sekka nonchè quella Shamen della ZNKR ...

 

Come gia ho scritto, le differenze non sono tra Shamen e Shomen ma tra "Heki Ryu Insai Ha" (che forse dovrebbe essere chiamata più propriamente "Heki Ryu Inagaki Ha", almeno in Italia) e tutte le forme (Shamen e Shomen, Issoku e Nisoku) previste dalla ZNKR.

 

Se tu chiami le cose con i nomi appropriati, finisce che magari ci troviamo daccordo ...

 

Per il resto di quello che hai scritto, sono puntualizzazioni corrette che poco tolgono alla sostanza del discorso.

tipo "Le finalità della pratica (Do o Jitsu) non dipendono dallo stile adottato (Shomen o Shamen) ma dalla scuola seguita".... tanto ormai questa differenza non esiste più. Sono entrambi DO.

 

Purtroppo qui dissento con forza.

 

Pratico arti marziali da 38 anni di cui gli ultimi 26 senza interruzione alcuna; ho praticato Judo (qualche anno sino al san-kyu) e diversi stage di Jujitsu (Sciutto, diversi con Leon Jay, metodo Bianchi ed altri), 4 stili di Iaido (sino a san-dan) ed uno di Battodo (fino a ikkyu), pratico Kendo (da poco) e Kenjitsu (attraverso lo Yoseikan Budo ed in passato attraverso la Katori Shinto Ryu e la federazione europea di Iaido) ... beh, alla luce della mia esperienza personale posso dirti che: non "Sono entrambi DO".

 

Sono diversi nella stessa definizione degli aforismi che distinguono i due metodi; se cerchi "Kan Chu Kyu" (diversa filosofia) tirando con Yagoro prima di Hanare (diversa tecnica) pratichi JITSU mentre se cerchi "Shin Zen Bi" (altra filosofia) con Hanare morbido (ed altra tecnica) pratichi DO: e questi sono fatti, non opinioni.

 

Per avvalorare quanto sopra vorrei inoltre ricordarti che per la ZNKR ho il titolo di Yon-dan ed ho partecipato ad uno stage con Inagaki in persona e diversi con Mori, Kurosu e Sekine (la tua scuola) ... credo di poter affermare di aver esplorato personalmente entrambi gli stili (e le loro filosofie): non sono entrambi DO.

 

Vorrei ancora ricordarti che uno dei gruppi Insai Ha italiani ha dovuto cambiare la sua ragine sociale da "kyujutsu" a "kyudo antico" per non rischiare di avere problemi con la ZNKR ... credo che ci siamo capiti.

 

... ancora "Lo stile non dipende dallo status di chi lo pratica ma dalla scelta del maestro che "ti capita".....anche questa non è esatto. Io conoscevo la federazione prima di praticare heki, e la loro filosofia e modo di tirare li ho sempre visti un po color dell'aria. E non sono il solo che ha cercato prima di cominciare a praticare.

 

Tu sei uno, il restante 99% dei praticanti non lo ha fatto ...

 

...."se non metti "dentro" 2 frecce su 2, il quinto dan te lo scordi"...per forza che un 4° o 5° dan deve colpire, altrimenti non ci fa una bella figura. Ma il discorso rimane. Per gli shamen, la questione non è solo colpire, ma anche come.......cosa che invece per gli shomen, è irrilevante.

 

Come si diceva sopra la differenza non è fra Shamen e Shomen, ma vorrei citarti un'altro aforisma che ti sorprenderà: "nel Kyudo ci sono 3 fasi; nella prima la freccia colpisce il bersaglio, nella seconda la freccia penetra nel bersaglio, nella terza la freccia esiste nel bersaglio" ... sei ancora convinto che "il come" non sia importante per la ZNKR ???

 

Non devi fermarti alla superficie, devi andare altre, in profondità, per capire che, come diceva Amleto (quello di Shakespeare) "ci sono più cose sotto il cielo, Orazio, di quanto la tua filosofia possa concepirne".

 

Giusto per raccontare un episodio che mi ha visto protagonista.

Tempo fa partecipai con il mio gruppo a una gara internazionale, quindi della federazione, in germania. La gara si svolgeva su una competizione individuale e una a squadre.

Nella competizione individuale i criteri di valutazione che ci dissero essere adottati erano: 30% come si eseguiva la cerimonia, 30% come si teirava, e 30% la percentuale dicentri fatti.

