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getsunomichi

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  1. Per la verità non andò come dicono al CERN. A qui tempi si usavano una serie di protocolli che oggi ai più dicono poco (gopher, nntp, ftp...) per scambiarsi informazioni di carattere scientifico. Esistono anche oggi e con certi usi che restano abbastanza misteriosi. 😇😇😇 Ma il protocollo http e il linguaggio html dimostrarono da subito di avere una marcia in più, che sta nascosto in quelle due lettere comuni iniziali. Hyper Text Introdussero la possibilità di lavorare per ipertesti. Da allora è stato possibile non solo avere immediatamente le informazioni di dettaglio di alcune note, a piè di lista, ma la possibilità di esercitare un nuovo modo di informarsi. Si poteanofinalmente effettuare dei drill down verticali, navigando l'informazione in modo multi-dimensionale trasformando l'informazione in uno spazio tipologica che fino ad allora era stato appannaggio solo della matematica. Anche la possibilità di mescolare in modo più sapiente testo, immagini e musica hanno contribuito in modo fondamentale a far apprezzare questo nuovo mondo ipertestuale che inizialmente era stato pensato solo per un gruppo di scienziati. Microsoft stessa decise inizialmente di non investire nel mondo degli ipertesti. Fu costretta a pentirsene presto e a sue spese (per rimediare dovette regalare il suo programma di consultazione ipertesti, embeddandolo nel suo sistema operativo e contrabbandandolo come strumento di navigazione della struttura file... un giochetto che non le riusci e fu perciò multata per concorrenza sleale). Nessuno dei primi sviluppatori immaginava che questo giochetto per pochi intimi avrebbe dapprima travolto tutto il mondo universitario e da lì si sarebbe diffuso a tutti i cittadini del mondo, trasportando informazione libera ed indipendente in modo, attenzione a questo passaggio, non democratico. Anarchico. La mancanza di regole che non fossero la multidimensionale avrebbe presto portato a destrutturazione il complesso di norme che regalavano il mondo dell'informazione. Non tutti, specialmente le nuove generazioni, possono immaginare la rivoluzione nell'editoria, nella musica, nel cinema, nella pubblicità, della fonia e, piano piano, nell'intero panorama del mondo commerciale che il web ha portato. L'ipertensione e il suo mondo destrutturazione e aggregabile coi soli limiti della fantasia, stava dando una forma elettronica agli archetipi che Platone aveva descritto nel suo mito della caverna. Le idee potevano finalmente mostrarsi in tutte le loro potenzialità multidimensionale, appoggiandosi ad una nuova struttura biologica che non si appoggiava sulla chimica del carbonio ma su quella del silicio, rendendo la fantascienza, realtà. Come tutti gli strumenti inventati dall'uomo, a priori ne buoni ne cattivi, presto anche il web comincio a mostrare il suo lato dark. Anche qui, l'equazione dark è male e fin troppo facile e le ipersemplificazioni non rendono ragione al mondo degli ipertesti. Ma ciò ci porterebbe ora troppo lontano. Il web avrebbe presto stato un nuovo volto al crimine e alle patologie, diventando il luogo principe dove con più facilità poteva trovare forma anche il suo lato contorto e malvagio. Da ciò nacque addirittura una scienza, il Social Engineering. Presto l'ipertesto avrebbe ottenuto un effetto geografico che nessuno aveva previsto. Il Mondo era diventato più piccolo. Scrivere una pagina html e pubblicarla è alla portata di qualsiasi persona e qualsiasi fatto di rilevanza, l'uomo, da sempre, lo scrive, lo disegna, lo comunica. Non sarebbe passato molto per far sì che il web stesso generale gli strumenti per facilitare questo bisogno di scambio di informazioni peer to peer o peer to business. Erano nati i social media, strumenti che avrebbero presto cambiato anche la politica e il modo di governare. Ma, attenzione, l'ipertesto è solo uno strumento. Un idea platonica. L'uomo non è meno stupido o meno superficiale perché esiste il web. E tutti noi, in qualche grado, lo siamo.
  2. La luce della luna, non chiarisce tutto come quella del sole. A volte cresce, a volte cala, come la sua capacità di illuminare. Mostra lati insoliti, che mantengono certe ombre. Non per scelta, ma perché questa è l'umana capacità di percepire. Fatta, appunto di luci ed ombre. E certamente Sen no Rikyu lo capì meglio di altri. Sen in giapponese significa anche principiare, prendere l'iniziativa. Come fanno talora alcuni lupi solitari, che decidono di uscire dal branco per iniziare una loro via. Sono loro che la notte omaggiano la luna.
  3. Non ricordo ora quale storico francese, forse Duby o Le Goff, sostiene che il Rinascimento non esiste e che il Medioevo continua fino all'epoca Moderna. E benche fare facili paralleli tra Oriente ed Occidente sia una tentazione forte, spesso quella facilità corre il rischio di trasformarsi in faciloneria. Troppo semplicemente si associa lo Shogunato Tokugawa ad un Nuovo Feudalesimo. Sarebbe invece opportuno riflettere sulle parole di Beta sul clan Maeda, promotori di benessere e di arte, al pari dei grandi Signori del Rinascimento, dei Medici, degli Sforza. Sono in molti, anche tra gli stessi Milanesi, che ritengono che Ludovico Sforza debba il suo soprannome de "il Moro" al suo aspetto fisico. La verità è che i "murun" in milanese sono i gelsi. Il Moro ne introdusse l'agricoltura su larga scala per sostenere l'industria del baco da seta, una recente importazione dalla Cina, in modo non diverso da come fece il Giappone. Ancora oggi la seta di Como, come quella giapponese, rivaleggiano col progenitore cinese, superando talora il maestro, come nella migliore tradizione.
  4. Abiurò, certo che alla verità non si chiude la bocca e che il tempo avrebbe saputo poi dire la sua. Ma non fu così per un altro suo meraviglioso contemporaneo che il 17 febbraio del 1600 terminò anzitempo suoi giorni. Una statua a ricordarlo in Campo dei Fiori a Roma, così come faccio io di tanto in tanto, che di lui, come dell'altro, sono indegno discepolo.
  5. In genere l'olio non fa benefici alle saya. Per questo va usato con parsimonia. Specie se sono vecchi, l'eccessivo olio cola e raccoglie polvere e altre impurità che si sono accumulate nei decenni. Anche se l'olio minerale non favorisce lo sviluppo di funghi, finisce per imbrattare e portare questa sporcizia sulla lama. Rimuovere la sporcizia, lavoro da fare subito e con delicatezza, può danneggiare il restauro del togishi. A poco servono i lunghi scivoli pulisci fodero, che rimuovono solo il grosso delle impurità. Per questo i togishi consigliano generalmente, dopo un lungo e paziente restauro, di tenere la lama in una shirasaya.
  6. L'unico motivo per cui il choji va preferito è il profumo. Se non siete professionisti e per il sottilissimo strato di olio che occorre porre sulla lama, una boccetta vi dura anni, spendete qualche euro in più. Oggi è reperibile facilmente. 😉
  7. Grazie Francesco. Ne desidero anche io una copia, quando sarà possibile.
  8. getsunomichi

