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G.Luca Venier

Socio INTK
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Che riguarda G.Luca Venier

  • Rango

  • Compleanno 19/04/1968

Profile Information

  • Sesso
    Uomo
  • Provenienza
    PN - FI - LU
  • Interessi
    Strumenti musicali a corda e ad arco pre '900, orologi automatici svizzeri '40-'50, biciclette d'epoca.

Contact Methods

  • MSN
    gianlucavenier@gmail.com

Ospiti recenti del profilo

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  1. La prima lama mi sembra di conoscerla. Se ho ragione è firmata Norimitsu (Ho Norimitsu), gruppo kozori, ed è datata Oei 32.
  2. G.Luca Venier

    Ciao a tutti

    Buonasera Filippo e benvenuto.
  3. G.Luca Venier

    Presentazione

    Buongiorno e benvenuto
  4. Grazie a te, beta, per lo spirito e l’inesauribile energia nello scandagliare gli aspetti meno omote di questo sodalizio. In questo periodo vivo in venti di tempesta e sono impegnato a regolare vele, scotte e drizze. So che puoi capirmi. Anche se non sono lesto nel rispondere, ho sempre orecchie e occhi per cogliere i tuoi stimoli. Arrivano sempre a segno.
  5. Ciao beta, anche se adesso l’hai tolta ti ringrazio comunque per la “dedica” ! Condivido quanto scritto nel testo. Vorrei aggiungere che l’imprescindibile destinazione d’uso di questi oggetti implica, storicamente, uno sforzo conoscitivo ben diverso rispetto a quello riferito ad altri “collectibles”. Provo a spiegarmi meglio. Armi e strumenti musicali sono probabilmente l’accoppiata più antica destinata ad abbellire le magioni dei più abbienti. Vanno assieme perché, tradizionalmente, il percorso educativo dei privilegiati prevedeva sia l’uso delle armi che la pratica musicale (da notare che anche al Museo Stibbert esiste una piccola raccolta di strumenti musicali) ed il percorso durava anni. Occorre dunque tener presente che tutte quelle lame (e/o fucili) e i violini (e/ o chitarre) appesi al muro, al di la del valore estetico e storico, potevano essere anche maneggiati o suonati con grande perizia dai loro possessori. Indipendentemente dal fatto che poi la “pratica” rimanesse circoscritta alle mura di casa oppure no. Tra questi personaggi storici c’è chi non ha mai fatto neanche un duello, pur essendo un maestro del maneggio, e chi non ha mai fatto un vero concerto, pur suonando come un professionista. Quindi l’inquadramento “storico-pratico” ha relativa importanza mentre resta fondamentale la formazione individuale. Questo per dire che il moderno collezionista di strumenti, che non sa trarne neppure una nota, ed il collezionista di spade, che non sa neanche come si impugnano correttamente, si perde inevitabilmente una grossa fetta del mondo in cui si è immerso. L’associazione giapponese del kendo ha, a suo tempo, creato uno stile di iaido proprio perché appariva paradossale che un praticante “di spada” non avesse idea di come si debba maneggiare correttamente una vera spada (dal momento che lo shinai, tutto sommato, è più simile ad un bastone). Quando ho tenuto in mano la prima volta una Nihonto, nel dojo, mi tremavano le ginocchia. Mi tremavano le ginocchia anche quando ho tenuto in mano un Guarneri del Gesù, in una bottega di liuteria in Firenze. Rimasi in attesa tutto il giorno, finché non arrivò il proprietario; dato che lo strumento era valutato 8 milioni di euro, non dava mai un appuntamento preciso per evitare furti lungo la strada. Poi, col tempo, ho studiato, praticato e preso confidenza con le cose. Non considerando più questi oggetti solo come pezzi da appendere ad una parete o da apprezzare ogni tanto con mano malsicura. Così, adesso, sono in grado di impugnare una lama di Tomonari e sentirla immediatamente parte di me, “sentirla” senza turbamento. Come pure posso “rigettare” una lama di Sanemori perché sbilanciata. A dispetto del suo status di Juyo. E ho potuto strimpellare vari strumenti preziosi del ‘700, godendo unicamente del piacere di farlo (senza alcuna altra pretesa). Forse, per chi si limita a conservare questi oggetti in una teca, traendoli qualche volta come fossero reliquie, si tratta di un aspetto di difficile applicazione, arduo da comprendere. In effetti, è proprio così. Nihonto e strumenti musicali inducono (e, necessariamente, prevederebbero) un proficuo allargamento degli orizzonti personali. Peccato non approfittarne.
  6. Yamashiro no Kami è un titolo onorifico e non ha nulla a che vedere con il luogo di residenza del forgiatore. Quella dei titoli onorifici da aggiungere alla firma è una prassi che prende piede e diventa assai comune nel periodo Shinto.
  7. G.Luca Venier

