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Il punto di vista di un Tesoro Vivente: intervista a Yoshindo Yoshihara

(a cura di Gianluca Venier)

Yoshindo Yoshihara nato nel 1943, è considerato uno dei più importanti forgiatori viventi. La sua competenza tecnica gli permette di riprodurre tutti gli stili delle Gokaden anche se, in linea di massima, si considera lo stile Bizen chōji come il suo preferito. E’ uno dei pochi forgiatori in grado di ottenere nelle sue opere un controllato ed uniforme utsuri, impiegando a questo fine tecniche che solo cinquanta anni fa si riteneva fossero perdute. Fa anche parte di quel numero di moderni spadai che ha scelto di utilizzare un maglio meccanico al posto dei tre sakite ed in questo modo gli è possibile realizzare lame interamente da solo. Questo tipo di espediente tecnico rappresenterebbe, per qualcuno, un’ulteriore differenza della shisakutō rispetto alla spada tradizionale.
Nel 1983 ha conseguito il titolo di mukansa e, nel 2004, quello di Tōkyō To Mukey Bunkazai (Importante Tesoro Culturale Vivente della Città e Prefettura di Tōkyō).
In occasione dell’iniziativa “La Lama Giapponese Tōken”, promossa dalla I.N.T.K. in collaborazione con il Comune di Scarperia ed il Centro di Ricerca e Documentazione sui Ferri Taglienti, tenutasi presso il Palazzo dei Vicari di Scarperia nel 2013, sensei Yoshindo ha mostrato dal vivo alcune fasi della realizzazione di una spada. In questa occasione ha inoltre cortesemente acconsentito a rispondere ad alcune nostre domande.

Maestro Yoshindo come si potrebbe definire lo spirito della tōken nel Giappone moderno?

Y.Y. All’inizio della storia giapponese si producevano armi da utilizzare in battaglia, sia spade che lance. Sul campo quelle più usate erano le armi in asta e la spada era utilizzata come protezione “finale”. Già nel Medioevo il ruolo della spada si è distinto da quello di pura e semplice arma da guerra ed ha assunto un ruolo simbolico protettivo. Un po’ come la spada occidentale che, nella forma, rassomiglia ad una croce. Inoltre è importante ricordare che l’artigiano-artista mette tutto il suo spirito durante il processo di creazione di una spada e, anche ai giorni nostri, alcune persone sono in grado di percepire questo spirito anche solo osservando l’oggetto. Questo fa parte della cultura giapponese.

Cosa ne pensa dell’impiego di moderne tecnologie per la realizzazione di una spada?

Y.Y. Io utilizzo un maglio meccanico, questo mi consente di essere autonomo durante tutto il processo. Durante la forgiatura si può utilizzare anche una forgia a gas però, per lo yaki ire, è indispensabile il carbone di pino puro. Purtroppo questo carbone sta diventando raro in Giappone poiché non c’è richiesta industriale di questo materiale, è faticoso da realizzare e poco remunerativo. Quindi si è costretti a produrlo in proprio. Nel mio laboratorio ho inoltre molti utensili costruiti su misura, che sarebbe impossibile trovare in commercio. A questo proposito bisogna ricorda che la mia è una famiglia di fabbri.

Sarebbe anche possibile utilizzare del materiale (acciaio) industriale?

Y.Y. No. E’ possibile usare questo tipo di materiale, come pure l’acciaio che si impiega per il damasco, ma quello che si otterrebbe sarebbe un prodotto simile ma non uguale ad una nihontō.

Nella realizzazione di una lama, la posizione di un hataraki (ad esempio un chikei) dipende dal processo di forgiatura oppure è dovuta ad una particolare stesura dell’argilla prima dello yaki ire?

Y.Y. Dipende dal materiale usato. Gli hataraki si formano durante il processo di forgiatura. Anche per questo il materiale di partenza è importantissimo.

La perizia tecnica del forgiatore è fondamentale ma anche il togishi ricopre un ruolo importante per la qualità del prodotto finale. Che criteri di valutazione utilizza quando sceglie un politore per le sue lame?

Y.Y. Il livello tecnico è la cosa più importante, quindi scelgo i migliori politori. In Italia, ad esempio, mi avvalgo di Massimo Rossi. Ovviamente col tempo si creano dei rapporti di amicizia ma la cosa fondamentale resta il livello tecnico.

Quale tradizione di forgiatura ha il maggior peso nello stile dei suoi lavori?

Y.Y. Bizen den Ichimonji

Secondo Lei sarebbe possibile una donna forgiatrice?

Forse è esistita in passato, è una leggenda. Nel futuro, per me, è assolutamente possibile. Al momento, in Giappone, vi sono un paio di donne togishi ed alcune artiste che realizzano kodogu.

Può dirci qualche dettaglio a proposito delle lame che ha preparato e di cui abbiamo assistito, dal vivo, al processo di yaki ire?

Si tratta di tre lame corte, dei tantō. Il primo è un tantō hirazukuri con lieve sakizori, il jigane è masame e lo hamon è suguha. E’ una lama in stile Yamato, che può suggerire Sadayoshi e la scuola Hōshō. Il secondo è un moroha zukuri, un tipo di sugata che diventa frequente nel Muromachi, impiegato principalmente per colpi di punta e per sfondare le armature. L’hamon koshi no hiraita midare è in stile sue Bizen. Il terzo è un osoraku zukuri ed è in stile Shimada.

Galleria fotografica

(foto di Francesco Marinelli e Giorgio Movilli)

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