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Francesco Marinelli

Monete romane ad Okinawa

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Gli antichi erano molto più globalizzati di quanto solitamente si pensi. Altrimenti risulta poco spiegabile il motivo per il quale gli archeologi del XXI secolo rinvengano nel lontano Giappone antiche monete romane risalenti a circa 1700 anni fa.


L'agenzia di stampa nipponica Kyodo, ha riferito che quattro monete di rame romane risalenti al III o IV secolo sono state rinvenute nelle rovine del Castello di Katsuren (che è esistito tra il XII e il XV secolo.), ad Uruma nell'isola Okinawa, a circa 9.000 chiloletri dalla Città eterna. E' la prima volta che delle monete romane vengono ritrovate in Giappone.


Ogni moneta misura da 1,6 a 2 cm di diametro. Purtroppo i disegni su entrambi i lati non sono chiari a causa della corrosione, ma sulla base di analisi a raggi X, il consiglio ha detto che le monete sembrano avere l'immagine di Costantino I, che è stato sul trono di Roma tra il 306 e il 337, e sul retro l'immagine di un soldato con una lancia.


Altri reperti rinvenuti dal sito comprendono una moneta del XVII secolo ottomano, così come altri cinque elementi rotondi metallici che sembrano essere anch'esse monete.



Okinawa era un tempo il centro del Regno delle isole Ryukyu, uno stato autonomo che, approfittando della felice posizione geografica tra Giappone, Cina e Sudest asiatico, traeva vantaggio dal commercio con entrambe le potenze asiatiche.


Questo ruolo commerciale rende plausibile che le monete siano passate di mano in mano lungo la Via della Seta per arrivare fino alle mani dei proprietari del castello.




Queste monete saranno visibili presso il Uruma City Yonagusuku Historical Museum, nel centro di Okinawa, fino al 25 Novembre.



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Ma dove le trovi?!?

 

Costantino e sua madre (Sant'Elena) furono molto venerati nel medioevo cristiano.

Il suo editto, proprio a Milano, fermo le persecuzioni ai Cristiani, certo non disgiunto dalla visione della croce celeste che gli diede la vittoria a Ponte Milvio.

La madre è protagonista della leggenda della Vera Croce e anche del recupero dei corpi dei Magi (che poi il Barbarossa ha scippato ai milanesi, per costruirci sopra il Duomo di Colonia).

Credo ce ne sia abbastanza per fare di queste monete oggetti dal valore simbolico e forse per questo degni di viaggiare tanto lontano.

