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getsunomichi

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  1. Grazie Beta. La verità è che una risposta a questa poesia, che parla di disgregazione fu scritta molto tempo fa da un altro popolo. Anche questo popolo, come quello Giapponese, aveva scelto di vivere nel rispetto della Natura. Per questo fu sterminato quando gli Europei scopersero l'America. Questo popolo preferiva raccontare le storie, invece che scriverle. Per questo, il racconto che riporterò sarà lungo. Interrotto da dialoghi che ne rendono più chiaro il senso. Ma richiederà anche due cose di cui manchiamo. Tempo e pazienza. Buona lettura, per chi vorrà sentire la storia del topo che divenne aquila. ... E il Capo disse <<Adesso vi racconterò una Storia sugli uomini. Chiama tutti coloro che vogliono ascoltare la Storia. C’era una volta un Topo. Era un Topo sempre Affaccendato, che Cercava Dappertutto, Toccava l’Erba con i Baffi e Teneva gli Occhi bene Aperti. Naturalmente aveva da fare, come tutti i Topi hanno da Fare. Ma di Tanto in Tanto Sentiva un Suono strano: allora Alzava la Testa, Strizzava gli Occhi per Vedere meglio, con i Baffi in Aria e Chiedeva che cosa potesse essere. Un Giorno Corse da un altro Topo e gli chiese: <<Hai Sentito una specie di Rombo nelle Orecchie, Fratello? >> <<No, no>> rispose l’Altro Topo, senza neppure Alzare il suo Naso Affaccendato da Terra. <<Non ho Sentito Niente. Ma ora Ho da Fare. Ne Parliamo Dopo.>> Fece la stessa Domanda a un Altro Topo e Questi lo Guardò con Aria Strana. <<Sei Diventato Matto? Quale Suono?>> chiese e Corse in un Buco di un Pioppo Caduto a Terra. Il Topolino scosse i Baffi e si Dette da Fare, Deciso a Dimenticare Tutta Quella Faccenda. Ma dopo un po' sentì di nuovo quel Rombo: era debole, molto debole, ma c’era! Un Giorno, Decise di fare indagini per conto suo e di scoprire un po' cos’era quel Suono. Lasciò gli altri Topi Affaccendati, si Allontanò un Po' e si Mise di nuovo ad Ascoltare. C’era ancora! Drizzò le Orecchie per Sentire Meglio, quando una Voce gli disse: <<Salve>>. <<Salve, Fratellino>>, disse ancora la Voce, e per poco Topo non Saltò Fuori dalla sua Pelle. Curvò la Schiena e la Coda e si preparò a Scappare. <<Salve>>, disse ancora la Voce. <<Sono io, Fratello Procione.>> Ed era proprio vero! <<Che ci Fai Qui tutto Solo, Fratellino?>> chiese il Procione. Il Topo arrossì, e con il Naso toccò quasi Terra. <<Ho sentito un Rombo nelle Orecchie e Volevo Vedere cos’ Era>>, rispose timidamente. <<Un Rombo nelle Orecchie?>> disse il Procione Sedendosi Accanto a Lui. <<Fratellino, tu hai Sentito il Fiume.>> <<Il Fiume?>> chiese Topo con una punta di Curiosità. <<Che cos’è un Fiume?>> <<Vieni con me e ti farò Vedere il Fiume>>, disse Procione. Piccolo Topo aveva Paura, ma era Deciso a Scoprire Una Volta per Tutte cos’era il Rombo. <<Poi posso sempre Tornare al mio Lavoro>>, pensò. <<Forse, una volta che avrò sistemato questa Faccenda, mi potrà Aiutare a Esaminare le Cose e a Raccoglierle. E pensare che i miei Fratelli dicevano che non era Niente. Gliela Farò Vedere io. Chiederò a Procione di Tornare con me e così avrò anche la Prova.>> <<Va bene, Fratello Procione>>, disse Topo. <<Portami al Fiume. Vengo con te>>. <<Come già sapete>>, cominciò il Capo, <<stavamo parlando del mistero dell’uomo. Gli uomini sono come quel Topolino, si preoccupano così tanto delle cose di questo mondo che non riescono a percepire quelle che sono un po' più lontane. Esaminano con cura queste cose, e danno appena una toccatina con i baffi a certe altre: ma tutte devono essere molto vicine ai loro occhi. Il rombo che sentono nelle orecchie è il fiume, cioè la vita. Questo grande Suono nelle Orecchie è il Suono dello Spirito. Questo insegnamento è quanto mai opportuno, Falco, perché proprio adesso le grida dell’umanità sono dappertutto, ma gli uomini sono troppo impegnati nello loro piccole vite da Topi per stare ad ascoltare: c’è chi nega la realtà del rumore, chi non la sente affatto e chi, figlio mio, l’avverte come un urlo nel cuore. Piccolo Topo ha sentito il rumore e si è allontanato dal mondo dei Topi per capire.>> <<E ha incontrato Procione>>, aggiunse Falco. <<Procione è il Grande Spirito?>> <<In un certo senso sì, fratello, ma rappresenta anche le cose che l’uomo scoprirà, se naturalmente avrà voglia di cercarle, e che lo porteranno al Grande Fiume. Il Procione può essere gli uomini.