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betadine

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  1. Grazie Francesco... non solo belle immagini .. ma «cose» toccate con mano. ... ora tralasciando le anemità scritte altrove, torno sulla "onna" e su l'arma con cui spesso viene rappresentata. Faccio tale affermazione, perchè oltre al fatto che le ns. Tomoe e Tsuruhime son rappresentate con il daisho e di loro si posson leggere pagine di epici duelli, nell'immaginario collettivo parlando di naginata si parla della d.onna. L’adozione della naginata come arma da guerra va di pari passo con l’avvento della cavalleria nelle grandi battaglie. Per un guerriero appiedato, che non possegga un cavallo, fronteggiare un avversario a cavallo è un’impresa pressoché impossibile. Il samurai a cavallo si trova naturalmente in una posizione privilegiata: è più in alto – difficile da raggiungere - è più veloce ed ha la possibilità di colpire in favore di gravità.. dall’alto verso il basso. In uno scontro di questo tipo, con la sola lama in mano, il guerriero appiedato è pressoché spacciato. Il cavaliere, invece, probabilmente ne uscirà indenne. L’uso massiccio della cavalleria nelle guerre dell’epoca Nara (VIII secolo) e Heian (VIII – XII secolo), portò allo sviluppo e alla diffusione di tutti quegli strumenti che permettevano di spostare su lunghezze più ampie la distanza di combattimento: gli archi e, ovviamente, la naginata e lo yari. Grazie alla sua lunghezza infatti e alla sua particolare conformazione, la naginata si prestava a un compito prima impossibile: l’azzeramento del fattore “cavallo”, che tanto vantaggio dava alla cavalleria giapponese. Un bushi addestrato all’uso della naginata poteva facilmente recidere, con la sua arma, i tendini delle gambe dei cavalli, rendendoli inservibili. Il cavaliere, una volta azzoppato il cavallo, veniva inevitabilmente scaraventato a terra, diventando un facile obiettivo di un avversario armato di naginata o di yari, che grazie alla lunga distanza consentita da queste armi, riusciva a colpirlo, mantenendosi fuori portata dai suoi eventuali fendenti. Le naginata, in mancanza di yari, potevano essere utilizzate come “picche”, opponendo ad una carica di cavalleria un muro di lame innestate, difficilmente superabile anche dal più agile dei cavalli. Alcuni storici ritengono che la naginata sia l’evoluzione di uno strumento agricolo, una specie di lunga zappa, che venne adoperata a partire dal III secolo a.C. dai contadini giapponesi non solo per la coltivazione dei campi, ma anche per la difesa dai predoni. Ciò che è certo è che il termine "naginata" può essere rintracciato per la prima volta nel Kejiki ("Diario delle cose antiche" anno 712) e, successivamente, nel Oushu Gosanneki ("Diario di tre anni in Oshu", anno 1086). Raffigurazioni di battaglie in cui è chiaramente visibile l'uso della naginata, inoltre, sono state realizzate durante il periodo Tengyo no Ran (Insurrezione Tengyo), nel 960 a.C. L'uso di quest'arma comincia a diffondersi a partire dalle ere Nara (710-794 d.c.) ed Heian (794-1185), a seguito del ruolo decisivo assunto dalla cavalleria nelle grandi battaglie campali, dove la naginata si dimostrò un'arma molto efficace per tagliare o ferire a distanza le gambe dei cavalli ed uccidere i nemici, non appena questi fossero caduti al suolo. Questa particolare tecnica di combattimento assunse un'importanza fondamentale durante la Guerra Gempei (1180), nella quale il clan dei Taira si scontrò con quello dei Minamoto e le testimonianze del suo impiego si protraggono fino al sedicesimo secolo, quando la diffusione della polvere da sparo e delle prime armi da fuoco resero un’arma come questa, meno efficace di quanto non lo fosse in precedenza. Al pari delle katana, le naginata venivano disposte dalle antiche famiglie samurai in luoghi importanti (quali ad esempio le entrate delle proprie case) ed erano utilizzate durante le parate organizzate dai signori locali e divennero un elemento essenziale nella dote delle spose. Dopo la restaurazione Meiji (a partire dal 1868 d.c.), la progressiva occidentalizzazione della società nipponica fece diminuire drasticamente l'importanza delle arti marziali tradizionali anche se, dopo il periodo Showa, gli allenamenti con la naginata divennero parte integrante del programma scolastico femminile, mentre ai maschi era riservata la pratica del Kendo. La pratica con la naginata venne vietata dalle forze di occupazione americane alla fine della Seconda Guerra Mondiale insieme a tutte le altre Arti marziali nipponiche, e riprese solo qualche anno più tardi, sotto forma di una nuova moderna arte marziale conosciuta con il nome di "Atarashii Naginata". Nel 1955 venne fondata la "All Japan Naginata Federation, con l'obiettivo di diffondere la pratica della disciplina tra i giovani, mentre nel 1990 è stata fondata la "International Naginata Federation, allo scopo di diffondere la conoscenza e la pratica della naginata a livello internazionale. Al pari di quelle della katana, anche le forme e le dimensioni della naginata sono state caratterizzate da una ampia variabilità nel corso dei secoli; originariamente l’arma era formata da un lungo bastone provvisto in una estremità di una lama tagliente su un solo filo (a volte ricavata da una katana) e di un punteruolo nell'altra ma oggi la più diffusa, l'atarashi naginata è costituita da un lungo bastone in quercia, detto ebu, lungo tra i 210 e 225 centimetri del peso di 650/900 grammi circa, e da una lama, chiamata habu realizzata in bambù e lunga circa mezzo metro. Un modello di arma simile al naginata ma con una lama pressoché dritta e spesso più lunga è detto nagamaki (letteralmente: "inastamento lungo"), mentre nella shobuzuki-naginata le lame possono arrivare fino ad un metro e trenta di lunghezza e fu maneggiando questo tipo di naginata che il samurai Gochin No Tajima fu soprannominato "Tajima, il tagliatore di frecce". Mentre più famoso praticante di naginata, Saito Musashi-Bo Benkei, usava un’arma dalla lama di 4 shaku (152 cm.) e l'asta di 6 shaku e 5 sun (2m e 46cm)!! Durante le ere Yoshino e Ashikaga, le lame diventano pesanti e fisse, ma si riducono alla lunghezza abituale di circa 60 cm mentre nelle guerre del XVI secolo apparve una nagianata con l'asta più corta, una lama normale ed una tsuba. a sx una Naginata, Mino Late Edo - a dx Naginata, Kanbun era Una collezione, guardailcaso proprio nel citato Shrine di Oyamazumi, mostra anche un altro tipo di arma in asta nota come nagamaki e ciò ci porta a valutarne le differenze.. Entrambe le lame sono bracci del palo, ma la nagamaki potrebbe essere descritto come un "tachi su un bastone". (esiste anche il termine nagatachi .. riportato anche