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getsunomichi

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  1. Non so dove vai a beccarle, Beta, ma questi allegati sono davvero interessanti. Qui ogni tanto qualche pseudo-samurai si collega per capire come recuperare una spada. Questo Borbone-Bardi è partito per farsi il suo corredo personale ed è tornato con decine di migliaia di pezzi, facendosi consigliare dai massimi esperti allora disponibili. Peccato lo stato italiano non abbia avuto i mezzi per acquisire l'intera collezione dalla vedova. Mi consolo pensando alla gioia di tanti piccoli collezionisti che, negli anni, si saranno passati i preziosi pezzi della parte messa all'asta. Ho la netta impressione che la collezione rimasta necessiterebbe di specialisti di vari settori per anni, prima di riuscire a fare un catalogo che non sia un mero elenco numerico dei pezzi raccolti. I costi di un catalogo di questo tipo sarebbero immensi, anche ricorrendo alla appassionata e gratuita manovalanza dei soliti laureandi e dottorandi.
  2. Non concordo. C'è ne faremo una ragione. 🤣🤣🤣 Una minimale scheda da kantei permetterebbe di vedere la lama, assegnandogli un contesto storico, un autore o almeno una scuola, un valore artistico e conseguentemente economico. Queste schede semplicemente mancano. In questo mondo, essere una lama shinto, non significa affatto avere necessariamente valore inferiore. Esistono opere si importanza museale in ogni periodo ed un numero elevato di lame raccolte nel passato, aumenta (non diminuisce) la possibilità di trovare nel mucchio elementi di indiscutibile valore. Specie se parliamo di una collezione che non è stata messa assieme negli ultimi cinquant'anni. Specie se i pezzi arrivano da collezioni nobiliari, raccolte senza particolari vincoli di budget. Ciò detto, la verità vera è che non abbiamo la minima idea di cosa sia contenuto nel 99% di quelle saya. La sua impressione che il numero nasconda una bassa qualità è del tutto soggettiva più che umile, specie se ci troviamo di fronte a vaste collezioni vecchie di secoli. L'Italica ricchezza purtroppo ci pone fin troppo spesso di fronte a problemi di questo tipo, un po' in tutti i campi. All'estero, con una penuria di oggetti, sono molto più bravi a valorizzare il loro patrimonio. Ca' Pesaro e lo Stibbert fanno parte di quelle sconfinate raccolte ancora semi-sconosciute, in cui è ancora possibile cercare come si fa a Pompei... il gioiello potrebbe giacere incompreso nell'angolo di un magazzino, nascosto sotto una patina di ruggine.
  3. C'è un altro motivo per cui usare l'olio, che in genere viene considerato indispensabile solo se una lama viene utilizzata per iaido, quindi più soggetta ad essere toccata. Anche se viene tenuta solo in esposizione. L'uso periodico dell'uchico tede a lasciare delle tracce di polvere sulla lama. Questo a lungo andare tede a sbiancare la lama. Si tratta di una polverina residua impalpabile, che qualsiasi fazzoletto non è in grado di rimuovere completamente. La lama tende a opacizzarsi e appiattirsi nelle molteplici attività. Un sottilissimo velo di olio è in grado di raccoglierla e viene perciò rimossa insieme all'olio, prima di ripetere la periodica manutenzione.
  4. Il catalogo non era disponibile (in ristampa, mi hanno detto). Non ho potuto capire se è stato analizzato oggi pezzo in dettaglio, verificandone il kaji. Senza una corretta e dettagliata catalogazione di ogni pezzo, come si fa a dire se quanto è stato raccolto ed esposto è di valore?