>> <<Uomini?>> disse Donna del Giorno. <<Che tipo di uomini?>> <<Uomini>>, continuò il Capo, <<che conoscono il Fiume di Medicina, che hanno fatto esperienza e conoscono la vita. Il Procione lava il suo cibo in questa Medicina: uomini del genere sono unici, figli miei.>> <<E ora continuiamo la nostra storia>>, disse il Capo. Così Topo seguì Procione, mentre il Cuore gli Batteva furiosamente in Petto. Il Procione lo Portò lungo Sentieri Sconosciuti e Piccolo Topo Sentì l’Odore di tante Cose che avevano Percorso quella Via. Spesso ebbe Paura e fu quasi sul punto di Tornare Indietro, ma alla fine Arrivarono al Fiume! Era Enorme, una cosa da Togliere il Fiato, Chiaro e Profondo in certi Punti, Fangoso in altri. Era così Grande che Topo non riusciva a Vedere dall’altra Parte. Rombava, Cantava, Gridava e Tuonava lungo il Percorso. Piccolo Topo vide trascinati sulla Superficie Pezzi Grandi e Piccoli di Mondo. <<E’ Potente!>> disse, Cercando le Parole. <<E’ una Cosa Grande>>; rispose il Procione, <<vieni, voglio presentarti a un’Amica.>> In un Punto più Calmo e più Basso c’era una Ninfea Verde e Lucida e sopra la Ninfea c’era una Rana, Verde quasi quanto la Foglia su cui sedeva. La Pancia Bianca della Rana si vedeva chiaramente. <<Salve, Fratellino>>, disse la Rana. <<Benvenuto al Fiume.>> <<Ora devo lasciarti>>, disse Procione, <<ma non temere, Fratellino, perché Ora Rana avrà Cura di te.>> E Procione si Allontanò per Cercare Cibo da Lavare e Mangiare lungo la Riva del Fiume. Piccolo Topo si Avvicinò all’Acqua e vi Guardò dentro: vide l’Immagine di un Topo Terrorizzato. <<Chi sei?>> chiese Piccolo Topo al Riflesso. <<Non hai Paura a stare in mezzo al Grande Fiume?>> <<No>>, rispose la Rana, <<non ho Paura, perché fin dalla Nascita ho il Dono di poter restare Sopra e Dentro il Fiume. Quando Inverno Arriva e Fa Gelare questa Medicina, io divento Invisibile. Ma finché Uccello di Tuono vola, io sono qui. Per Vedermi, bisogna Venire quando il Mondo è Verde. Io, Fratello, sono la Custode dell’Acqua.>> <<Straordinario!>> disse Piccolo Topo alla fine, Cercando ancora una volta le Parole. <<Ti piacerebbe avere un po' di Potere di Medicina?>> chiese Rana. <<Potere di Medicina? Io?>> Chiese Piccolo Topo. <<Sì, sì! Se è Possibile!>> <<Allora Accucciati più Basso che Puoi, e poi Salta più in Alto Possibile e avrai la tua Medicina!>> disse Rana. Piccolo Topo fece come gli era stato Detto: si Accucciò più in Basso che Poté e poi Saltò. E Quando Saltò, i suoi Occhi Videro le Montagne Sacre. Piccolo Topo si Spaventò e Riguadagnò la Riva. Era Bagnato e Spaventato a Morte. <<Mi hai ingannato!>> gridò alla Rana. <<Aspetta>>, disse la Rana. <<Non ti sei Fatto Male. Non farti Accecare dalla Paura e dalla Rabbia. Che cosa hai Visto?>> <<Io>>, balbettò Topo, <<Io... io... ho visto le Montagne Sacre!>> <<E hai anche un Nuovo Nome!>> disse Rana. <<Ti chiami Topo che Salta.>> <<Grazie, grazie>>, disse Topo che Salta, ringraziandola ancora. <<Voglio Ritornare dalla mia Tribù e dire loro di questa cosa che mi è Successa.>> <<Bene. Allora vai>>, disse Rana. <<Ritorna dalla tua Tribù, non ti sarà Difficile Ritrovarli. Basterà che tu Vada nella Direzione Opposta a Quella del Suono del Fiume di Medicina e troverai i tuoi Fratelli Topi.>> <<Topo che Salta Tornò al Mondo dei Topi, ma Trovò soltanto Delusioni: Nessuno voleva Ascoltarlo. Poi, dato che era Bagnato, e che non sapeva Come spiegarlo, visto che non c’erano state piogge, molti Topi avevano Paura di lui, perché credevano che fosse stato Sputato dalla Bocca di Qualche Animale che aveva Cercato di Mangiarlo. E tutti quanti Sapevano che se non era stato Cibo di Uno che lo Voleva, allora sarebbe stato Veleno anche per loro. Topo che Salta Viveva ancora tra la sua Gente, ma non Riusciva a Dimenticare la Visione delle Montagne Sacre. <<La Ruota di Medicina, figli miei>>, disse il Capo, <<è lo Specchiarsi del Grande Spirito, l’Universo tra gli uomini. Noi tutti siamo il Fiume di Medicina, e l’Universo è il Fiume di Medicina nel quale gli Uomini si Specchiano, figli miei. E a nostra volta noi vediamo le nostre Medicine Specchiate nell’Universo. <<Ma la Rana chi rappresenta?