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Simone Di Franco

Vale Tudo E Freefight

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entro nell'argomento anche come persona informata dei fatti...

concordo pienamente sul fatto che il rispetto per la dignità umana, ancor prima dell'avversario, sia sempre il cardine di una società civile che vuole definirsi tale, tuttavia ho incontrato un pò di gente a maggio che mi ha un pò chiarito le idee sul vale tudo, k1, pancrazio, ecc...

il 14 maggio sono andato a far visita un mio amico maestro di VI dan di ju jitsu, brazilian ju jitsu, kobujutsu, difesa personale e via dicendo. Mi ha presentato della gente che di valetudo e simili se ne intende: in pratica il maestro Federico Tisi e il maestro Delli Paoli (entrambi maestri di jujitsu, brazilian jujitsu, judo), ecco la foto (non vi fate ingannare dalle immagini, sembro più alto perchè sono sullo scalino di 30 cm dello stand...)

 

VASILE_TISI_DELLI_PAOLI_2.jpg

 

 

questi "tizi" qui sono personal trainers, i maestri di Alessio Sakara detto il Legionario, credo che un pò tutti lo conoscerete...

orbene, la lotta vista in questo senso qui è vissuta come puro e vero agonismo, niente di più niente di meno...il migliore è il vincitore: semplice e lineare, vince colui che surclassa l'avversario in qualsiasi maniera. Questo è lo scopo dell'incontro, vince il più bravo (che non sempre coincide con il più forte, fisicamente parlando).

Yama, tu dici che le tecniche non contano perchè poi saranno le caratteriastiche naturali di forza, velocità, resistenza: è vero ma questi sono solo elementi che, per essere efficaci e utilizzati per vincere, devono avere un canale di controllo e distribuzione, cioè la tecnica. Ma non questa o quella tecnica, questa o quella arte marziale, la "tecnica" in senso lato...questi soggetti free figheters studiano diverse arti marziali e non solo una in particolare, non si confrontano "rappresentanti" di scuole marziali contro altri...

molti storici concordano nel dire che il samurai rappresenta la migliore unità combattente che la storia abbia mai prodotto, questo perchè assimilava tutte le tecniche (non solo una specifica) per poi metterle in pratica sul campo di battaglia o tutti i giorni la tecnica più adatta alla situazione, il movimento più appropriato, ecc...

adesso dire che il ring potrebbe essere paragonato al campo di battaglia di sekigahara magari è troppo, però

quando vedo i gp di moto (vedi ultimamente incidenti di gibernau, melandri e capirossi) o di f1 (pensiamo a Senna, Villenueve...) penso che anche questi soggetti rischiano la vita in tutto e per tutto come quelli di vale tudo, la differenza è che sfogano il loro senso di soverchiamento dell'avversario su un mezzo o su quello degli altri e non su un essere umano loro pari...

Modificato: da musashi

<!-- isHtml:1 --><!-- isHtml:1 --><em class='bbc'>Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!<br /><img src='http://www.intk-token.it/forum/uploads/monthly_11_2008/post-34-1227469491.jpg' alt='Immagine inserita' class='bbc_img' /><br /></em>

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Ma non questa o quella tecnica, questa o quella arte marziale, la "tecnica" in senso lato...questi soggetti free figheters studiano diverse arti marziali e non solo una in particolare, non si confrontano "rappresentanti" di scuole marziali contro altri...

 

è esattamente quello che volevo dire io... :gocciolone:



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Volevo dare anche io la mia opinione e portare la mia esperienza personale;pratico ormai da anni Aikido e negli ultimi 2 anni contemporaneamente anche JKD.