nel Glossario visivo di Kotoken Kajihara) Il nome nagamaki si riferisce al fatto che al di fuori del suo lungo nakago, la nagamaki ha un’asta più corta, solitamente avvolta in pelle o cordoncino. La forma ormai familiare della naginata, invece, si basa su una lama larga con curvatura montata su una lunga asta. La nagamaki ha una sugata piuttosto diversa, basata su un classico tachi spesso lungo, con un raddrizzamento nel monouchi e nel fumbari e con l'aggiunta di un nakago che si estende alla lunghezza della lama stessa o oltre. Gli Shinobi ana 忍 び 孔 o buco nascosto, sono spesso presenti vicino al nakago-jiri . La nagamaki non possiede la curva uncinata della naginata, per quanto delicata possa essere. La curvatura è piuttosto koshi zori e inoltre, la naginata generalmente non ha delimitato il kissaki da uno yokote. Le distinzioni tra le aste furono presto abbandonate a favore della naginata, perché le sue funzioni erano più generalizzate di quelle del nagamaki. Tutte le successive armi in asta (tranne lo yari) dal Kamakura fino al periodo Meiji sono generalmente naginata. Questo dovrebbe valere per tutte le armi in asta classificate Juyo Bijutsuhin, Bunkazai e Kokuho. Un altro punto importante è che ciò che il fumbari rappresenta, in realtà è un raddrizzamento dell'ultima parte verso l'hamachi. Questa sezione diritta corrisponde, e sottilmente equilibra e inverte, la geometria della lama dritta, rappresentando non un semplice affusolamento della lama o un gonfiore verso l'habakimoto. Sappiamo che è stata usata contro i cavalieri, ma …. ..dissertazioni in libertà La lunga storia della pirateria sul Seto Naikai è attestata dalla storia di Fujiwara Sumitomo, un nobile inviato nel 936 per reprimere i pirati nell'Inland Sea, al tempo della dirompente ribellione del 935-940 da parte di Taira no Masakado contro l'autorità Heian in Kyoto. La lunga storia della pirateria sul Seto Naikai è testimoniata dalla storia di Fujiwara Sumitomo, un nobile inviato nel 936 per sopprimere i pirati sul Mare Dell'Entroterra, al momento della ribellione dirompente del 935-940 da Taira no Masakado contro l'autorità Heian a Kyoto. La capitale stessa soffriva di saccheggi e dileggi, ma Sumitomo, in parte contrariato, sebbene attento ai bisogni della “società”, presto emerse come lui stesso quale leader pirata più entusiasta di tutti. Iniziò a fare scorribande sul Mare Interno con una flotta altamente organizzata che salì a 1500 navi. Fu infine schiacciato da Ochi (Oryo-shi) Yoshikata nel 941, che poi dedicò la sua armatura a Oyamazumi-jinja. Questo è ora un tesoro nazionale, ed è il più antico Omodaka-Odoshi-Yoroi esistente in Giappone. Questo contesto di pirateria in mare può darci alcuni indizi nel cercare di spiegare le chiare differenze che esistono tra i due tipi di arma, la naginata e la nagamaki, ben consci delle semplici supposizioni nella nostra totale ignoranza sulle effettive condizioni d'uso e delle tecniche di combattimento. La maggiore robustezza e compattezza della naginata, anche se alcuni modelli hanno raggiunto una grande lunghezza della lama con la curva uncinata, sembrano tutti efficaci contro i tendini e con la prestanza mobile di cavalli e armature. Il peso della lama pesa su un cavallo o un uomo che cavalca, con il tagliente ad uncino con curvatura verso l'esterno che ne aumenta l'effetto. Ricordiamo che l'esercitazione militare per l'uso della lunga sciabola da cavalleria curva del XIX secolo insegnava che il peso del cavallo che si muoveva in avanti era più efficace del taglio selvaggio. Queste qualità dinamiche non erano esattamente ciò che era necessario contro il sartiame e gli uomini a bordo della nave, o nave per nave, o contro gli uomini a piedi a una certa distanza. Il sottile nagamaki con il suo corto palo avvolto in pelle era sicuramente più utile in tali occasioni. Al contrario questa forma snella del nagamaki non sembra adatta all'uso a piedi contro un cavaliere in movimento. Le armi a palo erano utili nella guerra di montagna dove le vediamo essere trasportate in dipinti, anche se generalmente si rappresentano come naginata. Non c'è motivo di supporre che una di queste armi avesse una sola funzione esclusiva. Come l'O-dachi e il No-dachi, sia la naginata che la nagamaki potrebbero chiaramente essere efficaci contro i cavalieri, che è ciò con cui i guerrieri si trovavano spesso di fronte, ad esempio, sulle pianure erbose di Musashi.. Però le forti associazioni di Oyamazumi-jinja con il Mare Interno e la sua pirateria perenne suggeriscono che l'enfasi trovata qui sul nagamaki e perché sarebbero state particolarmente efficaci come armi da palo nel combattimento barca-a-barca, contro uomini e persino sartiame, piuttosto che contro i cavalli. ... nell'ordine .. Naginata Hizen Tadayoshi shodai - Early Edo Shinto (1616); Nagamaki Soshu Kashio Ju Yasuchika - Bunkyu era; (sotto) Nagamaki Kanabo Masatsugu - Muromachi; Yari Muramasa - Late Muromachi
  2. ... intanto vi ringrazio per gli immeritati ringraziamenti. .. in fondo in fondo non faccio altro che raccogliere da quasi mezzo secolo "cose" che mi intrigano e appassionano, poi le digerisco e rigetto un composto. . quello che condivido è vostro. Fatene ciò che volete Del resto lo stimolo siete Voi e tra voi, i molti che ne sanno molto di più delle profondità incise da una lama.
  3. ... tanto poi staremo sempre a dire ... bello però.. In tema "off", tanto vale sentire.. samurai .. (perdonate il mio atteggiamento.. ma sono anacronisto non possedendo neanche un televisore.))
  4. Akimoto .. ti consiglio di cercare qua .. http://fei-iai.ch/ ... e ti consiglio anche di presentarti nell'apposita sezione. (è la prima in alto, si chiama Presentazioni) ciao
  5. .. nel citare, come sopra riportato, che «taluni manufatti dell'ingegno e dell'impegno, in diversi ambiti, ci insegnano quanto sia importante imparare a guardare e quanto sia difficile imparare a eseguire.» hai sottolineato forse l'aspetto più importante. (al pari del contesto..) Ti ringrazio.. era proprio quello che speravo germogliasse.. A questo punto, tralasciando ogni forma di etichetta che non mi appartiene, e mettendomi a nudo, come faccio ogni volta che condivido "qualcosa" per me viscerale, sentita, e intima, riposto l'iniziale ringraziamento per quello che fai per noi e per l'Associazione..... in questo connubio di spada e viola, dedicato a GianLuca, che delle sue ancestrali passioni ne fa tesoro e ne condivide l’essenza, senza bramosia alcuna. Grazie Presidente, per la dedizione e per la pax.ienza. .. c'è un atto di amore quando per la prima volta accarezziamo la mano del nostro pargolo, al pari di quando stringiamo la mano di una persona a noi cara. Il bello sta nel non limitarsi solo a quel gesto.