>> chiese Falco. <<Piccolo Topo ha sentito un rombo nelle orecchie e ha cercato di scoprire il mistero>>, disse il Capo, <<ha incontrato Procione che lo ha portato al Fiume di Medicina, che rappresenta la Vita, dove si è visto Specchiato nella Vita. Tutti noi veniamo così Rispecchiati figli miei, ma molti non sono andati al Grande Fiume e non hanno Visto. Qualcuno ha seguito Procione al Fiume, ha visto il proprio Riflesso, si è spaventato, ed è tornato a rifugiarsi tra i TOPI. Ma l’insegnamento è sempre lì, sempre valido per chi sa cercarlo: è in un luogo del Sud, il luogo della fiducia.>> Poi il capo riprese la Storia. Il Ricordo Bruciava nella Mente e nel Cuore di Topo che Salta, e un Giorno egli Andò sul Limitare del Fiume. Topo che Salta andò al Limite del Luogo dove vivevano i Topi e Guardò la Prateria. Poi guardò in alto per vedere se c’erano Aquile: il Cielo era pieno di Macchie, Ognuna di esse un’Aquila. Ma era Deciso a Raggiungere le Montagne Sacre, per cui si Fece Coraggio e prese a Correre più che poteva nelle Prateria. Il piccolo Cuore gli Batteva forte per l’Eccitazione e la Paura. Corse finché Arrivò alla Casa di un Saggio; stava giusto Riposandosi e Riprendendo Fiato quando Vide un Vecchio Topo. La Macchia di Salvia dove viveva Vecchio Topo era infatti un Rifugio per i Topi: c’era Abbondanza di Semi, di Materiale per Costruirsi un Nido e molte cose di cui Occuparsi. <<Salve>>, disse Vecchio Topo. <<Benvenuto.>> Topo che Salta era Stupefatto: un Posto e un Topo del genere non li aveva mai visti. <<Tu sei Sicuramente un grande Topo>>, disse Topo che Salta con tutto il Rispetto che riuscì a racimolare. <<E questo è Sicuramente un Posto Meraviglioso. Oltretutto, qui le Aquile non possono Vederti>>, aggiunse. <<Sì>>, disse Vecchio topo, <<e da qui si Vedono Tutti gli Esseri della Prateria: il Bisonte, l’Antilope, il Coniglio e il Coyote. Da qui si Vedono Tutti e si possono Imparare i Nomi.>> <<Meraviglioso>>, disse Topo che Salta. <<E vedi anche il Fiume e le Grandi Montagne?>> <<Sì e no>>, disse Vecchio Topo con Convinzione. <<So che esiste il Grande Fiume, ma Temo che le Grandi Montagne siano solo un Mito: Scordati il Desiderio di Vederle e Rimani qui con me. C’è Tutto quello che si Possa Desiderare, e ci si Sta Bene.>> <<Come può Dire una cosa del genere?>> pensò Topo che Salta. <<La Medicina delle Montagne è un Qualcosa che non si può Dimenticare.>> <<Grazie per il Cibo che hai Diviso con me, Vecchio Topo, e grazie anche per avermi fatto entrare nella tua Grande Casa>>, disse Topo che Salta. <<Ma io devo Cercare le Montagne.>> <<Sei proprio uno Sciocco ad Andartene. Ci sono tanti Pericoli nella Prateria! Guarda su!>> disse Vecchio Topo, con ancora maggiore Convinzione. <<Guarda quelle Macchie! Sono Aquile e ti Prenderanno!>> Andarsene costò Grande Sforzo a Topo che Salta, ma Raccolse tutto il Coraggio che aveva e Riprese a Correre. Il Terreno era Impervio, ma Drizzò la Coda e Corse a più non Posso; mentre Correva Sentiva le Ombre di quelle Macchie sulla Schiena. Tutte quelle Macchie! Alla fine arrivò a un Cespuglio di ciliegie selvatiche. Topo che Salta non Credeva ai suoi Occhi: era un Posto molto Spazioso e Fresco, e c’erano Acqua, Ciliegie e Semi da Mangiare, Erba per Costruire il Nido, Cavità da Esplorare e molte altre Cose da Fare. E c’erano anche tante cose da Raccogliere. Stava proprio Esaminando il suo Nuovo Dominio quando Sentì un Respiro Pesante: cercò da dove Proveniva e scoprì un Grande Mucchio di Peli con Corna Nere: era un Grande Bisonte e Topo che Salta Credette a malapena alla Grandezza di quell’Essere che Vedeva davanti a sé. Era così grande che Topo che Salta avrebbe potuto tranquillamente Stare in una delle sue Grandi Corna. <<Che Creatura Magnifica>>, pensò Topo che Salta e si Avvicinò. <<Salve Fratello>>, disse il Bisonte. <<Grazie per essere Venuto.>> <<Salve, Grande Creatura>>, disse Topo che Salta. <<Perché te ne Stai qui?>> <<Sono Malato e sto per Morire>>, disse il Bisonte. <<E la mia Medicina mi ha detto che soltanto l’Occhio di un Topo può Farmi Guarire. Ma non esiste una Cosa chiamata Topo, Fratellino.>> Topo che Salta rimase Sconcertato. <<Uno dei miei Occhi, così Minuscoli.>> E Corse a rifugiarsi sotto un Cespuglio di ciliegie selvatiche. Ma sentiva il respiro di quella Creatura farsi più Difficile e più Lento. <<Morirà>>, pensò Topo che Salta, <<Se non gli Do il mio Occhio. Ed è una Creatura troppo Grande perché la Possa Lasciar Morire.