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Archives for : Ottobre2015

Il punto di vista di un Tesoro Vivente: intervista a Yoshindo Yoshihara

(a cura di Gianluca Venier)

Yoshindo Yoshihara nato nel 1943, è considerato uno dei più importanti forgiatori viventi. La sua competenza tecnica gli permette di riprodurre tutti gli stili delle Gokaden anche se, in linea di massima, si considera lo stile Bizen chōji come il suo preferito. E’ uno dei pochi forgiatori in grado di ottenere nelle sue opere un controllato ed uniforme utsuri, impiegando a questo fine tecniche che solo cinquanta anni fa si riteneva fossero perdute. Fa anche parte di quel numero di moderni spadai che ha scelto di utilizzare un maglio meccanico al posto dei tre sakite ed in questo modo gli è possibile realizzare lame interamente da solo. Questo tipo di espediente tecnico rappresenterebbe, per qualcuno, un’ulteriore differenza della shisakutō rispetto alla spada tradizionale.
Nel 1983 ha conseguito il titolo di mukansa e, nel 2004, quello di Tōkyō To Mukey Bunkazai (Importante Tesoro Culturale Vivente della Città e Prefettura di Tōkyō).
In occasione dell’iniziativa “La Lama Giapponese Tōken”, promossa dalla I.N.T.K. in collaborazione con il Comune di Scarperia ed il Centro di Ricerca e Documentazione sui Ferri Taglienti, tenutasi presso il Palazzo dei Vicari di Scarperia nel 2013, sensei Yoshindo ha mostrato dal vivo alcune fasi della realizzazione di una spada. In questa occasione ha inoltre cortesemente acconsentito a rispondere ad alcune nostre domande.

Maestro Yoshindo come si potrebbe definire lo spirito della tōken nel Giappone moderno?

Y.Y. All’inizio della storia giapponese si producevano armi da utilizzare in battaglia, sia spade che lance. Sul campo quelle più usate erano le armi in asta e la spada era utilizzata come protezione “finale”. Già nel Medioevo il ruolo della spada si è distinto da quello di pura e semplice arma da guerra ed ha assunto un ruolo simbolico protettivo. Un po’ come la spada occidentale che, nella forma, rassomiglia ad una croce. Inoltre è importante ricordare che l’artigiano-artista mette tutto il suo spirito durante il processo di creazione di una spada e, anche ai giorni nostri, alcune persone sono in grado di percepire questo spirito anche solo osservando l’oggetto. Questo fa parte della cultura giapponese.

Cosa ne pensa dell’impiego di moderne tecnologie per la realizzazione di una spada?

Y.Y. Io utilizzo un maglio meccanico, questo mi consente di essere autonomo durante tutto il processo. Durante la forgiatura si può utilizzare anche una forgia a gas però, per lo yaki ire, è indispensabile il carbone di pino puro. Purtroppo questo carbone sta diventando raro in Giappone poiché non c’è richiesta industriale di questo materiale, è faticoso da realizzare e poco remunerativo. Quindi si è costretti a produrlo in proprio. Nel mio laboratorio ho inoltre molti utensili costruiti su misura, che sarebbe impossibile trovare in commercio. A questo proposito bisogna ricorda che la mia è una famiglia di fabbri.

Sarebbe anche possibile utilizzare del materiale (acciaio) industriale?

Y.Y. No. E’ possibile usare questo tipo di materiale, come pure l’acciaio che si impiega per il damasco, ma quello che si otterrebbe sarebbe un prodotto simile ma non uguale ad una nihontō.

Nella realizzazione di una lama, la posizione di un hataraki (ad esempio un chikei) dipende dal processo di forgiatura oppure è dovuta ad una particolare stesura dell’argilla prima dello yaki ire?

Y.Y. Dipende dal materiale usato. Gli hataraki si formano durante il processo di forgiatura. Anche per questo il materiale di partenza è importantissimo.

La perizia tecnica del forgiatore è fondamentale ma anche il togishi ricopre un ruolo importante per la qualità del prodotto finale. Che criteri di valutazione utilizza quando sceglie un politore per le sue lame?

Y.Y. Il livello tecnico è la cosa più importante, quindi scelgo i migliori politori. In Italia, ad esempio, mi avvalgo di Massimo Rossi. Ovviamente col tempo si creano dei rapporti di amicizia ma la cosa fondamentale resta il livello tecnico.

Quale tradizione di forgiatura ha il maggior peso nello stile dei suoi lavori?

Y.Y. Bizen den Ichimonji

Secondo Lei sarebbe possibile una donna forgiatrice?

