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Arashi

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Che riguarda Arashi

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  • Compleanno 04/01/1991

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    Donna
  • Provenienza
    Venezia
  1. Arashi

    Daruma

    Sono felice che sia stato di vostro interesse. Scusate, non pensavo causasse tanti problemi... Ho provveduto immediatamente. Se danno fastidio posso anche diminuire la grandezza delle immagini nel post, o anche toglierne qualcuna...ditemi voi.
  2. Arashi

    Saluto e mi presento

    Benvenuto "sterminatore di draghi". ;) Buona permanenza!
  3. Arashi

    CIAO A TUTTI!!

    Sei il benvenuto! io sicuramente non sono tra le persone competenti, ma ti garantisco che qui potrai imparare moltissimo e, da quel che ho capito, potrai insegnarci anche molto! Benvenuto e buona permanenza!
  4. Arashi

    Daruma

    DARUMA (parlo principalmente della rappresentazione in "statuetta") Le bambole Daruma sono delle paffute raffigurazioni in cartapesta dello storico sacerdote indiano Bodhidharma (Daruma in giapponese), un saggio che viaggiò per tutto il Giappone e la Cina durante il 5° o 6° secolo d.C. e si dice abbia creato il Buddismo Chan in Cina e il Buddismo Zen in Giappone. Posizionando le bambole di lato, esse tornano autonomamente in piedi: in questo modo, simboleggiano le virtù di Bodhidharma: ottimismo, fortuna e determinazione. Secondo la leggenda, egli raggiunse il satori ("illuminazione") dopo sette anni di meditazione in una grotta o con il viso rivolto verso un muro del tempio Shorinji in Cina. Durante tutto questo periodo, non mosse mai un arto né gli occhi. Come conseguenza di questa inattività, gli arti si atrofizzarono e caddero. Secondo un'altra leggenda, si infuriò a tal punto per essersi addormentato durante una meditazione da strapparsi le palpebre e queste, cadendo a terra, germogliarono dando origine alle prime piante di tè cinese. Similmente al leggendario sacerdote, le bambole Daruma non hanno arti, siedono in posizione meditativa e, al posto degli occhi, sono presenti solo due cerchi bianchi vuoti: in corrispondenza della fine di ogni anno, molti Giapponesi (fra cui anche membri di grandi imprese) acquistano una bambola Daruma, esprimono un desiderio e dipingono l'interno di uno solo dei due occhi; se durante l'anno riescono a raggiungere il loro obiettivo, disegnano anche l'interno dell'altro occhio. Allo stesso modo, i politici sono soliti acquistare una Daruma all'inizio della campagna elettorale e dipingere il secondo occhio se vengono eletti. A conclusione dell'anno, è consuetudine portare la bambola Daruma al tempio, dove viene fatta ardere in un grande falò. Il principale centro manifatturiero di Daruma è la regione sudoccidentale Takasaki. La tradizione risale al tardo 17° secolo, come sollievo per i contadini che soffrivano a causa della carestia. Si narra che il tempio Daruma insegnò alle loro famiglie a creare bambole di cartapesta per aumentare le entrate. A quei tempi, quasi 100 famiglie producevano ogni anno un milione e seicentomila Daruma (circa l'80% della produzione nazionale). Ogni anno, il 6 e 7 gennaio, nei distretti del tempio Daruma si tiene un mercato di queste bambole, frequentato da centinaia di migliaia di visitatori. fonte: www.kimonoflaminia.it
  5. Grazie Masahiro, davvero molto belle! specialmente la versione cantata del brano di Sichinin No Samurai.
  6. Molto interessante. é la prima volta che sento parlare dell'akita inu. Non si smette mai di imparare! Personalmente ho una cotta per gli husky ma devo dire che gli akita sono eccezionali veramente. Grazie ancora per l'informazione!
  7. Arashi

    Sito Sull'artigianato

    Molto interessante! Grazie 1000.
  8. Arashi

    Ciao A Tutti!

    Benvenuto!
  9. Arashi

    Auguri Shimitsu!

