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betadine

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  1. betadine

    Lealtà e Tradimento

    otto... a volte ci ribenso, come il titolo di quella canzone .. "elba di casa mia 🤣🤣
  2. Altura (intanto non scusarti.. la confuzione fa parte di noi pivelli)... tanto per.. rinfrescarci Il Togi è quella attività di levigatura (.) di una lama, ovvero ridare dignità al metallo che un fabbro aveva forgiato.. a maggior ragione se quel pezzo di metallo è appena stato forgiato. Il fabbro in giapponese è Kaji. Utsushi è una "copia" (una copia dichiarata e quindi non un falso o gimei.. con firma o similitudini tali da far pensare che...) Utsuri è una sorta di ombra che segue lo hamon (segue è una parola grossa... abbiamo visto nel tempo che ci sono tanti tipi di utsuri e tante interpretazioni sulla sua natura.) Forse ora è un pò più chiaro (ma ricordiamoci, come tu fai notare, che un utsuri si crea in forgia e un togishi - nel fare togi o polendo la lama - può solo dargli o meno risalto.) (così ne ho approfittato per fare un mental ripasso e se per caso ho detto qualche castroneria vi prego, corrigeretemi.)) e ora me lo vado a bere, un bel ripasso..
  3. (questo post poteva benissimo stare nell'altro topic.. Lealtà e Tradimento!! Sono da poco passate 5 ore, io mi avvicinavo ai 18... qualcuno non arrivò mai alla mia età. 2 agosto, Bologna. Più complicato dell'origine dello yaki ire ... una massa di argilla forse disposta con cura da più di mese prima, da un'isoletta del basso Tirreno. T4, sostanza sconosciuta ai più, ricerca & sviluppo, quasi al pari dello tsuchiochi. L'hadaka yaki fu utilizzato solo su 85 ex-vivi e su quasi 200 reperti recuperati. Anche qua le elucubrazioni non han portato "luci" sulle "ombre"..... resta solo il disgusto di quarant'anni persi. Resta l'amaro per il risultato dell'altra partita.. Lealtà vs Tradimento 0-4 (in questo incontro iniziato un agosto di 4decadi fa.|| ... era sabato .. e non fu una bella domenica. (ho avuto l'onore di ristrutturare ed ampliare una scuola di Bologna-CdR che porta tale nome. ma, ne il "pignoletto" che si produce in quelle zone, ne il tempo che passa, a nulla è servito.) https://www.youtube.com/watch?time_continue=61&v=OomQYSOJq2A&feature=emb_logo
  4. ... in senso generale ho sempre pensato che "una copia sia una copia".. per quanto uno s'impegni a riprodurla, mancherà sempre «un perché», considerato che l'artista-copiatore può solo vedere quello che l'originale ha creato. Mai e poi mai potrà vederne le motivazioni nella sua anima o i ragionamenti nella sua testa. (e questo, chi approfondisce la materia o lo studio lo sente, lo vede e lo percepisce... talvolta anche senza comprenderne appieno la motivazione.) (ALtura... non ce l'ho con te, ma è solo per tagliare il lapsus e rimettere le parole nel loro posto.. utsushi è una copia .. fabbro=swordsmith=kaji è quello che realizza .. il togi o politura vien dopo.)
  5. betadine