Io ho colpito il bersaglio con 3 frecce su 4, ma non entrai in finale. Quando andai a chiedere il motivo perché non fui ammesso alla finale, mentre altri, che non avevano nemmeno colpito con una freccia il bersaglio, erano stati ammessi, la risposta fu: "IL TUO TIRO è TROPPO VIOLENTO, è TROPPO DA SOLDATO.....e questo non è Kyudo". Io me ne andai ridendo e allora, non fui l'unico arciere Heki a essere escluso per questi motivi.

Chiaramente, i giudici erano tutti tiratori della federazione.......Spero che ora, a distanza di anni la cosa sia cambiata.

 

Se partecipi ad un Taikai organizzato da iscritti alla ZNKR ti meravigli che le regole proposte siano quelle della ZNKR ? Se accetti di partecipare ad una manifestazione devi accettare le regole dell'organizzazione, se non ti piacciono non sei mica costretto a parteciparvi.

 

... difatti mi domando spesso perchè i gruppi Insai Ha italiani si iscrivano alla ZNKR pur non condividendone la filosofia e le finalità ...

 

Va be, ma questo sono solo chiacchiere da salotto vecchie come il mondo che sviano dall'informazione.

Leggetevi quello che c'è scritto nel sito della federazione e ci capirete qualche cosa di più. Anche se chiaramente tende a tirare l'acqua un po verso il suo mulino.....ma è normale....mi è capitato di vedere tiri fatti da 5° o 6° dan della federazione e....lasciamo perdere.....bellissime cerimonie, ma in quanto a contenuti nel tiro...

 

All'inizio della mia pratica del Kyudo ho partecipato ad uno stage tenuto da un noto (in Italia) maestro che si era portato un assistente che faceva sempre Atari, non ne sbagliava una; questo assistente si chiamava Kurosawa (detto "giovane" per non confonderlo con un altro più anziano), ti sarebbe piaciuto anche se tirava Shomen Issoku ... ed era soltanto Go-dan ...

 

Ad alto livello, quando hai superato la fase tra il terzo ed il quinto dan (quando cioè fare Atari è indispensabile perchè devi ricercare la corretta tecnica, ma senza aggressività) scopri che la tua ricerca interiore è più importante e soddisfacente della ricerca esteriore del bersaglio, colpito, penetrato o di più.

 

Caro Attila, come dicevo all'inizio, prova a non fermarti alle prime indicazione che vengono date ai principianti; vai oltre ! Scoprirai da te tutto quello che c'è da scoprire; non ti fermare alle apparenze esteriori, fai la tua strada, percorri il tuo sentiero, il tuo DO: se lo farai ad un certo punto di volgerai indietro e ti meraviglierai delle cose che stiamo dicendo, anche quelle che tu stesso affermi con decisione ti sembreranno lontane e meno importani ...

 

Proficua pratica a te e a tutti coloro che pensano che cio sia vero ...


Un proverbio orientale recita: "La verità non suona bene all'orecchio".

Le persone, in genere, tendono a preferire le cose piacevoli alle cose vere:

Per quanto nelle mie possibilià, ricerco le cose vere ... anche se dovessi riscontrarle spiacevoli.

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Bardix, come ti ho detto la discussione che stiamo facendo io e te, è vecchia come il mondo.

 

Io pratico Kyudo da 20anni e mi basta e avanza.........praticare altri arti marziali, non ne ho il tempo e ne la capacità......poi va a fineire che mischio le cose. Forse tu ci riesci, io invece no. Preferisco arere una sola direzione da seguire. E' già abbastanza dura così.

 

Alla gara di cui ti ho parlato era stato chiarito che colpire contava e molto anche......ma poi nei fatti non è stato così. Comunque è storia passata.

 

La scuola heki è una, gli stili erano, e ripeto erano diversi. Lo stile sekka non esiste più, i chikurin sono rimasti pochi e non hanno più il caposcuola titolare tanto e vero che Mori sta cercando di prenderli sotto la sua ala per impedire che spariscano. Lo stile Insai, quello che si chiama Heki to-ryu, è il più praticato. Lo stile shamen della ZNKR, è una vostra invenzione.

 

Un giorno mi spiegherete perché a voi della federazione da così fastidio che esista ancora una scuola che tramanda una precisa tecnica da 500 anni e che usa un attrezzo solo per lo scopo per cui è stato inventato.

 

Tutte le volte che si tocca questo argomento, voi partite per la tangente e cominciate a urlare le vostre verità.

