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G.Luca Venier

Socio INTK
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Che riguarda G.Luca Venier

  • Rango

  • Compleanno 19/04/1968

Profile Information

  • Sesso
    Uomo
  • Provenienza
    PN - FI - LU
  • Interessi
    Strumenti musicali a corda e ad arco pre '900, orologi automatici svizzeri '40-'50, biciclette d'epoca.

Contact Methods

  • MSN
    gianlucavenier@gmail.com

Ospiti recenti del profilo

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  1. Verifica che le spedizioni EMS per l’Italia siano attive. https://www.post.japanpost.jp/int/information/2020/0423_01_en.html già detto da Manuel...sorry...
  2. A meno che non abbia capito male, ad un certo punto lo dice che è la prima volta che tiene una spada in mano 😅
  3. Sei stato accorto Roberto. Però, ecco, bisogna anche conoscere certe procedure (apertura del pacco di fronte al corriere, etc). Bravo.
  4. Hai ragione, sono stato troppo “categorico” nella frase d’esordio !
  5. Buonasera Tesshu, ben ritrovato anche da parte mia. Gi e hakama da Kendo, che io sappia, sono realizzati fondamentalmente in due materiali: cotone e tetron (100% fibra di poliestere). Un gi di alta qualità in cotone è generalmente colorato con indaco, quindi stinge molto (almeno per i primi mesi). Inoltre è abbastanza pesante, si asciuga lentamente e va curato con una certa attenzione. Però è molto più comodo da indossare, protegge meglio ed è molto più bello da vedere. Alla lunga tende un po’ a scolorire e a consumarsi nei punti in cui sfrega col bogu. Può avere un costo anche notevole. Detto questo non ho mai visto nessuno presentarsi ad un esame per dan che non indossasse un completo in cotone. Il tetron è più leggero, non stinge e si consuma meno facilmente. Si asciuga in un attimo ed è meno “fastidioso” da curare, soprattutto per quanto riguarda le pieghe. Però non è piacevolissimo da indossare, non protegge granchè ed è abbastanza bruttino. Ai “miei tempi” le tenute in tetron venivano usate dai principianti o dai ragazzi; oggi magari ci sono dei modelli realizzati in questo materiale che hanno un aspetto migliore. Naturalmente hanno un costo tutto diverso rispetto al cotone. Per quanto riguarda l’hakama ho personalmente sperimentato che quella in cotone pesante “guarnisce” molto meglio di quella in tetron e agevola la “posizione corretta”. Però magari è una sensazione solo mia. Tra i vari modelli in cotone vi sono anche differenze per quanto riguarda il materiale di base (cotone più o meno pregiato), mono strato o doppio strato, la tipologia di tessitura, più o meno fitta, e il disegno generale. Vi sono dei modelli, ad esempio, con un’apertura minore delle maniche affinché lo shinai non ci rimanga incastrato troppo facilmente. Se però ti serve solo per lo Iaido certi dettagli di robustezza e praticità sono meno importanti, rispetto alla necessità di avere meno peso addosso e meno impiccio nei movimenti. A suo tempo anch’io iniziai con un completo sintetico (anche perché in Italia si trovava praticamente solo un modello) ma abbastanza presto l’ho sostituito con uno in cotone, top di gamma, acquistato direttamente in Giappone. Al tempo lo pagai un mezzo capitale ma non mi sono mai pentito. È pesante, tra un allenamento e l’altro si asciuga a fatica (soprattutto in Giappone d’agosto... e ne uscivo ogni volta blu come un Tuareg) ma ad indossarlo è di un comfort eccezionale e la protezione è ottima. A suo tempo acquistai da Tozando, anche perché era l’unico negozio disponibile che avesse taglie “da occidentale” (sono alto 1.87). Tozando è sempre in attività e ha ottimi prodotti ma probabilmente oggi la scelta è più ampia, a cercare un po’ in rete.