    il Giardino Giapponese

    Forse, anzi sicuramente, vi ho ingannato parlando di quattro passi nel giardino.... abbiamo percorso quasi 10milakm mentre pensavo che fosse piacevole l’idea di condividere la visione di uno stolto appassionato anche di “gente" (anche giapponese) .. gente abituata ad essere forgiata nel corpo e nello spirito – e son convinto che non sia solo un modo di dire. Siamo arrivati alla conclusione del ns.viaggio insieme, in questo caso cominciato più di vent’anni fa a Esfahan.. e attraversando la via della seta arrivati a Kobe.. e da lì un po’ a zonzo dall’isola di Honshū, quando il nuovo millennio non aveva l’età di Emma Chen, mia figlia (casualmente portata alla luce da un’ostetrica cinese.) Vorrei fare –io che giapponese non sono- due ringraziamenti… tra le tante persone conosciute.., due donne che precocemente mi han aperto al mondo.. Ella Maillart e Renata Pisu. (a dirla tutta, anche ai miei piedi e alla mia cocciutaggine..) Delle due (così vi suggerisco anche qualche estiva lettura) la prima è in pace col mondo dal 97, l'altra combatte ancora.. e oltre a essere adorabili, acute e visionarie, han anche scritto bei libri.. "Crociere e carovane" .. che consiglio a tutte le giovani ragazze (piaceranno anche ai genitori) dove la sintesi è racchiusa nella frase.. «se la vita dev'esser degna di essere vissuta, non la si può umiliare con un eccesso di prudenza: è una partita che va giocata fino in fondo.» L'altro libro è un atipico sguardo sul paese del Sol Levante.. "Alle radici del sole. I mille volti del Giappone: incontri, luoghi, riti e follie", e la sintesi è già nel titolo. La radice comune era l’Asia Centrale e poi su verso Est.. .. e visto che stiamo parlando di libri in Giardino, non posso che rammentarvi anche, come già fatto dal ns.GLVpresident, il sottile Lafcadio Hearn.. che attraverso storie di fantasmi e allegorie, ci racconta molto di una terra che ha molto amato. Grazie ... a chi è arrivato fin qui. Ci lasciamo su un monte che di fatto è un ponte.. e da qualche parte ci porterà. intanto, Buona Domenica.
  6. betadine

