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G.Luca Venier

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Che riguarda G.Luca Venier

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  • Compleanno 19/04/1968

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    Uomo
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    PN - FI - LU
  • Interessi
    Strumenti musicali a corda e ad arco pre '900, orologi automatici svizzeri '40-'50, biciclette d'epoca.

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  • MSN
    gianlucavenier@gmail.com

Ospiti recenti del profilo

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  1. spade Cinghiale..... 🙂
  2. Al DTI ci sono sempre cose importanti. Per questo ci andiamo ogni volta sia possibile: a scroccare un “esame in mano” di oggetti altrimenti inarrivabili.
  3. Buon lavoro Matteo 🙂 Facci sapere i tuoi progressi.
  4. Le parti in corno sono: koiguchi kurigata kojiri Lascio a te il compito di scoprire quali parti sono e come si realizzano. Si trovano molti filmati in rete, anche se perlopiù in inglese (o giapponese/cinese). Anche per ordinare la magnolia basta fare un po’ di ricerche in rete, spulciando però in lingua inglese. Basta solo pazienza e volontà. Tieni presente che in Italia i costruttori di saya o shirasaya sono scarsissimi. Chissà che tu non possa trovare una tua “vocazione” in questo mondo della Token. L’idea di partire copiando il modello più classico è senz’altro la miglior strada.
  5. Tradizionalmente si usa il legno di magnolia, che ha varie caratteristiche che lo rendono ideale per il compito. Si possono trovare tavolette piallate della giusta misura, solo da sagomare, incollare e verniciare. Magari anche il pero può essere adatto, come facilità di lavorazione, bisogna tuttavia vedere che non abbia qualche elemento che “attiri” la ruggine... Per quanto riguarda i fornimenti si usa il corno nero (anche questo reperibile in blocchetti della misura adatta, più spessi dei blocchetti standard per manici di coltello).
  6. Gli iaito propriamente detti sono in lega di alluminio, non hanno filo (ne ha senso farglielo dato che il materiale è morbido) e si piegano con facilità. Sono, a tutti gli effetti, attrezzi sportivi. Quindi questa certamente non è uno iaito. Non so se abbia senso spendere per farci una saya ma, se hai buona manualità e qualche buon attrezzo, potresti applicarti e farne una tu. Per il resto non ci farei altro. Magari dacci un po’ d’olio per non farla arrugginire; va bene anche quello per macchine da cucire.
  7. Buonasera Matteo, si tratta di una replica in simil damasco. Si può dire che “ti è andata bene” perché, se fosse stata una vera Token, con la carta vetrata avresti causato un serio danno; per correggere il quale sarebbe stato necessario un politore professionista, con un costo che si calcola tra i 20 e i 40€ al cm. Un caro saluto.
  8. Perdona la franchezza ma Getsu ha ragione: sei colmo di preconcetti e congetture, devi “vuotare la tua tazza”. Atleticamente vecchio a 30 anni si può magari dire di un ginnasta, che comincia le competizioni da piccolo, a 16 anni è già senior e può fare le Olimpiadi, a 26 mediamente smette e a 30 ha già articolazioni e tendini alla frutta. Tu sei, casomai, atleticamente vergine e, comunque, nel pieno delle possibilità fisiologiche. Quindi comincia e...buona pratica ! 🙂
  9. Ciao e benvenuto tra noi. Come giustamente ha detto Francesco, la differenza la fa l’ambiente (maestro, allievi, etc). Per il resto puoi benissimo iniziare il Kendo a trent’anni e arrivare a 80 da Maestro (sarebbero pur sempre 50 anni di pratica !). Se trovi il dojo “giusto”, anche senza pensare alle gare (che non sono obbligatorie), potresti trovare un buon equilibrio con la tua competitività “sommersa” 🙂