  6. ________________________________________________________________________ ___ Masamune, comunemente noto come Gorō Nyūdō, era un fabbro della provincia di Sagami (l'attuale prefettura di Kanagawa) attivo alla fine del periodo Kamakura (1185-1333). Ben noto come abile artigiano, si pensa che sia stato il figlio reale o adottato di Tōsaburō Yukimitsu. Sebbene questa lama sia piuttosto stretta in larghezza, la qualità fine della finitura e lo scintillio delle particelle fini (Ji nie) sono ineguagliabili. Il codolo originale è stato ridotto, accorciando la lunghezza; ma l'incisione, che include una lettera sanscrita, rimane intatta. Si chiama Kanze Masamune perché originariamente era in possesso dei Kanze, una famiglia di spicco attiva nel mondo del teatro Noh. Tuttavia, secondo il Manuale delle opere famose di Kyōhō (J. Kyôhô meibutsuchô), un manuale di spada del periodo Edo (1615-1868), Tokugawa Ieyasu (1542-1616) la prese dalla famiglia Kanze per darla a suo figlio Hidetada (1578-1632). Passò quindi per mano di alcuni servitori ("gente di lato? saburai?") della famiglia Tokugawa. Dopo la Restaurazione Meiji (1868), la famiglia Tokugawa lo presentò alla famiglia Arisugawa-no-miya e fu tramandata all'interno della casa dei loro successori, il Takamatsu-no-miya. Attualmente custodita nel Tokyo National Museum. Questo strumento di Guarneri del Jesu ha guadagnato il suo nome dopo essere stato di proprietà del violinista belga del XIX secolo Henri Vieuxtemps. Lo strumento è stato successivamente utilizzato da Yehudi Menuhin, Itzhak Perlman e Pinchas Zukerman. E' diventato il violino più costoso del mondo, venduto per circa ... una cifra ragguardevole. Il suo nuovo proprietario ha donato anonimamente lo strumento storico alla violinista Anne Akiko Meyers.. in prestito per il resto della sua vita. Due lame .. ops .. due violini Vabbé, due..in un unico destino. In ordine di apparizione: National treasure By Soushū Masamune e The Vieuxtemps (non so cosa apparirà nei vs.lefoni,tablet,monitor.. ma v'assicuro che son centrati ed affiancati.))
  7. betadine

    Tutto bene ?

    .. .un pensiero e un abbraccio per gli amici di Firenze e dintorni un po' scossi nell'ultima notte. Ed anche a tutte le persone che vengon scosse da questo instabile mondo.
  8. In questa fase di limbo informatico apro una parete..si (tralascio per un momento "la Onna" – anche se di fatto non è cosi.. lei ci ha portato qui. ... ma questa è un'altra storia). Il Violino e la Spada LA SPADA GIAPPONESE UNO SPECCHIO DI ECCELLENZA E ANTICHITÀ Questo saggio prende le mosse da un'analogia distante, ma non così lontana, tra il violino e la spada giapponese, e continua a giustificare il nostro studio della spada [come se fosse davvero necessario] invocando la contemplazione dei valori. Nella società giapponese la Spada è sempre stata più di un semplice oggetto materiale. Incarna il rispetto per l'eccellenza e l'antichità che caratterizza la cultura giapponese. Il suo significato non può essere preso alla lettera, come non lo sono quegli altri enigmatici simboli nazionali, il Gioiello e lo Specchio. Le grandi spade giapponesi dell'est hanno qualcosa in comune con i grandi violini dell'ovest. Entrambi sono prodotti dell'ingegno umano, costruiti in parametri molto ristretti. A prima vista, disinvolta, un violino o una spada giapponese assomigliano molto a un altro.. in realtà ogni singola lama, come ogni singolo violino, sono un'opera d'arte altamente individuale con un proprio carattere singolare. Il fabbro e il liutaio erano (o sono) artigiani altamente qualificati, che non si occupavano principalmente di estetica. Il risultato letalmente elegante delle loro capacità è il risultato di considerazioni profondamente pratiche e di sensibilità alle proprietà dei materiali. Il violino e la spada sono molto più di opere d'arte. Sono sculture funzionali e oggetti di contemplazione, per non dire strumenti di musica e di guerra, opere d'arte e oggetti di commercio. Le loro curve sottili, la loro tensione e il loro equilibrio, scaturiscono dal cuore del sentimento tanto come dalla mente pragmatica. Entrambi rispondono minuziosamente ai cambiamenti di temperatura e umidità. Le loro superfici delicate sono suscettibili all'impressione di un dito. Entrambi manifestano la bellezza del grano e la struttura dei loro materiali costitutivi. Ognuno è pieno di dettagli sottili che esaltano e determinano le loro qualità in uso e come opere d'arte. Entrambi sono strutturati per combinare tensione e sottomissione, durezza e morbidezza. Il violino mette le proprietà del morbido abete del ventre contro quelle del denso acero nella parte posteriore. La spada fa uso della martensite dura del bordo in combinazione con la forza duttile della perlite nel corpo. L'impegno e l'acquisizione lavorano insieme. Come oggetti di contemplazione ci insegnano quanto sia importante imparare a guardare, quanto sia difficile imparare a eseguire. Una conoscenza più ravvicinata porta a una comprensione di valori che non sono necessariamente percepiti a prima vista e di bellezze che a prima vista potrebbero non piacere, ma che aumentano con la conoscenza. Entrambi sono test della nostra comprensione. Il violino e la spada confermano che né l'opinione degli esperti né i pregiudizi popolari sono sempre corretti. Ognuno può avere un'attribuzione scritta, il violino sulla sua etichetta e la spada cesellata sul suo codolo. Da ciò apprendiamo che la parola scritta non è necessariamente affidabile. A volte possiamo dire anche senza un'etichetta che questo o quel capolavoro è di un certo tempo, come di un tale uomo.. il grande storico dell'arte del 18° secolo, Winckelmann ha sottolineato: "Non tutto è possibile in qualsiasi momento". Il tempo e l'uomo incorporano ciascuno nella creazione di un'opera d'arte alcuni archetipi inestimabili. Questi non sono semplicemente "condizionati socialmente", perché il lavoro dei "loro coevi" può essere visibilmente inferiore. Anche senza il suo sigillo personale, diventa possibile attribuire un'opera d'arte a qualcuno il cui nome possiamo o meno conoscere.. e di chi ha messo qualcosa del proprio tempo e spirito nel proprio lavoro. Come prodotti della mano e dell'occhio umani, né le singole lame prodotte da Masamune, né i violini di Stradivari e Guarneri, sono mai stati migliorati. Le loro forme si sono evolute nel corso di molti secoli e difficilmente miglioreranno ulteriormente senza diventare qualcosa di diverso. Furono prodotti nei più umili laboratori, con i mezzi tecnici più modesti, ma con la più alta sensibilità istintiva alle proprietà fisiche dei loro materiali costituenti. Come il lavoro dei classici ceramisti cinesi, sia la spada che il violino trasformano la più umile delle materie prime - argilla, legno, minerale di ferro - in oggetti di bellezza e valore duraturo. Sono stati creati con amore e orgoglio, a volte con la paura del fallimento. In molti casi il loro prodotto era quasi industrializzato, i loro creatori spesso umili uomini le cui creazioni dobbiamo