Forse è esistita in passato, è una leggenda. Nel futuro, per me, è assolutamente possibile. Al momento, in Giappone, vi sono un paio di donne togishi ed alcune artiste che realizzano kodogu.

Può dirci qualche dettaglio a proposito delle lame che ha preparato e di cui abbiamo assistito, dal vivo, al processo di yaki ire?

Si tratta di tre lame corte, dei tantō. Il primo è un tantō hirazukuri con lieve sakizori, il jigane è masame e lo hamon è suguha. E’ una lama in stile Yamato, che può suggerire Sadayoshi e la scuola Hōshō. Il secondo è un moroha zukuri, un tipo di sugata che diventa frequente nel Muromachi, impiegato principalmente per colpi di punta e per sfondare le armature. L’hamon koshi no hiraita midare è in stile sue Bizen. Il terzo è un osoraku zukuri ed è in stile Shimada.

Galleria fotografica

(foto di Francesco Marinelli e Giorgio Movilli)

Firenze, 9 Novembre 2007 – Yoshindo Yoshihara dona un Wakizashi

Una nuova bacheca per l’esposizione di spade giapponesi al Museo Nazionale del Bargello

(a cura di Hiroko Kapp, scritto per il giornale ufficiale della N.B.T.H.K.
Traduzione di Tommaso Toschi)

 Yoshindo Yoshihara dona un wakizashi al museo.

Il 9 Novembre 2007, nel Museo Nazionale del Bargello a Firenze, si è tenuta una cerimonia speciale per la donazione di un wakizashi forgiato da Yoshindo Yoshihara. Il Maestro che aveva visitato il museo circa un anno prima durante un nostro precedente evento, durante il quale svolse lo yakiire  su di un wakizashi creandone l’hamon, utilizzando una forgia montata nel cortile del museo del Bargello. L’edificio del Bargello fu iniziato nel 1255 e finito nel 1261. Al suo completamento servì come sala comunale di Firenze ed in seguito ospitò il tribunale e gli uffici di polizia con le prigioni (acquisendo il nome Bargello). Dal 1862 è la sede di un Museo Nazionale italiano e la maggior parte delle opere esposte furono comprate dalla collezione privata della famiglia Medici. La collezione comprende opere di molti grandi artisti a partire dal periodo del rinascimento e include lavori di Michelangelo, Donatello, Verrocchio, Brunelleschi, Ghiberti e molti altri. Sono inoltre esposte ceramiche di maiolica del quindicesimo secolo ed è presente una galleria per armi e armature.

Nel 2006 la I.N.T.K. ha lavorato duramente per portare Yoshindo al Bargello e ha dovuto ottenere i permessi per potergli far eseguire una dimostrazione di yakiire all’interno del museo. Il segretario di I.N.T.K. ha detto che, essendo il Bargello un museo nazionale, tale permesso è dovuto arrivare da Roma ed è giunto a Firenze solo pochi giorni prima che Yoshindo arrivasse nel Novembre scorso, e tutti all’interno dell’associazione italiana erano molto nervosi aspettando l’approvazione da Roma. Il 5 Novembre dell’anno scorso circa 100 membri di I.N.T.K. sono venuti a Firenze da tutta l’Italia per guardare la dimostrazione di yakiire. Durante una conversazione in quella giornata, il direttore del museo Beatrice Paolozzi Strozzi, chiese a Yoshindo se avesse potuto considerare l’idea di donare la spada al museo. Yoshindo rispose che ne sarebbe stato molto lieto e che avrebbe riportato la spada al Bargello l’anno seguente, dopo averla polita e montata.

La nuova bacheca comprende una lama di Suishinshi Masahide donata al Bargello 120 anni fa.  