  10. Non c’è dubbio. Ad ogni modo la cosa interessante, qui, dal punto di vista scientifico, è capire come mai questa lama è considerata un utsushi Shinshinto (indipendentemente dal fatto che abbia un certificato che dice un’altra cosa). Naturalmente può esprimersi solo chi l’ha studiata dal vivo 🙂
  11. Generalmente l’unico motivo per cui si toglie una mei (escludendo Muramasa) si basa sul concetto che “mumei non può essere gimei”. Con buona pace di tutti. Anche di quelli che hanno eliminato una mei “dubbia” per poi vedersi attribuire la lama al medesimo forgiatore di cui hanno tolto la firma. Comunque questa è “Accademia”.
  12. Le mei vanno e vengono. Magari aveva una firma che è stata eliminata. Chissà. Difficile giudicare senza lama in mano.
  13. La presenza di “stampi di arsenale” sul nakago, almeno stando all’orientamento più accreditato, sta ad indicare in primo luogo che il materiale usato per la realizzazione non è tamahagane; secondariamente può indicare che la lavorazione non è stata effettuata secondo tutti i crismi della tradizione, ma qui si apre un dibattito dovendo distinguere uno per uno i vari tipi di stampi che si conoscono e loro “implicazioni”. Comunque non è detto che una lama con stampi debba necessariamente essere realizzata da una rotaia e temprata in olio. Esistono lame con stampi di arsenale di qualità abbastanza pregevole (anche a firma Gassan, tanto per dire). Questa lama ad esempio, da quel che vedo in foto, non ha proprio l’aspetto di una di quelle temprate in olio. Il nioiguchi appare brillante e definito. Si nota anche una visibile hada: qui però occorre andare cauti perché è provato che una buona politura tradizionale possa tirar fuori una grana del metallo anche da una rotaia, in quanto realizzata in acciaio colato. Quindi, per quanto riguarda il tipo di lavorazione, occorre prudenza. Comunque a me pare di vedere qualche sunagashi quindi direi che sia forgiata. Forgiata come ? Ah ! Chi può dirlo ? Si notano benissimo i segni di lima, abbastanza brutali, che hanno cancellato il marchio di Seki, sopra la firma, e anche la data che qualcuno è riuscito comunque a decifrare (纪元二千六百一年 - Kigen Ni-sen Roppyaku Ichi nen, che starebbe per 1941). La lama è stata registrata nel 1971 e appare chiaro che l’asportazione di marchio e data sia stata fatta col proposito di farla passare magari per una lama pre WWII ed evitarne la distruzione, da parte del Ministero. All’epoca e per vari decenni successivi, non andavano tanto per il sottile. Evidentemente l’espediente ha funzionato perché ha ricevuto un torokusho e il proprietario non se l’è vista riconsegnare segata a pezzi (com’era di prassi per le lame considerate “militari”). In tempi più recenti qualcuno si è accorto che le lame coi marchi non sono tutte indistintamente da buttare. In effetti, in questo caso, forse non si tratta proprio di una “svista” della NBTHK, quanto di un’eccezione.
  14. Comincio dalla domanda 2: si, il maglio meccanico è “consentito” e molti forgiatori anche importanti lo usano. Comporta una fattura meno pregevole ? Mmh, direi di no. Ho potuto esaminare diverse lame fatte in quel modo e non ho trovato, almeno a occhio, elementi negativi determinati da quel sistema di forgiatura. Domanda 1: la dicitura “machine made work” è abbastanza inquietante, in effetti. Tuttavia spesso i commenti in inglese di Tsuruta sono zeppi di errori. Trovo inverosimile che la NBTHK abbia potuto certificare una lama militare di “produzione industriale”, quindi sarei curioso anch’io di sapere cosa intende dire con quella frase. La scheda proposta dal sito italiano che dice ?
  15. Infatti, non lo sapevo neanche io. Anzi, sapevo che abbastanza sovente gli impiegati del Ministero non sanno granchè di lame e scrivono giusto le misure e cosa dice la firma (se presente). Il che spiega come mai vi siano lame “anomale” che hanno il documento. Di alcune Showato si era a conoscenza.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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