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Gisberto

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  1. Gisberto

    Ciao a tutti

    Benvenuto.
  2. Gisberto

    Il pennello e la spada

    Su tali tematiche ho talvolta l'impressione che si finisca per fare riflessioni morali su un contesto molto lontano (temporalmente e geograficamente) da quello a cui appartengono i nostri parametri di giudizio. Intanto l'omosessualità oggi è considerata una tematica appartenente all'ambito privato ("ognuno è libero di vivere la propria sessualità come meglio crede" qualcuno nei precedenti post commentava), mentre in contesti come la Grecia Classica, la Roma Imperiale, e il Giappone Feudale, in taluni casi assumeva connotazioni anche sociali. Detta in parole povere per qualcuno poteva non esserci affatto "libertà", intesa come la vediamo oggi noi, sia talvolta per costrizioni esterne, altre volte per costrizioni interne non meno forti. Ricordo di aver letto un racconto giapponese di un giovane samurai tanto affezionato ad un amico di infanzia che, alla sua morte, si sente in dovere di prenderne il posto nella relazione omessuale con uomo più anziano, pur provando profonda angoscia per tale difficile scelta. In tale storia non c'è nulla che riguardi l'eros, ma solo una particolare interpretazione del senso del dovere (Giri). Basandosi sugli stessi parametri morali che applichiamo per giudicare tali comportamento, dovremmo allora essere infastiditi anche da tante altre cose, come ad esempio il fatto che esistessero caste sociali in barba all'amore modernista per la democrazia, oppure che per i nobili fosse giudicato etico (e in taluni casi dovuto) il suicidio rituale al punto di idealizzarlo come valore nazionale. A mio avviso la storia e le altre culture (anche contemporanee) vanno studiate con una notevole apertura mentale, per sviluppare la quale varrebbe la pena si soffermarsi a pensare su cosa, tra qualche centinaio di anni, potrebbe essere considerato poco accettabile della nostra società; e temo basterebbe utilizzare anche gli attuali parametri etici per giungere a qualche ipotesi.
  3. Gisberto

    Sera a tutti!

    Benvenuto.
  4. Ho visto ora i nomi dei file (i kanji non riesco proprio e decifrarli ) La prima è di Iwama Masayoshi (政盧) (Scuola Hamano) e la seconda di Nobuyoshi (信盧) suo studente.
  5. Non credo che potessero essere montate perchè il seppadai non è funzionale:un eventuale seppa coprirebbe una parte essenziale della composizione (rovinandola per giunta essendo entrambe fatte di rame / leghe ri rame, relativamente "morbide" quindi ). Inoltre non credo che i sempa resteremmero mneanche in piano rendendo. Confrontando anche il lato ura credo che ci sia decisamente un collegamento stilistico tra le due tsuba, la seconda è a mio avviso una rivisitazione della prima o quantomento di una fonte comune alle due.
  6. Belli, soprattutto il secondo sembra di fattura notevole. A quanrto sembra non nascono però per uso come finimenti, ma come oggetti artistici fini a se stessi. Sarebbe interessante vedere il lato ura. G.
  7. Gisberto

    Patinare una Tsuba

    Se è in ferro un ritocchino sarebbe più facile, ma meglio affidarsi a chi lo sa fare, altrimenti rischi di far sembrare la tua tsuba un falso moderno. Tecnicamente la patina tradizionale sul ferro si ottiene producendo in modo controllato della ruggine e poi passivandola con composti organici (tipicamente tannino, tradizionalmente quello contenuto nel the). Ma evitare che rimangano bolle di ruggine attive in profondità e ottenere la tonalità di colore desiderata richiede esperienza e precisione. Non ti far tentare da ricette casalinghe e poco tradizionali che trovi in rete a base di acqua ossigenata e olio di motore esausto caldo. Sono porcherie che non mi azzarderei a fare neanche sula tsuba dozzinale del mio Iaito in lega. Continuo a pensare che è meglio se la lasci così come è.
  8. Gisberto

    Patinare una Tsuba

    Un esperto ti risponderebbe che la tsuba va sempre ripatinata in toto rimuovendo prima la patina preesistente. Questo ovviamente ha senso per un oggetto originale e di valore tale da giustificare un intervento di restauro abbastanza importante. Quanto a consigli pratici preferisco non darne, ma ti faccio notare che le tecniche di patinatura, e di conseguenza il colore che si vuole ottenere, dipendono fortemente dal materiale di cui è composta la tsuba (a grandi linee le due categorie sono ferro verso leghe di rame). In ogni caso se si tratta del nakago ana, lascierei la tsuba così come è. Non mi sembra un difetto estetico importante (quindi perchè rischiare di peggiorare la situazione) e vedrai che in un centinaio di anni si ripatina da sola. Può sembrare solo una battuta, ma è più seia di quanto possa sembrare .
  9. Gisberto