La cerimonia di quest’anno è cominciata con l’intervento della direttrice del Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini. Ha detto che tutta l’arte che possiedono come Polo Museale Fiorentino (associazione che gestisce anche il museo degli Uffizi) è antica e che la lama di Yoshindo è l’unica opera contemporanea che possiedono, questa è una situazione molto particolare ed importante. Lei spera che da questo inizio si possano organizzare degli scambi culturali col Giappone in futuro. Anche l’Ambasciata Giapponese ha spedito un messaggio da Roma congratulandosi per l’evento e sperando che questo possa diventare una buona opportunità per presentare più aspetti della cultura giapponese in Italia. Il presidente di I.N.T.K., Massimo Rossi, è poi intervenuto descrivendo l’evento e dando informazioni sulle lame esposte e Leon Kapp dagli USA ha presentato la storia della famiglia Yoshihara e di come il nonno di Yoshindo Kuniie, un forgiatore di utensili di decima generazione, divenne il primo forgiatore di spade della famiglia nel 1933. Yoshindo ha poi spiegato come la lama giapponese sia stata inizialmente concepita unicamente come arma, ma, passando il tempo, sia divenuta il simbolo spirituale della cultura giapponese. Ha sottolineato il fatto che la bellezza della spada giapponese derivi dalla sua estrema efficacia pratica, e che era molto grato di avere l’opportunità di donare la spada ad un museo del genere. Dopo questi interventi Yoshindo ha posto il wakizashi nella nuova bacheca nella Sala delle Armi e Armature del museo. Nel nakago (codolo) ha inscritto “Oite Bargello Museum Saiha kore, Heisei 18 Novembre” che significa “un hamon splendente è stato creato nel Museo del Bargello nel Novembre del 18ettesimo anno di Heisei (2006)”. Il Bargello ha speso circa 25.000 euro per la nuova bacheca per le spade giapponesi, realizzata con la collaborazione di I.N.T.K. La bacheca è fornita di un sistema di illuminazione a fibre ottiche, con una spot light ogni 25 cm lungo la cornice superiore e ha un design eccellente: da ogni angolazione è possibile vedere l’hamon ed il jigane delle lame molto chiaramente. Yoshindo ha commentato che si tratta di una bacheca di altissima qualità specifica per lo studio accurato e la conservazione di lame giapponesi.

N.D.T.

Nella stessa bacheca ci sono due naginata di cui una del periodo Shinshintō, di scuola Koyama Munetsugu con utsuri e delle notevoli attività, e delle lame corte che abbiamo ritrovato lo scorso anno durante la manifestazione, infatti durante la visita Yoshindo chiese se il Bargello non avesse qualcosa in particolare da mostrargli. Un curatore del museo si ricordò che possedevano una scatola di lame giapponesi donata 120 anni fa e apparentemente  mai aperta durante tutto questo tempo. Con lo stupore e l’incredulità di tutti sono state così ritrovate delle importanti opere!!!

Ō Tantō del periodo Shinshintō, stile Shintō Tokuden, firmato Suishinshi Masahide, datato Agosto 1819, con la forma osoraku zukuri nagasa 31.7 cm, koitame hada, gunome midare hamon, nie deki, daikokuten horimono, koshi hi sae ni horimono, in montatatura wakizashi.

Tantō del periodo Muromachi, firmato Sagami (no) Kuni Hiromitsu, stile Sōshū

Kaiken di fine periodo Muromachi/primo Momoyama, stile Yamashiro, con utsuri, originariamente era una yari (montata su asta) per essere poi montata come kaiken nel tardo-Edo/primo Meiji.

Tantō del periodo Shinshintō , datato 1856, firmato Toshiyuki (che forgiava in Bizen e Yamashiro), hirazukuri, nagasa 32 cm, hamon gunome midare, hada koitame.

Galleria fotografica:

(Foto di Massimo Rossi e di vari soci I.N.T.K.)

Firenze, 5 e 6 Novembre 2006 – Yoshindo Yoshihara al Museo Nazionale del Bargello

Dimostrazione di yakiire e conferenza a Firenze presso il Museo Nazionale del Bargello, 5 e 6 Novembre 2006 con Yoshindo Yoshihara

(a cura di Tommaso Toschi)

Nel Novembre 2006 la I.N.T.K. ha invitato il Maestro Yoshindo Yoshihara per un’importante evento di due giorni, imperdibile per tutti gli estimatori di nihontō italiani. Il Maestro Yoshihara infatti è uno dei più abili forgiatori viventi in Giappone e punto di riferimento internazionale nella sua arte. Nonostante egli si definisca umilmente come kokaji (piccolo fabbro), gli è stato assegnato il titolo di Mukansa (1983) e “Importante Tesoro Culturale Vivente della Città e Prefettura di Tōkyō” (2004), ma prima di tutto parlano le sue lame, per le quali nessun aggettivo superlativo è sprecato ne paragoni con i grandi Maestri Forgiatori del passato sono azzardati. Ciò ci è stato subito ricordato in maniera molto gradita, avendo Yoshihara Sensei portato in dono alla nostra associazione uno splendido wakizashi da lui forgiato in stile Bizen, con un incredibile hamon saka chōji! Erano inoltre invitati Leon Kapp e la moglie Hiroko: lui è un abile politore statunitense che assieme alla moglie ha tradotto e scritto diversi libri diventati un riferimento per tutti noi occidentali, contribuendo in grande misura a diffondere una corretta conoscenza della nihontō al di fuori del Giappone. La I.N.T.K. ha cercato un luogo idoneo per questo evento, facendosi riservare per due giorni il Museo Nazionale del Bargello a Firenze, palazzo trecentesco che, fra le altre cose, è stato sede del Podestà e Armeria della città, e ospita importantissime opere d’arte come il Davide di Donatello.