imparare a rispettare, poiché sono dotate della dignità dell'antichità.. e il fatto è che ci sopravviveranno. Ciò ci fa riflesstere con la domanda.. "Che cos'è l'eccellenza? E perché è così rara?" In alcuni periodi della storia umana non c'è stata una cosa grandiosa come "Arte". Le persone hanno semplicemente fatto tutto il meglio che potevano. Do [Tao] o The Way, un tranquillo impegno per ciò che si sta facendo, è sempre stato incarnato nel guardare la lama giapponese. La spada era davvero un'espressione di forza, che era e rimane la massima realtà politica. Allo stesso tempo è stato riconosciuto un rispetto semi-religioso ed è diventato un oggetto di conferma. Al contrario, nella nostra società, i valori contemplativi e la santità del momento presente ricevono scarso rispetto, o persino considerazione cosciente. [per i negazionisti o per i sempliciottisti o per altri "isti" si dovrebbe forse aggiungere "..come no!". Come ha sottolineato George Orwell "Ciò che il pacifista vuole davvero è essere sconfitto".].. ma anche questa è un'altra storia. La forgiatura della spada giapponese fu consacrata dal rituale e divenne dotata di un significato più ampio di Excalibur nella leggenda arturiana. Come lo espresse Yamaoka Tesshû [1836-1888] il grande spadaccino e fondatore nel 1883 del tempio Zenshô-an di Tokyo.. la spada è "il lampo del lampo che taglia la brezza primaverile". Si dice che una grande spada sguainata in un lungo corridoio del palazzo crei un brivido momentaneo e influenzi il clima. Una spada del genere non poteva legittimamente essere estratta pubblicamente dal suo fodero, senza trarre anche sangue.. La sua magnificenza si manifestava meglio quando brillava come era nella mente .. sempre all'interno del fodero. Se uno si porge abitualmente alla lama, come una «icona», non per adorazione, ma per rispetto dell'eccellenza.. per l'uomo che l'ha forgiata, per coloro che hanno posseduto e curato, e per quelli che forse ne hanno sofferto, dove anche forze più codardi e impersonali hanno soppiantato il coraggio individuale dell'antichità in difesa di donne, bambini, cultura e patria, si comprenderebbe la sua importanza come mediatore per la contemplazione del valore.. Un valore giapponese fondamentale che trova espressione nella cultura della spada è lo shibui, che denota una combinazione di durevole gusto e moderazione. I koshirae del periodo Tensho esprimono la moderazione del sabi. I Kami sono quei poteri che evocano rispetto, stima e sentimenti di eccellenza e sono quindi sacri. "Qualunque cosa suscita un brivido di soggezione, mistero o affetto, qualunque cosa abbia un merito superiore, è in un certo senso miracolosa e quindi sacra, kami" (Drexler 1955. The Archit­ect­ure of Japan.) Ovidio espresse una visione romana del numinoso (elemento essenziale, oggettivo e soggettivo, del sacro .. circondato da un alone di sacralità, che incute spavento e riverenza insieme) quando disse del sacro boschetto di alberi sulla collina dell'Aventino a Roma: "numen inest" - al suo interno c'è uno spirito .. o un kami. E’ diventato difficile rilevare il rispetto per il numinoso nella cultura europea, ma i kami non hanno del tutto abbandonato il Giappone. .. … e forse neanche il boschetto. Good and Evil L'eccellenza è una funzione dell'esistenza del bene e del male. Senza il bene e il male, non può esserci eccellenza. Una cultura come la nostra che cerca di sorvolare la distinzione tra queste non può pretendere di eccellere. I volti contrapposti dell'ideogramma cinese Fu « 黻 » rappresentano l'eccellenza oltre l'eccellenza. Fu è uno degli shi'er zhang o dodici simboli della sovranità, almeno dai tempi della dinastia Han nel 206 a.C.- 220 d.C., che influenzarono così profondamente la cultura giapponese e le sue spade, questo simbolo è stato raffigurato sulle vesti dell'imperatore cinese. Fu è un'immagine raddoppiata, o ancora uno specchio.. il simbolo della riflessione e dei due principi del bene e del male, e quindi della discriminazione e dell'eccellenza. Fu è mostrato sulla parte anteriore della veste imperiale con il simbolo di «una testa d'ascia», una su ogni petto che fiancheggia il drago centrale.. fu a destra e l'ascia a sinistra. Insieme rappresentano il potere investito nell'imperatore cinese per giudicare e amministrare la punizione. Presi come «simboli centrali» del ruolo imperiale nel pensiero cinese, esiste una certa corrispondenza con i simboli centrali del potere imperiale giapponese, rappresentati dai T T .. Tre Tesori sacri conservati negli Shoden. Il Gioiello simboleggia la saggezza. La Spada, chiamata Murakumo "The Cloud Cluster", o Kusanagi no Tsurugi - "The Grass-Sword", significa autorità divina. Lo Specchio ha molti significati e la purezza della sua immagine riflessa simboleggia la giustizia. Una lunga lama di Masamune e una spada corta di Kunimitsu formavano le insegne dello Shogun. Non sono simboli letteralisti. Lo specchio è forse il più sacro di tutti, ma ognuno di questi tre oggetti simbolici poteva servire da solo come shintai, in cui la presenza terrena di una divinità shintoista risiede in un santuario. L'autorità simboleggiata dalla spada può essere meglio intesa come principalmente divina, e il gioiello come hokyu, il gioiello del tesoro dell'impegno buddista. L'imperatore del Giappone è tenuto a rintracciare la sua discesa ai tumuli del periodo Kofun nel IV-VI secolo d.C. Nel suo ruolo di Ten-no, è il principale intermediario tra il suo popolo e gli spiriti che hanno donato questi tesori ai suoi antenati ed è il custode dello specchio sacro. Il 25 aprile dell'anno del grande terremoto del 1185, il clan Taira fu annichilito da Yoshitsune, fratello di Minamoto no Yoritomo, nella battaglia navale e terrestre di Dan-no-ura. Il bambino di sette anni, l'imperatore Antoku, morì tra le braccia di sua nonna Nii no Ama, la vedova di Taira no Kiyomori (1118-81). Si narra che saltò con lui dalla nave verso il mare, portando con sé gli emblemi sacri .. erano una Spada, un Gioiello e uno Specchio. Queste sono semplicie riflessioni sulla contemplazione del violino e della spada giapponese. Liiberamente dedotto e tradotto da un articolo del Programme of the Token Society of Great Britain No.168, 1995; 21-5. John Nandris 1995. FSA (Fellow, Society of Antiquaries) Riporto una citazione già utilizzata nella ... tradizione. C’è qualcosa di immutabile all’interno, che tuttavia si evolve spontaneamente con le cose che si presentano al suo cospetto. Lo specchio le riflette istantaneamente le une dopo le altre, pur restando intatto e sereno. .... Fudōchishinmyōroku (La Testimonianza Segreta della Saggezza Immutabile) - Takuan Sōhō (monaco, 1573-1645) e con questo chiudo l'apparente..si.. (pseudojap ... senza dediche)
  9. Si ... se vai sul sito di Markus Sesko o cerchi "titolo e autore" li trovi anche in formato e-book. (spero che la direzione non me ne voglia.. mi riferisco alla pubblicità non celata... ed anche che altri autori ed editori non la prendano a male.) Del resto consigliamo sempre l'acquisto di libri ..