    Mi presento

    Non credo che esista un unico approccio allo studio. Ma esiste talora il buon senso di difendere persone prive di cultura e disponibilità finanziarie da Sè stesse, specie se agiscono sotto impulsi irrazionali di cui generalmente si pentono presto, incappando in persone che approfittano della situazione. Un profilo che, francamente, mi sembra molto diverso del tuo. Benvenuto.
  9. getsunomichi

    Buon 2021 a Tutti

    Mi unico per augurare buon Natale a tutti. E che l'anno nuovo ci porti felicità e le cose più belle.
  10. getsunomichi

    Suriage

    vedo che mi hanno preceduto... con più classe, naturalmente.
  11. getsunomichi

    Suriage

    😂😂😂 Mi è uscito un commento un po’ duro. Non prendetevela a male, eh, si scherza! E poi sapete che di Nihonto il sottoscritto capisce poco... 😇 ragazzi, quelli erano guerrieri. Non entrate nella mente e nel corpo di quegli uomini. Non pensavano affatto di rovinare una lama! La adattavano al loro uso. In maniera non diversa da come oggi un militare professionista chiama un meccanico di precisione a lavorare sulla sensibilità del grilletto, sull'ottica di puntamento o sulla forma anatomica del calcio del proprio fucile. In base all'uso che se ne fa. Era la normalità. Un guerriero deve sentire l'arma sua. Si deve realizzare un binomio inscindibile di reciproco credito e fiducia tra i due elementi che lo compongono. Chi usa un'arma deve sentirsi in debito con essa, deve essere certo che saprà esprimere al meglio le proprie capacità, quando ciò deciderà della vita o della morte. Quei suriage saranno stati apprezzati dai kaji, perché uno dei grandi Signori della Guerra aveva ritenuto una loro creazione meritevole al punto da affidargli il proprio spirito e la propria vita, facendone un oggetto con un'anima. Perché essa era in risonanza con l'anima di chi l'aveva forgiata. Certamente avranno apprezzato di più di quell’altra loro lama ritenuta così bella da essere intoccabile ed ora a languire tristemente al fianco di un samurai-burocrate che non l'ha mai presa in mano per difendere la propria vita e, con essa, l'onore e il destino del proprio clan. Una lama morta nel corpo come nell'anima. Perchè ancora oggi un Togishi non leva i segni di uno scontro a meno che non mettano a rischio la funzionalità e la salute della lama? Perché usare l'uchiko e la carta di riso, quando oggi ci si potrebbe mettere su un bello strato di silicone, capace di mantenerla sana e funzionale per i prossimi cento anni, senza troppe menate? Perché salutare con rispetto una lama prima di sfoderarla, con un leggero inchino di deferenza e rispetto? Questi riti, che alcuni di noi mantengono tradizionalmente vivi, servono a tenere desta quell'Anima nel tempo. Talora leggo che per qualcuno il miglior modo per preservare una lama è quello di tenerla coperta, asciutta e al buio dentro una custodia nel proprio armadio. Così che si preservi intatta per la posterità... ...State imbalsamando un cadavere, seppellendolo in una tomba, per consegnare alla posterità una mummia. Una pallida immagine dello spirito che quella lama ha incarnato. Un pezzo di ferro che con voi non ha vissuto. Un oggetto di cui avete capito poco e a cui non avete saputo trasmettere niente. Un Katana senz'Anima. Quella lama merita di più, anche se non deve per fortuna più combattere. Merita di vivere.
  12. getsunomichi

