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mauri

Che dire di questi nuovi artigiani

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Certo Simone che è esagerato, ma se questa tua considerazione la dovessi mettere in bocca ad uno dei personaggi da me citati, a chi la delegheresti?


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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ultima considerazione, da me che sono anzianotto e che non è che leggo molti fumetti giapponesi, anche se ero appassionato dei nostri e da giovane lavorai anche come grafico pubblicitario: credo che la valutazione dei giapponesi sui vari fumetti o cartoni animati possa avere un peso diverso a quello che diamo noi; mi spiego: al solito noi giudichiamo opere e manifestazioni varie di altri popoli col nostro solito metro occidentale (vedi anche arte africana), per il quale i fumetti e cartoni son sempre cose da bambini ( a parte i fumetti di un certo tipo, nati già per un pubblico adulto). I giapponesi invece han creato cartoni animati con presupposti inconsci diversi: con alla base ovviamente la finalità commerciale, si percepisce immediatamente guardando i loro cartoni, che pur essendo un adulto a realizzarli questo ragionava con una mentalità da adolescente, centrando perfettamente le aspettative del pubblico a cui erano rivolti. Ciò spiega tipologie e serie di cartoni (che ad un adulto occidentale potrebbero risultare idiote, come i vari roller-blade) che mai da noi sarebbero state concepite, oppure cartoni assai belli come quelli di Miyazaki, che pur sembrando infantili hanno contenuti assai + profondi. I cartoni occidentali (warner bros, hanna e barbera ecc) erano fatti chiaramente da adulti che sfornavano un prodotto pensato per i bambini e da noi son sempre stati considerati un prodotto per bambini. Quindi anche la pin-up, da noi giudicata con sufficienza magari come una manifestazione di banalità pruriginosa e un pò pedofila, dalla fantasia del giapponese medio è vista in un modo diverso. Sul fatto poi di farci un Horimono, avete già fatto Voi tutte le considerazioni possibili..

:ichiban:

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Immaginate una società utopica.

Immaginate un paese di tipologia europea in un'epoca recente con una ben definita classe sociale che ne determina molti degli aspetti culturali, non è un samurai però.

Usiamo la fantasia. Il paese è "Managerlandia" e la classe in questione è quella di una sorta di dirigenti, colletti bianchi che dominano potenti molti aspetti della vita sociale, che hanno influenze dirette sulla politica e che sono animati da ideologie filosofico religiose che determinano e condizionano il loro agire.

A Managerlandia la classe dei "colbi" (colletti bianchi) è la più rispettata, da secoli i colbi hanno gestito , amministrato, condizionato la storia. Antiche leggende raccontano dei primi colbi . Storie tramandate dalla letteratura, avventurosi testi in cui burocrazia etica e mito si fondono a costituire la base portante della cultura del paese.

Ci siete? Avete visualizzato questo mondo di fantasia?

Ok , procediamo. La penna stilografica ha sempre rappresentato l'anima del colbi, di generazione in generazione artisti ed artigiani hanno sviluppato la cultura della stilografica, sviluppandone stili, tecniche, decorazioni e via discorrendo. La stilografica definiva il rango del colbi, il suo status, ne rappresentava idealmente l'identità.

Bene.

Ora...fate un balzo avanti di qualche secolo ed immaginate una società diversa in cui c'è gente che si interessa alla antica cultura colbi. Collezionisti e studiosi di stilografiche colbi.

Ok?

Ora ditemi , sareste in questo caso ancora propensi a ritenere indegni , irrispettosi della tradizione tutti coloro che offrono deviazioni dalla cultura colbi? Riterreste ancora la cosa così importante?

Sarebbe così scandaloso che qualcuno associasse un manga ad una stilografica?

Ha ragione Renato quando dice che i giapponesi vedono i loro fumetti diversamente da come li vediamo noi.

Vi dirò che ciò vale anche per la spada.

Abbagliati dall'amore per l'esotico gli occidentali vivono la passione per la cultura giapponese in maniera spesso ossessiva. Il solo utilizzare il termine kissaki li fa sentire più profondi, più importanti, per un giapponese kissaki significa punta....PUNTA! capite?

Il solo utilizzo di un vocabolario nipponico , pieno di incomprensibili kanji, li fa sentire esotici...fighi.

