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G.Luca Venier

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About G.Luca Venier

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  • Birthday 19/04/1968

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    Uomo
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    Strumenti musicali a corda e ad arco pre '900, orologi automatici svizzeri '40-'50, biciclette d'epoca.

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    gianlucavenier@gmail.com

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  1. Yamashiro no Kami è un titolo onorifico e non ha nulla a che vedere con il luogo di residenza del forgiatore. Quella dei titoli onorifici da aggiungere alla firma è una prassi che prende piede e diventa assai comune nel periodo Shinto.
  2. Grazie beta, argomento interessante e non molto noto. Nel Museo di arte orientale di Corfù vi è una sala dedicata, cosa assai rara. In Giappone ho avuto modo di affrontare, shinai alla mano, qualche nobile donzella armata di naginata e vi posso assicurare che non è una passeggiata. Entrare nella guardia è molto difficile e senza parastinchi son dolori.
  3. Buongiorno Effe, grazie della condivisione. Mi spiace doverti dire che la tsuba è di qualità piuttosto bassa e ha un aspetto di replica realizzata a fusione. Su internet se ne trovano altre praticamente uguali, con la stessa firma e tema e qui puoi trovare qualche discussione al proposito. http://www.militaria.co.za/nmb/topic/6881-tsuba-signiture-identification-please/ http://www.wehrmacht-awards.com/forums/showthread.php?t=889092
  4. Benvenuto Federico. Diversi tra noi, in questa sede, condividono la tua stessa passione per gli ukiyoe. Forse qui potrai trovare qualche discussione interessante sul tema. http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=9638&page=27&do=findComment&comment=115746
  5. Leon Kapp è uno tra gli studiosi che, negli ultimi anni, ha approfondito questo specifico argomento. Nel suo libro Modern Japanese Swords: The Beginning of the Gendaito era, pubblicato nel 2015, ha inserito molte foto di Gendaito perfettamente polite (cosa rara) dalle quali si possono evincere dettagli interessanti. Per quanto riguarda il materiale utilizzato per realizzare queste lame, come già detto in molti altri topic, occorre essere prudenti. Nel periodo bellico il tamahagane era raro e i forgiatori hanno usato gli espedienti più diversi per ottenere comunque buoni risultati usando materiali alternativi. In realtà quello del materiale di partenza impiegato a quei tempi, argomento sul quale si sprecano le più disparate teorie, è un fattore di importanza relativa; la spada stessa è sempre il miglior testimone de sè, in barba a tutte le possibili colonne di carta stampata prodotte e alle nostre supposizioni conseguenti. :-)
  6. Magari riusciamo a fare uno sforzo logistico e ci prendiamo un caffè assieme (prima o dopo la mostra) :-)
  7. Vi segnalo questa mostra, che si terrà a breve. Chissà che non sia un'occasione per riunire il club...dal vivo. "Dal 12 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, una mostra pone a confronto il fascino delle stampe giapponesi di autori quali Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-1806) con quelle di artisti quali Edouard Manet, Henri Toulouse Lautrec, Pierre Bonnard, Paul Gauguin, Camille Pissarro e altri. La rassegna "Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Capolavori dell'arte giapponese", promossa dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Istruzione e Politiche Giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con i Musei Civici di Pavia, vuole mostrare le meraviglie delle ukiyo-e, ovvero le raffinate incisioni a colori su legno sviluppatesi nel Paese del Sol Levante a partire dal XVII secolo, e la profonda influenza che ebbero sulla storia dell'arte europea, soprattutto francese, del XIX secolo. L'esposizione presenta circa 170 opere, provenienti dalla collezione d'arte asiatica della Johannesburg Art Gallery, formatasi a partire dal 1938, a cui si aggiungono 29 stampe ukiyo-e di proprietà dei Musei Civici di Pavia, databili a prima del 1858, ed eseguite da quattro allievi di Utagawa Toyokuni, grande maestro della tecnica ukiyo-e nell'Epoca di Edo." http://www.vivipavia.it/site/home/eventi/hokusai-hiroshige-utamaro.html
  8. Grazie beta, per la condivisione