  6. Per evitare brutte esperienze basta evitare tassativamente di utilizzare un sistema di pagamento che non sia Paypal. I trasferimenti bancari sono molto difficili da rintracciare e “recuperare”, specie se effettuati su conti esteri. In Italia, una ricarica Postepay può rivelarsi un azzardo totale. Paypal ha un costo e alcuni venditori non lo mettono tra le opzioni ma è una garanzia per l’acquirente: basti dire che i fondi non vengono messi sul conto di un utente che abbia poche transazioni di vendita fino a quando l’acquirente non ha ricevuto l’oggetto e rilasciato feedback positivo. In questo caso il venditore aveva zero feedback, che già è un dettaglio che induce alla prudenza, ma sono capitati casi di account momentaneamente “rubati” e quindi il malcapitato acquirente vede magari molti feedback tutti positivi e “abbassa la guardia”. Vi racconto un’esperienza diretta. Un anno fa circa ho acquistato un obiettivo fotografico da un venditore francese, più di 150 feedback tutti positivi, uno “storico” di vendite di altro materiale fotografico quindi tutto sembrava regolare. Anche il prezzo: abbastanza più basso della media ma non “fuori prezzo” per il tipo di oggetto. Appena conclusa la vendita mi contatta per dirmi che avrebbe preferito un bonifico bancario invece che Paypal. Per regola non lo faccio mai ma visto che tutto sembrava regolare gli dico ok: mandami le coordinate bancarie. Questo mi manda le coordinate di un conto in Irlanda. Allora gli chiedo come mai un conto irlandese dal momento che risulta essere residente in Francia. Lui mi scrive che usa questo metodo per evitare le tasse, dato che ha un magazzino di materiale fotografico da sbolognare. Bah, penso, può essere. Ma non mi piace. Quindi gli dico che se vuole un pagamento lo faccio solo con Paypal. Lui mi risponde dicendo che se non gli faccio il bonifico mi segnala a eBay come acquirente che non paga. Io invio una mail a eBay spiegando tutti i miei dubbi, chiedendo un consiglio. Ebay mi risponde consigliandomi di non pagare e di aspettarmi comunque il reclamo del venditore; in seguito avrebbero fatto casomai delle verifiche. Beh...dopo tre giorni mi arriva una notifica da eBay che mi dice che l’account del venditore era stato violato da una terza persona e che tutta la transazione era annullata! Se avessi fatto il bonifico starei ancora aspettando di rivedere i soldi....
  7. Grazie per la segnalazione. Ad occhio e croce pare proprio una delle classiche truffe su eBay in cui viene messo in vendita un oggetto utilizzando foto e dati “rubati” da altre inserzioni on line. Comunque se l’inserzione è stata rimossa da eBay significa che qualcuno si è già accorto che c’è un impiccio...
  8. Benvenuto tra noi Fabio. Se desideri approfondire l'argomento, il forum è a tua disposizione; vi troverai un gran numero di articoli introduttivi alla materia. Non farti remore nel porre domande, saremo lieti di rispondere (compatibilmente col nostro livello di competenza). Per una persona già esperta e che sappia "come" osservare, anche l'esame di una fotografia può fornire molte indicazioni ma, in ogni caso, vi sono degli aspetti di una lama che in foto possono risultare falsati (o assenti) e che è sempre indispensabile verificare dal vivo per poter dare un giudizio serio e attendibile. Inoltre dalle foto è molto difficile, a volte, notare la presenza di difetti (a meno che non siamo abnormi). Questo è uno dei vari motivi per i quali, in questa sede, non forniamo pareri su oggetti in vendita nè diamo consigli per gli acquisti. Se davvero t'interessa la materia e se vorrai associarti alla INTK, avrai accesso ai nostri incontri annuali durante i quali è possibile esaminare da vicino lame di qualità. Per iniziare a costruire una propria conoscenza, come pure un minimo di capacità critica, non c'è altro modo che vedere questi oggetti coi propri occhi, con una guida che indichi cosa e come osservare. Contando di conoscerci presto, cordiali saluti.
  9. G.Luca Venier