>> Così Tornò dove giaceva il Bisonte e Parlò. <<Io sono un Topo>>, disse con Voce Tremante, <<E tu, Fratello mio, sei una Grande Creatura. Non posso Lasciarti Morire. Ho Due Occhi, e così puoi averne Uno.>> Non appena ebbe Detto queste parole, l’Occhio di Topo che Salta Volò Via dalla Testa e il Bisonte Guarì e si Alzò in Piedi, Facendo Tremare Tutto il Mondo di Topo che Salta. <<Grazie, Fratellino>>, disse il Bisonte. <<So delle tua Ricerca delle Montagne Sacre e della Visita al Fiume. Tu mi hai Donato la Vita in modo che io possa Donare al Popolo. Sarò tuo Fratello per Sempre. Corri sotto di me: ti Porterò ai Piedi delle Montagne Sacre e non dovrai Temere le Macchie, perché le Aquile non ti Vedranno Correre sotto di Me. Vedranno soltanto la Schiena di un Bisonte. Io sono un Essere della Prateria e ti Schiaccerei se Tentassi di Scalare le Montagne.>> Così Piccolo Topo corse sotto il Bisonte, finalmente al sicuro e nascosto alla vista delle Macchie; ma con un Occhio Solo aveva Paura: tutte le volte che il Bisonte faceva un Passo, gli Zoccoli Pesanti Scuotevano Tutto il Mondo. Alla fine arrivarono in un Posto e Bisonte si fermò. <<Qui Devo Lasciarti!>>, disse il Bisonte. <<Grazie>>, disse Topo che Salta. <<Ma Devi Sapere che ho avuto Paura a Correre sotto di Te con un Occhio Solo: temevo i tuoi Zoccoli Possenti, che Scuotevano la Terra.>> <<Hai avuto Paura Inutilmente>>, disse Bisonte. <<Perché io Percorro la Via della Danza del Sole e So Sempre Dove Vanno a Cadere i miei Zoccoli. Ora devo Tornare alla Prateria, Fratello. Mi potrai sempre trovare là.>> <<Quando si comincia la ricerca>>, disse il Capo, <<si incontrano Vecchi Topi del mondo, che possono dirti il nome delle creature della prateria, ma non le hanno mai toccate né conosciute da vicino. Queste persone posseggono un grande Dono, ma passano la loro vita nascoste: non corrono mai nella Prateria, nel mondo quotidiano e, come Topo che Salta, la cosa che li preoccupa di più sono proprio le macchie. <<Certamente ricorderai, figlio mio, che i Topi vedono bene soltanto le cose molto vicine; quindi, coloro che vedono la realtà come i topi, vedranno sempre il cielo pieno di macchie, proprio perché ci vedono pochissimo e naturalmente, impauriti come sono, prenderanno quelle macchie come aquile>>, disse il Capo con un risolino. <<Ma Topo che Salta non si ferma, continua a correre. Come già sai, il Bisonte è il Dono più Grande che il Grande Spirito ha fatto al Popolo: è lo Spirito del Donare. Topo che Salta Dona un occhio, cioè uno dei modi di vedere la realtà del Topo, e fa guarire il Bisonte.>> <<E perché deve Donare proprio un occhio per far guarire il Bisonte?>> chiese Falco. <<Perché il Topo, e con lui la categoria di persone che vivono al pari dei topi, deve sacrificare uno dei modi di vedere le cose per poter crescere. Ma nessuno lo obbliga a fare una cosa del genere, Falco; e infatti vedi che il Bisonte non sapeva neppure che Topo che Salta fosse un topo: quindi poteva benissimo starsene nascosto come il Vecchio Topo.>> <<E che cosa sarebbe successo se avesse lasciato morire il Bisonte?>> chiese il Falco. <<Avrebbe dovuto vivere con il puzzo della carne in putrefazione, figlio mio, oppure tornare a vivere con Vecchio Topo. E se avesse deciso di vivere là invece di muoversi e crescere, sarebbe stato tormentato dalla sete: le ciliegie gli avrebbero fatto venire voglia di acqua. <<Credimi, Falco, molte persone hanno raggiunto questi posti: alcuni hanno scelto di vivere con il puzzo e altri, rimasti con Vecchio Topo, hanno sofferto la sete. Altri ancora corrono in eterno sotto il grande Bisonte e sono sicuramente gli uomini più potenti ma anche i peggiori. Hanno il Potere, ma hanno anche sempre paura: paura degli zoccoli dello Spirito, paura delle macchie, delle Aquile, dell’ignoto. Ma la Storia non è finita. Topo che Salta Cominciò Immediatamente a Esplorare il Nuovo Posto e vide che c’erano molte più cose che negli Altri Posti; cose da Fare, e Abbondanza di Semi e di altre cose che Piacciono ai Topi. Mentre Guardava queste cose, Improvvisamente vide un Lupo Grigio che era Seduto a Terra Immobile. <<Salve, Fratello Lupo>>, disse Topo che Salta. Il Lupo drizzò le Orecchie e gli Occhi gli Brillarono di Gioia. <<Lupo! Lupo! Ecco chi sono! Sono un Lupo!