Il sabato pomeriggio si è svolta la dimostrazione di yakiire nel chiostro del museo. Questo è il procedimento, fino a pochi anni fa considerato segreto e quasi misterico, attraverso il quale alla lama precedentemente forgiata viene creato lo hamon,  il tagliente col suo profilo, quella caratteristica che rende allo stesso momento la katana l’arma da taglio più efficace che sia mai esistita e allo stesso tempo l’espressione artistica della sensibilità del forgiatore. Per rendere possibile questo procedimento è stato necessario predisporre una forgia tradizionale, con decine di chili di carbone di pino giapponese tagliato a cubetti di un centimetro di lato. Lo yakiire è stato eseguito su due tantō/wakizashi precedentemente forgiati dal Maestro in patria, ma ancora privi di hamon. Il primo passo è quello di applicare una pastella refrattaria sulla lama, e Yoshihara Sensei ha mostrato ad un’ottantina di invitati come disporre questa pastella con spessori diversi a seconda della durezza che si vuole ottenere nelle varie parti: ove lo spessore è minore si formerà lo hamon e la durezza sarà massima, mentre sullo shinogi ji la durezza deve essere inferiore per assorbire i colpi e dare forza strutturale, quindi la copertura di refrattario deve essere più alta. Inoltre ha formato dei “ponti” di maggior spessore che attraversavano la lama obliquamente, per creare un disegno che non è solo espressione estetica fine a se stessa, ma rende la struttura della lama estremamente resistente grazie all’alternanza di acciai di diversa durezza. A questo punto è stato necessario aspettare il calare dell’oscurità, infatti il secondo passo consiste nello scaldare l’acciaio ricoperto di refrattario fino ad una temperatura critica di circa 800°C, con un margine d’errore di pochi gradi. Ma nessuno strumento tecnologico viene utilizzato per determinare la temperatura della lama: il Maestro Forgiatore nell’oscurità valuta tale temperatura unicamente attraverso le diverse tonalità di rosso che l’acciaio assume, grazie ad un’esperienza che si può acquisire solo ed esclusivamente dopo decine d’anni di pratica quotidiana. Raggiunto il punto di calore critico la lama viene immersa immediatamente in acqua a temperatura ambiente perchè venga raffreddato velocemente, e in maniera diversa a seconda dello spessore del refrattario precedentemente applicato. La scia rossa della lama incandescente che dal carbone passa velocemente all’acqua è stata seguita con molta emozione da tutti i partecipanti, finalmente ciò che si era letto nei libri o visto in video per anni stava accadendo proprio lì davanti agli occhi di tutti. A rendere ancora più bello questo momento ha contribuito anche l’ambiente, infatti le fiammate che si innalzavano dalla forgia nella corte medioevale del Museo del Bargello immersa nel buio, è un’immagine che rimarrà impressa per molto tempo sia agli spettatori, sia a Yoshihara Sensei come ci a confessato più tardi.

Riaccese le luci, Leon Kapp ha cominciato una politura con le prime pietre per rendere visibile la forma dello hamon,  tutti abbiamo potuto vedere la “nascita” di altri due saka chōji in stile Bizen. Il Maestro infatti, benchè sia capace di forgiare in uno splendido stile Sōshū, ha deciso di specializzarsi nella scuola Bizen, a tal punto di essere uno dei primi in grado di ricreare la tecnica dell’utsuri, quell’etereo riflesso dello hamon vicino allo shinogi, che si credeva perduto cinque secoli fa quando un’alluvione nella regione di Bizen uccise tutti i forgiatori in grado di eseguirlo. Se l’utsuri sia presente su una delle due lame non è dato saperlo finché non saranno politi più accuratamente e con pietre più fini, anche se Yoshihara Sensei crede che in uno dei due sia riuscito. Tale processo infatti richiede una precisione nella temperatura alla quale l’acciaio viene portato che fa sì che neanche il forgiatore stesso possa essere sicuro della sua riuscita. Infreddoliti ma soddisfatti abbiamo così concluso la prima giornata.