  10. ... e grazie per l'interesse che dimostrate ad ogni new-thread.. Vi lascio un manualetto interessante e divertente, che attraverso un gioco, ci lascia intravedere qualcosa del lato Ura. Kitsunemori.pdf Tanto per .. stuzzicare la vs.curiosità .. Il sole sorge sul folto baldacchino di cime degli alberi strette, dando alla nebbia una luminosità ultraterrena mentre si avvolge pigramente attorno ai tronchi e al sottobosco. L'unico sollievo dall'oceano verde è la strada, mantenuta dalle autorità locali per facilitare i viaggi, e il tetto appuntito occasionale di un santuario shintoista. Alcuni viaggiatori si stanno già facendo strada, arrancando lungo strade fangose ​​che non sono ancora state costruite con pietre per lastricati, controllando che i loro documenti siano in ordine agli avamposti di confine che controllano il traffico tra le diverse terre feudali. Un vagabondo solitario asciuga la rugiada del mattino dal suo spesso mantello da viaggio e individua un piccolo santuario su un lato della strada. L'uomo non è particolarmente religioso, ma riconosce a chi è dedicato il santuario. Attento a non incitare all'ira dello spirito del santuario, il viaggiatore si ferma a lasciare un boccone come offerta sulla zampa di una statua di pietra di una volpe. L'uomo recita una breve preghiera prima di allontanarsi rapidamente. Non appena il viaggiatore è fuori dalla vista, la statua di pietra si trasforma in una vera volpe e mangia l'offerta, ruotando le sue quattro code in direzione del viaggiatore per concedere all'uomo una piccola benedizione come ringraziamento. La volpe quindi si trascina nel sottobosco, pianificando la sua malizia per la giornata. Kitsunemori è un'impostazione autonoma che descrive un'area specifica? la valle di Yonhosu? di un mondo altrimenti non specificato .... Puoi inserire Kitsunemori in un mondo più grande e preesistente, espandere l'impostazione o semplicemente limitare il viaggio verso le quattro terre dettagliate all'interno di Kitsunemori. Lo stesso kitsune era ovviamente la principale fonte d'ispirazione per questo libro. Sono creature intriganti presenti in molti racconti popolari giapponesi e nella storia attuale, sono stati reinterpretati in vari modi nei moderni media popolari. I Kitsune sono portatori di malizia e miseria, e così tante persone sono veloci a classificarli come demoni. Ma il kitsune sono anche messaggeri del dio Inari, mecenate del riso, della vita e della fertilità, e quindi sono anche esseri benevoli. In entrambe le concezioni, il kitsune è descritto come giocoso, astuto, affascinante e assolutamente pericoloso. Altre graffette del mito giapponese incluse in Kitsunemori sono il tanuki, il tengu e il kappa, così come il male oni e l'ambiguo bakemono. In molti casi, le descrizioni dei mostri si discostano da quelle trovate nel folklore tradizionale; questi mostri sono presentati come razze fantasy e creature ispirate al folklore giapponese piuttosto che rigide ricreazioni. Lo shintoismo si mescola al buddismo per creare uno sfondo cosmologico per l'ambiente, ma non è necessaria una conoscenza approfondita di entrambi. Un'altra fonte di ispirazione per Kitsunemori fu il genere chambara rappresentato nei fumetti e nell'animazione, che presenta eroici samurai e ronin senza padrone che coraggiosamente incrociano spade per amore dell'onore. Anteprima capitolo Kitsunemori Capitolo I: Personaggi contiene regole per la creazione di un personaggio in Kitsunemori, inclusi dettagli sulle due razze standard (umana e kitsune) e informazioni di base per aiutarti a dare forma alla storia di un personaggio. Capitolo II: Classi descrive come adattare le classi fantasy d20 standard per l'uso in Kitsunemori. Il capitolo introduce anche due classi kitsune (il myobu e il nogitsune) e una nuova classe socialmente orientata (il cortigiano), oltre a suggerimenti su come multiclass al fine di realizzare concetti giapponesi popolari come il samurai, il ninja e il prete shintoista . Capitolo III: Opzioni Personaggio presenta il concetto di prestigio e un sistema per calcolare quanta esperienza ricevono Kitsune per il loro inganno. Questo capitolo discute anche dell'importanza dei santuari e contiene nuove imprese e vulnerabilità razziali kitsune. Capitolo IV: L'attrezzatura consiste in una raccolta di oggetti utili dal sapore giapponese. Gran parte di questo equipaggiamento obbedisce alle convenzioni del mito piuttosto che alle leggi della fisica.. e alcune opzioni di equipaggiamento sfocano il confine tra capolavoro e equipaggiamento magico. Capitolo V: La magia presenta geomanzia, reperti e amuleti sia per l'uomo che per il kitsune, oltre alla magia della volpe, un nuovo sistema di poteri razziali che solo il kitsune può esercitare. Capitolo VI: Kitsunemori espone in dettaglio la Valle di Yonhosu, una piccola regione coperta dalla Foresta infestata di volpi, dove i kitsune si nascondono in vallate nascoste e da cui si avventurano in terre umane per provocare il caos e trasmettere i favori degli dei. Questo capitolo include i ganci della trama per storie basate su Kitsunemori e descrive la trama principale, che ruota attorno alla protezione dell'intera valle (e forse del mondo) da una minaccia crescente. Il capitolo include anche statistiche e descrizioni di importanti personaggi famosi nel contesto di Kitsunemori, nonché informazioni dettagliate sugli usi e le tradizioni delle popolazioni della valle di Yonhosu. Capitoli VII - VIII: fornire informazioni generali, ami della trama e altre informazioni affinché i GM possano giocare a Kitsunemori. Capitolo VII: Forest Denizens offre statistiche e descrizioni per le molte creature che abitano i Kitsunemori. Questo capitolo presenta diversi mostri basati sulla mitologia giapponese, dal tanuki giocoso a diversi tipi di demoni terrificanti. Del resto chi più di una donna (bugheisha nell'anima e, al bisogno, onda nel corpo..) incarna il lato Ura della nostra misteriosa e non ancora svelata esistenza ? (ho solo cambiato l' affett.ato … nel rispetto della migliore tradizione giapponese .. ma che ci volete fare, son fatto così, e così dovrete sopportarmi.)