>> Ma poi sulla sua mente scese un Velo e poco dopo era nuovamente Seduto e Immobile, senza ricordare cosa fosse. Tutte le volte che Topo che Salta gli ricordava il suo nome, si Emozionava, ma ben presto se ne Scordava. <<Una Creatura così Grande! >> pensò Topo che Salta,<<e pensare che non ha Memoria.>> Topo che Salta si Mise al Centro di quel Nuovo Posto e Rimase in Silenzio ad Ascoltare il Battito del Cuore. Poi improvvisamente Decise, Tornò dal Lupo e gli Disse: <<Fratello Lupo...>> <<Lupo! Lupo!>> disse il Lupo... <<Ti prego, Fratello Lupo>>, disse Topo che Salta. <<Ti Prego, Ascoltami. Io so cos’è che ti Guarirà: uno dei miei Occhi. E Voglio Donartelo. Tu sei una Creatura più Grande di me. Io sono soltanto un Topo. Prendilo.>> Non appena Topo che Salta ebbe Pronunciato queste Parole l’Occhio gli Volò via dalla Testa e il Lupo Guarì. Il Lupo si mise a Piangere, ma il suo piccolo Fratello non lo vide, perché Ora era Cieco. <<Sei un Grande Fratello>>, disse il Lupo, <<perché mi hai restituito la memoria. Ma Ora sei Cieco. Io sono Colui che Guida alle Montagne Sacre e ti Porterò lassù, dove c’è un Grande Lago di Medicina; è il più bel Lago del Mondo, e in esso si rflette tutto il Mondo: il Popolo, la Tenda del Popolo e Tutte le Creature della Prateria e del Cielo.>> <<Sì, Portamici>>, disse Topo che Salta. Il Lupo lo Guidò tra i Pini fino al Lago di Medicina, dove Topo che Salta Bevve. Il Lupo gliene descrisse la Bellezza. <<Devo lasciarti>>, disse Lupo, <<Perché il mio Compito è Guidare gli Altri, ma Rimarrò con te quanto Vorrai.>> <<Grazie, Fratello>>, disse Topo che Salta. <<Anche se ho Paura di restare da Solo, so che devi Andare, per Mostrare agli Altri la Via per raggiungere questo Posto.>> Topo che Salta si sedette tremando di Paura. Correre non sarebbe servito a nulla, visto che era Cieco, ma Sapeva che di sicuro un’Aquila lo avrebbe Trovato. Sentì un’Ombra sulla Schiena e Sentì anche il Rumore che Fanno le Aquile. Allora si rannicchiò su se stesso aspettando il Colpo. E l’Aquila Colpì! Topo che Salta si Addormentò. Poi si Risvegliò. Grande fu la Sorpresa di Essere ancora Vivo, ma più grande ancora scoprire che Vedeva! Tutto gli sembrava Annebbiato, ma i colori erano Stupendi. <<Vedo! Vedo!>> disse Topo che Salta esultante. Un’Ombra Confusa gli Venne incontro. Topo che Salta strizzò gli occhi ma l’Ombra Rimase Tale. <<Salve, Fratello>>, disse una Voce. <<Vuoi Medicina?>> <<Medicina per me?>> chiese Topo che Salta. <<Sì, sì!>> <<Allora Accucciati più che Puoi>>, disse la Voce <<e poi salta più in Alto possibile.>> Topo che Salta fece come gli era stato Detto. Sì Accucciò e poi Saltò e il Vento lo Prese e lo Portò Ancora più in Alto. <<Non avere Paura>>, gli Disse la Voce. <<Fidati del Vento!>> Topo che Salta Chiuse gli Occhi e si Affidò al Vento che lo Portò Sempre più in Alto. Quando Aprì gli Occhi si Accorse che ci Vedeva bene, e più in Alto Volava, Meglio ci Vedeva. Poi vide una Vecchia Amica su una Ninfea: era la Rana. <<Hai un Nome Nuovo>>, gli Disse la Rana. <<Ora ti chiami Aquila!>>
  2. Una spada, un violino, strumenti forniscono un semplice vecchio specchio Che riflette, serena, la luna
  3. Attendiamo le recensioni e colgo l'occasione per il primo post sulla nuova piattaforma. Ciao a tutti.
  4. getsunomichi

    Onna Bugeisha

    Grazie Beta per l'interessante racconto. Se l'arco, che colpisce da lontano, è da sempre considerata in tutte le culture l'arma del non forte, quindi arma anche da donna, un discorso assolutamente a parte è legato all'alabarda. Era infatti la Nanginata, l'arma per eccellenza della donna di classe Bushi. Se il decapitare a distanza con efficacia è senz'altro efficace anche senza arrivare al corpo a corpo muscolare, va onestamente rilevato che maneggiare una alabarda non è affatto facile e richiede una forza non proprio da signorina... L'addestramento all'alabarda era iniziato in giovane età. C’è poi un campo d'applicazione, non sfiorato, l'intelligence. Le donne sono da sempre state addestrate in Giappone a questo tipo di attività e, non casualmente, mandate in sposa per garantire alleanze e... verificarle. Alcune, come le potenti Miko, venivano anche utilizzate per le loro capacità paranormali. Queste streghe ante litteram mostravano capacità di preveggenza e di controllo mentale precluse agli uomini. Sono tuttavia fatti del mondo ura. Non ho mai letto libri approfonditi sull'argomento.