  5. La nostra compagine olimpica ha portato a casa 2 medaglie in una disciplina giapponese dimostrativa, che non è stata infatti confermata a Parigi tra tre anni, il karate. Una nelle forme vinta da una donna e una nel combattimento, questa volta maschile. I complimenti agli atleti, ovviamente, che hanno dato lustro alla scuola italiana, ma in questo forum tutto ciò interessa relativamente. Più interessante è invece il dibattito che vede da sempre le discipline giapponesi divise tra tradizionali e sportive. Vorrei perciò parlare di Tradizione, come sempre in modo trasgressivo, sovvertendo gli usuali punti di vista. Vogliamo praticare attività tradizionali o sportive? Le prime non accettano la deriva sportiva, facendo dei valori culturali ed educativi il proprio baluardo. Le seconde, si fanno forza dell'anacronismo di queste discipline, nate per uccidere, dicendo che i valori dello sport, il cui tempio sono le Olimpiadi appunto, sono da preferire, dando perciò spazio ad una dimensione anche ludica e spettacolare. In somma, Budo o Sport? Se la pose anche il judo questa domanda, prima di diventare disciplina olimpica. Esistono verità in entrambe le posizioni, ma quello che voglio sostenere è che dietro ad una apparente rigidità, i Giapponesi hanno invece sempre vinto grazie alla loro capacità di adattarsi, una lezione che arriva loro dal rapporto con la Natura. Dovrete avere, come sempre con me, un po' di pazienza per comprendere la loro lungimiranza e capacità di valorizzare il proprio patrimonio. In primo luogo, vorrei fare presente a tutti che Budo è un concetto assolutamente meno tradizionale e storico di quel che si pensa. Anzi... Esso nasce all'inizio del secolo scorso per salvare il patrimonio culturale delle arti marziali nipponiche che, con la modernizzazione e la caduta dell'egomonia della classe guerriera, stavano scomparendo. Esistevano molte tecniche marziali il cui fine era chiaramente uccidere. Kenjutsu, kyujutsu, Jujutsu... oramai anacronistiche. Il nuovo Giappone moderno stava uscendo dal Medioevo e si stava modernizzando anche militarmente con metodologie e strumenti più efficaci. Tali discipline portavano tuttavia in sè un importante bagaglio ancora utile. Esse creavano guerrieri, meglio, uomini capaci di affrontare meglio le tante avversità che la guerra ti obbliga a vedere. Proprio per questo, il precedente governo Tokugawa aveva codificato queste discipline in Ryu, cioè fondamentalmente scuole, Con l'incarico di tramandare l'insegnamento alla classe dirigente. Il Giappone non aveva più bisogno di Samurai, ma gli uomini cresciuti da quelle scuole, forgiati nel corpo e nel carattere, erano invece indispensabili. Fu così che la flessibilità nipponica entrò in in gioco prendendo in prestito dal taoismo il concetto di Via, come percorso di perfezionamento da percorrere. I vari Jutsu si trasformarono in Do ...e il bambino non fu buttato via con l'acqua sporca. Era nato il Budo. L'insegnamento fu introdotto a livello scolastico (lo è tutt'oggi, specie a livello universitario) sviluppando una didattica nuova, favorendo la parte atletica, etica e, perché no, spirituale. Molti vecchi storsero il naso, anche perché tutte le tecniche "pericolose" furono abolite per evitare incidenti. Gli si rispose che i veri appassionati sarebbero stati capaci di recuperarle. Dietro una didattica "omote" i contenuti "ura" erano ancora tutti lì. Nacquero così le discipline tradizionali giapponesi. Adesso facciamo un salto carpiato e torniamo in Europa. Il discorso fin qui fatto ci è davvero nuovo? Non fu proprio la classe nobiliare, specie quella inglese, a trasformare scherma, tiro con l'arco, equitazione, lotta, giavellotto ... insomma tutte le discipline di origine militare che tanta parte dell'educazione dei vari rampolli delle famiglie blasonate aveva preso, in sport? Non furono queste discipline "salvate" per il loro valore educativo? Non è per questo che furono trasformate in attività da diporto, appunto, ovvero in Sport? Non è forse per apprendere questi valori che facciamo praticare sport ai nostri figli? Beh, dovremmo invece. Non è forse nell'eleganza del gesto atletico che alcune di queste discipline, penso ad esempio alla danza e alla ginnastica artistica, sono divenute forme d'arte, capaci di emozionare e, in ultima analisi, di divenire forme di spettacolo? Perché dunque scandalizzarsi se le arti marziali giapponesi finiscono alle Olimpiadi? Il Getsu-pensiero non demonizza lo sport, i cui valori educativi non sono affatto separati dal Budo originariamente inteso. Ciò che va evitato come la peste è l'agonismo fine a sé stesso. Il vincere ad ogni costo, il partecipare solo in funzione della gara. Questa pratica va bene solo per un periodo limitato della nostra vita. Quando le nostre risorse mentali e fisiche sanno sostenere il "Passare il limite" che l'agonismo impone. Una lezione da apprendere cum grano salis. Passata questa fase giovanile, chiamatela arte marziale o sport, la crescita continua ad esserci, spostandoci su altri piani, favorendo quella pratica che ci permette di essere forti, in salute e, perché no, di divertirci in compagnia di persone che condividono la nostra stessa passione. Scegliamo bene gli insegnanti dei nostri figli, gli allenatori, i coach, sapendo fin d'ora che è a loro che affidiamo la crescita spirituale e morale dei nostri figli. Il Getsu-pensiero chiama queste persone "sportivi" e non li confonde con i pur simpatici personaggi che si limitano ad acquistare la gazzetta dello sport il lunedì, per litigare meglio la sera nel bar sotto casa. 🤣🤣🤣