    Muramasa

    Grazie slucius per aver voluto condividere con noi la tua lama. Negli ultimi quattro anni ho avuto l'opportunità di esaminare almeno 10 lame di Muramasa con classificazione alta o molto alta, di cui 6 in mano e con calma, tutte attribuite al nidai. Inoltre, proprio l'anno scorso, mi è capitato di fare una lunga chiacchierata su questo forgiatore con un noto dealer giapponese che ne ha avute, in negozio, un bel numero nel corso degli anni e che mi ha mostrato un notevole repertorio di immagini dal suo database. Naturalmente si tratta di un numero di lame, esaminate de visu, troppo esiguo per poter giungere a delle conclusioni ma, ugualmente, mi sono permesso di elaborare una breve statistica (che non comprende le lame studiate sui libri o sul web, dal momento che è impossibile valutare certi dettagli solo dalle foto o dagli oshigata). Devo dire che ho trovato alcune divergenze rispetto a ciò che si legge generalmente sui libri, ad esempio non sono riuscito a notare questa grande somiglianza col lavoro di Heianjo Nagayoshi pur avendo l'opportunità di osservare, uno accanto all'altro, due esempi di questi artisti. Una vera affinità consiste certamente nel fatto che entrambi hanno realizzato lame secondo tre stili diversi, Mino, Soshu e Yamashiro quindi, dato che la produzione di Muramasa è stata piuttosto consistente, forse non mi sono ancora imbattuto nelle lame "giuste" per fare il confronto. Al contrario ho potuto osservare, in 7 lame su 10, una netta impronta stilistica Mino den (in un paio di casi, disegno dell'hamon compreso). Facendo un confronto col miglior Kanesada che ho potuto vedere da vicino, 3 lame di quelle 7 non potevano dirsi di qualità superiore (anzi, almeno due erano nettamente inferiori), 2 erano pari e 2 leggermente superiori. Delle restanti tre, due erano in stile più affine al Soshu anche se mostravano un bel carattere individuale (e una fattura superba) e una, oggettivamente straordinaria, era in puro stile Yamashiro (da far fatica a riconoscervi Muramasa, tranne che per il disegno dell’hamon). I sacri testi dicono che il nioiguchi di Muramasa è inconfondibile, molto netto e luminoso. Rispetto a quello che ho visto dal vivo mi sento di confermare questo dato anche se, onestamente, 5 lame su 10 non mostravano un nioiguchi più luminoso di un qualsiasi altro buon esempio Mino den. In quelle lame anche il jigane non mostrava caratteristiche differenti da un buon jigane di Seki; forgiato abbastanza bene, dall'aspetto biancastro. D'altro canto le due lame in stile Soshu mostravano senz'altro una qualità superiore ed un notevole carattere e il jigane della lama in stile Yamashiro era realmente superbo. Si può dedurre che il livello qualitativo di questo forgiatore è stato piuttosto vario e, quindi, anche in questo caso ogni lama fa storia a sè. Per quanto riguarda lo stile delle firme (non sto a menzionare le variazioni nella resa dei kanji a seconda della generazione, che si possono trovare sui sacri testi) ho potuto notare, nelle lame attribuite al nidai, almeno due stili distinti di incisione: uno in cui i caratteri sono resi con un bulino abbastanza sottile e con molti piccoli colpi dal profilo "tagliente", un'altro in cui il cesello è più largo e i colpi sembrano come "affondare" nel metallo, con decisione, tanto che i bordi dei caratteri appaiono in alcuni punti nettamente sollevati. Quest'ultimo tipo di firma da l'impressione di maggior "carattere" e personalità mentre l'altro sembra meno "potente". Ho riscontrato questo tipo di firma sulle due lame in stile Soshu e sulle due migliori in stile Mino. In un primo momento ho ipotizzato che la firma più "potente" potesse essere "la sua", dunque presente nelle lame di miglior qualità, e l'altra "di bottega" com'era d'uso consueto ma poi ho notato che non c'è una vera "regola". Ad esempio, la lama strepitosa in stile Yamashiro che ho visto a Kyoto reca la firma con l'altro stile. A meno che il buon Tanobe, un giorno, non voglia dire la sua al proposito (ammesso che non l'abbia già fatto e mi sia sfuggita l'informazione) non ho altre idee al riguardo. Non mi dilungo oltre, per adesso. Per quanto riguarda la tua lama, slucius, da queste foto non distinguo nè le caratteristiche tipiche di lavorazione nè una firma convincente (ma il nakago appare abbastanza rovinato). Tuttavia non si possono dare pareri affidabili basandosi solo su foto, dunque mi accodo all'augurio di Francesco: che si possa fare un prossimo incontro INTK in cui condividere le conoscenze sull'argomento e, contestualmente, si possa esaminare dal vivo la tua lama.
  10. Bentornato Altura, spero che tu e famiglia stiate bene. In un gruppo di amici, quello molto bravo ad ascoltare è sempre prezioso...
  11. Non so cosa dice la versione originale ma è un errore frequente. Affermare che “Yamato è in masame” è un’approssimazione grossolana e fuorviante (che ho già trovato in qualche testo). Come apprezzavano le lame nel ‘600 ? Penso le valutassero come fa De Feo: dal sugata. Una lama Bizen, Yamato, Yamashiro o Soshu si può benissimo riconoscere anche solo dalla forma (bontà di chi ci riesce, naturalmente). Ad essere bravi e con esperienza, si azzeccano così anche i nomi. De Feo raramente va a cercare minimi dettagli di hada e hamon. E spesso e volentieri ci azzecca anche con lame non polite. Quindi, se supponiamo che le lame in antico avessero politure molto meno sofisticate di quelle di oggi, devo concludere che non si andava tanto a guardare il metallo “al microscopio” ma ci si basava innanzitutto sul sugata (che poi è ciò che ci ripetono, sempre e comunque, tutti gli insegnanti).
  12. Mi permetto di aggiungere una precisazione. Non è corretto affermare che le lame di scuola Yamato sono realizzate in masame. Il masame è senz’altro presente ma raramente è dominante. Spesso e volentieri è visibile solo in alcune aree della lama, in modo particolare lungo lo ha e questo determina la caratteristica predominanza di hataraki “orizzontali” come sunagashi, kinsuji, uchinoke, nijuba, sanjuba, kuchigaiba, etc. Lame realizzate interamente, o prevalentemente, in masame sono piuttosto rare. Inoltre il tipo di masame ben visibile, o hada allungata che dir si voglia, che siamo in genere abituati a vedere non ha molto a che fare, ad esempio, col famoso masame della scuola Hosho. La hada Hosho, a prima vista, sembra quasi un ko itame. Solo un esame attento mostra che la grana del metallo è rettilinea. Purtroppo non vi sono molte occasioni di vedere lame Hosho dal vivo, neanche in Giappone, per rendersi conto della differenza. La presenza di masame o di hada allungata, comunque, è un retaggio delle tecniche di forgia più antiche.
  13. G.Luca Venier

    Shinsengumi

    Molto interessante Francesco, grazie. Naminohira viene poco considerata, in genere, ma salta sempre fuori...dagli angoli più impensati.
  14. Se parliamo di economia, allora si, sono d’accordo con te: probabilmente l’allestimento sarebbe costato uguale. Tuttavia una consulenza “seria” ha comunque un prezzo.
  15. Grazie Francesco, molto interessante

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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