 

Non mi sembra che la cosa sia poi così drammatica da spiegare.

 

Esistono due correnti. Una segue una via più pratica e legata da 500 anni al mondo militare da cui è nata. L'altra è stata inventata 60 anni fa per creare qualche cosa di più facile e più divulgabile.

 

La cosa è così un male?

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Caro Attila,

 

mi pare che il meccanismo psicologico chiamato "transfert", cioè quello di accusare i propri interlocutori dei nostri stessi errori sia il punto focale della questione.

 

Mi spiego in dettaglio:

 

Tutte le volte che si tocca questo argomento, voi partite per la tangente e cominciate a urlare le vostre verità.

 

Innanzitutto, nè qui nè altrove, nessuno "di noi" urla, poi mi pare che toccando questi argomenti sia stato tu ad affermare cose non vere (anche prima di partire per la tangente, non essendo in grado di confutare i fatti che ho esposto) passando immediatamente dal tecnico al personale.

 

Difatti:

 

Dove va a finire la freccia, non importa. Non hanno nemmeno un vero e proprio metodo di mira. Chi colpisce il bersaglio lo fa perché generalmente mira circa 1 metro alla sinistra del bersaglio e per effetto di come lavora l'arco, la freccia gli finisce nel mato.

 

Questa sono panzane che vorrei sapere chi si è inventato, ma sei stato tu ad affermarle: sii responsabile di quello che affermi.

 

La freccia, ad Hanare, deve essere allineata al bersaglio (punto di mira verificato con il metodo della parallasse) e, da sola, vola diritta e tesa fino al Mato: soltanto il nostro ego la può far deviare dalla sua essenza ... ti pare che questo aforisma della ZNKR corrisponda con quello che hai scritto ?

 

Alla gara di cui ti ho parlato era stato chiarito che colpire contava e molto anche......ma poi nei fatti non è stato così. Comunque è storia passata.

 

L'episodio lo conosco bene e non è come lo racconti: il Taikai prevedeva una prima selezione sullo stile di tiro, successivamante, gli ammessi si sfidavano sul numero di centri. Queste erano le regole proposte ed a queste regole si sono attenuti i giudici: se per te non erano accettabili (discutibili lo sono sempre) ... la partecipazione non te l'aveva mica ordinata il medico.

 

La scuola heki è una, gli stili erano, e ripeto erano diversi. Lo stile sekka non esiste più, i chikurin sono rimasti pochi e non hanno più il caposcuola titolare tanto e vero che Mori sta cercando di prenderli sotto la sua ala per impedire che spariscano. Lo stile Insai, quello che si chiama Heki to-ryu, è il più praticato. Lo stile shamen della ZNKR, è una vostra invenzione.

 

Heki Danjo Masatsugo non ha creato nessuna scuola, lo ha fatto invece uno dei suoi allievi tanto che le prime scuole Shamen erano chiamate Yoshida Ryu.

 

A tutt'oggi anche la Insai Ha, ha in Giappone "qualche problema"; tu, come la maggior parte dei praticanti italiani, segui Mori Sensei, ma altrove è riconocsiuto il ramo Uragami: qual'é la Insai "vera" ? E' ovvia la risposta che tu mi darai: quella che tramanda la tecnica portata avanti da Inagaki Sensei, ma quella filo-ZNKR (Uragami) ha lo stesso diritto di esistenza e legittimità di tradizione familiare (Ricordo ai non addetti che il Maestro di Inagaki Sensei era proprio un Uragami).

 

Ritornando a bomba, lo Shamen della ZNKR non è un'invenzione ma una semplificazione per uniformizzare (così come anche i due stili Shomen), e quindi poter valutare i praticanti al fine di poter assegnare i Dan; poi ognuno, a casa sua ha sempre avuto il permesso di fare quello che gli pare (scuole antiche o Kyudo creativo che sia), tant'è vero che, pur non apprezzando la tecnica proposta da Inagaki, la ZNKR gli aveva riconosciuto il Kyu-dan ... non mi pare poco.

 

Un giorno mi spiegherete perché a voi della federazione da così fastidio che esista ancora una scuola che tramanda una precisa tecnica da 500 anni e che usa un attrezzo solo per lo scopo per cui è stato inventato.

 

Non mi sembra che la cosa sia poi così drammatica da spiegare.