L'indossare un hakama li fa sentire un po' samurai , magari poco perchè quali persone intelligenti sono anche capaci di razionalizzare cercando motivazioni più profonde per giustificare il vestirsi in modo così lontano dalla propria cultura. Però ...ammettiamolo...non sarò proprio un samurai ma qualcosa ho capito...un poichino lo sono dai! Che figo! Dai! Ammettiamolo! Non sarò un samurai completo ma sarò certamente più samurai di quell'ignorante del mio vicino che per passione va a ballare la salsa al circolo anziani ogni venerdì.

...E così si finisce per essere più bacchettoni dei giapponesi stessi, certo non vogliamo perpetrare la cultura nipponica moderna, siamo ambasciatori e tutori di quella antica! Cavolo che gran figaccioni che siamo. :) Non penso che nessun giapponese , mukansa o comune mortale si sia scandalizzato della mostra Evangelion. Nessuno nemmeno tra le massime autorità del settore. E per inciso trovo anche assurdo il tentativo ideologico di giustificare la partecipazione all'evento di nomi noti con l'idea che "sono stati costretti perchè in Giappone non puoi rifiutarti" . la realtà è molto più semplice. e va semplicemente accettata. In Giappone la spada vive una realtà molto meno mitizzata e per questo assai meno distorta. Non vi è alcun esotismo, nessun viaggio mentale. Essa è ciò che è, ad alcuni interessa, ad altri non gli frega nulla, altri ancora la considerano soggetta al mutamento come tutto. E non credo che presentare una shisakuto assemblata su una sorta di fucile futuristico viola e giallo possa in qualche modo mettere a rischio la preservazione della cultura...in Giappone.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Immaginate una società utopica.

Immaginate un paese di tipologia europea in un'epoca recente con una ben definita classe sociale che ne determina molti degli aspetti culturali, non è un samurai però.

Usiamo la fantasia. Il paese è "Managerlandia" e la classe in questione è quella di una sorta di dirigenti, colletti bianchi che dominano potenti molti aspetti della vita sociale, che hanno influenze dirette sulla politica e che sono animati da ideologie filosofico religiose che determinano e condizionano il loro agire.

A Managerlandia la classe dei "colbi" (colletti bianchi) è la più rispettata, da secoli i colbi hanno gestito , amministrato, condizionato la storia. Antiche leggende raccontano dei primi colbi . Storie tramandate dalla letteratura, avventurosi testi in cui burocrazia etica e mito si fondono a costituire la base portante della cultura del paese.

Ci siete? Avete visualizzato questo mondo di fantasia?

Ok , procediamo. La penna stilografica ha sempre rappresentato l'anima del colbi, di generazione in generazione artisti ed artigiani hanno sviluppato la cultura della stilografica, sviluppandone stili, tecniche, decorazioni e via discorrendo. La stilografica definiva il rango del colbi, il suo status, ne rappresentava idealmente l'identità.

Bene.

Ora...fate un balzo avanti di qualche secolo ed immaginate una società diversa in cui c'è gente che si interessa alla antica cultura colbi. Collezionisti e studiosi di stilografiche colbi.

Ok?

Ora ditemi , sareste in questo caso ancora propensi a ritenere indegni , irrispettosi della tradizione tutti coloro che offrono deviazioni dalla cultura colbi? Riterreste ancora la cosa così importante?

Sarebbe così scandaloso che qualcuno associasse un manga ad una stilografica?

Ha ragione Renato quando dice che i giapponesi vedono i loro fumetti diversamente da come li vediamo noi.

Vi dirò che ciò vale anche per la spada.

Abbagliati dall'amore per l'esotico gli occidentali vivono la passione per la cultura giapponese in maniera spesso ossessiva. Il solo utilizzare il termine kissaki li fa sentire più profondi, più importanti, per un giapponese kissaki significa punta....PUNTA! capite?

Il solo utilizzo di un vocabolario nipponico , pieno di incomprensibili kanji, li fa sentire esotici...fighi.

L'indossare un hakama li fa sentire un po' samurai , magari poco perchè quali persone intelligenti sono anche capaci di razionalizzare cercando motivazioni più profonde per giustificare il vestirsi in modo così lontano dalla propria cultura. Però ...ammettiamolo...non sarò proprio un samurai ma qualcosa ho capito...un poichino lo sono dai! Che figo! Dai! Ammettiamolo! Non sarò un samurai completo ma sarò certamente più samurai di quell'ignorante del mio vicino che per passione va a ballare la salsa al circolo anziani ogni venerdì.

