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getsunomichi

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  1. getsunomichi

    Yokai

    Nella splendida cornice della Villa Reale di Monza ho avuto modo di visitare una mostra bizzarra e originale. Il titolo della mostra è di per sé significativo. Gli Yokai, come molti di voi sapranno, sono figure demoniache che popolano il nostro mondo. Abbiamo già avuto modo in passato di parlare di Oni e di Tengu, ma la presente esposizione ha una sua particolarità. Parte da una usanza che non conoscevo, il Rito delle Cento Candele, in cui i nobili si riunivano appunto per esorcizzare gli Yokai, raccontando le storie più spaventose della tradizione legate a queste creature (vi ricordo che il superstizioso Shinto da forma e colore concreto a queste creature dell'Immaginario). Usanza ripresa e presentata in modo originale nella mostra medesima... non vi dico di più per non rovinare la sorpresa. Indipendentemente dal vostro approccio al mondo magico giapponese, la mostra presenta una ricca collezione di xilografie del Mondo Fluttuante da non perdere. Buona fetta è tematica e chi ama Hiroshige non può perdersi il trittico celeberrimo dello Scheletro Gigante, che occupa un posto d'onore nella mostra. In mostra anche uno Yoroi ed un katana, purtroppo in pessime condizioni. Tentano di dare una atmosfera più concreta delle immagini, ma per noi sono purtroppo un pugno nello stomaco. Notevole invece un piccolo spazio riservato ad una splendida collezione di Inro dalle forme più varie. Chi passa in zona non se la perda. Avrà anche modo di conoscere le organizzatrici della mostra, giovani e appassionate "streghe" che molto positivamente desiderano affrontare il mondo espositivo con un approccio più emotivo che culturale. Lo testimonia anche lo splendido catalogo che consiglio vivamente.
  2. Grazie Beta per l'interessante segnalazione.
  3. Come un vecchio (e tu non lo sei) professore di liceo, pensi e parli troppo. Iscriviti a questo Kendo. Fai un paio d'anni di pratica. Dopo capirai se sei o meno tagliato per questo sport che è anche una disciplina. Se scoprirai che non fa per te, avrai comunque vissuto una bella esperienza. Peccato rinunciarvi a priori. Non trovi anche tu? Un abbraccio
  4. Come dicevo, Enrico, massimo rispetto per le opinioni altrui. Io credo che una spada vada vissuta, tu custodita. Quanto alle velleità, lascio ad ognuno di noi le sue.
  5. Io credo che pochi oggetti come la spada giapponese incarnino il concetto di wabi sabi. Le mie spade mostrano i segni del tempo, qualcuno proviene inevitabilmente anche dal trentennio che hanno passato col sottoscritto. Generalmente stanno nei bukuro che ho fatto realizzare per loro, ma ogni tanto mia moglie mi chiede di lasciarle in vista, sui loro kake, per un breve periodo. Credo abbia ragione lei, gli oggetti d'arte vanno apprezzati nella loro matericità. Tenerli chiusi in armadi e vetrine rende questi oggetti freddi e distanti, facendo perdere il sapore, il profumo, la bellezza. Per questo la accontento volentieri. Al contrario delle banche, che acquistano oggetti d'arte per chiuderli nei caveau, io credo che il tempo aggiunga fascino all'arte e che essa vada goduta quotidianamente, avendo attenzione e rispetto per ciò che si possiede e che certamente deve essere tramandato preservandone il valore. Il tempo che passa accresce il valore di questi oggetti. Si tratta della mia opinione ovviamente. Ognuno deve regolarsi come ritiene più opportuno.
  6. getsunomichi