    il Giardino Giapponese

    E’ passato più di un anno e dobbiamo riconoscere che quando abbiamo incominciato a fare quattro passi in giardino, nessuno si sarebbe immaginato che “nostra signora” si risvegliasse così male, lasciando Namazu libero di scorrazzare tra le vicine genti. Della vicinanza debbo ringraziare Adam H.Graham, dal Massachusetts a Zurigo e la BBC di London City, per avermi permesso di usare il testo e qualche foto e, visto che di muschio si parlava, alla giusta distanza, ora nel muschio andiamo.. La tomba di 200mila monaci, Okunoin Cemetery in the mountainous Wakagama Prefecture Era il crepuscolo quando entrammo nel cimitero. Un sentiero di pietra, debolmente illuminato da lanterne, serpeggiava sotto la torreggiante cicuta e gli alberi di pino. L'abbiamo camminato con cautela e ci siamo immersi nell'abbraccio di una foresta sacra di 1.200 anni. Sfarfallio di luce rimbalzava su antiche tombe, ombre si muovevano attraverso i fitti boschi profumati di incenso e volti scolpiti nella pietra ci guardavano misteriosamente dagli angoli più neri del cimitero. Sembrava che fossimo osservati. E forse lo eravamo. Dopotutto, questo non era solo un cimitero. Era il nebbioso e muschioso cimitero di Okunoin, il più grande del Giappone dove risiedono 200.000 tombe di monaci buddisti che si dice stiano aspettando la resurrezione del futuro Buddha. Risale almeno all'816 d.C. e ogni centimetro di esso è sacro... e inquietante. Il cimitero di Okunoin si trova a Kōya-san, un antico villaggio situato nella montuosa prefettura di Wakayama in Giappone. E’ solo uno dei tanti luoghi sacri della catena montuosa Kii dove si trovano anche i siti shintoisti della regione e antichi percorsi di pellegrinaggio che collegano ai luoghi più recenti di culto buddista.. introdotti in Giappone 1500 anni fa dai monaci del Pakistan e dell'Afghanistan di oggi. Kōya-san è l'epicentro del buddismo Shingon, che è uno dei pochi lignaggi tantrici sopravvissuti del buddismo nell'Asia orientale ed è noto per il suo misterioso mikkyō.. insegnamenti monastici segreti tramandati oralmente attraverso una catena iniziatica. La setta fu introdotta in Giappone nell'805 d.C. dal poeta e maestro buddista Kūkai, noto anche come Kōbō-Daishi, che studiò con i monaci a Xi'an in Cina, durante la dinastia Tang e rimane una delle figure religiose più significative del Giappone. In un mausoleo alla fine del cimitero, gli viengono offerti pasti rituali due volte al giorno.. "Lui" rimane immobile (in eterna meditazione concentrandosi sulla liberazione di tutti gli esseri.) .. o come diremmo in occidente.. lui sta lì, morto. Come con la maggior parte dei luoghi in Giappone, il treno proiettile è il modo più efficiente per arrivarci. Il viaggio di cinque ore da Tokyo si è trasferito sulla scenografica Nankai Line alla stazione di Namba di Osaka, da dove ha lasciato le frenetiche pianure urbane delle pianure del Kinai e si è arrampicato in morbide colline verdi punteggiate di alberi di ciliegio in fiore, ryokan (case in vecchio stile) e edifici a graticcio del IX secolo.. (intelaiature in genere in legno lasciate “a vista”.) L'ultima tappa del viaggio è stata una scenografica corsa in funicolare di cinque minuti dalla stazione di Gokuraku-bashi che ci ha sparato su una montagna alta 800 metri, lasciando il mondo moderno e tutte le sue trappole sottostanti. "Sembra che andiamo in paradiso", disse qualcuno mentre salivamo nella delicata luce della montagna. Si dice che le otto diverse vette di Kōya-san assomiglino ad un fiore di loto. Non so se sia vero, ma dopo l'arrivo è stato facile capire perché questo vertice