    Onna Bugeisha

    Grazie beta, argomento interessante e non molto noto. Nel Museo di arte orientale di Corfù vi è una sala dedicata, cosa assai rara. In Giappone ho avuto modo di affrontare, shinai alla mano, qualche nobile donzella armata di naginata e vi posso assicurare che non è una passeggiata. Entrare nella guardia è molto difficile e senza parastinchi son dolori.
  8. Buongiorno Effe, grazie della condivisione. Mi spiace doverti dire che la tsuba è di qualità piuttosto bassa e ha un aspetto di replica realizzata a fusione. Su internet se ne trovano altre praticamente uguali, con la stessa firma e tema e qui puoi trovare qualche discussione al proposito. http://www.militaria.co.za/nmb/topic/6881-tsuba-signiture-identification-please/ http://www.wehrmacht-awards.com/forums/showthread.php?t=889092
  9. G.Luca Venier

    Presentazione

    Benvenuto Federico. Diversi tra noi, in questa sede, condividono la tua stessa passione per gli ukiyoe. Forse qui potrai trovare qualche discussione interessante sul tema. http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=9638&page=27&do=findComment&comment=115746
  10. Leon Kapp è uno tra gli studiosi che, negli ultimi anni, ha approfondito questo specifico argomento. Nel suo libro Modern Japanese Swords: The Beginning of the Gendaito era, pubblicato nel 2015, ha inserito molte foto di Gendaito perfettamente polite (cosa rara) dalle quali si possono evincere dettagli interessanti. Per quanto riguarda il materiale utilizzato per realizzare queste lame, come già detto in molti altri topic, occorre essere prudenti. Nel periodo bellico il tamahagane era raro e i forgiatori hanno usato gli espedienti più diversi per ottenere comunque buoni risultati usando materiali alternativi. In realtà quello del materiale di partenza impiegato a quei tempi, argomento sul quale si sprecano le più disparate teorie, è un fattore di importanza relativa; la spada stessa è sempre il miglior testimone de sè, in barba a tutte le possibili colonne di carta stampata prodotte e alle nostre supposizioni conseguenti. :-)
  11. Magari riusciamo a fare uno sforzo logistico e ci prendiamo un caffè assieme (prima o dopo la mostra) :-)
  12. Vi segnalo questa mostra, che si terrà a breve. Chissà che non sia un'occasione per riunire il club...dal vivo. "Dal 12 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, una mostra pone a confronto il fascino delle stampe giapponesi di autori quali Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-1806) con quelle di artisti quali Edouard Manet, Henri Toulouse Lautrec, Pierre Bonnard, Paul Gauguin, Camille Pissarro e altri. La rassegna "Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Capolavori dell'arte giapponese", promossa dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Istruzione e Politiche Giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con i Musei Civici di Pavia, vuole mostrare le meraviglie delle ukiyo-e, ovvero le raffinate incisioni a colori su legno sviluppatesi nel Paese del Sol Levante a partire dal XVII secolo, e la profonda influenza che ebbero sulla storia dell'arte europea, soprattutto francese, del XIX secolo. L'esposizione presenta circa 170 opere, provenienti dalla collezione d'arte asiatica della Johannesburg Art Gallery, formatasi a partire dal 1938, a cui si aggiungono 29 stampe ukiyo-e di proprietà dei Musei Civici di Pavia, databili a prima del 1858, ed eseguite da quattro allievi di Utagawa Toyokuni, grande maestro della tecnica ukiyo-e nell'Epoca di Edo." http://www.vivipavia.it/site/home/eventi/hokusai-hiroshige-utamaro.html
  13. G.Luca Venier