...E così si finisce per essere più bacchettoni dei giapponesi stessi, certo non vogliamo perpetrare la cultura nipponica moderna, siamo ambasciatori e tutori di quella antica! Cavolo che gran figaccioni che siamo. :) Non penso che nessun giapponese , mukansa o comune mortale si sia scandalizzato della mostra Evangelion. Nessuno nemmeno tra le massime autorità del settore. E per inciso trovo anche assurdo il tentativo ideologico di giustificare la partecipazione all'evento di nomi noti con l'idea che "sono stati costretti perchè in Giappone non puoi rifiutarti" . la realtà è molto più semplice. e va semplicemente accettata. In Giappone la spada vive una realtà molto meno mitizzata e per questo assai meno distorta. Non vi è alcun esotismo, nessun viaggio mentale. Essa è ciò che è, ad alcuni interessa, ad altri non gli frega nulla, altri ancora la considerano soggetta al mutamento come tutto. E non credo che presentare una shisakuto assemblata su una sorta di fucile futuristico viola e giallo possa in qualche modo mettere a rischio la preservazione della cultura...in Giappone.

 

Mi sento di condividere il tuo pensiero, troppe volte ci sentiamo in bisogno di proteggere la "Giapponesità" anche se in molti casi gli stessi giapponesi non sono così rigidi come a noi piace pensarli.

Basterebbe pensare alle tradizioni italiane e a quante vengono "contaminate" ma ai nostri occhi fanno solo parte della normalità

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Concordo appieno anch'io quanto sopra detto da Renato ed Andrea, non bisogna solo soffermarci sull'apparenza delle cose, od avere il paraocchi, bisogna ricercare le vere motivazioni che li hanno spinti a fare ciò e poterli dare merito per ciò che sono riusciti a fare!


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Il fatto è che molto spesso ciò che gli occidentali vogliono proteggere ha ben poco a che vedere con la "giapponesità". Si tratta piuttosto di proteggere la propria nippo-ossessione.

Quest topic nasceva su un quesito di Mauri relativo alla differenza tra arte e artigianato, tutti concorderanno che la capacità di riconoscere l'arte (escludendo per un attimo l'aspetto soggettivo) è data da una necessaria sensibilità dell'osservatore.

A prescindere dalla conoscenza necessaria, la sensibilità artistica è una dote che alcuni di noi esseri umani non avranno mai. Non bastano studio e applicazione, è una dote che non tutti hanno e non si compra nè si sviluppa. Potrà non piacere a molti ciò che dico ma la sensibilità artistiica è una delle diverse forme di intelligenza che compongono il QI umano, c'è l'intelligenza logico deduttiva, l'intelligenza emotiva e tante altre...e l'intelligenza è difficilmente accrescibile.

Allo stesso modo e per lo stesso motivo alcuni individui studiando ed applicandosi potranno diventare eccellenti artigiani ma mai, mai, mai, saranno degni dell'attributo di artista.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Il fatto è che molto spesso ciò che gli occidentali vogliono proteggere ha ben poco a che vedere con la "giapponesità". Si tratta piuttosto di proteggere la propria nippo-ossessione.

Quest topic nasceva su un quesito di Mauri relativo alla differenza tra arte e artigianato, tutti concorderanno che la capacità di riconoscere l'arte (escludendo per un attimo l'aspetto soggettivo) è data da una necessaria sensibilità dell'osservatore.

A prescindere dalla conoscenza necessaria, la sensibilità artistica è una dote che alcuni di noi esseri umani non avranno mai. Non bastano studio e applicazione, è una dote che non tutti hanno e non si compra nè si sviluppa. Potrà non piacere a molti ciò che dico ma la sensibilità artistiica è una delle diverse forme di intelligenza che compongono il QI umano, c'è l'intelligenza logico deduttiva, l'intelligenza emotiva e tante altre...e l'intelligenza è difficilmente accrescibile.

Allo stesso modo e per lo stesso motivo alcuni individui studiando ed applicandosi potranno diventare eccellenti artigiani ma mai, mai, mai, saranno degni dell'attributo di artista.