soffocato dalla nebbia sia stato scelto come luogo spirituale dai primi coloni monastici. Un'impenetrabile immobilità riempiva l'aria fredda della primavera. La funivia ci ha depositato alla stazione degli autobus, dove siamo saltati in un viaggio di cinque minuti verso l'estremità orientale del villaggio. L'autobus ci lasciò fuori da due shukubo (alloggi presso i templi) vicini ma molto diversi .. Questo aveva un torrente coperto di muschio che filtrava attraverso uno splendido giardino con un cedro elegantemente nodoso, dove sapienti mani avevano applicato quella che viene definita arte topiaria. Un piccolo ponte con due piccole sedie si affacciava su un cortile comune pieno di aceri e cipressi e stagni riflettenti, rendendo quasi impossibile non meditare. Il complesso comprende anche il Konpon Daitō del IX secolo, una pagoda a due piani color vermiglio decorata con 16 bodhisattva.. tra cui gli otto patriarchi del buddismo Shingon-shū. Diversamente dalla maggior parte dei templi buddisti zen giapponesi, l'iconografia qui mostrava rappresentazioni selvagge di divinità e mandala dai colori vivaci più tipici del Tibet, del Bhutan e dell'India. All’interno del Kondō - la Sala d'oro in cui è custodito il Guru Bhaishajya.. il Buddha della Medicina, si può ascoltare il "profondo colpo" della campana di rame Daito, la quarta campana più grande del Giappone. Da quelle parti c’è anche il mausoleo della famiglia Tokugawa del XVII secolo, costruito per il famoso padre e figlio shōgun. .. (😉) Kōya-san può essere una grande attrazione turistica, ma la densità di siti sacri può farci ritornare a vivere o immaginare la vita delle antiche capitali di Kyoto e Kamakura. Di giorno nel cimitero di Okunoin, inspiegabilmente, si possono esplorare i sentieri che non sono visibili nella notte. Di giorno, Okunoin era tutto ciò che non era il cimitero oscurato. Fasci di luce di bronzo penetrarono attraverso il baldacchino, illuminando gli alberi, il muschio e gli stupa a più livelli che sovrastavano le lapidi. Sembra che tutto qui appartenga all'eternità. I volti visti la sera prima erano statue di pietra del bodhisattva Jizō Bosatsu… alto e magro, basso e robusto, persino in miniatura o nascosto come uova di Pasqua nei vuoti dei tronchi d'albero. Jizō di solito viene raffigurato sorridendo e, a volte, il rossetto rosa viene applicato alle sue guance, rendendolo gioviale come un personaggio dei fumetti. I pellegrini che hanno perso dei bambini posizionano pettorine rosse sulle statue di Jizō in modo che li guardi. C'erano centinaia, forse migliaia di grembiuli freschi che sbattevano nel vento gentile intorno a noi. Anche per un viaggiatore indurito, è difficile non soffocarsi per la calma e straziante dignità di tutto ciò. Questo è un paesaggio che aveva assorbito il dolore e la sofferenza degli altri.. dōlorosamente bellō. Alla fine del percorso del cimitero c'è Torondo, la Sala delle Lanterne, utilizzata come porta di accesso al mausoleo di Kūkai e dove sono appese 10.000 lanterne donate. Due di queste lanterne bruciano continuamente dal 1088 d.C., una donata da un ex imperatore e l'altra da una contadina che vendeva i capelli per una lanterna.. e pregare per i suoi genitori deceduti. Poi, il sole ha iniziato a sprofondare e l'oscurità si è nuovamente stabilizzata intorno a noi. Ma questa volta, il cimitero non era inquietante e la differenza tra luce e buio sembrava insignificante. Ho pensato alle ultime parole del Buddha prima di iniziare la sua eterna meditazione, "Sii una luce per te"., e con ciò siamo tornati allo shukubo, illuminato nel bagliore della notte.
  7. betadine