  9. Erano almeno due anni che mi riproponevo di visitare questo museo e, infine, sono riuscito nell'intento. La distanza da Tokyo non è eccessiva, circa un'ora e mezza di treno dal centro, e in apparenza basta inserire "Kimura Museum" su Google per ottenere tutte le info necessarie. Nella realtà non bisogna fidarsi degli orari che appaiono alla prima schermata; gli orari giusti sono quelli visibili nel sito in giapponese http://shizuoka.myta...-art-museum.php Nel sito si indica il martedì come giorno di chiusura o, nel caso in cui una festa nazionale capiti quel giorno, sarà chiuso anche il mercoledì. Si badi bene che questo sistema, che è chiamato "provvedimento per tutelare i giorni di riposo", vale per tutti i luoghi visitabili e può causare confusione. Innanzitutto, quando la festa nazionale cade nel giorno di riposo settimanale, non è detto che il luogo cui si vuole accedere sia necessariamente chiuso. Per esempio, in occasione della Festa della Cultura, molti musei (e anche i giardini del Palazzo Imperiale) restano comunque aperti anche se la festa cade di lunedì (che sarebbe il consueto giorno di chiusura). La chiusura avviene dunque il giorno successivo. Ci sono, però, anche luoghi che tengono chiuso tutti e due i giorni, approfittando sia della festa che del "recupero del riposo settimanale". Quindi occorre informarsi bene. Per quanto riguarda il Kimura la faccenda è un pò più complicata. Si tratta di un museo privato, dunque la visita si svolge seguendo le regole di una visita in una casa privata ma il vero problema è questo: il custode è già molto anziano e pare che il museo non venga più molto visitato quindi...di fatto il museo è aperto molto sporadicamente e le visite si fanno, in pratica, su appuntamento. Se volete programmare una visita vi consiglio caldamente di prendere accordi telefonici in anticipo, per evitare sorprese. Il numero è: 0456 624429 Se non avete un amico in loco che può aiutarvi nella telefonata, è sempre possibile chiedere nella hall dell'albergo in cui alloggiate di fare una chiamata per voi e fissare un giorno e un orario. Il Kimura Museum si trova a Yugawara, una piccola località che si affaccia sulla baia di Sagami, in una zona collinare a picco sul mare che ricorda vagamente la Liguria, e che rivendica per sè il ruolo di città natale di Masamune. Questo fatto spiega bene come le lame esposte siano di scuola Sōshū. Il museo dista dalla stazione ferroviaria di Yugawara circa due km. C'è un autobus che porta molto vicino ma passa ogni 20 min e il mio consiglio è di fare la strada a piedi (se il tempo è buono, ovviamente). Ciò vi permetterà di assaporare il clima particolare che si respira in una cittadina di provincia, in cui ancora ci si saluta incrociandosi sul marciapiede e dove agli angoli delle strade si possono trovare piccoli banchetti improvvisati con sacchetti caserecci pieni di frutta e verdura. Nessuno li accudisce: c'è il prezzo su ogni busta e una cassettina in cui mettere i soldi. Inoltre, la passeggiata vi scrollerà via la "frenesia" di Tokyo, vi darà il senso del "pellegrinaggio" e vi consentirà di arrivare al museo nelle migliori condizioni di spirito. Purtroppo devo dire che il museo, pur essendo estremamente affascinante, non versa in buone condizioni. Si nota chiaramente che i visitatori scarseggiano e la "gestione" è portata avanti con fatica. Le sale sono ben chiuse da porte blindate ma al piano terra, dove sono conservate le ceramiche, le stuoie (dentro le teche) su cui stanno appoggiati gli oggetti pullulano di muffe multicolori. Molto probabilmente le ceramiche non soffrono l'umidità ma l'impressione che può trarne un visitatore "standard" non può essere che sconcertante. Le lame sono al primo piano, che non è così umido, e sono tenute ben oliate (anche i nakago). Quindi sono in ottime condizioni di conservazione e non sembrano a rischio. Molte spade mostrano un tipo di politura "vecchio stile" con hadori bianchissimo che rende difficile vedere bene le attività nell'habuchi (di contro la hada si vede nei minimi dettagli) ma...bisogna accontentarsi. Molti pezzi sono straordinari e la visita è d'obbligo per gli appassionati del Sōshū. Assolutamente consigliato.
  10. Queste lame antiche hanno tutte, in genere, un forte niku che viene rispettato dai politori. Quindi è sempre ben percepibile anche se la lama è stata polita molte volte. Parimenti, sono generalmente ben bilanciate anche se di lunghezza generosa e non danno sensazione di pesantezza.