 

Sicuramente per riconoscere e ancor più per apprezzare un opera d'arte serve una sensibilità innata che non tutti hanno e che è difficilmente acquisibile (anche se credo nasca in parte pure da un educazione di tipo famigliare), tuttavia chi ha l'autorità per dire "questo è arte e quest'altro non lo è"?

Bisogna essere critici d'arte affermati per provare una sentimento guardando una lama o un quadro, o ascoltando una canzone, per definirla "arte"?

Tu hai detto "escludendo per un attimo l'aspetto soggettivo" però a mio avviso è proprio quello che rende un opera "artistica", cioè la capacità di un oggetto inanimato di suscitare emozioni in chi lo guarda.

Poi io certamente ho meno strumenti per saper giudicare nel dettaglio una lama rispetto a molti altri, quindi non mi permetto di giudicare o definire l'opera di un forgiatore, ma sono in grado di dare un mio giudizio puramente estetico (che per altri potrebbe essere totalmente opposto, ma il mondo è bello perchè è vario)

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Devo dire che questa discussione ha stuzzicato un poco la piccola comunità del nostro forum, naturalmente la mia è nata come provocazione, perchè a priori sapevo che le foto postate rappresentavano il frutto del lavoro di alcuni bravi artigiani Cinesi, a questo punto il giorno che qualcuno di questi si cimenterà nella costruzione artigianale di lame oltre a quella dei fornimenti, sarà bene imparare a riconoscere a colpo d'occhio il vero dal falso in caso contrario saremmo felici possessori di un "falso d'autore" senza peraltro esserne coscenti.

 

Per quelli che non l'hanno visto nella pagina precedente: http://www.9dragonmetalworks.com/custom.html#jun


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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Sicuramente per riconoscere e ancor più per apprezzare un opera d'arte serve una sensibilità innata che non tutti hanno e che è difficilmente acquisibile (anche se credo nasca in parte pure da un educazione di tipo famigliare), tuttavia chi ha l'autorità per dire "questo è arte e quest'altro non lo è"?

Bisogna essere critici d'arte affermati per provare una sentimento guardando una lama o un quadro, o ascoltando una canzone, per definirla "arte"?

Tu hai detto "escludendo per un attimo l'aspetto soggettivo" però a mio avviso è proprio quello che rende un opera "artistica", cioè la capacità di un oggetto inanimato di suscitare emozioni in chi lo guarda.

Poi io certamente ho meno strumenti per saper giudicare nel dettaglio una lama rispetto a molti altri, quindi non mi permetto di giudicare o definire l'opera di un forgiatore, ma sono in grado di dare un mio giudizio puramente estetico (che per altri potrebbe essere totalmente opposto, ma il mondo è bello perchè è vario)

Chi ha l'autorità?! Bella domanda.

E anche se qualcuno l'avesse, ovvero gli fosse stata ufficialmente riconosciuta.... chi sarebbe poi colui che l'ha riconosciuta? Uovo o gallina?

Grandi fisici nucleari dibattono continuamente sull'interpretazione dei dati di ricerca, hanno visioni soggettive. L'aspetto soggettivo non è da escludersi ma è comunque vincolato ad una necessaria sensibilità artistica che è dote di pochi. Paradossale, indemocratico, ingiusto , sarà ciò che volete... tuttavia se un idiota si emoziona davanti ad un paracarro non possiamo dedurre che esso sia arte. Se invece giochiamo a fare gli hippy possiamo affermare che " per quel tizio, per la sua soggettività, il paracarro è arte" ma sarebbe un errore in quanto tutto diventerebbe potenzialmente arte ed il significato stesso del termine si annullerebbe perdendo totalmente senso.

Modificato: da Kentozazen

Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Inoltre Manuel credo che tu stesso esprima un paradosso laddove affermi di non permetterti di giudicare.

Il processo mentale del giudizio è perfettamente naturale, tutti giudicano...e lo fanno sulla base del proprio soggettivo, non occorre chiedere permesso a nessuno per giudicare, è un diritto innato. Entra poi nell'educazione sociale del singolo decidere cosa fare del proprio giudizio...esternarlo, relegarlo al privato, difenderlo con unghie e denti...