  5. Ohi, Effe, ecco che cominci a farci vedere cose carine. Grazie, per la condivisione. Bella la tsuba è molto bello anche lo yari. Sugli acquisti non oculati, non prendertela, da qualche parte abbiamo un posto di scheletri negli armadi anche in questo forum. Ma alcune parti delle montature avevano un suo perché. Potrebbero valere il prezzo speso. 😂😂😂
  6. In Giappone esiste un senso molto particolare dell’onestà, anche se mi dicono che qualcosa sta purtroppo cambiando anche lì. Ma può capitare anche da noi, ad esempio, che un famoso critico d'arte chieda a prestito quadri importanti per studio o per una particolare mostra temporanea.
  7. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Non è lontanissimo. Se faccio un salto, vi racconto. Grazie per la segnalazione.
  8. Vero, ma non in assoluto. Come dici tu, in linea di massima. Certe mei talora le ho viste rimuovere, perché una lama mumei non è mai falsa. ...e taroccare la patina di un nakago, talora si chiama "restauro" 😂😂😂
  9. Non è complicato capire perché firmare una lama mumei. I collezionisti, spesso poco preparati, cercano lame firmate. Pertanto le lame con firma hanno mercato maggiore. Qualcuno ha già detto anche, se del caso, opportuno firmare lame non particolarmente straordinarie con firme non particolarmente famose. Si tratta di considerazioni generali, sganciate dalla lama oggetto del post.
  10. L'Hagakure è un libro molto interessante per comprendere il Giappone e i Giapponesi. Un po’ meno per conoscere lo Spirito del Bushi, inteso come uomo della guerra, guerriero professionista. Si tratta, per chi non lo conoscesse, di una sorta di manuale del buon Samurai. Viene scritto in un momento d'oro del Giappone feudale, quando di Samurai nel senso di Guerriero non c'era gran bisogno. C'era invece gran bisogno di manager per gestire ogni provincia del Giappone. Quando si va in guerra per davvero, si ha bisogno di lupi, non di gentleman. E i primi hanno forse bisogno di un po’ di disciplina (non troppa) ma dell'etichetta non sanno davvero che farsene. Quella è buona a corte. Il libro è invece piuttosto importante per comprendere il Bushido. Un termine che viene spesso tradotto letteralmente come Via del Samurai, creando non poca confusione. Molti infatti pensano che in questo modo si indichi cosa occorre fare per essere bravi guerrieri. Mentre il termine Do deve essere intesa come Disciplina, Via spirituale. In pratica, indica il momento in cui le arti marziali perdono la loro caratteristica di tecnica mortifera per diventare strumento di educazione e di disciplina sociale. Non a caso, scritto da un ex-Samurai divenuto Monaco. L'arte marziale per come la Si pratica oggi. Una disciplina che non uccide più nessuno (per fortuna). Dunque il Bushido è uno strumento per trasformare i lupi in cani? Un momento... Diciamo che è un buon modo per mettere una museruola ai lupi, se non occorre mandarli liberi a fare macello... da qui a fare di un lupo un cagnolino, ne passa. Quando poi i Samurai, per i motivi più vari, mettevano l'Hagakure nel cassetto per un attimo, spesso tornavano le bestie di sempre. Agli inizi del novecento il libro fu pubblicato, con l'intento di favorire l'istinto del lupo in un popolo che andava militarizzandosi. Ebbe notevole successo editoriale, ma credo che l'operazione non sia granché riuscita. Non tutti nascono con l'istinto del lupo e non è certo un libro che lo fa nascere.
  11. getsunomichi

    Visioni

    Grazie Beta, Si, Google Translate si impone per la maggior parte di noi, credo.
  12. getsunomichi

    La Scuola Ko Mihara

    Non te la prendere, fra tutti e due, credo che abbiamo frastornato i mostri lettori abbastanza... 😂😂😂 Però è buon segno che qualcuno ci legga, ci confonda ed abbia compreso quanto sia importante inserire la Nihonto nella storia, nelle tradizioni e nella mitologia del popolo giapponese, diventandone l'Anima.
  13. Particolare. Perché l'hai messa in giardino?
  14. getsunomichi

    "anno zero"

    Riappare dalle fiamme il mio amico Garuda. Lo conoscevano bene anche dalle parti di Massimo. 😂😂😂 «che la fenice more e poi rinasce, quando al cinquecentesimo anno appressa erba né biada in sua vita non pasce, ma sol d'incenso lacrima e d'amomo, e nardo e mirra son l'ultime fasce.»