  11. Il Sano Art Museum (佐野美術館 Sano Bijutsukan) è un museo creato nel 1966 da Sano Ryūichi, noto imprenditore e fondatore dell'importante compagnia di prodotti chimici Tekkōsha. Il museo si trova nella città di Mishima, nella prefettura di Shizuoka, a circa 2 ore di treno dal centro di Tokyo e contiene una raccolta di circa 2500 oggetti tra cui un'importantissima collezione di spade. Uno dei pezzi forti di questa collezione è un'importante naginata firmata Bizen no kuni Osafune-jū Nagamitsu tsukuru (備前国長船住人長光造) classificata Tesoro Nazionale. Benchè tecnicamente sia un museo privato, è gestito e organizzato come un moderno museo pubblico (si visita con le scarpe e vi è un attrezzato book shop) e propone un fitto e interessante programma di mostre temporanee i cui temi spaziano dall'oplologia giapponese alla ceramica, dalla calligrafia all'arte grafica contemporanea. Il Sano Museum collabora inoltre a pubblicazioni estremamente interessanti che riguardano il mondo della nihonto, edizioni che arricchiscono la libreria di ogni studioso. Avvertenza: lo spazio espositivo del museo non è grandissimo e in genere è quasi interamente occupato dalle mostre temporanee. Resta sempre un piccolo angolo di mostra permanente dove vengono proposte a rotazione alcune delle opere più significative della collezione ma, se l'obiettivo è quello di vedere solo le spade, è sempre meglio controllare il tema della mostra in corso, per non rimanere delusi (e non fare un viaggio piuttosto lungo a vuoto). Ad esempio, durante la mia ultima visita, erano esposte tre meravigliose statue lignee risalenti al periodo Heian ma non la famosa naginata; per il resto il museo era occupato dalle opere inerenti alla mostra in corso, che non aveva nulla a che fare con la nihonto. Adiacente al museo vi è un meraviglioso giardino, che merita senz'altro una sosta. Per info dettagliate: http://www.sanobi.or.jp/eng/ La prossima mostra in calendario che riguarda il tema che ci interessa sarà: "The Glory of Japanese Sword" Si terrà dal 7 gennaio al 16 febbraio 2020. Se qualcuno avrà modo di andarci credo non resterà deluso.
  12. Ciao Cristiano, le tue domande sono esattamente in tema con i quesiti che ho posto anch'io negli ultimi due incontri informali di studio che abbiamo avuto con Hinohara sensei (a margine dei kansho con le Branch). Innanzitutto occorre premettere che il sistema delle Gokaden, su cui si basano praticamente tutti i testi che studiamo, è di recente adozione e, benchè sia utile a dipanare la complessa matassa dello studio della nihonto, non esaurisce certo il problema dell'identificazione, Anzi, in certi casi è nettamente limitativo. Hinohara stesso ha espressamente detto che il sistema delle Gokaden "si applica male alle lame più antiche le quali, per certi versi, mostrano caratteristiche molto simili tra loro". Ecco perchè, ad esempio, le lame Sanjo possono mostrare elementi che noi diremmo "in stile Yamato", pur se non fanno parte di quella tradizione. Ed ecco perchè la maggior parte di questa categoria di lame mostrano un habuchi prevalentemente composto di nie, pure quelle di tradizione Bizen. Per quanto riguarda il jifu ed il jifu utsuri, ne abbiamo parlato proprio in questa occasione. Sono due fenomeni diversi. Il jifu è una variazione di colore della hada: tipicamente si tratta di aree più scure causate dall'affioramento del metallo interno, più morbido. Ma, al contrario di ciò che chiamiamo shingane, questi affioramenti non sono determinati dalle molte politure che hanno "sfondato" lo strato esterno ma dal tipo di ripiegamento eseguito durante la forgiatura. Quindi è, a tutti gli effetti, una caratteristica della lavorazione e non un difetto causato dalla "stanchezza" della lama. Il jifu è visibile sempre, in ogni angolazione di luce, spesso anche nelle foto. Il jifu utsuri è, invece, un vero utsuri (ossia un "riflesso" visibile solo in certe angolazioni di luce e, quasi sempre, non visibile in foto) e può essere di due tipi: un tipo mostra un vero e proprio antai ed è abbastanza uniforme (si trova principalmente nelle lame tardo Heian/primo Kamakura oppure nelle lame di scuola Unrui del tardo Kamakura), l'altro tipo è meno uniforme, talvolta a chiazze, può anche non avere un vero e proprio antai e si trova nelle lame ko Aoe (ed è simile a quello ko Bizen). Purtroppo