    Presentazione richiesta

    Se vuoi un parere onesto e disinteressato porta la lama a Massimo Rossi che è abituale frequentatore del forum nonché il segretario dell'associazione. Mandagli un messaggio privato.
  7. Non ricordo più quale poeta scrisse questo haiku. Ma certamente sapeva di kyudo. Lo parafraso volentieri per festeggiare questo Natale. Il nuovo nato attaccato al suo dito L'arcobaleno
  8. L'uomo chiama caso Ciò di cui non conosce la causa.
  9. Il fatto che sia tutto "en suite" ha lasciato quel nakago privo di firma nei secoli. Sono quei casi in cui la mancanza di qualcosa fa propendere per l'originalità che non doveva essere ulteriormente certificata. Il restauro potrebbe rivelare piacevoli sorprese...
  10. Non so dove vai a beccarle, Beta, ma questi allegati sono davvero interessanti. Qui ogni tanto qualche pseudo-samurai si collega per capire come recuperare una spada. Questo Borbone-Bardi è partito per farsi il suo corredo personale ed è tornato con decine di migliaia di pezzi, facendosi consigliare dai massimi esperti allora disponibili. Peccato lo stato italiano non abbia avuto i mezzi per acquisire l'intera collezione dalla vedova. Mi consolo pensando alla gioia di tanti piccoli collezionisti che, negli anni, si saranno passati i preziosi pezzi della parte messa all'asta. Ho la netta impressione che la collezione rimasta necessiterebbe di specialisti di vari settori per anni, prima di riuscire a fare un catalogo che non sia un mero elenco numerico dei pezzi raccolti. I costi di un catalogo di questo tipo sarebbero immensi, anche ricorrendo alla appassionata e gratuita manovalanza dei soliti laureandi e dottorandi.
  11. Non concordo. C'è ne faremo una ragione. 🤣🤣🤣 Una minimale scheda da kantei permetterebbe di vedere la lama, assegnandogli un contesto storico, un autore o almeno una scuola, un valore artistico e conseguentemente economico. Queste schede semplicemente mancano. In questo mondo, essere una lama shinto, non significa affatto avere necessariamente valore inferiore. Esistono opere si importanza museale in ogni periodo ed un numero elevato di lame raccolte nel passato, aumenta (non diminuisce) la possibilità di trovare nel mucchio elementi di indiscutibile valore. Specie se parliamo di una collezione che non è stata messa assieme negli ultimi cinquant'anni. Specie se i pezzi arrivano da collezioni nobiliari, raccolte senza particolari vincoli di budget. Ciò detto, la verità vera è che non abbiamo la minima idea di cosa sia contenuto nel 99% di quelle saya. La sua impressione che il numero nasconda una bassa qualità è del tutto soggettiva più che umile, specie se ci troviamo di fronte a vaste collezioni vecchie di secoli. L'Italica ricchezza purtroppo ci pone fin troppo spesso di fronte a problemi di questo tipo, un po' in tutti i campi. All'estero, con una penuria di oggetti, sono molto più bravi a valorizzare il loro patrimonio. Ca' Pesaro e lo Stibbert fanno parte di quelle sconfinate raccolte ancora semi-sconosciute, in cui è ancora possibile cercare come si fa a Pompei... il gioiello potrebbe giacere incompreso nell'angolo di un magazzino, nascosto sotto una patina di ruggine.
  12. C'è un altro motivo per cui usare l'olio, che in genere viene considerato indispensabile solo se una lama viene utilizzata per iaido, quindi più soggetta ad essere toccata. Anche se viene tenuta solo in esposizione. L'uso periodico dell'uchico tede a lasciare delle tracce di polvere sulla lama. Questo a lungo andare tede a sbiancare la lama. Si tratta di una polverina residua impalpabile, che qualsiasi fazzoletto non è in grado di rimuovere completamente. La lama tende a opacizzarsi e appiattirsi nelle molteplici attività. Un sottilissimo velo di olio è in grado di raccoglierla e viene perciò rimossa insieme all'olio, prima di ripetere la periodica manutenzione.
  13. Il catalogo non era disponibile (in ristampa, mi hanno detto). Non ho potuto capire se è stato analizzato oggi pezzo in dettaglio, verificandone il kaji. Senza una corretta e dettagliata catalogazione di ogni pezzo, come si fa a dire se quanto è stato raccolto ed esposto è di valore?
  14. La nostra compagine olimpica ha portato a casa 2 medaglie in una disciplina giapponese dimostrativa, che non è stata infatti confermata a Parigi tra tre anni, il karate. Una nelle forme vinta da una donna e una nel combattimento, questa volta maschile. I complimenti agli atleti, ovviamente, che hanno dato lustro alla scuola italiana, ma in questo forum tutto ciò interessa relativamente. Più interessante è invece il dibattito che vede da sempre le discipline giapponesi divise tra tradizionali e sportive. Vorrei perciò parlare di Tradizione, come sempre in modo trasgressivo, sovvertendo gli usuali punti di vista. Vogliamo praticare attività tradizionali o sportive? Le prime non accettano la deriva sportiva, facendo dei valori culturali ed educativi il proprio baluardo. Le seconde, si fanno forza