  15. Simpatico il tono provocatorio, ma qui la questione è piuttosto diversa. La firma del maestro suggella un opera di un team, un gruppo di lavoro alle dipendenze del kaji. Valgono perciò le regole che si applicano ai maestri del nostro Rinascimento e oggi ai capi di Alta Moda. Si fa fatica a parlare di un crocifisso di Giotto bambino o di una madonna del Botticelli di mezza età. Quando Giotto e Botticelli producono, la loro firma è un marchio di fabbrica che suggella la qualità di un gruppo di uomini. La firma è una garanzia che suggella uno stile, un epoca, una scuola. ...il Giotto inesperto, lo trovi nei dettagli meno importanti a firma Cimabue. 😂😂😂
  16. La domanda di Luca è lecita. Ricordo che questo argomento fu proprio motivo specifico di una telefonata avvenuta fra me e Massimo. Cè davvero molta confusione. La mia era comunque una risposta allargata, tesa a rassicurare anche chi riporta o traduce parti di testi pubblicati è regolarmente in vendita. Aggiungi tuttavia un elemento importante che, pur non avendo valore legale, fa la differenza. Fin dal suo esordio, il primo fine del web fu quello rendere fluido il contenuto di pubblicazioni fra addetti ai lavori. Trattandosi di informazioni scientifiche, ai tempi, non ci si preoccupava del diritto di autore. Dava tuttavia parecchio fastidio che qualcuno passasse come suo, quanto scoperto e pubblicato da altri. Nacque così la Netiquette, L'etichetta da osservare in rete, che arrivò anche ad una sua formalizzazione scritta (abbastanza estemporanea). Questa prevede, tra altri temi importanti, che ogni ripubblicazione di informazioni sia fatta con l'autorizzazione dell'autore e citando la fonte. Almeno la citazione della fonte, quando non è semplice avere una autorizzazione diretta e veloce di un autore che non si sa come raggiungere, è fondamentale. Grazie Beta per avercelo ricordato.
  17. Cè da anni molta discussione in materia, che si allarga anche al comparto musica e video (o comunque dove si configura una proprietà intellettuale). Oggi, specialmente dopo l'entrata in vigore delle normative GDPR, l'attenzione si è allargata anche alle basi dati. L'interpretazione legislativa non è proprio immediata e gli autori ed editori, in un primo tempo molto rigidi, hanno ora preso una linea più morbida, capendo che internet può girarsi a loro favore, proprio in termini di diffusione pubblicitaria dei loro prodotti e servizi. Come ho già spiegato su queste pagine, si tende a considerare "uso privato", e pertanto tollerato, tutto ciò che esula dal business. Cioè che non comporta fatturato o comunque scambio di denaro. Vale a dire che se acquisto un libro e desidero farmene una copia di backup, ne ho diritto. Se poi quel disco lo passo ad un amico, non mi metteranno in prigione per questo, ne mi bolleranno per "pirata informatico". Se invece all'amico quel disco lo vendo. Oppure, forme analoghe del tipo "ti do accesso a quel disco di dati se mi paghi un servizio di consultazione documenti" o un'iscrizione ad un gruppo di "amici del disco", si configura comunque un business. Cè quindi un guadagno economico, un giro di soldi cui il possessore della proprietà intellettuale deve partecipare nei modi previsti dai contratti e dalle leggi che regolano la materia. A questi episodi del secondo tipo, la guardia di Finanza tende a prestare invece più attenzione. L'illecito è in questo caso meglio definito, in quanto stai effettivamente ricavando del denaro dal lavoro intellettuale altrui, senza averne il permesso dell'autore o comunque diritto contrattuale per farlo. In ambito musica e film, ci sono addirittura precisi diritti e tariffari SIAE che devono essere dichiarati in anticipo e corrisposti in seguito. Qui cè maggior attenzione, perché di un brano di musica suonato è meno semplice tenere tracciatura storica e provare l'illecito guadagno. Ciò vale per tutti i testi o anche solo parti di testo che qui, come altrove, vengono continuamente riportati o tradotti. Per le immagini e le foto il discorso è invece ancora più vago è difficile. Per farla breve, credo non facciate nessuna fatica a capire come forum come questo siano considerati generalmente "manna" per l'editoria anziché "covo di pirati". 😂😂😂
  18. getsunomichi

    Azz.. era il 27

    Beh, mi unisco agli auguri con il debito ritardo.
  19. Tutto è possibile, anche se ho il sospetto che non siano state trafugate per affettare l'anguria augustina. Comunque teniamo gli occhi aperti sui forum e sui siti degli antiquari.
  20. Mi sono riletto il pezzettino di Nagayama è devo rivedere ciò che ho detto. Il passaggio a seguito delle guerre Mongole fu esattamente al contrario di quanto avevo detto, da midare a suguha. Proprio come ha corretto Enrico. Per quanto riguarda la fisica dei materiali e la struttura della materia, cè ovviamente un motivo per cui avevo inteso diversamente. Si tratta dello stesso per cui i Kaji piegano l'acciaio prima in un senso e poi nell'altro. Un azione che, come si immagina facilmente, non vede nella retta la struttura massimamente resistente, specie quando si considerano urti che non arrivano sempre nelle direzioni previste. A ben vedere, una caratteristica che viene confermata da sugata che raramente sono perfettamente rettilinei. La struttura curva scarica il peso su un arco, favorendo al contempo una miglior azione di taglio. Se però Pingitore ha detto diversamente, non sarò io a contraddirlo. Grazie Gian per l'interessante integrazione. Mi rendo conto che il mio breve intervento poteva sembrare un invito ad ignorare la storia. Una cosa che è invece lontanissima dal mio pensiero. Ciò che volevo mettere in risalto è la molteplicità delle motivazioni volte a creare, acquistare, portare una lama. Il suo utilizzo è perciò solo parte di questi motivi. L'esempio migliore siamo noi, che con queste spade non taglieremo mai niente.