 

Esistono due correnti. Una segue una via più pratica e legata da 500 anni al mondo militare da cui è nata. L'altra è stata inventata 60 anni fa per creare qualche cosa di più facile e più divulgabile.

 

La cosa è così un male?

 

Non c'è niente di male nè di drammatico ma:

 

- se pratichi con "un attrezzo solo per lo scopo per cui è stato inventato" (parole tue) non può essere DO ! Per sua stessa definizione il DO comporta una ricarca personale e non solo tecnica (come invece è Jutsu ... per la tua stessa definizione): scegli pure quello che preferisci, ne hai ogni diritto (e questo non da fastidio a nessuno, figuriamoci alla ZNKR), ma, per cortesia e per non complicare le cose, chiamalo con il suo nome;

 

- dopo aver fatto la tua scelta, non è il caso di inventare panzane per denigrare quello che non hai voluto accogliere, basterebbe dire: "quella cosa me non interessa" e fermarsi la;

 

- di correnti ne esistono due in Italia (forse) ma non nel Kyudo in Giappone; ci sono altre scuole più antiche della Insai Ha, codificate per la prima volta 800 anni fa (ma nate ben prima), che ogni anno si presentano in pubblico (yabusame) per dare dimostrazione; anche queste sono nate "per la guerra" (quindi in campo militare anch'esse) che all'epoca della loro nascita era diversa rispetto al Sengoku Jidai (nascita delle scuole Heki) ... ma tutto questo la ZNKR lo lascia nel campo delle scelte personali e private: per la ZNKR esistono solo 3 modi di tirare e non costringe nessuno ad aderire ai propri principi.

 

Carlone, amico mio, per favore, non fare tue le panzane che qualcun altro si è inventato sulla ZNKR, perchè succede che poi sei tu che ci fai una brutta figura, e vorrei tanto potertela risparmiare.

 

Pensiamo invece alla prossima occasione che avremo per praticare assieme, magari sfidandoci come l'ultima volta che ci siamo incontrati ... la garetta col bicchiere di plastica come "golden-atari" ... è più gratificante, molto di più.


Un proverbio orientale recita: "La verità non suona bene all'orecchio".

Le persone, in genere, tendono a preferire le cose piacevoli alle cose vere:

Per quanto nelle mie possibilià, ricerco le cose vere ... anche se dovessi riscontrarle spiacevoli.

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in effetti il bicchierino era piccolo e non mi ricordo neanche chi l'ha colpito.

 

Comunque.......guarda che alla gara internazionale a cui facevo riferimento io tu non eri presente, quindi non puoi sapere cosa il mitico Hoff decise di fare.

 

Poi, girala come vuoi, ma noi heki sappiamo bene perché la federazione riconosce solo la linea di Urakami.

Non riconosceva nemmeno Inagaki perché lo vedeva come una minaccia....a cosa non so, ma sono addirittura arrivati a proibire agli organizzatori di un grosso evento di Kyudo tenutosi in Giappon, di invitarlo (all'epoca Inaghaki era già oltre i 70 anni)

 

Fai un po tu.

 

Siccome Urakami ha nominato Inaghaki e a sua volta Inagaki ha passato il testimone a Mori (tra l'altro lo accennò proprio in Italia questa cosa alla fine degli anni 80 se non sbaglio), per noi è chiarissima la faccenda. Se in Giappone non lo è, non so cosa possiamo farci.

 

Heki l'ha si fondata la scuola, e nel 1600 il ramo Insai è diventato patrimonio dello shogun. Gli altri rami hanno continuato per conto loro, ma la radice era quella.

Anticamente la chiamavano Yoshida ryu perché c'è un'ipotesi che Yoshida Kauzukenosuke Shigekata, (1462-1543) fosse il vero nome di Heki Danjo.

Sembra che Yoshida per pudore di iniziare un nuovo stile, non volle usare il suo vero nome e si invento uno pseudonimo. E' solo un'ipotesi però.

 

In ogni caso i primi a codificare per iscritto i punti chiave del tiro furono Yoshida Izumonokami Shigemasa e suo figlio Yoshida Wakasanokami intorno al 1565.

Riecco perché Yoshida Ryu.......e si potrebbe continuare per ben 19 generazioni, ma credo che non ci sia lo spazio sufficiente.......quindi, non sempre dico cavolate.... :crepapelle:

 

Comnque, come ripeto, voi continuerete a dire le vostre verità, e noi le nostre........e non credo che troveremo mai una via di mezzo.