dell'anacronismo di queste discipline, nate per uccidere, dicendo che i valori dello sport, il cui tempio sono le Olimpiadi appunto, sono da preferire, dando perciò spazio ad una dimensione anche ludica e spettacolare. In somma, Budo o Sport? Se la pose anche il judo questa domanda, prima di diventare disciplina olimpica. Esistono verità in entrambe le posizioni, ma quello che voglio sostenere è che dietro ad una apparente rigidità, i Giapponesi hanno invece sempre vinto grazie alla loro capacità di adattarsi, una lezione che arriva loro dal rapporto con la Natura. Dovrete avere, come sempre con me, un po' di pazienza per comprendere la loro lungimiranza e capacità di valorizzare il proprio patrimonio. In primo luogo, vorrei fare presente a tutti che Budo è un concetto assolutamente meno tradizionale e storico di quel che si pensa. Anzi... Esso nasce all'inizio del secolo scorso per salvare il patrimonio culturale delle arti marziali nipponiche che, con la modernizzazione e la caduta dell'egomonia della classe guerriera, stavano scomparendo. Esistevano molte tecniche marziali il cui fine era chiaramente uccidere. Kenjutsu, kyujutsu, Jujutsu... oramai anacronistiche. Il nuovo Giappone moderno stava uscendo dal Medioevo e si stava modernizzando anche militarmente con metodologie e strumenti più efficaci. Tali discipline portavano tuttavia in sè un importante bagaglio ancora utile. Esse creavano guerrieri, meglio, uomini capaci di affrontare meglio le tante avversità che la guerra ti obbliga a vedere. Proprio per questo, il precedente governo Tokugawa aveva codificato queste discipline in Ryu, cioè fondamentalmente scuole, Con l'incarico di tramandare l'insegnamento alla classe dirigente. Il Giappone non aveva più bisogno di Samurai, ma gli uomini cresciuti da quelle scuole, forgiati nel corpo e nel carattere, erano invece indispensabili. Fu così che la flessibilità nipponica entrò in in gioco prendendo in prestito dal taoismo il concetto di Via, come percorso di perfezionamento da percorrere. I vari Jutsu si trasformarono in Do ...e il bambino non fu buttato via con l'acqua sporca. Era nato il Budo. L'insegnamento fu introdotto a livello scolastico (lo è tutt'oggi, specie a livello universitario) sviluppando una didattica nuova, favorendo la parte atletica, etica e, perché no, spirituale. Molti vecchi storsero il naso, anche perché tutte le tecniche "pericolose" furono abolite per evitare incidenti. Gli si rispose che i veri appassionati sarebbero stati capaci di recuperarle. Dietro una didattica "omote" i contenuti "ura" erano ancora tutti lì. Nacquero così le discipline tradizionali giapponesi. Adesso facciamo un salto carpiato e torniamo in Europa. Il discorso fin qui fatto ci è davvero nuovo? Non fu proprio la classe nobiliare, specie quella inglese, a trasformare scherma, tiro con l'arco, equitazione, lotta, giavellotto ... insomma tutte le discipline di origine militare che tanta parte dell'educazione dei vari rampolli delle famiglie blasonate aveva preso, in sport? Non furono queste discipline "salvate" per il loro valore educativo? Non è per questo che furono trasformate in attività da diporto, appunto, ovvero in Sport? Non è forse per apprendere questi valori che facciamo praticare sport ai nostri figli? Beh, dovremmo invece. Non è forse nell'eleganza del gesto atletico che alcune di queste discipline, penso ad esempio alla danza e alla ginnastica artistica, sono divenute forme d'arte, capaci di emozionare e, in ultima analisi, di divenire forme di spettacolo? Perché dunque scandalizzarsi se le arti marziali giapponesi finiscono alle Olimpiadi? Il Getsu-pensiero non demonizza lo sport, i cui valori educativi non sono affatto separati dal Budo originariamente inteso. Ciò che va evitato come la peste è l'agonismo fine a sé stesso. Il vincere ad ogni costo, il partecipare solo in funzione della gara. Questa pratica va bene solo per un periodo limitato della nostra vita. Quando le nostre risorse mentali e fisiche sanno sostenere il "Passare il limite" che l'agonismo impone. Una lezione da apprendere cum grano salis. Passata questa fase giovanile, chiamatela arte marziale o sport, la crescita continua ad esserci, spostandoci su altri piani, favorendo quella pratica che ci permette di essere forti, in salute e, perché no, di divertirci in compagnia di persone che condividono la nostra stessa passione. Scegliamo bene gli insegnanti dei nostri figli, gli allenatori, i coach, sapendo fin d'ora che è a loro che affidiamo la crescita spirituale e morale dei nostri figli. Il Getsu-pensiero chiama queste persone "sportivi" e non li confonde con i pur simpatici personaggi che si limitano ad acquistare la gazzetta dello sport il lunedì, per litigare meglio la sera nel bar sotto casa. 🤣🤣🤣

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

Come associarsi ad I.N.T.K.:

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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