La difficoltà più grossa che trovo nel praticare il JKD è che comunque bisogna avere una buona dose di rabbia repressa o di voglia di prevaricare l’avversario per poter affrontare un qualsiasi incontro (anche in allenamento);cosa che l’Akido mi ha insegnato a controllare e quasi seppellire, in quanto spesso la rabbia porta a comportamenti irragionevoli…

E per questo motivo non riesco nemmeno ad entrare nel concetto di “gara”,cioè non sento il bisogno di dover provare a qualcuno di essere il più forte…

A volte mi chiedo se questi personaggi che praticano vale tudo o chicchessia non si chiedano mai “ma cosa sto facendo?”

D’altra parte mi viene in mente la figura del samurai :un uomo votato alla morte ,alla devozione verso un signore ed una spada e mi chiedo se le due figure siano molto diverse.... :laugh:

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...Almeno prima bisognerebbe indossare un'armatura medioevale in acciaio massiccio... :hehe:


La vittoria è di colui,

ancor prima del confronto,

che non pensa a sè

e dimora nel non-pensiero della grande origine.

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Secondo il mio punto di vista tutto si risolve in pochi principi base.

Ognuno fa quello che vuole, si può massacrare con un bastone o mani nude dentro una rete da polli, essendo tutti e due consenzienti, l'importante e che poi non dicano di praticare Arti Marziali.

Quel che fanno non mi interessa, se sfogano la loro rabbia repressa verso il mondo o le loro insodisfazioni così sono liberissimi di farlo, basta che non infangano centinaia di anni di discipline Orientali mostrandosi grandi maestri, ottavi o tredicesimi dan di questo o quello poichè chi crede in quello spirito veramente si tiene ben lontano da tali sciocchezze violente.

 

Seconda cosa nessuna combattimento di tipo agonistico potrà mai avere un qualsiasi valore di carattere tecnico o metrico dell'efficacia di un Arte Marziale nata in contesti diversi e per principi diversi.

E' sport, violento o quel che sia, ma sempre sport, manca proprio quel quid che lo distingue dalla vita reale, di quella di un Samurai o di un qualsiasi individuo che combatte per la strada per sopravvivere.

Coinvolgimento diverso , preparazione diversa, adrenalina, paura, insomma condizioni diverse tra un uomo che si prepara in palestra per il giorno tot contro la persona taldeitali, con pubblico, medici a bordo ring e soldi in ballo che con uno con figli a seguito che si trova difronte un deficente con un coltello in mano.

 

Se si volgiono scannare che lo facciano, ma che tengano fuori le arti marziali a cui migliaia di persone nel passato e nel presente dedicano la vita per innalzarle a qualcosa di più che sangue e pugni, cercando di inculcare tale e tanti buoni principi nei ragazzi e nelle gioventù a venire.


Le parole possono ferire, il silenzio può guarire. Sapere quando è opportuno parlare e quando invece tacere è compito dei saggi.

La conoscenza può ostacolare, l'ignoranza liberare. Sapere quando è opportuno conoscere e quando ignorare è compito dei profeti.

La lama, indifferente a parole, silenzio, conoscenza o ignoranza, taglia in modo netto. Questo è il compito dei guerrieri.

(Suzume no Kumo)

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Posto qui (in anteprima per INTK :fiori: ) quello che probabilmente sarà un articolo pubblicato nel giardino dei ciliegi

 