 

Storia vecchia

 

 

Di un po, come vanno gli archi che ti ho mandato?

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in effetti il bicchierino era piccolo e non mi ricordo neanche chi l'ha colpito.

 

Uno l'ho colpito io ...

 

Comunque.......guarda che alla gara internazionale a cui facevo riferimento io tu non eri presente, quindi non puoi sapere cosa il mitico Hoff decise di fare.

 

Poi, girala come vuoi, ma noi heki sappiamo bene perché la federazione riconosce solo la linea di Urakami.

Non riconosceva nemmeno Inagaki perché lo vedeva come una minaccia....a cosa non so, ma sono addirittura arrivati a proibire agli organizzatori di un grosso evento di Kyudo tenutosi in Giappon, di invitarlo (all'epoca Inaghaki era già oltre i 70 anni)

 

Fai un po tu.

 

Siccome Urakami ha nominato Inaghaki e a sua volta Inagaki ha passato il testimone a Mori (tra l'altro lo accennò proprio in Italia questa cosa alla fine degli anni 80 se non sbaglio), per noi è chiarissima la faccenda. Se in Giappone non lo è, non so cosa possiamo farci.

 

Heki l'ha si fondata la scuola, e nel 1600 il ramo Insai è diventato patrimonio dello shogun. Gli altri rami hanno continuato per conto loro, ma la radice era quella.

Anticamente la chiamavano Yoshida ryu perché c'è un'ipotesi che Yoshida Kauzukenosuke Shigekata, (1462-1543) fosse il vero nome di Heki Danjo.

Sembra che Yoshida per pudore di iniziare un nuovo stile, non volle usare il suo vero nome e si invento uno pseudonimo. E' solo un'ipotesi però.

 

In ogni caso i primi a codificare per iscritto i punti chiave del tiro furono Yoshida Izumonokami Shigemasa e suo figlio Yoshida Wakasanokami intorno al 1565.

Riecco perché Yoshida Ryu.......e si potrebbe continuare per ben 19 generazioni, ma credo che non ci sia lo spazio sufficiente.......quindi, non sempre dico cavolate.... :crepapelle:

 

Nemmeno tu eri in Giappone nel 1500 eppure ... sai, essere stato segretario della AIKyudo per 16 anni ... te ne passano di documenti per le mani ...

 

Comnque, come ripeto, voi continuerete a dire le vostre verità, e noi le nostre........e non credo che troveremo mai una via di mezzo.

 

Storia vecchia

 

... mah, potremmo fare come si usa oggi nel revisionismo storico :rouletterussa: ... potremmo nominare una commissione internazionale "super partes" che stabilisca "bipartisan" :martellate: , ecc. ecc. :crepapelle:

 

Di un po, come vanno gli archi che ti ho mandato?

 

Benissimo entrambi.

 

Il Proprietario del primo, dopo 3 anni, non sa ancora bene il kata ma tira che è uno spettacolo e comincia anche a realizzarsi lo Yugaeri.

 

Il secondo, poi, quello più "quadrello", è meno elegante e più brutto a vedersi (ti è riuscito un po' meno curato del primo) ma è particolarmente veloce (è piacevole e divertente anche per me); preferisco decisamente i tuoi rispetto ai più noti Jikishin (che costano anche di più).

 

Purtroppo il suo proprietario ha perso (per un incidente) buona parte della funzionalità del braccio destro ... nonostante questo, grazie alle carateristiche del tuo arco, abbiamo trovato un modo di farlo praticare con soddisfazione (anche di realizzazione).

 

Se altri aspiranti Ite dovessero aggiungersi al nostro gruppo non avrei nessun dubbio a consigliare loro l'acquisto di un arco prodotto da te. :arigatou:

 

A presto.


Un proverbio orientale recita: "La verità non suona bene all'orecchio".

Le persone, in genere, tendono a preferire le cose piacevoli alle cose vere:

Per quanto nelle mie possibilià, ricerco le cose vere ... anche se dovessi riscontrarle spiacevoli.

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tra l'altro ultimamente hanno migliorato la fibra di vetro. Sono riusciti a renderla meno spessa ma con identiche prestazioni.

 

Se quel tuo allievo ha problemi con l'arco dopo l'incidente perché gli risulta un po forte, ti posso spiegare come ridurlo un po.

 

Quel gigante che mi ha fatto costruire quel roku sun nobi tira da te? Sono curioso di sapere come sta lavorando quell'arco lungo 2,40 mt

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