    Anche se in ritardo... AUGURI!!!!!!
  10. Arashi

    Eccomi Fra Voi

    Benvenuto tancro!!!
  11. Arashi

    Bella!!ciao A Tutti

    Prova a dare un'occhiata qui: http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=1712 http://www.iaido-jodo.ch/english/dojo_in_italy.htm http://shumpukan.wordpress.com/about/ http://www.milanoaikidoclub.it/ATTIVITA.htm http://alserkendoclub.wordpress.com/2007/03/
  12. Arashi

    Bella!!ciao A Tutti

    Benvenuti a tutti e due tancro e jack!!! :hiya: :hiya:
  13. Arashi

    Mi Presento

    Benvenuto!
  14. Arashi

    I Mudra

    GESTUALITA’ CHE TRASMETTE ENERGIA Presenti oggi esclusivamente in ambito religioso, i mudra erano anticamente utilizzati anche nelle arti marziali Sopra le mani di un monaco formano un mudra Si atteggiano le mani come è prescritto, si piegano le dita in quel modo particolare e l’energia dell’universo, come captata da una magica antenna, scende in noi. La nostra natura, umana e mortale, si svela come natura divina: Buddha ha scoperto il suo volto. Il buddismo esoterico giapponese, o mikkyo, possiede un affascinante repertorio di strumenti per conseguire l’illuminazione, tecniche inizialmente segretissime, trasmesse solo attraverso il rapporto diretto maestro-discepolo. A differenza dello zen, che predica il distacco e il vuoto mentale, la meditazione secondo la scuola Shingon coinvolge il corpo intero dell’adepto, esigendo la sua partecipazione attiva. I Tre Misteri, o Sanmitsu, di Mahavaircana riguardano la Mente, il Corpo, la Parola, e sono espressi sotto forma di mantra, mandala e mudra. I mandra sono i suoni sacri, sillabe o versi che costituiscono le parole dell’illuminato, mentre i mandala rappresentano graficamente l’ascesi buddista. Ma cosa sono i mudra, quei gesti enigmatici delle mani, che fanno i monaci durante la meditazione? In Giappone, dove prendono il nome di inzo o kakunin’in, arrivano all’inizio del IX secolo, ma la loro origine va ricercata in quel indistinto humus misterico che è il tantrismo indiano, dove le vie del Buddha e Visnu si intrecciano in una salvazione fatta di formule magiche, pratiche sessuali e riti estremi. Anche le posture delle mani, durante la recitazione dei mantra, appartengono a questo contesto, strumento degli strumenti per congiungere l’energia pranica dell’individuo con le forze cosmiche. I mudra veicolano il “prana”, o “soffio vitale”, esattamente come farebbe uno specchio con un raggio luminoso, o una parete con le onde sonore: l’energia che il corpo emana costantemente e che in condizioni normali si disperde all’esterno, attraverso questi impercettibili movimenti torna all’interno. L’effetto è un’alterazione dello stato corporeo e della percezione, una sorta di introversione della mente, che accresce la concentrazione e la consapevolezza, ma anche i poteri fisici e psichici della persona. Sotto Monaco del tempio Yakuoin sul monte Takao I GESTI DI BUDDHA Nessuna meraviglia, dunque se questi gesti eseguiti con maggiore o minore rapidità durante le cerimonie esoteriche, si ritrovano come cristallizzati nell’iconografia buddista. Nella scrittura e nella pittura, i molteplici Buddha sono contraddistinti da precise posture delle mani e delle dita che ne rivelano l’identità; le qualità e la funzione. Per esempio, alcune sono quelle associate con le Cinque Grandi Tathagata della Sapienza, le cinque virtù (Vayra, Karma, Padma, Pathagata e Katna) che aiutano a liberarsi rispettivamente da rabbia, invidia, desiderio, ignoranza e orgoglio, interrompendo il ciclo delle morti e delle rinascite. Ciascuna di queste virtù ha il suo mudra, che al tempo stesso simboleggia uno dei cinque episodi fondamentali della vita del Buddha. Sebbene la corrispondenza di un determinato Buddha con un certo gesto non sia matematica, in linea di massima si può dire che Amida tende ad essere rappresentato in due modi: con le mani aperte, la destra rivolta verso l’alto e la sinistra verso il basso, nel significato di liberazione dalla sofferenza; oppure con i palmi sovrapposti, appoggiati in grembo, e gli indici e i pollici che formano due cerchi, a significare fede e dedizione al bene. Dainchi, invece, è più spesso rappresentato con i palmi in grembo rivolti all’insù, e con gli ndici e i pollici che formano un unico cerchio, simbolo dell’unica fonte e sostanza di tutte le cose. A volte, la destra a pugno si stringe sull’indice della sinistra, immagine della sapienza esoterica impenetrabile come un diamante. Statua del grande Buddha Daibutsu, del tempio di Kamakura UN’ARMA SUPPLEMENTARE Oggi i mudra trovano applicazione esclusivamente in un contesto religioso, ma ci fu un’epoca in cui costituivano una delle tecniche utilizzate nelle arti marziali. Prima che tra i samurai si diffondesse lo zen, le religioni