Molto spesso nasce la voglia di capire cosa distingua un'arte marziale da uno sport da combattimento o da uno scontro su un ring. Personalmente ritengo che tale domanda debba essere considerata solo come il primo passo per uan riflessione più profonda. Ciò che probabilmente è utile chiedersi è quale sia il reale scopo di un'arte marziale e quali siano le basi su cui essa si poggia. Per rispondere a questi interrogativi vorrei prendere ad esempio un personaggio storico molto conosciuto: Myamoto Musashi. Dagli scritti di Musashi emerge la figura di un uomo letteralmente votato al combattimento, tanto da incarnare nell'immaginario moderno il samurai "verace". La strategia di Musashi appare semplice, votata ad un unico scopo: la vittoria. Non esita ad usare trucchi, inganni o strattagemmi per il raggiungimento dei suoi scopi e poco importa se esce dai canoni. D'altro canto è sempre stato un uomo fuori dai canoni e quindi perchè ci si dovrebbe aspettare che li rispettasse anche sul terreno di scontro? Conclude la sua carriera con un numero straordinario di vittorie, senza tuttavia aver mai affrontato avversari di spicco o prestigio. Incurante delle regole, si guadagna il posto nella leggenda rinunciando a quelle regole di una casta che rigidamente aveva aderito ad un codice di condotta. Qual è tuttavia il reale valore delle vittorie di Musashi? Si trattava realmente di un "superuomo"? un kami della spada? Personalmente credo di no. La misura della vittoria per Musashi, era la vittoria stessa. Non concepiva la sconfitta. O se veniva concepita, non poteva esitare che nella morte, nella forma più pesante e irrimediabile di perdita. Veniva da questo (o forse da un'anima un po' tormentata) la sua quasi spasmodica ricerca della vittoria e del duello ad ogni costo? Ad ogni modo credo che vada considerato un altro punto estremamente importante e cioè la qualità della vittoria ottenuta. Credo che il mezzo con cui si ottiene la vittoria (astuzia, inganno, eterodossia, tecnica,bravura, ecc.) sia altrettanto importante rispetto alla vittoria stessa. Dopo il conseguimento della vittoria, inoltre, si deve poter affrontare anche una vita alla luce della vittoria e dei mezzi usati per ottenerla. A volte tali mezzi possono divenire un onere, più che un onore.

 

Tutto questo ci riporta a quello che è il reale significato dell'arte marziale e cioè il concetto di "arte" e di "marziale". L'arte è un concetto personale, che può essere espresso come la libera espressione di una serie di concetti accademici e tecnici imparati nel tempo. Ci può essere "arte" anche in uno sport da combattimento, poichè esso, sebbene vincolato da regolamenti, è il frutto di un'espressione personale e al contempo tecnica. Ciò che differisce in modo, sostanziale è il concetto di "marziale". La marzialità comprende una serie di importanti concetti, di ideali e valori che non sono presenti, per costituzione, in quello che è uno sport e che ha come obiettivo la vittoria (un po' come accadeva per Musashi). Ovviamente è bene precisare che il termine sport è inteso come agonistico e non dilettantistico. Proprio a causa di un fine diverso, cambia anche il sistema portante dei valori alla base dello stesso. Gli ideali e la moralità alla base del Bushido sono tali da non porre al centro di tutto la semplice vittoria, l'agonismo o la realizzazione di sè. Il bushido ha un'alta valenza educativa in questo senso e permette la diffusione di concetti e valori propri della più alla dimostrazione di appartenenza al genere umano come la compassione, la sincerità o la giustizia. Credo che questo trovi spazio non solo nella vittoria, che spesso è vista nel Bushido come un concetto un po' fine a se stesso se raggiunta senza l'osservanza del codice, ma anche nell'eventuale sconfitta. Il dott. Granati, storico e maestro di Daito Ryu Aikijujutsu, scrive

 

"I forti sentimenti che figure eroiche come Minamoto no Yoshitsune, Kusunoki Masashige o Saigo Takamori ancora oggi suscitano, appaiono talvolta poco comprensibili agli occhi degli occidentali, intenti a dare maggior peso ai risultati e

alle figure capaci di ottenere grandi vittorie finali. La consuetudine tutt’ora valida dei giapponesi di venerare l’eroe sconfitto è indice di quanto la cultura dei samurai abbia nel tempo lasciato profonde eredità. L’ideale di “solidarietà con il tenente” (Hoganbiiki) con il quale dai tempi di Yoshitsune si identifica quel sentimento di ammirazione verso coloro che dimostrando coraggio e lealtà escono sconfitti, rientra perfettamente nella mentalità del samurai. E’ soprattutto a questa massa di fedeli servitori (bisogna sempre ricordarsi che la parola “samurai” deriva dal verbo “servire”) sempre pronti a dare la vita per prodigarsi verso la causa alla quale si erano consacrati, che bisogna guardare per comprendere la vera essenza

di tali guerrieri, più che ai tanti nomi che fecero sì la storia del Giappone, ma dovettero venire a compromessi spesso con le ragioni di stato e di potere."