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Rari Gioielli dell’Antica Roma ritrovati in una tomba del V° secolo a Nagaoka in Giappone: a distanza di 1.500 anni una testimonianza straordinaria di come l’Impero Romano, oltre ad essere potente militarmente, era molto avanti anche nell’idea di mercato globale e di commerci esteri
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La tomba dove sono stati ritrovati i gioielli romani
Sicuramente tutto potevano immaginare gli studiosi giapponesi del Nara National Research Institute for Cultural Properties quando hanno effettuato alcuni scavi a Nagaoka, località non lontana dalla vecchia capitale nipponica Kyoto.
Nel tumulo del V° secolo chiamato Utsukushi (美しい – bello) ecco che è arrivata la grande sorpresa. I gioielli scoperti sono di piccole dimensioni in vetro, di una misura intorno ai 5 millimetri di diametro, con piccoli sfumature dorate che ne legano il design. Effettuando delle analisi sul reperto si è visto che per la composizione è stato utilizzato il natron, un cristallo usato per la fusione di prodotti soprattutto dagli artigiani romani dell’Impero. Le perle, che hanno un foro nel mezzo, sono stati realizzati con un metodo relativamente sofisticato in cui gli artigiani hanno accatastato strati di vetro, intramezzando con foglia d’oro nel mezzo.
Secondo le analisi il gioiello risalirebbe ad un periodo che va dal I° secolo al IV° d.C. quindi proprio nell’epoca di massimo splendore dell’ Impero Romano.
Uno dei ricercatori dell’Istituto, Tomomi Tamura ha dichiarato che la scoperta potrebbe aprire nuove piste archeologiche. Infatti Roma dista oltre 10.000 Km dal Giappone e l’Impero dominava il Mediterraneo e fin’ora risultava impensabile la realizzazione di scambi commerciali così distanti in epoca così antica.
Tamura ha detto: Sono uno dei più antichi prodotti di vetro multistrato che si trovano in Giappone, accessori molto rari e si pensa che siano stati fatti durante l’Impero Romano e inviati in Giappone. Ha aggiunto anche che la scoperta in Giappone, a circa 10.000 chilometri dall’Italia, può far luce su come Roma può forse aver influenzato l’Estremo Oriente (fonte AFP).
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Due perle di vetro con le caratteristiche tipiche dell’arte romana sono state trovate in una tomba del V secolo a Nagaoka, vicino a Kyoto, nel sud del Giappone.
Le minuscole perline di cinque millimetri sono state datate a un periodo che va dal I° al IV° secolo d.C., e furono realizzate con il natron, un cristallo chimico naturale che era ampiamente usato in Egitto per molti scopi, dalla pulizia dei denti alla mummificazione. I Romani lo aggiungevano a sabbia e calce per creare ceramica e vetro, processo che cadde in disuso nel VII° secolo.
Le perle, che hanno un foro nel mezzo, furono realizzate con una tecnica multistrato – un metodo relativamente sofisticato – con il quale gli artigiani impilavano strati di vetro, spesso intramezzandoli con una foglia d’oro.
“Si tratta di uno dei più antichi prodotti in vetro multistrato mai trovati in Giappone, accessori molto rari che si ritiene essere stati creati nel territorio dell’Impero Romano e inviati in Giappone”, ha detto Tomomi Tamura, ricercatore presso il Nara National Research Institute for Cultural Properties.
La frase “inviati in Giappone” è discutibile (un problema di traduzione, forse).
Non esisteva commercio diretto tra Roma e Giappone.
Già nel I secolo d.C., il complesso di reti commerciali su mare e terra oggi conosciuto come Via della Seta correva dall’Europa attraverso Africa, Arabia, Persia, India, Cina, Corea, Giappone, e viceversa.
I commercianti facevano alcune soste durante questo impegnativo viaggio, fermandosi presso le città mercantili per vendere le loro merci, che sarebbero poi state scambiate un po’ più avanti e così via, fino a quando la seta proveniente dalla Cina avvolse gli imperatori romani, e alcuni gioielli romani in vetro finirono in possesso di un nobiluomo giapponese del V° secolo.
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Non sappiamo quando le perle arrivarono in Giappone.
Avrebbero potuto essere acquisti recenti, o tramandate in eredità di padre in figlio per secoli prima della loro sepoltura, o potrebbero essere arrivate in Giappone insieme ai tanti immigrati cinesi e coreani che divennero giapponesi naturalizzati e ricoprirono importanti incarichi alla corte Yamato durante il periodo Kofun (250-538 d.C.). (Kofun, per inciso, è la parola che indica i tumuli di reali e aristocratici che caratterizzano il periodo, come quello in cui sono stati trovati i gioielli romani).
È anche possibile che siano arrivate a Nagaoka nel V° secolo, attraverso le normali rotte commerciali tra Cina, Corea e Giappone. Si trattava infatti di una tappa consueta, grazie alla sua vicinanza ai fiumi navigabili.
In effetti, due secoli dopo, l’antica città di Nagaoka-kyō, parte della moderna città di Nagaoka, sarebbe diventata la capitale del Giappone (dal 784 al 794), perché l’imperatore Kammu pensò che la nuova posizione avrebbe reso più facile il commercio da e verso la capitale. Tale vantaggio teorico risultò essere, nella pratica, un grave svantaggio: le continue inondazioni di quei fiumi spinsero l’imperatore a spostare ancora la capitale, questa volta a Kyoto.
Gli archeologi giapponesi confermano che potrebbe trattarsi di un ritrovamento davvero importantissimo per la storia antica.
La scoperta è stata fatta nel mese di Giugno 2012.

 

http://made-in-rome.com/gioielli-romani-in-unantica-tomba-a-kyoto-in-giappone/

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Su quella Via è viaggiato un po di tutto.

L'Italia l'ha battuta in ogni epoca.

Mi piace pensare che la grandezza di questo paese derivi dall'apertura agli altri.

Un discorso difficile da fare, oggi come ieri, a meno di non chiamarsi Francesco.

La merce più preziosa non era la seta.

...Erano le idee.

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Quest'estate ho fatto un giretto da quelle parti, posti spettacolari e non molto battuti dal turismo, qui sotto rovine di fortezze di quasi 2000 anni, nel tratto della Via della Seta che attraversa il deserto del Karakalpakstan

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In realtà son luoghi assai facili da visitare, molto economici ed estremamente belli. Una volta richiesto il visto, ci si organizza il tutto senza problemi, sul posto poi i locali sono estremamente ospitali e gentili e (per ora) non vi sono problematiche sociali o politiche. Purtroppo queste situazioni possono cambiare velocemente, pensate che visitai la Siria solo 6 anni fa, un paese splendido, che ora è stato completamente demolito.. :ichiban:

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