Non è comunque esaustivo definire arte ciò che emoziona, ci sono massaie che ancora oggi si emozionano guardando Beautiful in tv. L'arte si manifesta dove un opera o una serie di opere segnano un carattere innovativo, un nuovo percorso espressivo che va oltre la mera esecuzione tecnica.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Chi ha l'autorità?! Bella domanda.

E anche se qualcuno l'avesse, ovvero gli fosse stata ufficialmente riconosciuta.... chi sarebbe poi colui che l'ha riconosciuta? Uovo o gallina?

Grandi fisici nucleari dibattono continuamente sull'interpretazione dei dati di ricerca, hanno visioni soggettive. L'aspetto soggettivo non è da escludersi ma è comunque vincolato ad una necessaria sensibilità artistica che è dote di pochi. Paradossale, indemocratico, ingiusto , sarà ciò che volete... tuttavia se un idiota si emoziona davanti ad un paracarro non possiamo dedurre che esso sia arte. Se invece giochiamo a fare gli hippy possiamo affermare che " per quel tizio, per la sua soggettività, il paracarro è arte" ma sarebbe un errore in quanto tutto diventerebbe potenzialmente arte ed il significato stesso del termine si annullerebbe perdendo totalmente senso.

 

Ma credo sia proprio questo il punto, come si fa a definire qualcuno idiota? Sono i risultati scolastici a dirlo? Oppure è il modo in cui lui si comporta? Oppure i giudizi che esprime?

Chi è idiota per me, lo è anche per tutti gli altri?

Lo so che sto diventando pedante e me ne scuso, però lo stesso concetto di arte è qualcosa di difficilmente definibile.

Nel caso dei ricercatori ci sono dei dati oggettivi su cui si può dibattere ed esprimere la propria opinione, ma di fronte ad una macchia di colore su una tela per qualcuno è una forma di arte espressiva, per un'altro (per me) è solo una macchia di colore.

Tuttavia per quest'altro (sempre io) una lama giapponese con una hada e un hamon è arte, ma per quello precedente non è altro che una spada.

 

Inoltre Manuel credo che tu stesso esprima un paradosso laddove affermi di non permetterti di giudicare.

Il processo mentale del giudizio è perfettamente naturale, tutti giudicano...e lo fanno sulla base del proprio soggettivo, non occorre chiedere permesso a nessuno per giudicare, è un diritto innato. Entra poi nell'educazione sociale del singolo decidere cosa fare del proprio giudizio...esternarlo, relegarlo al privato, difenderlo con unghie e denti...

Non è comunque esaustivo definire arte ciò che emoziona, ci sono massaie che ancora oggi si emozionano guardando Beautiful in tv. L'arte si manifesta dove un opera o una serie di opere segnano un carattere innovativo, un nuovo percorso espressivo che va oltre la mera esecuzione tecnica.

 

Quindi è proprio per questo motivo che dico che non mi permetto di esternare un giudizio (questo era il concetto che volevo esprimere con la parola "giudicare" ) su qualcosa che un'altra persona ritiene arte.

In fondo gli oggetti hanno solo il valore che gli diamo

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Devo dire che questa discussione ha stuzzicato un poco la piccola comunità del nostro forum, naturalmente la mia è nata come provocazione, perchè a priori sapevo che le foto postate rappresentavano il frutto del lavoro di alcuni bravi artigiani Cinesi, a questo punto il giorno che qualcuno di questi si cimenterà nella costruzione artigianale di lame oltre a quella dei fornimenti, sarà bene imparare a riconoscere a colpo d'occhio il vero dal falso in caso contrario saremmo felici possessori di un "falso d'autore" senza peraltro esserne coscenti.

 

Basta guardare qui

 

http://www.followingtheironbrush.org/viewtopic.php?f=13&t=1314

 

oppure ti ricordi questa tua discussione:

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=6729&hl=%2Bfalso+%2Bcinese

 

figlioli...ci siamo, fare attenzione..

 

 

Per quelli che non l'hanno visto nella pagina precedente: http://www.9dragonme...custom.html#jun

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I quesiti che state ponendo sono molto interessanti, ma si prestano ad interpretazioni che possono portare a conclusioni molte volte l'una opposta all'altra, a seconda delle scuole di pensiero. Volendone fare un analisi coerente con la tradizione c'è un libro scritto da un Indiano: Ananda K. Comaraswamy, che se ancora in commercio, può far comprendere il percorso per capire cosa è un 'opera d'arte analizzata dal punto di vista tradizionale, il titolo è: Come interpretare un'opera d'Arte, giocando la dualità Oriente e Occidente crea dei presupposti per orientarsi al meglio in questi due mondi che ogni tanto si incontrano e si mescolano.