 

Alla luce di questo sono proprio i valori su cui poggia il sistema a fare la differenza. Non vi era agonismo sui campi di battaglia, ma solo vita e morte. Vita che poteva essere tolta e morte che poteva essere data. Ma soprattutto c'era, o così vogliamo credere, un profondo senso di rispetto nei confronti dell'altro, che andava oltre al mero concetto di prevalere. Probabilmente questo permetteva ad un samurai di essere conscio del valore di un'idea o di un valore più che del semplice risultato finale. Il sistema alla base dell'arte marziale, dunque, non può essere visto come uguale a quello che regge uno sport da combattimento e, inevitabilmente, ne demarca le differenze.


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Aveo sentito dire che anche il maestro Ueshiba nei primi anni di insegnamento 1930-1940 portava i propri allievi nelle locande malfamate per attaccare briga. :gocciolone:

In modo da testare effettivamente l'efficacia dell'akido ancora a livello embrionale.

Ne sapete qualcosa?

Io ho sempre supposto fosse una leggenda metropolitana :laugh:

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ecco un contributo video di free fight (UFC) , è un pò forte... :ohmy:

 

knockouts.wmv


<!-- isHtml:1 --><!-- isHtml:1 --><em class='bbc'>Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!<br /><img src='http://www.intk-token.it/forum/uploads/monthly_11_2008/post-34-1227469491.jpg' alt='Immagine inserita' class='bbc_img' /><br /></em>

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Vorrei fare una precisazione sul Vale Tudo. Spesso non è molto violento, anche perchè è basato sul jujitsu brasiliano che è fatto di prese e soprattutto lavoro a terra.

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Vorrei fare una precisazione sul Vale Tudo. Spesso non è molto violento, anche perchè è basato sul jujitsu brasiliano che è fatto di prese e soprattutto lavoro a terra.

 

confermo a pieno (brazilian jujitsu, nel gergo quando un avversario riesce a sovrastare a terra l'altro si dice "annodarlo come una cravatta")...


<!-- isHtml:1 --><!-- isHtml:1 --><em class='bbc'>Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!<br /><img src='http://www.intk-token.it/forum/uploads/monthly_11_2008/post-34-1227469491.jpg' alt='Immagine inserita' class='bbc_img' /><br /></em>

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Vorrei fare una precisazione sul Vale Tudo. Spesso non è molto violento, anche perchè è basato sul jujitsu brasiliano che è fatto di prese e soprattutto lavoro a terra.

 

Da un paio d'anni , sul satellite , fanno un reality che si chiama Ultimate Fight Competition ( www.ufc.tv ) ma non attualmente , esistono molte evoluzioni del vale todo / octagon / ufhc / F1 , il fatto che cambi il nome è causato dal tentativo delle varie organizzazioni di aggirare le varie leggi delle varie nazioni in cui è praticato ed in cui spesso viene bandito ( specialmente in brasile tentano di arginare il fenomeno ) .

 

Recentemente lo stato del nevada ( che guardacaso ha anche dei bordelli e dei casinò ) ha riconosciuto l'ufc come disciplina sportiva regolare , le differenze rispetto alle vecchie regole sono che l'arbitro ha l'obbligo di intervenire e dichiarare il vincitore appena la persona sconfitta da segni di perdita di conoscenza o di lucidità degli occhi , altri motivi per fermare immediatamente l'incontro sono se un partecipante è impossibilitato vedere a causa di perdite di sangue SUGLI occhi o perchè si arrende battendo un palmo più volte al suolo come nel wrestling , con queste regole è da più di 12 anni che non muore nessuno a differenza di sport come la box e addirittura il calcio .