dell’èlite guerriera erano lo shinto e il buddismo esoterico, perciò è abbastanza naturale che qualcosa dei riti mikkyo uscisse dal sacro recinto del tempio, per accompagnare il guerriero fin sul campo di battaglia, dove si decideva la sua sorte. Certi strani movimenti, fatti nel bel mezzo di un combattimento, erano in origine mudra, eseguiti durante lo scontro per accrescere la concentrazione e i poteri del combattente. Shuto, il gesto della “mano a coltello” con indice e medio estesi e tutte le altre dita piegate, che si trova dissimulato in diverse mosse delle scuole di arti marziali più antiche, è un esempio di mudra convertito alla lotta. Questo mudra rappresenta la spada dell’illuminazione che spazza via ogni infelicità e – strano a dirsi- si addice altrettanto bene ad un monaco quanto ad un ninja. Sotto Alcuni mudra composti dai monaci delle scuole esoteriche, durante la preghiera. I mudra conosciuti ed usati dal clero buddista sono davvero numerosi, anche se sulla scultura si trovano sempre i cinque fondamentali, con qualche lieve variazione. HOKAIJOIN In sanscritto Dharmachakra (veicolo del Dharma), è il mudra che converte l’ignoranza nella conoscenza primordiale. Si ottiene facendo toccare gli indici e i pollici di entrambe le mani, in modo da ottenere un cerchio. Rappresenta uno dei momenti più importanti della vita di un Buddha, quando subito dopo l’illuminazione rivolse ai suoi compagni e discepoli il suo primo sermone. Il gesto, dunque, simboleggia l’avvio della ruota dell’insegnamento del Dharma: indici e pollici che si toccano dichiarano l’unione di metodo e sapienza. Anche le tre dita tese sono ricche di significato: il medio rappresenta coloro che ascoltano gli insegnamenti, l’anulare i pochi che lo mettono in pratica, il mignolo il Grande Veicolo della salvazione. La maggior parte delle statue di Shaka, Danichi e Senju Kannon atteggiano le dita in questo modo. Sotto Questo Bodhisattva ha le mani atteggiate nel mudra HOKAIJOIN GASSHO Il sanscrito Anjali (mani giunte), è la posizione delle mani in atto di preghiera, identica a quella usata anche in Occidente. Le utilizzano comunemente i giapponesi per esprimere rispetto nei confronti delle divinità, davanti agli altari o ai templi. Deriva forse dal tradizionale gesto indiano del ringraziamento ed esprime gratitudine e venerazione, ma anche una punta di sottomissione. Per questo, in genere, non la si trova nelle immagini del Buddha, ma piuttosto in quelle dei santi e del Bodhisattva, soprattutto nelle rappresentazioni di Kannon, forse perché è considerata la dea della pietà e della misericordia. JOIN In sanscrito Dhyana (meditazione), è il mudra che converte la lussuria in moderazione. Può essere con una sola mano o con due. Si forma posando il palmo destro rivolto verso l’alto sopra il palmo sinistro, con le punte dei pollici leggermente a contatto. Quando è fatto solo con la sinistra appoggiata al grembo, simboleggia il principio femminile della sapienza e in questi casi di solito la destra regge un oggetto, un testo sacro o più spesso una ciotola per le elemosine. Quando è fatto con entrambe le mani, la destra rappresenta l’illuminazione e la sinistra il mondo delle illusioni su cui l’illuminazione trionferà. In questo caso, forma una sorta di triangolo cui le dottrine esoteriche attribuivano una serie di significati, tra i quali quello del fuoco che brucia ogni impurità. E’ questo il mudra della meditazione, della concentrazione della Buona legge e della conquista della perfezione spirituale. Secondo la tradizione, deriverebbe dalla postura assunta dal Buddha durante la meditazione sotto l’albero sacro prima dell’illuminazione. Viene utilizzato dalle epoche più remote da asceti e monaci durante gli esercizi spirituali (da cui il nome di “yoga mudra”). Sotto Buddha in legno polocromo nella posizione della riflessione RAIGOIN In sanscrito Vitarka (epifania di Amida), è il mudra che si ottiene tenendo il palmo e componendo un cerchio con pollice e indice. La mano, così atteggiata, può essere rivolta verso il basso o verso l’alto. Anche le dita presentano diverse varianti: sono tutte tese o qualcuna è leggermente flessa, e al posto dell’indice si trova talvolta usato il medio o l’anulare. La mano destra è sollevata, col palmo in fuori, all’altezza della spalla, mentre la sinistra, sempre con il palmo in fuori, è abbassata all’altezza del bacino o appoggiata in grembo. E’ uno dei mudra più spesso associati ad Amida Noyari e significa discussione, insegnamento e ragionamento. I monaci Shingon hanno conservato la tradizione dei mudra

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

Come associarsi ad I.N.T.K.:

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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