    Suriage

    C'è un passaggio importante che avviene nel momento in cui la spada cessa di essere solo un arma e diventa oggetto d'arte, di stato sociale e di culto. in questo caso, il nakago diventa una parte estremamente importante per fare una serie di valutazioni e per apprezzare il valore (anche economico) della lama stessa. Se invece una lama è vista sostanzialmente come un arma, il prezioso nakago diventa solo un codolo. Come tale non c’è nessun problema a riadattarlo, anche pesantemente, per il nuovo utilizzo e padrone. Non si tratta tanto di altezza della persona, ma proprio di uso. In un campo di battaglia oppure combattendo da cavallo lame lunghe e pesanti manifestano tutta la loro importanza. Se diventano troppo pesanti, magari si sfilano o si scavano, senza rinunciare ad una lunghezza importante, senza la quale l'arma diventa inutile. Armi lunghe di questo tipo diventano ferri vecchi in tempo di pace, forse buoni per farne dono a qualche tempio. Ma un eventuale utilizzo civile, senza armatura, richiede armi più agili e veloci, con un porto comodo e che non sfianchi per il peso a fine giornata. Perché rinunciare a tutto ciò se, possedendo un'ottima lama, si poteva ottenerlo con poco sforzo e senza danneggiare in nulla l'efficienza dell'oggetto? Da morti, l'eleganza di un sugata originario che ha impedito una estrazione rapida ed efficiente, conta davvero poco. Da sempre le armi che passano dalla guerra alla pace subiscono modifiche di questo tipo. Fu così per le colt a tamburo dei pistoleros statunitensi Dall'estrazione rapida. A pensarci bene, una modifica simile è anche all'origine della nostra più modesta lupara, che trasformò un fucile in un arma più agile per ripulire le campagne infestate da lupi. Le armi finiscono di subire adattamenti nel momento in cui diventano oggetti d'arte. Cioè quando non le usiamo più.
  13. Molte le incredibile opere su cui questa donna ha messo le mani. Di molte neanche sapevo. La Cappella degli Scrovegni è lì, sotto gli occhi di tutti. Ma certamente il Nostro Cenacolo era veramente una sfida impossibile. Per il muro infelice, per la tecnica non adatta (a secco e non a fresco!) che aveva già dato i primi segni di decadimento quando il Maestro era ancora in vita. La conoscenza della scienziata, la sensibilità dell'artista. Spesso i restauratori sono figure schive, che amano poco i riflettori, specie se non sono puntati sull'opera d'arte stessa. Senza di loro, tuttavia, sarebbe impossibile non solo preservare, ma addirittura conoscere la grandezza di un artista. Ne abbiamo anche qui tra noi di persone di detto calibro. Non dimentichiamoci di ringraziarle per il loro prezioso lavoro.
  14. getsunomichi

    Mi presento

    Non è un caso che ci siano tanti Toscani. L'attenzione per le cose belle, da quelle parti è antica. No, non parlo del Medioevo e del Rinascimento, che sono sotto gli occhi di tutti. L'etimologia di Toscano è da ricercare in Etrusco. Un popolo che ha insegnato la cultura della Bellezza all'umanità intera. Qualcuno dice persino ai Greci...
  15. Non esagerare con l'olio, se no finisci che ci riempi il fodero. La pratica di un arte marziale serve per difenderti dagli anni che passano, mantenendo mente e corpo uniti ed in forma. Hai fatto un errore con una lama. Qui, in modo indiretto, ti stiamo dicendo di non commettere lo stesso errore con te stesso. Di dare un po’ d'olio alle giunture e di smalto alla muscolatura. Va benissimo anche un altra attività sportiva, ma se la spada giapponese ti ha affascinato, forse dovresti seguire il tuo istinto.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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