    il Giardino Giapponese

    Il termine giardino deriva dal greco “paradeison” che significa …. giardino. Nel mezzo del cammin di nostra vita o nel sogno di una notte di mezza estate un tale, non ricordo bene se, un giorno disse o scrisse.. ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che é su tutta la terra e ogni albero in cui é un frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali v’è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde. Nella cultura, inclusa quella orientale, il giardino non rappresenta un elemento soltanto estetico, ma stimola il visitatore nella ricerca dell'uomo (nascosto) e aiuta a far riflettere sul significato delle armonie tra natura e uomo. Di questa armonia si narra nel simbolismo cinese, secondo il quale gli oggetti naturali quali la pietra, l'albero, la montagna, lo stagno e l'isola sarebbero la manifestazione sensibile di entità divine. In oriente il giardino è sempre stato concepito come una perfetta rappresentazione dell'armonia .. un'imitazione della natura capace di influire positivamente sull'uomo. In sintesi esso rappresenta il simbolo della coscienza rispetto alla selva (inconscio) . come l'isola rispetto all’oceano mare .. come un taglio su una tela . In epoca medievale, come dalle ns. parti, i giardini venivano rinchiusi nei chiostri o "in corti".. una sorta di protezione dagli accadimenti esterni.. ma dall’esterno venivano gli stimoli che racchiudevano in ogni elemento architettonico le sue forme, l’orientamento, la morfologia, le alberature, i fiori, i sassi, l’acqua .. per i cinesi al tempo stesso fonte della vita e declino o dimora del drago. Così accadde che "il muro" cambiò funzione e invece di proteggersi dall’esterno si racchiuse all’interno, in meditazione o in raccoglimento . Cambiano i nomi e talvolta cambiano le vesti, ma in quella solitudine, monaci senz’abito cercavano forme di comunione con il proprio simile…. era come una sorta di premio o di eden… un luogo di pace che dovevi cercare e, in qualche modo, meritare .. anche se solo per un piacere visivo. (si tornava al primordiale concetto di terra di Babilonia .. emerge il seme generatore del giardino persiano) Tra i piaceri visivi orto-botanici, i giapponesi hanno sviluppato una certa sensibilità che li ha portati a miniaturizzare anche il giardino ideale.. una sorta di confezione tascabile o da viaggio.. spesso portata con se nei cambi stagionali di dimora o come vedremo nei cambi di stato o moto a luogo. La millenaria cultura orientale esercita da sempre un grande fascino in tutti noi, anche nell'ambito delle piante e dei fiori. Tutti conosciamo il bonsai.. ovvero la capacità di far crescere in un piccolo vaso vere e proprie opere della natura in miniatura, sapientemente plasmate nei rami e nei tronchi da precise mani che quest'arte si tramandano. Molto spesso si tratta di piante di qualsiasi tipo, erbe coltivate per il loro aspetto grazioso, erbe indesiderate che penetrano dai tetti e che ti offrono un piccolo fiore colorato, piante perenni o stagionali.. insomma una sorta di piante da compagnia. Per questi giardini in miniatura avremo bisogno, al pari di un bonsai, di keto (nutrimento) una sorta di torba e di akadama, una sorta di terriccio granulare argilloso…. poi di un po’ di fantasia Ecco allora che un kokedama può essere la giusta soluzione per abbellire gli spazi della casa, oltre che usarlo come un vero e proprio messaggero di sentimenti. Con il termine kokedama si intende un metodo di coltivazione nato in Giappone intorno al 1600 e la principale differenza col bonsai è l'assenza del vaso... sospeso .. solo sospeso. Kokedama in inglese si traduce come «palla di muschio» e in questa palla cresce la ns. pianta. Un altro atipico giardino è il kusamono, ovvero "erba" e "cosa".. composizioni in vasi di erbe e fiori selvatici che vivono