  11. Grazie Francesco, per averlo riesumato. ... e se per caso non state andando verso Hiroshima, per raggiungere l'isola di Omishima e vi trovate invece dalle parti di Kyoto, allungatevi verso Nagoya, dove si narra di un Hotel con una ampia collezione di arms and armour. Potrebbe essere un buon posto dove, mentre il resto della truppa si diverte nell'ampio parco, tra terme et varie, si può spaziare tra antichi reperti. Tado Onsen Hotel .. https://soranews24.com/2019/07/20/this-hotel-has-one-of-the-coolest-katana-collections-in-japan-and-admission-is-totally-free%E3%80%90pics%E3%80%91/ (v'assicuro che non ho quote di proprietà.)) Mentre, pensando alle gentili e graziose donzelle sopra descritte, questo per me è uno dei video più belli ed intensi apparsi sulla rete che mostra l'uso di questa particolare arma. Di certo Ajiki ha carattere da vendere.. e non lo manda a dire. Determinazione e tecnica per umani garretti. Qua, invece, per chi volesse approfondire il lato omote, c'è un esaustivo articolo di Ellis Amdur ... dal quale attigo dall'altro millemmio.. https://koryu.com/library/wwj1.html
  12. @@Francesco.. ma il Yasunaga che citi tu e quello della genealogia Osaka Ishido o altro ?? Effe... puoi provare a sbirciare tra i testi di Markus Sesko... ma è roba per gente esperta... Index of Japanese Swordsmiths N-Z
  13. ... hai sbirciato tra i miei appunti e la scaletta ?? Come sai e sicuramente sanno in molti, nell'Oyamazumi Shrine sono conservati diverse lame e altri oggetti considerati Tesori del Giappone. Ma visto che le connessioni si stan ramificando sempre più, vi lascio solo questo riferimento e attenderò il tuo intervento sull'jinja temple e sul tuo bellissimo viaggio. https://www.japanvisitor.com/japan-temples-shrines/oyamazumi A presto..
  14. .. come promesso tempo fa ad AkaiHana, ho raccolto un pò di materiale su questo intricato e in parte sconosciuto aspetto della storia giapponese. Così Stephen Turnbull definisce "le imprese delle guerriere giapponesi . . . il più grande segreto della storia dei Samurai." Le donne guerriero non erano una rarità nel Giappone feudale. L'onna-musha (女 武 者) o onna-bugeisha viveva all'interno di una guerra tra cultura e tradizioni, ma anche per lei era indispensabile una certa abilità nelle arti marziali, nel tiro con l'arco e nell’equitazione. “Nel Sengoku le battaglie spesso assumevano la forma di assedi in cui tutta la famiglia avrebbe combattuto per difendere il castello ”.. e così è stato. Generalmente le vediamo rappresentate in armatura, armate di naginata e arco. Le rappresentazioni storiche di queste femmine non sono comuni, tuttavia, a causa dei crescenti cambiamenti e dalla turbolenza politica e sociale che inizia nel Periodo Kamakura, l'apparente “scarsità di riferimenti indica che le donne costituivano una netta minoranza di guerrieri”, ma, al contrario, era più probabile registrare i loro successi in diverse battaglie in diverse epoche. L'esistenza e le esperienze dell'onna musha sono cambiati nel corso della storia, anche se spesso son viste come una curiosa novità dell’epoca, anziché esser valutate come semplici eccezionali individui. Tomoe Gozen (巴 御前) è forse l’onna-musha più conosciuta nella storia giapponese. “L'archetipica guerriera donna samurai”, era citata nelle cronache del Heike Monogatari, che dettagliava il suo coinvolgimento nelle battaglie dei Gempei del XII secolo e tra le varie guerre tra i clan Taira e Minamoto. Lei era famosa come amazzone, abile nel tiro con l'arco e coraggiosa in battaglia. “Tomoe era un potente combattente, pari a mille, in grado di affrontare anche i demoni o gli dei.” Lady Tomoe era la serva, l'amante e in alcuni rapporti, una moglie, del generale Minamoto Kiso Yoshinaka. Il padre di Tomoe era Nakahara Kaneto, sua madre, citata come balia, “una serva/assistente” di Yoshinaka, il menoto. “Era l'usanza del Giappone pre-moderno per i bambini di rango essere accuditi da un menoto ... un onore di solito concesso come ricompensa per il servizio. Il menoto e la sua famiglia han giocato un ruolo essenziale nel crescere ed educare un bambino affidato a loro e loro han identificato i propri interessi con quelli del bambino.” Yoshinaka e i suoi fratelli di sangue erano predestinati alla competizione politica tra loro, ma il loro affidamento, in quanto fratelli, Tomoe inclusa, non lo permise.. Il potere passò attraverso l'eredità maschile e la faida letterale poiché il potere politico era comune nelle famiglie nobili. Questo era probabilmente il motivo della sua stretta relazione con Tomoe, poiché non c'era motivo di temere il suo tradimento dovuto all'influenza della strategia politica. Yoshinaka era impegnato in una competizione politica con suo cugino Minamoto Yoritomo, che avrebbe in seguito istituito lo Shogunato di Kamakura. Tomoe accompagnava Yoshinaka nelle sue campagne militari e lo ha servito lealmente sul campo di battaglia. Significativamente, le fu affidato l'autorità con il grado di “ ippo no taisho , o leader/comandante” per guidare le truppe in battaglia. Nel Heike Monogatari viene descritta nell'ultimo combattimento sul campo di battaglia di Awazu, dopo la ferita mortale di Yoshinaka, che ordina di inviare notizie della sua morte imminente alla sua famiglia a Shinano.. Tomoe non voleva abbandonare il campo, ma Yoshinaka insistette fino a quando alla fine lei disse: “Almeno mi piacerebbe un degno avversario. Vorrei mostrarti, mio Lord Kiso, il mio ultimo combattimento al tuo servizio. " Quindi aspettò un nemico. E da lì a poco si presentò, famoso per la sua forza in tutta la provincia di Musashi, Onda no Hachiro Morishige, con trenta cavalieri. Tomoe si getta in mezzo a loro e va dritta da Onda no Hachiro.. lo afferrò ferocemente e gli inchiodò la testa sul pomello della sella, poi con uno strappo, la tagliò e la gettò via. Subito dopo si tolse la sua armatura e galoppò verso est. Le cronache di Tomoe Gozen nel Heike Monogatari sono descritte nella versione estesa del Genpei josuiki. "Vengono attribuiti diversi avversari a Tomoe", contribuendo al mistero della storia di questo onna musha. Allo stesso modo rimangono molte speculazioni su Lady Tomoe. Stephen Turnbull afferma che era la concubina Wada Yoshimori. Afferma che Yoshimori la prese come sua moglie nella speranza di produrre forti figli guerrieri, dotati di abilità che si dimostrerebbero favorevoli per Yoritomo. "... Una donna così valorosa avrebbe sicuramente supportato lui con figli valorosi.” Asahina Yoshihide, famoso per la sua "forza colossale", è stato descritto in leggende come il figlio di Tomoe e Yoshimori. Inoltre, vari resoconti raccontano che, malgrado donna, Tomoe fosse