Vedi: http://www.estovest.net/prospettive/akcoomar.html

Modificato: da mauri

"accorciati la firma". Ernst Jünger

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Mah, io non la farei troppo complessa. L'arte è l'espressione della creatività innovativa, geniale, in continuità con una tradizione o uno stile autonomo. E' genio.

Se uno è stupido il genio non lo capisce. Sia chiaro non parlo di nessuno in particolare...voglio dire...se uno è stupido non può rilevare il genio.

Ma se uno è stupido non può capire di esserlo sennò non lo sarebbe :)

Ora non è che il mondo si divida tra stupidi e geni. Grazie al cielo la maggioranza di noi uomini sta nel mezzo (anche se direi con una propensione maggiore verso la stupidità) .

Qua non è una questione di diritto, non è questione di discutere se uno abbia il diritto o meno di definire come arte o meno le cose che vede. A me non frega nulla di tale concetto, per quel che mi riguarda possiamo anche circondarci di gente che osanna i paracarri e magari getta Pollock nella spazzatura, ripeto non mi interessa assolutamente. Sono assai lontano dalla volontà di bacchettare , di impedire a qualcuno di affermare le proprie opinioni.

Semplicemente dico che la capacità di riconoscere l'arte è dote rara, rarissima. Esistono persono che non riconoscono e/o rifiutano questo loro limite, cosicchè ne fanno una questione di diritto: "Io ho il diritto di dire questo e quello, chi lo dice che hai ragione tu e non io" ...e via discorrendo con questi ragionamenti che non portano a nulla.

Esistono poi persone mediamente intelligenti o anche sopra la media, che riconoscono il proprio limite ed -oltre a sforzarsi di migliorare la propria comprensione- si affidano alla guida di persone di cui si fidano e che ritengono maggiormente in grado di discernere nella materia in questione.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Prendendo per buono questo ragionamento la maggior parte delle opere che noi ammiriamo non rientrano nelle opere d’arte ma nell’artigianato, perché, ricalcano più o meno bene un primo prodotto innovativo e quindi non portano niente di nuovo, questo penso non sia proprio così, nel bel mezzo di tutte le epoche e di tutto ciò che comprende un’eccellenza vi sono stati e vi saranno personaggi che pur mantenendosi all’interno di uno stesso percorso ne superano i limiti già raggiunti, dando nuova spinta e magari percorrendo sentieri inesplorati raggiungono nella loro ricerca altezze non ancora raggiunte.

 

Se non fosse così, se questa ricerca non andasse avanti, il più delle volte in maniera infruttuosa non si avrebbe quel bagaglio di esperienza ce ci porta ad ottenere risultati ed anche nuove scoperte nel campo artistico.

 

Nelle lame, che nascono come “strumenti di lavoro” l’arte può anche essere data dalla loro funzionalità d’utilizzo oltre che da un fattore estetico, tanto è vero che in un periodo della loro storia, nella stragrande maggioranza dei casi, si guardava più alla loro funzione che alla loro bellezza, ciò non toglie che alcuni siano riusciti a fondere queste peculiarità e facendo questo penso possano entrare di diritto in ciò che riteniamo il “prodotto artistico”.

 

Ora per ovvi motivi ci dobbiamo accontentare di lame d’Arte e non avendo a disposizione altro che parametri legati ad un estetica moderna molte volte non riusciamo a capire fino in fondo quelli che sono stati i percorsi anche innovativi che hanno portato alle varie Scuole.

 

Prima dell’avvento delle macchine industriali quali trattori od altro, in molti casi fino a una cinquantina di anni fa, i contadini hanno adoperato un aratro che veniva trainato da cavalli o buoi, era formato da un’unica stanga, era quasi tutto di legno eccetto la punta per incidere il solco che sembrava una vanga rovesciata, sicuramente era da considerare nella sua semplicità un prodotto artistico, ma veniva usato per la sua semplicità di costruzione e la sua inalterata funzionalità, questo, non era molto dissimile a quello usato da Romolo e Remolo con cui poi sono state secondo la leggende delineate le mura di Roma.

