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Cercando gli antenati


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28 risposte a questa discussione

#19
getsunomichi

getsunomichi
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  • Milano no kuni jū
Beh, allora, sempre a proposito di razza, ti divertirà sapere che le persecuzioni razziali spolparono letteralmente le facoltà di fisica tedesche.
Gli alleati si divisero in segreto i cervelli in modo molto british: elettromagnetismo-radar- Gran Bretagna, nucleare-atomica-Stati Uniti.
Ad un ricevimento, un famoso gerarca nazista delle SS chiese all'allora giovane ma già famoso von Weizsaecker (quello della formula semi empirica delle masse, poi con Heisenberg nel team dell'atomica tedesca) che aria tirasse nelle facoltà di fisica, ora che ci si era liberati dalla "feccia giudea".
La risposta non tardò: "...Quali facoltà ?!?".
Purificare una razza estinguendone un altra: una stupidità che ha pagato un caro prezzo.
Per fortuna.

...Ah, gli inglesi prendevano volentieri anche i matematici.
Questione di encryption.
Poi però hanno fatto fare ad Alan Turing, padre di quella macchina teorica che porta il suo nome che poi fu il proto-computer, la fine che ha fatto.
Ma di quella subdola forma di razzismo che riguarda la sessualità, parleremo un'altra volta, altrimenti vado nuovamente off topic.
月の道

#20
Altura

Altura
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  • rm no kuni jū

Lessi, non molto tempo fa,  di uno studio effettuato sul DNA delle  varie  "razze"  che popolano la terra, dove non ricordo quale team di ricercatori, ne di quale università si trattasse (scusate la vaghezza ma non lo ricordo davvero), conclusero lo studio asserendo che tutti i DNA erano identici, quindi cinesi, neri, caucasici, avevano lo stesso DNA  con la sola eccezione di tre "etnie" che differivano per piccolissime varianti sul DNA appunto, queste erano Gli islandesi i baschi e i sardi.

Io sono sardo ed è il motivo per cui mi restò impresso questo studio, ma mi piacerebbe conoscere il parere di chiunque ne ha sentito parlare, attenzione la differenza potrebbe essere un difetto, un gradino più basso dell'evoluzione, un ritardo biologico, dovuto al "muro "  che le isole creano a cui fa riferimento Getsu  (grazie Professore, ultimamente i suoi interventi mi affascinano particolarmente) e quindi non hanno sfruttato i vantaggi dell' evoluzione dovuta al  "mescolamento" delle genti? Grazie. 


Antonio Vincenzo


#21
getsunomichi

getsunomichi
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Tocchi un tema molto particolare, Altura.
Io credo che in ogni situazione che Madre Natura s'incapriccia di creare, si vinca e si perda qualcosa.
Ad esempio, queste ultime olimpiadi hanno sbattuto per l'ennesima volta sul muso del mondo la bellezza è l'efficienza bio meccanica del popolo caraibico, un tempo "razza inferiore", oggi capace di produrre elementi che si fanno cento metri sotto i dieci secondi come se fosse una passeggiata. Il miscuglio che ha prodotto questa cosiddetta "razza inferiore" nel melting pot di quel formidabile Kaji che chiamiamo Dio, ha lasciato fuori ben pochi contributi dell'umanità.
Le tre etnie (odio abbastanza il termine razza) che citi non hanno certo beneficiato del mescolamento.
Sono, non casualmente, tutte e tre caratterizzate da un marcato spirito combattente.
Chi di voi ha qualche compagno di palestra sardo sa bene a cosa mi riferisco.
Difficile dire se ciò dipenda dal dna o dal mancato sviluppo di una socialità che ha beneficiato nei millenni di maggior varietà culturale.
Federico II, lo Stupo Mundi, sfruttando una enorme varietà etnica, realizzo mille anni fa in Sicilia cose che siamo stati capaci di ripetere solo con i gruppi di studio multidisciplinari che oggi fanno ricerca, specialmente negli Stati Uniti che, guarda caso, beneficano di un contributo genetico altrettanto vario.