 

le tecniche usate sono il wrestling ( la disciplina americana di inizio 900 , non la versione moderna ) il ju-jitsu e , il cui insieme prende il nome di gambling , e tecniche varie di combattimento in piedi tra cui il full contact o il pugilato , sono necessariamente bandite le tecniche scarsamente efficaci / acrobatiche o spettacolari , non perchè non ci sia nessuno che ci prova ma perchè le discipline che ho elencato sono quelle che in base a ciò che ho visto , si rivelano effettivamente utili .

 

Raramente si vedono calci girati che giungono a segno se non in correlazione con un grosso errore dell'avversario , altrettanto raro è assistere ad incontri più lunghi di due minuti , inoltre negli scontri tra un atleta abile nelle corte distanze ( abile nel corpo a corpo ) e uno abile nelle medie distanze ( a pugni ) spesso prevale il primo poichè il combattimento si protrae anche e soprattutto in seguito agli atterramenti ( e questa è una cosa molto poco cavalleresca e che può dare disturbo a molti ).

 

Avendo assistito a questo strano reality in cui 24 di queste persone divise in due squadre condividevano anche la stessa casa mi sento di spezzare comunque "un'arancia" (una lancia sarebbe troppo) a loro favore ( ad essere sincero mi ha appassionato parecchio la prima edizione ) , se da un lato è vero che un buon 50% è composto da atleti " all'ultima spiaggia " o quasi a fine carriera ecc il livello di lealtà alle regole sul ring e fuori , durante e dopo , è comunque a livelli normalissimi e apprezzabili , anche se i vincitori sono quasi sempre giovani e freschi e con poca paura del dolore come capita a chi ha più esperienza .

La preparazione atletica deve essere altissima come deve essere alta la materiale resistenza al KO .

 

Comunque non è uno sport che avrà un grosso successo perchè un colpo ben assestato dato da una persona allenata a mani quasi nude è spesso risolutivo e gli incontri durano troppo poco per giustificare l'acquisto di un biglietto o dell'evento in pay per view .

 

Se volete vedere un bell'incontro di UFC cercate il video della finale tra pesi massimi della prima edizione di Ultimate Figh Competition , in cui i due atleti danno veramemte tutto il meglio per vincere un contratto da un milione di dollari riuscendo comunque a terminare tutti i raund previsti con un memorabile scambio di battute tra amici alla fine , nonostante le faccie tipo rocky I . :arigatou:

 

Comunque concordo che non si possa considerare un'arte marziale.


Alla fine del vento

Ancora cadono le foglie ..

..Un falco lancia il suo grido

Si fa più fondo il silenzio dei monti

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Secondo il mio punto di vista tutto si risolve in pochi principi base.

Ognuno fa quello che vuole, si può massacrare con un bastone o mani nude dentro una rete da polli, essendo tutti e due consenzienti, l'importante e che poi non dicano di praticare Arti Marziali.

Quel che fanno non mi interessa, se sfogano la loro rabbia repressa verso il mondo o le loro insodisfazioni così sono liberissimi di farlo, basta che non infangano centinaia di anni di discipline Orientali mostrandosi grandi maestri, ottavi o tredicesimi dan di questo o quello poichè chi crede in quello spirito veramente si tiene ben lontano da tali sciocchezze violente.

...

Se si volgiono scannare che lo facciano, ma che tengano fuori le arti marziali a cui migliaia di persone nel passato e nel presente dedicano la vita per innalzarle a qualcosa di più che sangue e pugni, cercando di inculcare tale e tanti buoni principi nei ragazzi e nelle gioventù a venire.

 

Quoto, quoto, fortissimamente quoto. :arigatou:


アンドレア プリフィカト

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Da un paio d'anni , sul satellite , fanno un reality che si chiama Ultimate Fight Competition

visto... meglio se non dico cosa penso... ho visto solo un combattimento con uno chiuso all'angolo che veniva preso a ginocchiate sulla testa...

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