Modificato: da mauri

"accorciati la firma". Ernst Jünger

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Prendendo per buono questo ragionamento la maggior parte delle opere che noi ammiriamo non rientrano nelle opere d’arte ma nell’artigianato, perché, ricalcano più o meno bene un primo prodotto innovativo e quindi non portano niente di nuovo, questo penso non sia proprio così, nel bel mezzo di tutte le epoche e di tutto ciò che comprende un’eccellenza voi sono stati e vi saranno personaggi che pur mantenendosi all’interno di uno stesso percorso ne superano i limiti già raggiunti, dando nuova spinta e magari percorrendo sentieri inesplorati raggiungono nella loro ricerca altezze non ancora raggiunte.

 

 

Beh io ritengo che sia proprio così, la maggior parte delle nihonto che osserviamo sono opere di alto artigianato.

Come dicevo prima l'opera d'arte (intesa come singola , unica, geniale ecc) è solo una piccola parte dell'universo nihonto.

Ma qui ci si trova di fronte ad un problema semantico che andrebbe afforntato a priori. La parola arte, come la parola cultura assume significati differenti a seconda del contesto in cui compare. Esiste un concetto di cultura sociologico esempio " la cultura gapponese" un concetto individuale "la cultura di una persona" esiste poi la cultura morale "codice dei comportamenti dei giapponesi in un determinato contesto o periodo".

Allo stesso modo quando diciamo "arte della spada giapponese" questo termine fa riferimento ad una tradizione di artigianato consolidata nel contesto storico/sociale nipponico, esattamente come quando diciamo arte della ceramica, arte della lacca. Non è dunque che tutte le opere in ceramica siano opere d'arte nel senso più stretto del termine. E' come quando diciamo arte della pittura, va da sè che non è che qualunque imbrattatele sia un artista.

Bijutsu token significa proprio questo, la token è una forma di arte , ovvero è un aspetto culturale di una società in cui operano artigiani e tra i quali spiccano anche artisti. La stessa cosa non si può dire dell'aratro , non esite una "bijutsu dell'aratro" in quanto esso in generale è sempre rimasto un mero utensile.

Ma si badi bene, il fatto di negare che ogni token sia potenzialmente una vera opera d'arte affermando invec e che essa sia l'espressione di una magnifica forma di artigianato comunemente denominata "arte della spada" , non sminuisce minimamente il valore dell'oggetto che continua a costituire espressione di una estetica raffinatissima ed archetipo di una cultura massimamente affascinante., nonchè testimone storico, simbolo antropologico e via discorrendo.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Dirò di più, limitare la nihonto all'interno del parametro "opera d'arte" è di per se uno sminuirne l'essenza, il valore ed il significato.

Valutare una nihonto sul solo parametro di quanto essa sia opera d'arte è quanto di peggio possa produrre la cultura occidentale: il collezionista di nihonto.

Con questo non vogli dire che possedere una collezione sia moralmente biasimabile; la cosa diventa penosa quando la raccolta ha pertinenza con motivazioni di accumulo e vanità piuttosto che con la comprensione della nihonto nella sua più profonda natura. Mauri , ti domandavi cosa penserebbe un samurai se sapesse la propria lama in mano ad un gaijin...ecco penso che si rivolterebbe nella tomba pensando alla propria lama in mano ad un collezionista, ad un raccoglitore (ce l'ho, ce l'ho, manca...vale molto, vale poco)


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Anche io come te penso che poche siano le opere d’arte e molte siano le opere di artigianato, allora potremmo definire che l’artigiano è colui che ripropone in termini di qualità e di quantità tutti quei passaggi che in mano al genio creano Arte.

 

Questo in Giappone vale un po’ per tutte quelle attività che hanno a che fare con la filosofia di questo Popolo.

 

Arte è un giardino zen, ma non tutti i giardini che si rifanno a questa filosofia o religione sono opere d’arte, nella ceramica è lo stesso, ma Arte è anche la cerimonia del Tè che segue tutti i precetti che l’hanno resa tale.

 

Nella stessa maniera arte della scrittura non è solo la rappresentazione grafica dell’utilizzo dei kanji, ma allo stesso momento il contenuto poetico degli stessi.

 

A questo punto come si può definire Arte una lama che non ha mai tagliato e mai taglierà, forse con molta indulgenza.


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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