    Ciao a tutti

    Benvenuto
  10. Ora l'allegato dovrebbe essere a posto. provo a fare i raggruppament che proponi, ma almento per il primo edo i dati potevano essere già sufficienti
  11. Ho aggiornato l'allegato con un documento su cui ho apprortato qualche correzione è modifica. Poi mi sono accorto che manca il commento al Momoyama: Nel momoyama si rilevano due ragguppamenti ben distinti, però mente nelle lame più corte sembra che ci sia una relazione di crescita del sori al crescere della lunghezza, nel secondo cluster la relazione apparirebbe inversa. Ritengo che sia solo un effetto casuale generato dallo scarso n umero di lame, secondo me con più campioni si dovrebbe avere una distribuzione analoga a quella del tardo Muromachi, con cui i dati del Momoyama si sovrappongono molto bene. Bon nuit mon amis.
  12. Provo ad elencare cosa vedo in questi dati: 1) Transizione Medio Kamakura -> tardo kamakura - Nambokucho Si delinea un progressivo allungamento dei Wakizashi, a cui si associa un iniziale lieve riduzione di sori, che poi nell'ultima era aumenta decisamente Però i campioni sono pochi e se si visualizzano in uno stesso grafico si ottiene un gruppo abbastanza omogeneo. Forse è un caso che i campioni disponibili siano così disposti, oltretutto nell'ultima era la lama più corta non risulterebbe un eccezione. Qualche campione in più potrebbe fornire delle conferme o confutazioni 2) Primo Muromachi In prima approssimazione (linea rossa) si delinea una crescita lineare del sori all'aumentare della lunghezza della lama. Un'analisi più approfondita fa emergere che si potrebbero interpretare i dati come soggetti ad una discontinuità: tra i 40 e i 48 cm il sori varia tra circa 0,5 e 1 cm in modo indipendente dalla lunghezza oltre i 48 cm cresce tendenzialmente all'aumentare della lunghezza della lama Cosa succede alle lame a questa misura di 48 cm? cercare la risposta a questa domanda potrebbe portare a risultati interessanti però ci sono due caveat: sotto i 48 cm il sori è comunque modesto e per sua natura una nihonto rimane sempre una sciabola, quindi il sori non è che può continuare a scendere indefinitamente (se si esclude il caso delle chokuto) i dati per le lame più corte sono comunque pochi e potremmo essere di fronte ad un effetto ottico 3) Medio muromachi I dati sono pochie e i campioni sono abbastanza raccolti in una lunghezza compresa tra 44 e 52 cme e un sori tra 1,2 e 1,4. Non ci dice molto se non che sembra un'era parecchio conformista 4) Tardo Muromachi Maggiore variabilità di lunghezza e sori, con una tendenza ad una crescita lineare del sori all'aumentare della lunghezza. Si notano casi di lame sotto i 48 cm con sori notevolmonte maggiore di quanto si è potuto rilevare in tutte le ere precedente. E' un fenomeno interessante che segna un deciso cambiamento di stile. per le lame più lunghe invece non si può dire altrettanto 5) Primo Edo Che lo Shinto sia un periodo di grandi cambiamenti lo sanno pure i bambini, ma torna con maggiore enfasi il fenomeno che si notava nel Primo Muromachi: a 51 cm di lunghezza c'è una netta discontinuità Rispetto al caso precedente ci sono meno dubbi, il sori minimo difficilmente scende sotto i 0,75 cm, chè è sufficentemente più ampio dello 0,5 cm del primo Muromachi da far presumere che se avessero voluto avrebbero potuto fare lame anche più corte ma hanno effettuato una scelta stilistica precisa. Inoltre i casi sono elevati eben distribuiti. Investigare questa discontinuità potrebbe essere davvero interessante 6) Medio Edo Altro netto Cambiamento, il sori minimo cambia decisamente, sono rari i casi di lame sotto i 45 cme e non si nota (salvo che i campioni non sono tantissimi) l'andamento di tendenza alla crescita del sori all'aumento della lunghezza. Altro non si può dire 7) Tardo Edo Ritorna l'effetto di tendenza alla crescita del sori all'aumento della lunghezza della lama, inoltre si nota che rispetto al primo Edo si hanno sori molto più marcati sulle misure di nagasa più corte. Infine una considerazione a tutto tondo: nelle diverse ere ci sono cambiamenti netti, ma questo non deve stupire perchè le ere sono state definite proprio in considerazione di tali cambiamenti. Insomma gli studiosi di Nihonto del passato sapevano quello che facevano. Un tale esercizio in effetti non penso che possa portare a nuove scoperte nel campo delle nihonto, ma al massimo, con molto lavoro e molta fortuna, far riscoprire qualcosa che ai giapponesi è abbastanza ovvio e che quindi non si trova scritto in nessun testo occidentale. Spero che quanto sopra possa promuovere qualche proficuo ragionamento, ma voglio precisare che è stato solo un giochino e che non ho utilizato il rigore matematico-scientifico che tale analisi meriterebbe. Ogni commento, osservazione o idea contrastante su quanto sopra è ben accetta. G.
  13. Grazie a te per i dati. Oggi putroppo è un venerdì nero al lavoro (stiamo revisionando un processo bancario di gestione dei Titoli in Default - non so se avete colto la battuta ) e non riesco proprio a postare nulla. Provo a inserire qualche cosa in più stanotte o domani sera. G.