    Visioni

    Grazie beta, per la condivisione
  14. Erano almeno due anni che mi riproponevo di visitare questo museo e, infine, sono riuscito nell'intento. La distanza da Tokyo non è eccessiva, circa un'ora e mezza di treno dal centro, e in apparenza basta inserire "Kimura Museum" su Google per ottenere tutte le info necessarie. Nella realtà non bisogna fidarsi degli orari che appaiono alla prima schermata; gli orari giusti sono quelli visibili nel sito in giapponese http://shizuoka.myta...-art-museum.php Nel sito si indica il martedì come giorno di chiusura o, nel caso in cui una festa nazionale capiti quel giorno, sarà chiuso anche il mercoledì. Si badi bene che questo sistema, che è chiamato "provvedimento per tutelare i giorni di riposo", vale per tutti i luoghi visitabili e può causare confusione. Innanzitutto, quando la festa nazionale cade nel giorno di riposo settimanale, non è detto che il luogo cui si vuole accedere sia necessariamente chiuso. Per esempio, in occasione della Festa della Cultura, molti musei (e anche i giardini del Palazzo Imperiale) restano comunque aperti anche se la festa cade di lunedì (che sarebbe il consueto giorno di chiusura). La chiusura avviene dunque il giorno successivo. Ci sono, però, anche luoghi che tengono chiuso tutti e due i giorni, approfittando sia della festa che del "recupero del riposo settimanale". Quindi occorre informarsi bene. Per quanto riguarda il Kimura la faccenda è un pò più complicata. Si tratta di un museo privato, dunque la visita si svolge seguendo le regole di una visita in una casa privata ma il vero problema è questo: il custode è già molto anziano e pare che il museo non venga più molto visitato quindi...di fatto il museo è aperto molto sporadicamente e le visite si fanno, in pratica, su appuntamento. Se volete programmare una visita vi consiglio caldamente di prendere accordi telefonici in anticipo, per evitare sorprese. Il numero è: 0456 624429 Se non avete un amico in loco che può aiutarvi nella telefonata, è sempre possibile chiedere nella hall dell'albergo in cui alloggiate di fare una chiamata per voi e fissare un giorno e un orario. Il Kimura Museum si trova a Yugawara, una piccola località che si affaccia sulla baia di Sagami, in una zona collinare a picco sul mare che ricorda vagamente la Liguria, e che rivendica per sè il ruolo di città natale di Masamune. Questo fatto spiega bene come le lame esposte siano di scuola Sōshū. Il museo dista dalla stazione ferroviaria di Yugawara circa due km. C'è un autobus che porta molto vicino ma passa ogni 20 min e il mio consiglio è di fare la strada a piedi (se il tempo è buono, ovviamente). Ciò vi permetterà di assaporare il clima particolare che si respira in una cittadina di provincia, in cui ancora ci si saluta incrociandosi sul marciapiede e dove agli angoli delle strade si possono trovare piccoli banchetti improvvisati con sacchetti caserecci pieni di frutta e verdura. Nessuno li accudisce: c'è il prezzo su ogni busta e una cassettina in cui mettere i soldi. Inoltre, la passeggiata vi scrollerà via la "frenesia" di Tokyo, vi darà il senso del "pellegrinaggio" e vi consentirà di arrivare al museo nelle migliori condizioni di spirito. Purtroppo devo dire che il museo, pur essendo estremamente affascinante, non versa in buone condizioni. Si nota chiaramente che i visitatori scarseggiano e la "gestione" è portata avanti con fatica. Le sale sono ben chiuse da porte blindate ma al piano terra, dove sono conservate le ceramiche, le stuoie (dentro le teche) su cui stanno appoggiati gli oggetti pullulano di muffe multicolori. Molto probabilmente le ceramiche non soffrono l'umidità ma l'impressione che può trarne un visitatore "standard" non può essere che sconcertante. Le lame sono al primo piano, che non è così umido, e sono tenute ben oliate (anche i nakago). Quindi sono in ottime condizioni di conservazione e non sembrano a rischio. Molte spade mostrano un tipo di politura "vecchio stile" con hadori bianchissimo che rende difficile vedere bene le attività nell'habuchi (di contro la hada si vede nei minimi dettagli) ma...bisogna accontentarsi. Molti pezzi sono straordinari e la visita è d'obbligo per gli appassionati del Sōshū. Assolutamente consigliato.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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