Il secondo giorno si è tenuta una conferenza sulla nihontō presso la sala principale trecentesca del Museo del Bargello. Anche in questa occasione siamo rimasti tutti, ospiti compresi, affascinati dall’ambiente in cui ci trovavamo, essendo in compagnia del Davide di Donatello e di altre sculture di quest’artista e dei suoi allievi. Finalmente si era riusciti a dare alla Spada Giapponese un giusto contesto nel nostro paese, e anche un’attenzione da parte delle istituzioni, come il discorso introduttivo dell’Assessore dei Beni Culturali di Firenze Dr. Giani ha sottolineato, ricordando fra l’altro il gemellaggio che il capoluogo toscano ha con la città di Kyōto. Successivamente Leon Kapp, con l’aiuto di una proiezione video, ha illustrato tutto il procedimento della creazione di una tōken, a partire dal tatara fino alla lama completa di hamon.

Questo potrebbe suonare come una ripetizione ai frequentatori dei corsi di I.N.T.K., ma Mister Kapp ha tolto molti dubbi a parecchi di noi, soprattutto per quel che riguarda la funzione pratica dello hamon: ci è stato ribadito che nessuna caratteristica della nihontō è meramente estetica, tutto ha un significato finalizzato al taglio, anche i lavori forgiati ai nostri giorni. Gli hataraki (attività presenti nella tempra) e la forma dello hamon stesso servono a rendere queste lame contemporaneamente taglienti, resistenti e ad “ancorare” la parte dura e tagliente a quella morbida e resistente per formare una struttura d’insieme di un’efficacia insuperata fra le armi bianche di tutto il mondo, presenti e passate. Questo fatto è rimasto immutato anche nelle nihontō contemporanee: sebbene queste non vengano più create per fini bellicosi, conservano tutte le caratteristiche di efficienza di quelle antiche. E’ noto che per dimostrare questo Yoshihara Sensei abbia fatto utilizzare una sua lama contro un kabuto di acciaio forgiato. Il risultato è stato una breccia di diversi centimetri che lasciava ben intendere cosa sarebbe successo ad un cranio contenuto in quell’elmo, mentre la lama stessa, a parte qualche graffio, non subì nessun danno strutturale.

Nel pomeriggio la conferenza è continuata dando la possibilità a tutti i presenti di rivolgere domande a Yoshihara Sensei, ed i soci di I.N.T.K. si sono tolti parecchi dubbi facendo domande molto tecniche e specialistiche su diversi argomenti: dalle proprietà fisiche dell’acciaio, alle tecniche ed i materiali necessari per la creazione dei vari tipi di hada, hamonhataraki, ed infine cercando di capire la sensibilità artistica del Maestro. Ciò che ha colpito più di tutto è stata la disponibilità di Yoshindo Yoshihara a rispondere a tutto con dovizia di particolari: fino a pochi anni fa infatti tutto questo era considerato “segreto” e non divulgabile, soprattutto ai “gaijin”. Yoshihara Sensei ha invece dimostrato una grande apertura verso l’occidente, sottolineando come la sensibilità artistica con la quale si apprezzano opere del passato anche del nostro paese, come i capolavori di Donatello presenti in sala, sia la stessa che si ha nello studio della nihontō, rendendo chiunque in tutto il mondo capace di apprezzarla. Per questo è necessario fornire anche ai “gaijin” tali strumenti di comprensione. Inoltre questo atteggiamento deriva dalla sicurezza nel proprio lavoro: è stato chiaro a tutti infatti che, pur possedendo tutte le conoscenze teoriche e i materiali per la forgiatura di una nihontō, sia impossibile realizzarla senza un talento individuale temprato con decine d’anni di lavoro quotidiano sotto la guida di un Maestro Giapponese. Per questo ha sottolineato come sia impossibile arrivare alla competenza necessaria per creare una di queste lame al di fuori del Giappone, d’altronde il nome nihontō stesso spiega questo concetto. In conclusione si può affermare che l’evento si è svolto nel migliore dei modi, il Maestro stesso si è dichiarato così contento della visita da decidere di regalare una delle due lame, dopo che sarà stato polita, firmata e montata in shirasaya, alla Sala d’Armi del Museo del Bargello. La I.N.T.K. è orgogliosa di aver fatto conoscere a Yoshindo Yoshihara l’ospitalità e le bellezze del nostro paese e di avergli mostrato la passione con la quale molti occidentali si approcciano al mondo della nihontō e alle sue creazioni. Speriamo* che questo sia l’inizio di un’amicizia che porti alla realizzazione di altri incontri futuri con il Maestro per far crescere la consapevolezza e la cultura della nihontō nel nostro paese.

*Non è più una speranza, ora è una certezza! (n.d.r.)

Galleria fotografica:

(Foto di Giorgio Movilli e di vari soci I.N.T.K.)