  6. Siamo in due a non sapere, Enrico. C'è differenza tra poter fare una cosa e poi farla per davvero.
  7. Sono stato a visitare il museo. La roba, perché così possiamo chiamarla, è esposta in maniera assolutamente inadatta. Ammassata un po' approssimativamente, senza valorizzare i pezzi esposti. Praticamente assente la sorveglianza, che nella fattispecie non è stato un difetto perché si poteva togliere l'astuccio agli yari più interessanti, per dare un'occhiata alle lame (ma dico, vi pare possibile?). Ma la collezione è davvero ricca, interessanti i portaspada in lacca, le farete ed una stupenda collezione di ya, con diverse punte ornamentali che sono spettacolari. Mai visto niente di simile. Bellissimi i cappelli da guerra ed una vetrina di archibugi arabescati, stile portoghese, molto ben conservati. Stupenda la collezione dei finimenti sella e staffe in lacca. Anche qui, poco da invidiare a chiunque in Europa. Insomma, un piccolo Stibbert, che vale il viaggio a Venezia. Non ho visto la parte di Sumatra, forse in restauro? Piccolo appunto per gli appassionati d'arte. Non scordatevi di fare anche un giretto al primo piano. La Cà Pesaro ospita nel suo splendido palazzo anche una mostra di arte moderna. A gusto mio, un meraviglioso Klimt e il Pensatore di Rodin i pezzi più belli. Ma c'è tanto tanto di più. Da non perdere.
  8. Per la verità non andò come dicono al CERN. A qui tempi si usavano una serie di protocolli che oggi ai più dicono poco (gopher, nntp, ftp...) per scambiarsi informazioni di carattere scientifico. Esistono anche oggi e con certi usi che restano abbastanza misteriosi. 😇😇😇 Ma il protocollo http e il linguaggio html dimostrarono da subito di avere una marcia in più, che sta nascosto in quelle due lettere comuni iniziali. Hyper Text Introdussero la possibilità di lavorare per ipertesti. Da allora è stato possibile non solo avere immediatamente le informazioni di dettaglio di alcune note, a piè di lista, ma la possibilità di esercitare un nuovo modo di informarsi. Si poteanofinalmente effettuare dei drill down verticali, navigando l'informazione in modo multi-dimensionale trasformando l'informazione in uno spazio tipologica che fino ad allora era stato appannaggio solo della matematica. Anche la possibilità di mescolare in modo più sapiente testo, immagini e musica hanno contribuito in modo fondamentale a far apprezzare questo nuovo mondo ipertestuale che inizialmente era stato pensato solo per un gruppo di scienziati. Microsoft stessa decise inizialmente di non investire nel mondo degli ipertesti. Fu costretta a pentirsene presto e a sue spese (per rimediare dovette regalare il suo programma di consultazione ipertesti, embeddandolo nel suo sistema operativo e contrabbandandolo come strumento di navigazione della struttura file... un giochetto che non le riusci e fu perciò multata per concorrenza sleale). Nessuno dei primi sviluppatori immaginava che questo giochetto per pochi intimi avrebbe dapprima travolto tutto il mondo universitario e da lì si sarebbe diffuso a tutti i cittadini del mondo, trasportando informazione libera ed indipendente in modo, attenzione a questo passaggio, non democratico. Anarchico. La mancanza di regole che non fossero la multidimensionale avrebbe presto portato a destrutturazione il complesso di norme che regalavano il mondo dell'informazione. Non tutti, specialmente le nuove generazioni, possono immaginare la rivoluzione nell'editoria, nella musica, nel cinema, nella pubblicità, della fonia e, piano piano, nell'intero panorama del mondo commerciale che il web ha portato. L'ipertensione e il suo mondo destrutturazione e aggregabile coi soli limiti della fantasia, stava dando una forma elettronica agli archetipi che Platone aveva descritto nel suo mito della caverna. Le idee potevano finalmente mostrarsi in tutte le loro potenzialità multidimensionale, appoggiandosi ad una nuova struttura biologica che non si appoggiava sulla chimica del carbonio ma su quella del silicio, rendendo la fantascienza, realtà. Come tutti gli strumenti inventati dall'uomo, a priori ne buoni ne cattivi, presto anche il web comincio a mostrare il suo lato dark. Anche qui, l'equazione dark è male e fin troppo facile e le ipersemplificazioni non rendono ragione al mondo degli ipertesti. Ma ciò ci porterebbe ora troppo lontano. Il web avrebbe presto stato un nuovo volto al crimine e alle patologie, diventando il luogo principe dove con più facilità poteva trovare forma anche il suo lato contorto e malvagio. Da ciò nacque addirittura una scienza, il Social Engineering. Presto l'ipertesto avrebbe ottenuto un effetto geografico che nessuno aveva previsto. Il Mondo era diventato più piccolo. Scrivere una pagina html e pubblicarla è alla portata di qualsiasi persona e qualsiasi fatto di rilevanza, l'uomo, da sempre, lo scrive, lo disegna, lo comunica. Non sarebbe passato molto per far sì che il web stesso generale gli strumenti per facilitare questo bisogno di scambio di informazioni peer to peer o peer to business. Erano nati i social media, strumenti che avrebbero presto cambiato anche la politica e il modo di governare. Ma, attenzione, l'ipertesto è solo uno strumento. Un idea platonica. L'uomo non è meno stupido o meno superficiale perché esiste il web. E tutti noi, in qualche grado, lo siamo.
