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raffa

i guerrieri giapponesi mangiavano i prigionieri? il milione di Marco Polo

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ok non vorrei sembrare blasfemo, ma a voi risulta qualcosa?? perchè nel milione di Marco Polo, racconta di come un prigioniero che non venisse riscattato poteva essere cucinato e mangiato da parenti e amici ad un banchetto.. e si riferisce al Giappone. 

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SI.. si, avevo letto. 
Si parla di un'isola, Zipangu, dove si era dediti a .. non buttar nulla (anche se non prigionieri)

Ma a sentire un certo Leopoldo Costa .. Nella realtà, però, se si eccettuano rare psicopatie, oltre al gesto simbolico non si va. L'antropofagia è anzi vista con disgusto e con orrore. Eppure il cannibalismo, benché tabù universale, tecnicamente non è contro natura. Molte specie lo praticano: i criceti mangiano i propri cuccioli se imperfetti; il leone divora la precedente cucciolata della femmina per assicurarsi una propria discendenza; la mantide religiosa inghiotte il compagno dopo l'accoppiamento per fornire proteine alle uova fecondate. E anche l'animale uomo, in casi particolari, ricorre al cannibalismo.
Fino al '700 si chiamava "usanza del mare" l'antropofagia a cui i naufraghi erano talora obbligati per sopravvivere.
Come avvenne nel 1816, quando si inabissò la fregata francese Méduse, costringendo 139 persone su una zattera per 13 giorni.

Durante la carestia in Russia del 1921-23 e quella in Ucraina di una decina di anni dopo furono riferiti atti particolarmente agghiaccianti: bambini rapiti e uccisi per venderne la carne, che veniva spacciata per carne animale (da qui sarebbe nata la diceria che "i comunisti mangiano i bambini"). E ancora nel 1941, durante l'assedio di Leningrado, in cui un milione di persone morirono di freddo e fame, la pratica del cannibalismo non fa rara.
Un altro episodio che colpì molto l'opinione pubblica fu il disastro aereo che nel 1972 coinvolse una squadra uruguayana di rugby con amici e familiari sulle Ande. Nell'impatto morirono 12 dei 45 passeggeri, seguiti da altri nei giorni successivi, a causa delle ferite. In mancanza di cibo, i sopravvissuti dovettero alimentarsi dei defunti. Alcuni rifiutarono, ma chiesero ai compagni di essere mangiati da loro dopo la morte. Si salvarono in 16, ma a differenza di casi simili (tra esploratori e naufraghi) non incorsero nel biasimo sociale e furono anzi celebrati in un film (Alive, soprawissuti, del 1993).

Ci sono diversi testi e saggi, oltre Marco Polo, che raccontano di episodi del genere.. banchetti ai quali anche il nostro partecipò.
Usanze antiche che in tempi di carestia o per strani rituali erano quasi la norma.

Certo è che per come siamo cresciuti e abituati fa discretamente ribrezzo.


Se fossimo nati in terra di Papua e facenti parte della tribù dei Korowai, avremmo avuto abitudini diverse, come riporta un giornalista australiano che descrive il suo arrivo: «Era notte quando siamo arrivati nel villaggio. Eravamo in una capanna che si affaccia sul fiume, seduta da un piccolo falò. Due uomini si avvicinano attraverso l'oscurità. Hanno detto: "Ti piacerebbe vedere il cranio dell'ultimo uomo che abbiamo ucciso? Noi lo conoscevamo bene, era un buon amico”. Ho detto di sì e ci hanno portato fuori. L'hanno consegnato a me, non volevo toccarlo, ma non ho avuto molta scelta. Avevano tagliato la parte superiore del cranio per arrivare al cervello, la loro parte preferita». 
«Trattano la carne umana come noi occidentali facciamo con la carne di maiale. Avevano tagliato le gambe separatamente, poi le avevano avvolte in foglie di banano. Poi la testa, che spetta alla persona che ha trovato il khakhua. Poi hanno tagliato il braccio destro e le costole a destra come un unico pezzo e la sinistra come un altro. Mangiano tutto, tranne i capelli, le unghie, e il pene. I bambini sotto i 13 non sono autorizzati a mangiare, perché credono che, mangiando il khakhua per loro è molto pericoloso, ci sono spiriti maligni e i bambini sono troppo vulnerabili». 

Blau … per questo bisogna esser felici e fare con coraggio del nostro meglio,  per ringraziare la sorte che ci ha fatto muovere i primi passi su terre asfaltate..

e spero che nessuno si risenta per esser stato paragonato ad un criceto .


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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"".. Or vi dirò d’una usanza ch’è in questa isola. Quando alcun di quest’isola prende alcuno uomo che non si possa ricomperare, convita suoi parenti e compagni, e fanno ’l cuocere e dàllo a mangiare a costoro; e dicono ch’è la migliore carne che si mangi. ""

Poi, tanto per condividere, dal mio db .. il Milione_MarcoPolo.pdf


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Non prenderei come molto attendibile la sua testimonianza essendo di seconda mano, specialmente essendo di un popolo sconfitto. Magari c'è qualcuno che l'ha fatto ma non credo fosse un'usanza comune.