Ma voglio portare questa cosa addirittura un po' più in là.
Vorrei parlarvi degli "ultimi" di oggi.
Vorrei chiedervi di considerare l'inferiorità in quegli elementi in cui effettivamente il dna o un difetto di nascita universalmente riconosciuto come tale ha portato un problema di sviluppo.
Avrete capito che mi sto riferendo alla disabilità.
Prima di dare un giudizio su questa "inferiorità", vi pregherei di dare una lettura ad un breve articolo che scrissi tempo fa sulla disabilità e le arti marziali.
Datemi un attimo e vedo se lo trovo...
月の道

#22
getsunomichi

getsunomichi
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Il vero Sensei
 
Molti anni fa, sentendo il Maestro Cesare Barioli, pilastro fondamentale del Judo italiano, parlare di disabilità, rimasi molto colpito da una sua asserzione “forte”.
Egli disse “Sarebbe opportuno organizzare corsi per normodotati tenuti da portatori di handicap” (allora non si usava ancora la parola “Disabile”).
 
Cos’era?
Una frase ad effetto, detta da chi ha fatto dell’anticonformismo e della capacità di leggere oltre alle righe un modo di vivere?
Un modo di portare al centro dell’attenzione gli “ultimi” della nostra società, per cui i più elementari diritti civili sono, oggi come allora, spesso un lontano miraggio?
Una provocazione buttata lì da un uomo che ha fatto della proposta educativa del Budo una delle sue ragioni di vita?
L’ho pensato.
Mi sbagliavo.
 
Anni dopo ho toccato il problema con mano.
Non ho mai rifiutato un allievo per principio e non ho mai dovuto allontanarne uno (…anche se talvolta è stato necessario ricondurne più di uno all’ordine).
Ho quindi accettato con naturalezza i disabili nei miei corsi, ritenendo semplicemente che essi avrebbero avuto un po’ più di difficoltà degli altri nell’apprendere i principi naturali che regolano il Karate Shotokan Tradizionale.
Sbagliavo nuovamente.
Per dirla meglio, con le parole di Paolo ed Alessandro che ho conosciuto in questi giorni nel corso di Team Building, “stavo per incontrare una nuova opportunità per apprendere” quella che sarebbe stata una delle lezioni più importanti della mia vita.
 
I disabili non sono allievi normali con qualche difficoltà in più.
Certo, si integrano nel gruppo come tali e beneficano come gli altri del clima positivo, di crescita, di divertimento che ogni insegnante di arti marziali realizza per il proprio team.
Ma i problemi che essi devono affrontare sono cento, mille volte più complessi.
Le difficoltà di coordinazione motoria, che ai ragazzini di oggi imbambolati davanti a monitor di varie dimensioni va solo “spazzolata via”, sono per loro disfunzioni gravi spesso presenti dalla nascita.
Sono segni lasciati nella loro memoria muscolo scheletrica e psichica che non puoi cancellare con un semplice colpo di spugna.
Sono la loro forma.
Una realtà dura, con cui essi si confrontano tutti i giorni.
Un pugno quotidiano, che questo mondo gli tira in faccia, ricordandogli che non è stato disegnato per loro.
 
E allora, se vuoi meritarti la stima e la fiducia che il tuo gruppo ti attribuisce, quel pugno devono poterlo parare.
Devi capire come insegnarglielo.
Prima devi capire le loro difficoltà, il perché non riescono ad eseguire quel movimento che è così semplice e naturale, per te che lo hai fatto da che ti ricordi.
Lo capisci, capisci il deficit motorio, capisci cosa non funziona in loro, ma quando lo hai capito, sei ancora a zero.
Allora devi cominciare a capire cosa fai tu.
Devi analizzare la cinetica del movimento in sé, per essere in grado di spiegarla, fin nel più estremo dettaglio.
Ma non è ancora sufficiente, le parole che definiscono la dinamica di un gesto sono ancora poco, per far capire davvero quel movimento.
 
Bisogna essere più chiari.
Devi capire cosa quel gesto atletico fa risuonare dentro di te.
Devi capire cosa ti fa sentire.
Devi riflettere sulle sensazioni e sulle emozioni che esso ti fa provare, perché devi spiegarle a chi non può apprendere per semplice imitazione.
Devi spiegare a chi può capire solo da dentro.
Devi vedere le connessioni che esistono tra le sensazioni fisiche e le emozioni psichiche e comprendere che quella separazione tra mente e corpo è, alla fine, più illusoria che reale.
Che davvero esiste una unità imprescindibile tra le due cose. Devi dare modo di comprendere a chi questa dicotomia non ha mai sperato di poterla saldare.
Ed infine, colti gli elementi essenziali, devi insegnarli al ragazzo che ti ascolta, qui sì come per i normodotati, affinché possa fare suo il gesto e adattarlo alle sue caratteristiche psicofisiche, facendone un qualche cosa di caratteristico della sua ineguagliabile individualità.
Solo così, l’esecuzione di quel gesto sarà efficace e davvero l’espressione di qualcosa di autentico.
 