  21. Quel che cercavo di suggerire è che questi test sui cadaveri lasciano un po’ il tempo che trovano. Una volta uscita dalla mano di un bravo Togishi, la capacità di tagliare è sostanzialmente legata a chi ha in mano la spada (certo, se invece di fidarsi del solo test secco di taglio si fosse interrogato il Togishi, le informazioni sulla qualità del manufatto a lui sono ben chiare...). Perché se non c’è modo di provare la lama in guerra, non c’è modo di sapere se la lama si riaffila facilmente, se taglia bene, se il filo dura a lungo mantenendo la capacità di taglio, se il filo e fragile, se la lama non stanca quando si è impegnati a lungo perché ben bilanciata ed altre amenità che il semplice taglio di un cadavere o di un condannato a morte non dice. Se si è in Guerra questi espedienti sono inutili. Non c’è necessità di test. Sono quelli che tornano dal campo a dire cosa non va, superando di gran lunga ogni test di laboratorio. Che per esempio un suguha è complessivamente fragile, in modo che a qualcuno venga in mente di sviluppare un midare. I Waza test nascono per supplire, almeno parzialmente, all'utilizzo reale. Diventano perciò necessari in pace. Ma come tutti i test, non sono la stessa cosa della realtà.
  22. Per quanto riguarda il design delle lame, con ciò intendo l'ergonomia accoppiata alla gradevolezza estetica, sono tutti più o meno concordi nel dire che la stabilità politica dello Shinto, con un pressoché azzeramento delle grandi campagne belliche, porto ad un piuttosto ovvio declino qualitativo. La spada divenne status symbol e moda e l'uso venne messo piuttosto da parte. Le capacità di una determinata scuola venivano affidate al campione di turno, che le recensiva. Così tutti incominciarono a volere la racchetta da tennis di Federer, che in realtà le partite di tennis le vince anche con la racchetta dell'oratorio. Ne abbiamo talora parlato anche qui. Gli Hon'ami hanno fatto le loro recensioni sportive, orientando il pubblico ed il mercato. Avessero o meno ragione, contava il giusto. ...E se Ferrari è il meglio, Ferrari è il meglio. Magari, al contrario, per salire in montagna su sentieri sterrati occorre altro... Dopo il seicento non ci fu un uso di campo tale da sollecitare e richiedere alte prestazioni. Nessuno, per conseguenza, osò più affermare che il Re poteva essere nudo. A che pro?!? Per dare del cretino al Tokugawa di turno e ai suoi stimati incaricati della qualità?!?!? Si dice fosse famiglia piuttosto suscettibile... Talora mi diverto ad immaginare Musashi, un uomo che ha lasciato per iscritto che collezionare spade e oggetti antichi non va affatto bene per chi fa il guerriero di professione, che prende oggi in mano una spada del settecento con un hamon che riproduce un fiore o un vulcano che occupa mezza lama... non oso immaginare l'uso che avrebbe fatto del certificato che accompagnava l'oggetto, magari redatto dal "Federer" d'epoca di turno, capace di fendere un capello solo con lo sguardo.
  23. Tempaccio, a quanto vedo... Buone Ferragosto e buone vacanze a tutti.
  24. Torna spesso fuori la Dotanuki. Nota per la sua possanza al punto da farne la lama televisiva per eccellenza, quella di Itto Ogami, il Lupo Solitario col bambino. Forse non tutti sanno che il celebre attore che interpretava la serie televisiva fu talmente ossessionato da questa scuola da divenire collezionista solo di questo particolare tipo di lama. Sarebbe bello se qualcuno dei vecchi del forum ce ne parlasse, anche se su questa lama forse ha un senso relativo perché se ben ricordo questa scuola non utilizza mai bo-hi. Ma forse ricordo male...
  25. Esatto, Beta. Quando compare un fumbari marcato, come nello yamashiro e yamato den, in genere ci si arriva con grazia. Sono una caratteristica presente anche nel primo Bizen. La spada arriva al piccolo kissaki gradualmente e con una curvatura più armoniosa ed elegante. Una qualità che si è persa dal tachi al katana e dal koto allo shinto, probabilmente perché cavaliere e fante usano l'arma in modo diverso. Il cavaliere impugna la spada sempre con una sola mano. Quello sfinarsi armonioso realizza perciò spade lunghe ma al contempo molto leggere e maneggevoli. Oggetti che non pesano mai in punta. Per una pesante spada a due mani, queste sottigliezze diventano oggettivamente meno importanti. Però per chi oggi considera la spada giapponese un oggetto d'arte, a mio parere, sono dettagli che contano. Credo che le differenze tra i Togishi siano da considerare oggi non solo nella abilità manuale (che resta comunque fondamentale), ma anche nel gusto e nella cultura con cui interpretano il restauro. La capacità di tirare fuori il meglio pur restando nel solco della tradizione dell'oggetto in esame. Difficilmente chi prende in mano una spada ha piena coscienza di questi dettagli, eppure grazia ed eleganza gli arrivano immediatamente. Ora, sarà una mia impressione, ma gli accostamenti operati da Betadine nelle immagini qui sopra dovrebbero rendere tutto ciò in modo piuttosto evidente. Lo ringrazio. Cosa ne dite?

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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