si tratta di fenomeni molto difficili da spiegare a parole, quindi l'unico modo di capirci veramente qualcosa è l'esame dal vivo. Per rispondere alle tue domande, direi che le differenze tra le lame più antiche (intendiamoci, stiamo parlando di XI/XII secolo. Le datazioni "tradizionali" che collocano Yasutsuna o Sanemori al IX secolo sono completamente superate...) riguardano il sugata e l'aspetto del metaillo, che essendo di produzione locale può avere caratteristiche tutte sue. Ad esempio ko Bizen ha un koshizori molto particolare e tipico, diverso dal koshizori ko Hoki. Ko Naminohira e Bungo Yukihira, invece, hanno koshizori ma, nel complesso, la lama appare più "spostata" verso il centro ed il sori è meno forte. Con la lama in mano è un pò più semplice cogliere le differenze. Per quanto riguarda il colore del metallo, questa lama di Tomonari appare abbastanza scura nel complesso ma non ha jifu e il colore è uniforme. Yasutsuna, invece, mostra zone chiare ed altre ben scure (jifu). Entrambe hanno jifu utsuri, tutto sommato abbastanza simile anche se in Tomonari è leggermente più evidente (complice il fatto che la hada è più omogenea, direi). Diverse lame "ko" che, negi anni, ho potuto vedere mostravano urumi gokoro. In certi casi questa "attenuata brillantezza" dell'habuchi può essere causata dalla stanchezza della lama. In altri casi, come ad esempio nelle lame più antiche del Kyushu, Yukihira ad esempio, da una precisa scelta tecnico-stilistica. Nel caso di queste due specifiche lame di Yasutsuna e Tomonari, credo si possa parlare di stanchezza. Anche perchè, per fare un esempio, ho visto (due giorni dopo) una ko Bizen Yoshimune (nagasa di oltre 92, quindi praticamente "gemella" di Tomonari) con un habuchi assai brillante. Per quanto concerne la "rusticità", se vogliamo intendere il termine come sinonimo di hadadachi, allora, si: la hada di Yasutsuna appare più "rustica".
  13. La ko hoki Yasutsuna è questa: http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=8666&view=&hl=&fromsearch=1 Rispetto alla descrizione devo dire che la hada ha un aspetto molto "coarse" ma la lama è senz'altro piuttosto consumata dalle politure. Ad ogni modo il kitae è davvero affascinante, con complicate attività di nie e cambi di colore (jifu e jifu utsuri). Anche questa spada mostra il monouchi diritto (anzi, quasi "piegato" in avanti).
  14. Si, è quella. Il tachi di Tomonari è davvero notevole, innanzitutto per le dimensioni sopra la media. Il sugata è comunque classico, con profondo koshizori, funbari e monouchi utsumuku, ossia ben diritto. Quest'ultimo particolare è di fondamentale importanza per l'analisi del sugata in quanto abbiamo visto come nelle lame che riprendono le forme antiche (riproposte fin dal tardo Kamakura, ad esempio da Rai Kunimitsu, tra Showa e Genko jidai) il sugata sia praticamente uguale tranne che per la parte del monouchi che, invece, presenta sempre un leggerissimo sori. Rispetto alla lama di Sanemori, posta accanto, presenta una hada leggermente più grezza (ma forse si tratta di stanchezza) e scura. Vi è jifu utsuri, come da manuale. Hamon molto classico, con hotsure, kinsuji e un bellissimo e visibile uchinoke. La Sanemori, invece, mostra un kitae più compatto e, benchè vi sia jifu utsuri, il colore è chiaro. L'hamon appare molto più "moderno", con nette variazioni di altezza. Il disegno è ko choji e ko midare con forte prevalenza di nie.
  15. Durante il kansho (che, ricordo, è stato organizzato in esclusiva per i membri delle Branch USA, EU e Italia) sono state proposte e studiate le seguenti lame: Tachi, mei Tomonari (ko Bizen), nagasa 96,05 cm, classificata Juyo Bijutsuhin Tachi, mei Sanemori (ko Ichimonji), nagasa 66,05 cm, classificata Juyo Bijutsuhin Tachi, mei Yasutsuna (ko Hoki), nagasa 79,99 cm, classificata Juyo Bijutsuhin Tachi, mumei, kinzogan mei Sukezane, nagasa 72,11 cm (questa stessa lama è proposta a pag.14 del numero III-2019 del nostro Bollettino). Tachi, mumei, attribuito a Norishige Tachi, mumei, attribuito ko Aoe, nagasa 70,75 cm Tachi, mei Motozane (Bizen, contemporaneo di Motoshige, tardo Kamakura), nagasa 71,81 Tachi, mumei, attribuito a Chogi, nagasa 70,9 cm Katana, mei Gorozaemon Kiyomitsu (Tenbun jidai), nagasa 68,63 cm Katana, mei Okisato Kotetsu
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