destinata alla decapitazione di Yoritomo per il suo ruolo di comandante nemico. Altre fonti dicono che Tomoe sia fuggita; poi si nascose e alla fine divenne una suora, morta all'età di novanta anni. Comunque sia, Tomoe Gozen e la sua reputazione come onna-musha è stata celebrata a Kyoto, nel Jidai Matsuri , Festival of the Ages, che commemora la storia e la cultura dell'antica Kyoto, con una rappresentazione nella parata del festival dedicata alle storiche figure medievali. Tomoe è stato immortalata in anime, videogiochi, film e libri, inclusi una trilogia storica di fantascienza e fantasy scritta da Jessica Salmonson, intitolata The Tomoe Gozen Saga . The Jitō Durante l'era Kamakura, il governo militare nominava un “amministratore” delle terre dello shogunato, noto come jitō. Questo titolo implicava i doveri di direzione provinciale, esattore delle tasse e responsabile delle forze di polizia che attuavano, applicavano e proteggevano il controllo sulle terre del daimyo. Lo Shogun nominò individui, in genere uomini, in queste posizioni, ma i titoli e l'autorità potrebbe essere passata in successione attraverso la volontà di un uomo alla sua vedova o ai figli, come le donne del Kanto. È da notare che “nessun'altra legge tranne l'indifferenza escluse le donne da questo tipo di autorità.” Così riporta M.R. Beard, The Force of Women in Japanese History(Washington, DC: Public Affairs Press, 1953) Anche le donne nel Kamakura erano legalmente autorizzate a nominare altri a questa posizione al loro posto, se fossero così propensi. Occorre considerare che queste donne erano di classe bushi e quindi non era inusuale che fossero addestrate in autodifesa o per maneggiare un tantō o una naginata (polearms). Hangaku Gozen Hangaku Gozen era un membro del clan Taira che viveva con la sua famiglia ad Echigo. Conosciuta anche come Hangaku Itazaki, era la figlia di Jo Sukenaga, che fu sconfitto da Kiso Yoshinaka in battaglia. Lei si unì allo zio, Jo Nagamochi, e suo cugino, Jo Sukemori, nella Kennin Rebellion del 1201, e divenne parte integrante delle loro operazioni difensive nel castello di Torisaka. Hangaku è nota per la sua leadership e per il coraggio mostrato durante i tre mesi di difesa del Castello, in cui lei e Sukemori guidarono l’esercito bakufu di Sasaki Moritsuna, che era fedele al Kamakura's Shogunate. “Vestita da ragazzo, Hangaku ritta in piedi sulla torre del castello .. e tutti quelli che arrivarono per attaccarla furono abbattuti dalle sue frecce che trafissero le loro casse (toraciche) o le loro teste. ” (Così cita sempre M.R.Beard) Alla fine, ferita e trafitta in una coscia, Hangaku venne catturata e i combattimenti cessarono. Fu catturata e descritta "senza paura come un uomo e bella come un fiore ” .. come prigioniero di guerra dello Shogun Minamoto Yoriiye, che, incuriosito da la sua bellezza e reputazione, le risparmiò il suicidio rituale e per suo ordine, sposò il suo servitore, Asari Yoshito. Secondo quanto riferito, ebbe un figlio.. ma ci sono poche testimonianze sul resto della sua vita. Tsuruhime dell'isola di Omishima Tsuruhime è nata dal sommo sacerdote di Santuario di Oyamazumi, Ohori Yasumochi, sull'isola di Omishima durante un periodo di conflitto tra il Clan Kono, sotto il quale era governata la sua famiglia, e il clan Ouchi, che si sforzò di prendere il controllo della regione. Tsuruhime ereditò la posizione di suo padre quando morì di malattia e anche lei assunse la guida di Omishima contro la minaccia dell'invasione militare da parte del Clan Ouchi. Nel 1541, sedicenne , Tsuruhime condusse un attacco contro l'esercito di Ouchi. "Allenata fin dall'infanzia nelle arti marziali ... se ne presero cura alcuni membri militari ", difese con successo l'isola. Si narrava che Tsuruhime fosse “una manifestazione di Mishima Myojin”, Omishima Kami del guardiano dell'isola . Non era semplicemente autorizzata a causa della sua posizione ereditaria, ma più a causa della sua divina convinzione che lo scopo della sua vita fosse difendere il popolo dell'isola di Omishima e il clan Kono. Gli Ouchi tornarono varie volte .. diversi raid guidati dal comandante Obara Nakatsukasa no Jo. Ma Tsuruhime con un attacco a sorpresa contro le truppe di Ouchi, colpì Obara una sera durante un momento di tregua.. “Usando un rastrello per zampe d'orso è salita a bordo e cercò il generale …. ” Obara veniva descritto come «sorpreso», non solo dall'attacco a sorpresa, ma soprattutto perché era una donna al comando. Armata di una spada, Tsuruhime sconfisse rapidamente Obara, mentre l'esercito di Kono e gli alleati sfruttarono il vantaggio delle loro armi e scatenarono una raffica di horokubiya , "bombe esplosive sferiche" contro la flotta di Ouchi e li spinse a ritirarsi. S.R. Turnbull, Samurai Women: 1184-1877 (New York: Osprey Publishing, 2010) L'armatura di Tsuruhime fu raccolta nel 1543 dopo la sua morte, per suicidio rituale per annegamento, a seguito della morte del suo amanto in battaglia contro il Clan Ouchi, aveva diciotto anni. La sua armatura è custodita nel tempio di Oyamazumi. Il santuario shintoista ha avuto storicamente una particolare valenza sul culto dei guerrieri e militari. Questi guerrieri fecero offerte e pregarono Mishima Myojin per la loro protezione in battaglia. Col tempo, l'armatura di Tsuruhime e le offerte di altri guerrieri famosi, divennero tesori religiosi e icone di culto. Le mogli dei Sato Due fratelli Sato servirono i Minamoto. Le guardie del corpo di Yoshitsune per molti anni servirono fedelmente e furono uccise. Le loro vedove, Wakazakura e Kaede, osservando le pratiche confuciane, dopo il periodo del lutto, indossarono le armature dei loro mariti. L'usanza è stata eseguita per mostrare onore e pietà filiale e secondo quanto riferito, anche per placare e consolare la suocera di Sato, Otowa. Le mogli di Sato erano immortalate in una pergamena non datata che si trova nel Ioji Temple, che è stato costruito in onore dei caduti Guerrieri Sato. L'opera raffigura le vedove per intero nella loro armatura, ritte davanti alla suocera, Otowa, in segno di devozione e lealtà per i suoi figli uccisi. La storia popolare venerano queste donne come esempi d'onore, mentre "alcune varianti della storia li ritraggono (le vedove) come veri guerrieri che indossavano l'armatura per combattere e cercare vendetta, piuttosto che semplicemente un atto di commemorazione.” L' autore Stephen Turnbull dichiarò.. “.. in nessun momento la moglie di un samurai si è mostrata migliore come un guerriero coraggioso rispetto a quando ha affrontato la sconfitta del suo clan, la caduta del suo castello e la morte di suo marito ”. Ikko-ikki Il Giappone feudale fu un