  14. In risposta alla domanda di Paolo su cosa approfondire con eventuali kantei: quando si hanno pochi dati è facile fare dei raggruppamenti, ma se si ha un valore posizionato molto distante dagli altri può essere utile analizzarlo: se risulta cha la lama ha caratteristiche eccentriche, allora in prima approssimazione si può pensare che il gruppo sia sensato, in caso contrario si deve desumere che probabilmente aumentando il numero dei campioni la zona in cui si posizionano sarà più ampia di quella inizialmente delimitata. Per la sequenza delle tre eree più antiche, è vero che è interessante (ma ricordiamocidi verificare se comparandola con il classico grafico di comparazione dei sugata per caso trovo una conferma tanto evidente da essere banale, potrebbe essere la scoperta dell'acqua calda), ma mi è venuto il dubbio che sia solo un effetto apparente causato dalla scarsità di esemplari. Se si prova a unire in un solo grafico i campioni di tutte e le tre le ere, ne esce un insieme più omogeneo di quello che può sembrare tenendoli separarti. Per il resto, se mi date un po' di tempo spiegherò meglio cosa sono tutte quelle linee che ho disegnato e quali informazioni rappresentano secondo me. Nel frattempo voglio estendere l'analisi suddividendo ulteriormente i gruppi dei campioni per scuola, soprattutto quelli dello Shinto che sono molto numerosi. Per ora, buona notte a tutti.
  15. Acciderbolina, non mi sono accorto del cambio di scala tra Tardo Kamakura e Nambokucho. Correggendo la posizione relativa, la transizione si fa più interessante. Poi correggero il grafico. Paolo che ne pensi? Avevi già fatto anche tu di queste analisi preparando il tuo libro sull'analisi del Sugata o pensi ci siano margini per fare dei nuovi ragionamenti? G.
  16. In allegato un giochino buttato giù nell'ora di pranzo. E' fatto tutto a naso; per un'analisi seria dovrei rispolverare i tool matematici che usavo per la tesi in modo da fare dei clustering e delle regressioni con i minimi quadrati corrette, ma dopo dieci anni non sono sicuro di saperli ancora usare . I campioni senza il dato di sori sono stati ignorati. I campioni cerchiati sarebebro da approfondire con dei kantei mirati secondo me. Per ora non ho differenziato tra ubu e suriage/Machi okuri. Volevo, ma non avevo tempo. G. Wakizashi.pdf
  17. Sto facendo qualche statistica sulla scheda Wakizashi. Intanto segnalo che nella sezione Tardo Edo è indicata una mumei con 4,3 di sori. E' un refuso o un dato correto? Per il momento l'ho esclusa dalla lista perchè mi manda fuori scala i grafici G.
  18. Il tema è complesso. In alcune specifiche forme di arte, e per rimanere in tema con il forum diciamo apertamente anche per quanto riguarda la forgia delle Nihonto e le arti/artigianati collegati, sempre con l'attenzione di limitarci a specifici periodi storici/scuole di produzione, l'apprendimento dell'arte prevede esplicitamente la pedissequa ricerca della perfetta imitazione del proprio Maesto. Questo deriva dalla particolare forma di insegnamento utilizzata in tali contesti, in cui non si spiega all'allievo, ma si mostra solamente, pretendendo che questi ripercorra autonomamente l'intero percorso fatto dal maestro se ne è in grado, senza alcuno sconto. Il Maestro in questo caso incita, critica, corregge, ma non facilita l'allievo, al contrario può accadere che lo ostacoli anche quando è sulla buiona strada, proprio per metterlo alla prova e stimolarne la crescita (che peraltro anche la scienza occidentale riconosce possa essere incentivata, negli individui opportunamente predisposti, dalle situazioni di crisi). Tale metodo può essere di non facile accettazione dagli occidentali, dove (in estrema semplicità, perdonatemi quindi la generalizzazione prossima al qualunquismo) il culto del Progresso ci ha da secoli insegnato a pensare che l'individuo deve partire da dove si è fermato chi lo ha preceduto e fare un passo (almeno uno) in avanti in più. Si potrebbe trovare un riflesso di questa forma di pensiero nell'estrema importanza che hanno i libri per gli occidentali, quasi che leggendo in pochi giorni un libro si possa teoricamente interiorizzare tutto ciò che per essere messo su carta ha verosimilmente richiesto molto più tempo (senza contare l'intero arco ndi a vita richiesta all'autore per raccogliere il bagaglio di esperienze che gli hanno permesso di affinare un idea al punto di renderla trasmissibilead altri). Metodo alle fondamenta opposto al primo che ho delineato e non per forza migliore i peggiore. In fondo entrambe le stade sono sopravvissute a lungo. Ognuno giudichi dai frutti e scelga la propria strada. Fatto sta che, ove venga proposto il primo metodo descritto, il percorso da seguire impone un assoluto auto annichilimento dell'Io, raggiunto "idelmente" il quale (oramai siamo nella filosofia) si è Maestri e si può costruire qualcosa di personale, diciamo anche di distintivo (ma distintivo di cosa se l'Io è realmente morto? invito a meditare a tal proposito per quanto riguarda sull'uso Giapponese di cambiare nome prendendo in prestito per il nuovo, parte di quello del Maestro). Tutto cio però senza rinnegare il metodo seguito e pretendendo di propri allievi che a loro volta lo seguano integralmente. Chiedo scusa per essermi dilungato e preciso che ove per inadeguatezza nell'esprimermi abbia dato un tono di verità assoluta a quanto espresso, si tratta solo della mia opinione, benche lungamente meditata ed attualmnte oggetto di studio e approfondimento in contensti tanto occidentali che orientali. Se a qualcuno può interessare uno scambio di opinioni in proposito, sarebbe opportuno però spostare il tema in apposita discussione per non distogliere l'attenzione dal tema sottoposto dal gentile Idricus. Gisberto
  19. Rispetto il tuo pensiero, ma non lo trovo condivisibile in assoluto. Un saluto, G.
  20. Gisberto