accanto al bonsai.. accanto, e in genere sempre un poco più bassi. .. sono piante d'accento Sempre tra le miniature troviamo i shitakusa.. comunemente associati al termine "pianta da compagnia".. pensata per completare la scena al pari di un suiseki o di una pergamena. Facendo un salto in avanti troviamo ancora i wabikusa.. un moderno concetto di pianta dalle radici profonde (associato al kusa o erba-pianta, troviamo l'oramai ben noto termine "wabi".)) Queste sfere di substrato sono ricoperte di piante che crescono nella loro forma terrestre, ma sono poste in piccoli contenitori di vetro con un pò d'acqua. Per concludere i minigiardini (almeno quelli a me noti) troviamo il nearai. Nearai è un termine e una forma non comune fuori dal Giappone e si riferisce a "una pianta" coltivata in un vaso che a un certo punto della sua crescita viene rimosso e la pianta, strabordante di radici, viene adagiata su una pietra, o comunque su un piano. .. si narra che spesso anche le altre, shitakusa, kodekama e kusamono, possano ambire a diventar nearai. Senza aver più nulla da nascondere.. come un monaco senz'abito come un uomo senza paura
  8. (a.b.c.erto che il Questore al pari di un Ministro non esegue la pratica.. lui da le direttive ai suoi uffici, ma a lui va fatta domanda e lui firma difronte alla Legge.. e mi pare anche di capire che tu seguendo le procedure che ti hanno indicato e che gli hai cavato hai importato lame.. quindi?) non ho mai scritto che sia una passeggiata. Perdona, non ho resistito
  9. ... eppure Enrico un pò dovrest conoscermi e aver compreso che non mi espongo a vanvera. Ma veniamo al punto.. Occorre comprendere che il questore di turno, nel diritto delle sue prerogative volte alla tutela della sicurezza, può operare in completa autonomia qualora ravveda pericoli per l’ordine pubblico, motivando ad esempio il divieto di vendita alcolici in particolari zone a dispetto di altre o non rilasciando «porto d’arma» in zone con alto tasso di furti in appartamento o chiedere giustificazioni più ampie e stringenti al richiedente, financo negare qualsivoglia autorizzazione secondo coscenza e suo libero arbitrio. (che poi le traduciamo, quando le disposizioni ci restringono il ns. spazio, quale "incompetenza" questa è una cosa risaputa.) Ma la discrezionalità, leggasi anche quale autonomia del Questore è regolata per Legge e viene comunque applicata nell'ambito delle Leggi.. infatti si può sempre provare a passare a una disamina di grado superiore, sesi vuole. Per completare il cerchio e giustificarne le fonti… un po’ di tempo fa, ne tanto ne poco, un architetto stava rivedendo gli accessi e tre cessi di un piano di una Questura Centrale. Il caso volle che un giorno si incontrarono il Questore (appassionato di “oriente”, non jap in senso stretto), un caro amico che di mestiere commercia in armi e un magistrato del Palazzaccio. Dopo diversi giorni di piacevoli e accese discussioni si arrivò alla confutazione dei fatti ed alla pubblicazione di un piccolo vademecum sul sito della Questura Centrale.. Come detto la discrezionalità è prerogativa tutelata per legge, ma ricordando che sempre in tal ambito deve restare (da questo le specifiche di cui sopra circa l’eventuale ricorso per la tutela dei propri diritti). Quei beoti pomeriggi li puoi trovare per buona parte trascritti nei dispositivi della Questura Centrale e in parte anche sul sito della Polizia di Stato. au revoire https://questure.poliziadistato.it/it/Roma/articolo/9445b322762f3fd3930028974 https://poliziamoderna.poliziadistato.it/articolo/56c4912572a13054053621 (sempre quell'architetto poi mi raccontò anche che operava in Africa in zone di guerra.) Le armi erano il suo pane.. mentre per quel che mi riguarda, la chiudo qui. buena suerte
  10. .. come no, rileggiti il punto "discrezionalità" ;}
  11. betadine