periodo di combattimenti tra i clan per il potere politico. Caos sociale e turbolenza, a seguito di qualsiasi modifica dei poteri regionali, dove il daimyo, alimentava la ribellione tra i membri dei bushi che avevano adottato il vero buddismo della Terra Pura. Gli insegnamenti di Jodo-Shinshu “hanno promesso una facile salvezza per tutti quelli che pregavano Amida Buddha e ... avevano un grande richiamo per la gente comune.” “Gerarchico nell'organizzazione ed eccezionalmente militante”, la setta ha attratto non solo i membri del bushi , ma anche capi villaggio e piccoli proprietari terrieri che si unirono in un'alleanza autonoma, nota come Ikko (single-minded, determinazione/tenace) ikki (lega). Il gruppo, firmava un giuramento di lealtà verso una causa comune, valido fino al che il compito fosse stato portato a termine.” C. Blomberg, The Heart of the Warrior (Kent: Japan Library, Curzon Press Ltd., 1994) La "rivolta" era una tattica comune utilizzata da ikki per mantenere una sorta di influenza di bilanciamento sui sovrani provinciali di rango superiore. Ad esempio, Tsuchi-ikki erano quelli uniti per cercare giustizia economica contro una tassazione pesante e cancellazione del debito eccessivo. I conflitti tra ikki e governo provinciale feudale erano così comuni che "proprio come ogni membro di Jodo-Shinshu condivise pienamente le proprie attività in tempo di pace, al pari condivise le responsabilità quando si profilavano conflitti.” Era logico accettare che le donne fossero almeno istruite nelle abilità difensive per proteggere le loro famiglie o anche in tattiche combattive di base con armi e “sicuramente dal 1580, l'esperienza di un secolo di guerra aveva insegnato loro che se avessero perso contro un esercito di samurai, sarebbe seguito un massacro di ogni membro della comunità.” Ou Eikei Gunki ha spiegato come l’impegno delle donne combattenti ikki fu un successo nella difesa del Castello di Omori, nel 1599, usando uno strumento di legno per il lancio di pietre:. le donne dall'interno del castello uscirono e iniziarono a buttare giù un'abbondanza di grandi e piccole pietre, precedentemente preparate.. Molti morirono, molti altri rimasero feriti. Si narrava che girasse la voce che "stare troppo a lungo in quel posto ed essere colpito dalle pietre delle donne sarebbe un fallimento ridicolo per le generazioni a venire "… S.R. Turnbull, The Samurai Swordsman: Master of War(Vermont: Tuttle Publishing, 2008) Mentre rimane impossibile numerare le onna-musha che hanno partecipato alle battaglie.. “donne-guerriero erano abbastanza comuni da non suscitare sorpresa o commenti ” TD Conlan postulò che «il genere» era considerato meno importante del rango sociale.. “Le donne guerriere erano trattate praticamente indistinguibilmente dai loro uomini. Quando Kamakura è stato licenziato, molti sono stati macellati.” La storia degli uomini giapponesi di classe bushi è ampia, ricca di testimonianze e contributi sul coinvolgimento militare di individui e gruppi di individui. Ragionevolmente, un'analoga quantità di scritti o avvenimenti dovrebbero essere riportati sul coinvolgimento e sul contributo di donne, contemporanee a quegli eventi storici. Le stampe in xilografie Ukiyo-e illustrano le donne in battaglia, presentando spesso le donne in armatura completa, impugnando la naginata o un arco. Gli artisti Yoshitoshi, Toyohara Chikanobu e Katsukawa Shuntei rappreseno Tomoe Gozen in combattimento nelle stampe del XIX secolo. "Hangakujo", anche di Yoshitoshi, fu dipinto intorno al 1885 e raffigurato Hangaku Gozen in armatura completa su un cavallo bianco. Diversi secoli dopo sia Tomoe che Hangaku Gozen erano personaggi già leggendari, celebrati nella letteratura antica, racconti tradizionali e spettacoli del No (teatro del Noh). Era comune per le opere d'arte nel periodo Tokugawa a riflettere la cultura del tempo.. “il kimono nelle sue varie forme è stato spesso simile se non identico. Uomini e donne sono vestiti esattamente allo stesso modo ... a volte anche i loro capelli sono gli stessi ... ci sono foto di giovani (rasati) e donne che non si possono distinguere l'uno dall'altro.” Le rappresentazioni e i resoconti di queste donne-guerriero risalgono all'inizio del XI secolo. Successivamente agli “stati combattenti” il decadimento della classe samurai-combattente, portava con sé un ridimensionamento della figura femmile e non è lontano dalla logica aspettarsi che fossero sparite innumerevoli registrazioni o narrazioni di questo processo, cancellando o sminuendo gli originali resoconti storici dell'onna-musha. Per esempio, esemplari archeologici appena scoperti potrebbero essere testati (DNA test) per validare la presenza femminile nella difesa di castelli e villaggi, o in combattimento sui campi di battaglia del Giappone. Ricerche future ed analisi sui nuovi siti archeologici potrebbero fornire ulteriori testimonianze sulla presenza di donne – onna bugesha – fornendo maggiori informazioni riguardo alla vita feudale, ai cambiamenti culturali che hanno attraversato diverse guerre dove v’è stata la presenza di donne semplicemente eccezionali. Una delle ultime nell’autunno del 1868 nel nord del Giappone, rimestava tra le genti del Clan Aizu, mentre si preannunciava una dura battaglia.. qualche mese prima, i samurai di Satsuma avevano organizzato un colpo di stato, ribaltando il governo e consegnando il potere nelle mani di un nuovo imperatore, il giovane Mutsuhito, l'imperatore Meiji. Le forze imperiali alle porte del castello di Wakamatsu assediarono la fortezza con 30mila truppe... oltre le mura, 3mila guerrieri valorosi si preparavano allo scontro finale. Si narra di un gruppo di agguerrite e irriducibili combattenti, che diverse vite tolsero prima di cader loro stesse, con le loro lame in asta, sotto i colpi del fucile. Di lei si narra che nulla lasciò al caso.. allieva di Akaoka Daisuke, si specializò nell’uso della naginata, diventando a sua volta abile istruttrice.. e, per non lasciar nulla al caso, anche la sua testa chiese alla sorella di recidere.. nulla era lasciato al caso, tantomeno nelle mani del nemico. Oggi riposa in un cortile del tempio di Aizu Bangmachi, sotto un albero, dove ora sorge un monumento in suo onore. Un giorno scrisse .. “Non oserei mai considerarmi membro della cerchia dei più grandi e famosi guerrieri anche se condivido con tutti loro il medesimo coraggio.” Si chiamava Nakano Takedo.. aveva ventuno anni. Oltre ai citati testi e autori, si ringrazia per la collaborazione RN dell'università di Hilo, Hawaii edu-academia.
  15. Grazie per la condivisione. Belli, grande fascino.
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