Ma totalmente diversa dagli altri è la tenacia dei disabili.
Forgiati dalla lotta quotidiana e schermati dall’unica debolezza in grado di spegnerli, il temuto ridicolo, essi mostrano una forza di carattere affatto comune ai loro coetanei.
Giustamente valorizzata, questa loro forza interiore promuove una dinamica motivazionale che diviene inarrestabile …e che finisce per essere un inevitabile esempio positivo di confronto per certi normodotati, cui un po’ di sano ridicolo, invece, talvolta, non fa affatto male…
 
È facile comprendere che si tratta di un lavoro che parte come qualcosa di estremamente articolato e difficile ma che, alla fine, ti porta ad un maggior grado di consapevolezza che si traduce, in fondo, in semplicità.
In una parola, all’essenziale.
 
Un lavoro ben ripagato, anche umanamente.
Perché lo sguardo di riconoscimento di un ragazzo che ora fa una cosa desiderata che gli è sempre stata negata, è il regalo più bello che un insegnante può ricevere.
O, almeno, così è stato per me, che provo ancora quest’emozione ogni volta che ne parlo.
L’unico mio sincero rammarico è che, purtroppo, non ci parole che possano esprimere questo sentimento. 
Per questo, da sempre, i giapponesi usano la locuzione “i shin den shin”, che di solito si traduce con “da cuore a cuore” o “da spirito a spirito”.
Spiegare perché si dovrebbe invece tradurre “da pancia a pancia” ci porterebbe ora troppo in là.
È così che vengono di solito tramandati gli insegnamenti più importanti da maestro ad allievo nel Budo.
 
Ed è qui che deve tornare anche la nostra riflessione sulla parole iniziali di Barioli.
Chi davvero ha appreso in questo processo cognitivo?
Chi è stato il vero Maestro, il “Sensei” che salutiamo e ringraziamo all’inizio e alla fine di ogni lezione?!?
 
Quando ho cominciato a spiegare a Matteo la coordinazione tra age-uke (parata alta) e la respirazione, e quando lui ha saputo realizzarla, io conoscevo la tecnica allo stesso modo? Ne avevo ugual consapevolezza? 
Siamo proprio certi che sapessi davvero cos’era uno shuto (tecnica che colpisce con il taglio della mano aperta), prima di descrivere a Leonardo quella sensazione di formicolio che gli avrebbe fatto sentire l’energia che scorre nella parte della mano che deve colpire? Prima di ciò, avrei saputo utilizzarlo con egual efficacia?
 
OSS, ragazzi speciali.
Grazie dal profondo del cuore a voi tutti.
Il vostro prezioso insegnamento non è andato sprecato. 

月の道

#23
getsunomichi

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Ogni tanto qualcuno rispolvera il concetto di eugenetica, senza arrivare alle aberrazioni dell'AktionT4 dell'aquila di cui sopra, che aveva pensato in tal modo di preservare la sanità del Volk. A questa gente, vorrei ricordare di leggere bene la storia è che a furia di rinunciare ai contributi degli altri, di tutti gli altri, si finisce per restare soli.

Quando è uscito l'Ultimo Samurai, molti sono restati affascinati dal concetto di trascorrere la vita alla ricerca del fiore perfetto.
Non tutti sanno quanto sia importante l'haiku per il popolo giapponese. Specialmente quando viene composto in punto di morte.
Ogni fiore è perfetto.
月の道

#24
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

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Grazie per tutte queste bellissime riflessioni




#25
Altura

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un' inchino, grazie della bellissima lezione. 


Antonio Vincenzo


#26
mauri

mauri

    Venator

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  • Toscana no kuni jū

Grazie, questo almeno per me è il fiore perfetto del forum.

Grazie davvero......


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

Ernst Jünger


#27
Renato Martinetti

Renato Martinetti
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  • Asti no kuni jū

:arigatou:



#28
Walter Pozzecco

Walter Pozzecco
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Sarebbe bello, un sogno, che tutte le persone la pensassero cosi.



#29
Mc 74

Mc 74
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  • lodi no kuni jū

Grazie per questa bellissima riflessione che hai voluto condividere !

E' un piacere leggere quello che scrivi. :arigatou:


Marco C.





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