    il Giardino Giapponese

    anche il giardino, compreso quello giapponese, non sfugge alla legge non scritta “dell’appagamento visivo”. In tutte le latitudini uomini si ingegnano a pensare al risultato quando piantano o semplicemente acquistano un qualcosa di porre sulla terra per dare piacere agli occhi e alla propria anima.. donando la visione anche a chi, fortunato, passerà da quelle parti. Altri “uomini” lavorano dietro per generare e modificare “cultivar”, innestando specie diverse con l’intento di generare nuove visioni, come un melo grano o la pesca noce o varianti floreali. Altri si ingegnano, attraverso la genetica, per rendere le piante più robuste o adattabili a diversi climi. .… altri ancora li usano per salvar vite... estrarre principi e sostanze che ci possano aiutare.. come la bambina di questa storia che vi sto per raccontare In tutto il mondo viene considerato simbolo di prosperità, di gioia e di bene, kiku. C’era una volta un piccolo villaggio sperduto tra le montagne del Giappone. In una casetta di legno abitavano una bambina e la sua mamma. Quando arrivò l’autunno tutti i fiori nel loro giardino appassirono, tranne una margherita. La bimba decise di salvarla dall’inverno e la mise in un piccolo vaso portandola a casa. Quell’inverno, complice il grande freddo, la mamma della piccola si ammalò gravemente. La bambina disperata non sapendo più cosa fare decise di andare a recitare una preghiera nel bosco, dove, si narrava, abitavano le divinità. Lì incontrò uno spirito errante, che sentendola pregare si avvicinò.. Alla vista la piccola lo implorò di aiutare la sua mamma, dicendogli che non aveva nulla da offrire se non un fiore che aveva salvato dall’inverno al quale lei si era molto affezionata, ed era l’unica cosa che ora rallegrava la casa.. Lo spirito allora le disse: “Il tuo cuore è grande e voglio aiutarti… la tua mamma vivrà tanti anni quanti sono i petali del fiore che mi hai donerai”. La bambina corse verso casa con un pensiero in testa.. la margherita ha pochi petali..!! così la bambina, prima di consegnare il fiore allo spirito, li tagliò in tantissime striscioline.. così tante che si faceva fatica a contarle. quel giorno nacque il crisantemo, il fiore dai mille petali. Detto ciò, penso che anche con i fiori in giardino abbiamo trascorso piacevoli ore.. Tutto è sempre qua, basta fermarsi un attimo, annusare l’aria, sbirciare e lasciare andare “le cose”. .. ora vi saluto e mi vado rilassare nel mio. βuona domenica ps.. un grazie a Mauro Piantanida per questi spicchi di luce. ... e per chi volesse scavare ancora un po’ .. https://theculturetrip.com/asia/japan/articles/7-flower-festivals-that-are-worth-travelling-to-japan-for/ https://www.japan-talk.com/jt/new/17-Japanese-flower-meanings http://www.tradurreilgiappone.com/2016/03/15/hanakotoba-linguaggio-fiori/ https://www.thejapanesedreams.com/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori/ https://www.thejapanesedreams.com/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori-ii-parte/ https://www.thejapanesedreams.com/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori-iii-parte/ http://www.ans-sociologi.campania.it/Magazine/2017/12/13/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori-nella-terra-del-sol-levante/ http://ioeilgiappone.altervista.org/hanakotoba-%e8%8a%b1%e8%a8%80%e8%91%89-il-linguaggio-dei-fiori/ https://imaginingsofachild.wordpress.com/2017/09/07/yin-yang-myths-part-one-lycoris-radiata/ https://owlcation.com/humanities/The-Legend-Of-the-Blue-Rose https:/https://www.proflowers.com/blog/japanese-flowers/saninstory.wordpress.com/tag/hanakotoba/ http://www.thelanguagejournal.com/2012/10/hanakotoba-japanese-secret-language_18.html https://mai-ko.com/maiko-blog/japanese-symbols-and-meanings-in-japan/ https://www.tattoodo.com/a/a-guide-to-the-mythological-creatures-of-japanese-irezumi-10835
  12. Viste e considerate le ultime vicissitudini, cerchiamo di colmare anche un vuoto interpretativo, per meglio comprendere cosa prevedono le procedure.. Premesso che l'importazione di armi è di norma vietata, come faccio a portarmela a casa ?? Tralasciamo chi questo mestiere lo fa di professione ed analizziamo i comuni mortali. Partiamo da concetti semplici .. Che cos’è un’arma Un’arma è ogni strumento in grado di consentire all’uomo di aumentare la propria naturale capacità di offesa. Si definiscono armi proprie quelle che la mente umana ha pensato e realizzato al solo fine di arrecare offesa, mentre tutti gli oggetti presenti in natura o gli utensili realizzati per scopi diversi ma che all’occorrenza possono essere utilizzati dall’uomo per ferire costituiscono armi improprie. Non basta dunque che uno strumento sia dotato di lama e punta acuminata per poterlo definire un’arma, ma è sempre necessario ricondurlo alla sua specifica destinazione d’uso. Passiamo allo specifico caso, saltando volutamente le armi da guerra (nel caso contattemi in privato, ma per quello se ne occupa la Prefettura e nel caso il Ministero di competenza.)) .. Armi proprie da punta e taglio Dotate di lama e punta acuminata, come le spade, le sciabole, i pugnali, le baionette, le lance, queste armi sono specificamente destinate all’offesa alla persona. Vengono generalmente definite “bianche”, riprendendo un termine non giuridico di origini remote, utilizzato per sottolineare il passaggio tecnologico dalle lame di pietra, rame, bronzo e ferro (tutte di coloro scuro), a quelle molto più efficienti in acciaio, che in confronto apparivano, appunto, di colore bianco. Acquisto L’acquisto di un’arma propria, di qualsiasi genere, è condizionato al possesso di un titolo idoneo. Poiché per acquisto si deve intendere il conseguimento del diritto di proprietà sull’arma, in