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Grande Betadine per la spiegazione antropologica e storica.  Si il testo del Milione che ho letto è quello da te riportato.

Metto la versione più moderna del Milione da me letto " A Zipangu c'è un'usanza che merita di essere riferita: quando qualcuno cattura un prigioniero che non viene riscattato, invita i parenti e gli amici a un banchetto, fa cucinare quell'uomo e lo offre da mangiare agli ospiti. Dicono infatti che la carne umana sia la migliore""".

De gustibus

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beh.. nel testo lui parla spesso in prima persona. Certo è che un testo non vuol dire nulla.

Ogni scrittura non è una certezza perché non sapremo mai se l'autore ha scritto lui, in primis, o se è stato travisato, oppure se voleva prendersi gioco dei suoi futuri lettori.
.. e penso che valga per tutte le "scritture".

Resta il fatto che, se uno ha un po' di tempo, Il Milione è molto interessante e divertente.. soprattutto se si ha la fortuna di percorrere quelle vie travagliate ancora oggi, in diverse sperdute regioni, dall'Anatolia alla Mongolia o, nel rientro, tra l'Indonesia, l'India e le sfarzose terre di Persia.
(poi, sugli usi e costumi alimentari .. de gustibus.   io per principio son per il libero arbitrio.)


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Non essendo mai stato in "Zipango" non vedo come le cose che riporta possano essere di prima mano. Certamente le cose che riporta dei Mongoli e dei posti in cui è effettivamente andato saranno più attendibili

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Certo, la realtà è quello che tocchiamo. Ma è anche eccesso, sentimento quotidiano dell’irreale. E questo di certo non manca al narratore veneziano, intrappolato nel viaggio del racconto, cantore fedele di un’astuzia del destino, voce di una vicenda che è avvenuta pur non essendo mai avvenuta.

L’intervista di Daniele Petrella,  archeologo dell’università di Napoli e direttore di una missione archeologica italiana in Giappone, è interessante.

L’autore de Il Milione si sarebbe fermato sulle rive del Mar Nero, dove sarebbe venuto in contatto con viaggiatori persiani.
E le sue notizie sulla Cina sarebbero dunque di seconda mano.
 «Non ci sono in realtà elementi per stabilire una verità definitiva - afferma lo studioso - fino a questo momento i principali indizi che Marco non sia arrivato fino a Pechino si sono basati sullo studio del testo del Milione. Da archeologi, noi siamo andati alla ricerca del dato materiale, cioè di prove concrete di quel viaggio.. e proprio quanto emerso nel corso della nostra missione archeologica mi fa dubitare di quei racconti».

In forse, in particolare, c'è uno dei principali eventi storici descritti ne Il Milione, il tentativo di Kublai Kan di invadere il Giappone, uno dei principali eventi storici descritti nel libro.
«I tentativi di sbarco furono due, nel 1274 e nel 1281 - dice l'archeologo - Marco Polo li confonde mischiando circostanze e dettagli riguardanti la prima spedizione e la seconda..»

In più, se è vero che le cose decisive si rivelano del dettaglio, Marco Polo è negligente proprio su alcuni fatti minimi ma cruciali: «E’ assai sintetico nel descrivere la flotta mongola.
Eppure doveva essere alquanto imponente, visto che alcune fonti parlano addirittura di 4.500 navi. Uno schieramento che avrebbe colpito qualsiasi osservatore.  Invece gli unici dati riportati sono le dimensioni delle imbarcazioni.  Inoltre Marco Polo dice che gli alberi delle navi erano cinque...  invece erano tre, più un quarto albero mobile.. descrive le imbarcazioni come vascelli da guerra, invece erano navi mercantili, senza remi e non accenna minimamente alla bussola, di invenzione cinese».

«Kublai Kan s’era accorto che le città di Marco Polo s’assomigliavano, come se il passaggio dall’una all’altra non implicasse un viaggio ma uno scambio d’elementi. Adesso, da ogni città che Marco gli descriveva, la mente del Gran Kan partiva per suo conto, e smontata la città pezzo per pezzo, la ricostruiva in un altro modo, sostituendo ingredienti, spostandoli, invertendoli».

Certo che avanti di questo passo, avendo già perso Babbo Natale e la Befana, non crederemo neanche più a Sandokan e Tremal Naik..))


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Sandokan e Tremal Naik...

Hai nominato due miei miti da piccolo e ancora oggi. Uauuu che emozione.  Farebbe tanto bene ai giovani d'oggi conoscere queste storie, invece che guardarsi i selfie sul cell.

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.… ma si ... ora vedrai che avremo tutti tanto tanto tempo a disposizione per metterci comodamente a leggere, ognuno nella propria casa o nella propria stanzetta .. (d'ospedale.))


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