    Sanmai tsuba

    Mauri, grazie mper la precisazione.
  21. Gisberto

    Sanmai tsuba

    La tsuba non è mia, è solo frutto di ricerca sul web. http://nihonto.us/SANMAI%20TSUBA.htm Il bordo non si vede bene, ma non mi sembra ci sia fukurin; tirando ad indovinare, con quel poco che ne so di oreficeria giapponese, si può ipotizzare una delle seguenti soluzioni: le due lamine esterne sono state saldate sul bordo le due lamine sono state ribattute sul bordo su cui precedente erano state realizzare asperità in modo da far aggrappare lo shakudo sull'acciaio (una volta montata i due seppadai renderebbero sicuramente il tutto stabile) sono state incollate con del matsuyani (pece giapponese da orafo) Per saperne di più bisognerebbe esaminarla dal vivo, o chiedere ad un esperto. Relativamente alle kagamishi tsuba non sapevo ce ne fossero costruite a strati, ma piuttosto mi risulta che fossero realizzate per fusione, principalmente in bronzo, con due mezzi stampi di specchio uguali (le metà per il dorso esterno).
  22. Gisberto

    Sanmai tsuba

    Tsuba sanmai del periodo momoyama con piastra centrale in ferro e rivestimento con lamine di shakudo lavorate a sbalzo e doratura. Questa è lavorata a mano e la differenza si vede. G. PS: riporto giusto una curiosità per chi non frequenta il forum da molto: a differenza del repousse, la tecnica giapponese dello sbalzo lavora sul positivo della lamina invece che sul negativo
  23. devi cliccare su una delle immaginine sotto la scritta "disponibile su".

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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