qualsiasi modo possa avvenire, sono da considerare forme di acquisto, oltre quelle classiche, anche quelle particolari, quale l’eredità o la cessione tra privati. E’ necessario richiede un nulla osta presso la propria Questura, che autorizza chi non è titolare di alcuna licenza. I titolari di porto d’armi non hanno bisogno di ulteriori autorizzazioni e possono acquistare armi nei limiti consentiti dalla legge (tre armi anno) anche se è sempre consigliato rivolgersi di caso in caso alla Questura di competenza. Nella richiesta, che deve essere indirizzata al questore, è necessario indicare che tipo di arma si intende acquistare ed ogni altra specifica che aiuti a valutare l’entità dell’acquisto, come l’eventuale motivo per il quale si intende possedere l’arma. Una volta ottenuta la licenza o il nulla osta, si potrà procedere all’acquisto entro i 30 giorni successivi al rilascio nell’ambito della provincia di residenza. Se l’acquisto deve essere effettuato in una provincia diversa, è necessario far vidimare il nulla osta dalla Questura locale. Detenzione .. (non avendo certezze sull'esito della prima parte dell’ipotetico acquisto, al momento salterei questo passo.) Discrezionalità Ogni Questura, nell’ambito della propria funzione, può emanare direttive restringenti sul rilascio delle autorizzazione all’acquisto, nella sua discrezionalità ed autonomia, prevista per Legge, oltre ai casi normati dalla vigente legislazione (ad esempio nel caso di condanne penali o dello stato di obiettore di coscienza). Ammesso di avr risolto positivamente "tutte le procedure" come previsto dall’attuale quadro normativo, nel caso specifico – quindi Giappone – restano da valutare le restrizioni imposte dal venditore, dalle norme del paese originario del bene ed in ultimo dallo spedizioniere. Qualora si avessero tutti i requisiti e le autorizzazioni necessarie, restano d’obbligo tutte le norme sull’importazione in merito a dazi, imposte sul valore nominale ed aggiunto, e sulla denuncia alla Questura dell’arrivo del bene e del tragitto che si effettuerà durante il trasporto, nonché l’indirizzo di detenzione al fine di ottenere il relativo "nulla osta" alla detenzione. (arrivati a casa si hanno 72 ore per verificare e nel caso completare la dovuta segnazione di detenzione di arma propria.) Detenzione Chi, a qualsiasi titolo, detiene un’arma, ha l’obbligo di farne denuncia all’ufficio della Polizia di Stato competente per territorio o, in assenza, alla stazione dei Carabinieri. Nella denuncia, che va presentata in duplice copia ed in carta semplice, deve essere indicato il luogo esatto ove l’arma si trova e tutte le altre armi eventualmente possedute dal denunciante. L’ordinamento italiano non prevede alcun obbligo circa il luogo di detenzione; secondo la giurisprudenza in materia però, deve esistere almeno una diretta correlazione tra il luogo di detenzione ed il possessore dell’arma. Le armi possono, perciò, essere detenute presso l’abitazione di residenza o di domicilio, il proprio negozio o la seconda casa; al contrario, non può essere consentita la detenzione presso l’abitazione di terzi o in luoghi la cui ubicazione non sia ben determinabile, quali, ad esempio, l’autovettura, il camper, l’imbarcazione o il capanno di caccia. In tutti i casi, ovviamente, il luogo indicato nella denuncia per la detenzione deve offrire idonee garanzie di sicurezza per la custodia delle armi. La legge non impone particolari obblighi, se non quello di impedire che le armi vengano in possesso di minorenni o persone incapaci, ed in merito anche la giurisprudenza è concorde nel ritenere che un’arma detenuta all’interno di una comune abitazione sia correttamente custodita. Si potrebbe configurare, invece, una negligente custodia per armi detenute (temporaneamente) in altri luoghi non idonei, come, ad esempio, un capanno degli attrezzi in giardino. La parte normativa sulle armi esclusivamente da sparo l'ho volutamento omessa. p.s. il possesso di un csd. porto d’armi facilità la valutazione e la validazione della eventuale licenza rilasciata dalla Questura di competenza. Sperando di essere stato utile, Vi saluto cordialmente. β P.S. Ancora una piccola nota, dimenticata.. Qualora non ci siano evidenti ostacoli o impedimenti (da cui deriva il termine “ostare” e quindi il csd. nulla osta) dicevo.. Qualora si ritenga che il Questore abbia senza motivate ragioni respinto la nostra istanza, si può fare presentare «istanza di revisione» presso la Prefettura o all’occorrenza, ricorso per “ingiustificato diniego” presso il Tribunale di competenza. Suerte y tenacidad... come recitava la nota canzone.. un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo. cit. Jaques de La Palice
  13. betadine

    Buongiorno a tutti

    اتباع الإجراءات يعني اتباع القانون القانون متساوي للجميع ربما الآن أصبح الأمر أكثر وضوحا 🍻
  14. betadine

    Buongiorno a tutti

    Scusami Enrico e scusami Francesco se stiamo abusando del tuo post. Se l'italiano non è in discussione, inteso come linguaggio, il "basta seguire le procedure" include tutto ciò che le procedure prevedono.. quindi Questura inclusa. Quindi nessuna confuzione, ma semplici indicazioni sul rispetto delle procedure di importazione (di quello si parlava, non di metodi diversi o implicitamente sottintesi). Grazie

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

Come associarsi ad I.N.T.K.:

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Associandovi ad I.N.T.K. accettate in maniera esplicita il Codice Etico e lo statuto dell'associazione ed avrete accesso ad una serie di benefici:
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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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