  9. La luce della luna, non chiarisce tutto come quella del sole. A volte cresce, a volte cala, come la sua capacità di illuminare. Mostra lati insoliti, che mantengono certe ombre. Non per scelta, ma perché questa è l'umana capacità di percepire. Fatta, appunto di luci ed ombre. E certamente Sen no Rikyu lo capì meglio di altri. Sen in giapponese significa anche principiare, prendere l'iniziativa. Come fanno talora alcuni lupi solitari, che decidono di uscire dal branco per iniziare una loro via. Sono loro che la notte omaggiano la luna.
  10. Non ricordo ora quale storico francese, forse Duby o Le Goff, sostiene che il Rinascimento non esiste e che il Medioevo continua fino all'epoca Moderna. E benche fare facili paralleli tra Oriente ed Occidente sia una tentazione forte, spesso quella facilità corre il rischio di trasformarsi in faciloneria. Troppo semplicemente si associa lo Shogunato Tokugawa ad un Nuovo Feudalesimo. Sarebbe invece opportuno riflettere sulle parole di Beta sul clan Maeda, promotori di benessere e di arte, al pari dei grandi Signori del Rinascimento, dei Medici, degli Sforza. Sono in molti, anche tra gli stessi Milanesi, che ritengono che Ludovico Sforza debba il suo soprannome de "il Moro" al suo aspetto fisico. La verità è che i "murun" in milanese sono i gelsi. Il Moro ne introdusse l'agricoltura su larga scala per sostenere l'industria del baco da seta, una recente importazione dalla Cina, in modo non diverso da come fece il Giappone. Ancora oggi la seta di Como, come quella giapponese, rivaleggiano col progenitore cinese, superando talora il maestro, come nella migliore tradizione.
  11. Abiurò, certo che alla verità non si chiude la bocca e che il tempo avrebbe saputo poi dire la sua. Ma non fu così per un altro suo meraviglioso contemporaneo che il 17 febbraio del 1600 terminò anzitempo suoi giorni. Una statua a ricordarlo in Campo dei Fiori a Roma, così come faccio io di tanto in tanto, che di lui, come dell'altro, sono indegno discepolo.
  12. In genere l'olio non fa benefici alle saya. Per questo va usato con parsimonia. Specie se sono vecchi, l'eccessivo olio cola e raccoglie polvere e altre impurità che si sono accumulate nei decenni. Anche se l'olio minerale non favorisce lo sviluppo di funghi, finisce per imbrattare e portare questa sporcizia sulla lama. Rimuovere la sporcizia, lavoro da fare subito e con delicatezza, può danneggiare il restauro del togishi. A poco servono i lunghi scivoli pulisci fodero, che rimuovono solo il grosso delle impurità. Per questo i togishi consigliano generalmente, dopo un lungo e paziente restauro, di tenere la lama in una shirasaya.
  13. L'unico motivo per cui il choji va preferito è il profumo. Se non siete professionisti e per il sottilissimo strato di olio che occorre porre sulla lama, una boccetta vi dura anni, spendete qualche euro in più. Oggi è reperibile facilmente. 😉
  14. Grazie Francesco. Ne desidero anche io una copia, quando sarà possibile.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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