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Enrico Ferrarese

Shinsakuto oggi, shinsakuto domani

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Stavo, come ogni tanto mi capita, cercando qui e li qualche video sul tubo e mi sono soffermato su questo:

 

 

...che mi ha lasciato un pò di amaro in bocca.

Sappiamo che oggigiorno è dura per un kaji, tanto più se non famoso e se non ha modo di affermarsi in qualche competizione, non è una novità, ma mi chiedo... che futuro vedete voi per le shinsakuto? Magari tra 30 anni... saranno sempre più una nicchia? ...o avranno più mercato? Soffriranno un'eclissi dovuta alle difficoltà economiche? Ci sarà un miglioramento nella qualità produttiva nelle prossime generazioni? Le risposte potrebbero non essere così scontate...

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Vidi anche io tempo fa il filmato ed ebbi la stessa sensazione sul futuro sulla produzione della spada moderna in generale in Giappone, accentuata se vogliamo dai commenti relegati in calce al filmato, dove nessuno faceva espresso riferimento ai tuoi timori, mettici anche la immancabile spregiudicata produzione cinese che potrebbe tendere, per motivi commerciali, ad appiattire verso il basso anche in Giappone la ancestrale arte della antica forgiatura tradizionale e quel "po' di amaro" a cui facevi riferimento è completo.

Ora, finché questo argomento, e lo abbiamo sempre saputo, rimarrà fortemente di nicchia in tutto il mondo, credo, eccetto il Giappone, la deriva, salvo sporadiche eccezioni, sarà inevitabile, ma in fin dei conti che ci importa Enrico non siamo degli inguaribili romantici, come, traendone positività, disse un giorno Mauri. Alle brutte continueremo a studiarne il glorioso passato conservando la tradizione.

Sarei curioso di leggere, bontà sua, sull'argomento un pensiero del buon Getsunomichi san.


Antonio Vincenzo

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Grazie Enrico per la segnalazione!

 

A parte i top che hanno sufficiente mercato di nihonto e possono vivere di quello, i molti altri costruiscono anche coltelli da cucina (come questo Kunimitsu, la famiglia Sukesada, ecc) mi auguro che con la globalizzazione il mercato si possa aprire sempre più e che sia più semplice importarle e detenerle!

 

Considera che al momento sue due le fasce principali di lame che vengono vendute: quelle a basso costo e la fascia alta, questo perché c'è sempre più divario economico nella nostra società. Ci sono moltissimi collezionisti facoltosi, sono certo che i talentuosi artigiani riusciranno a continuare con il loro difficilissimo lavoro!

 

Vi invito a leggere questa mia vecchia traduzione di un post dell'amico Paul Martin: vedi http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=8752
''Se amate veramente le spade giapponesi e la loro tradizione, vi supplichiamo di smettere di sostenere il mercato cinese a basso costo, bassa qualità, imitazioni di spade in stile giapponese. Per quello che spenderete nell'acquistato di tre o quattro di esse, potreste avere invece una bella lama, funzionale, fatta ad opera d'arte da artigiani qualificati giapponesi. Se pensate che state salvaguardando la spada giapponese con l'acquisto e l'utilizzo di cinesi (o qualsiasi altro non-giapponese / fabbricate non tradizionalmente), si sbaglia. In realtà si sta contribuendo ad uccidere il mestiere. Ci sono un sacco di veri fabbri moderni in Giappone che stanno lottando per guadagnarsi da vivere con il loro lavoro. Le loro spade non andranno perse o rotte in battaglia. Ci sono artisti al top che si vedono sempre in TV e sulle riviste, i quali costi sono naturalmente alti, ma ci sono anche gli altri fabbri, che stanno costruendo spade per il mercato del Battodo e del iai. Oltre a preservare le vecchie spade con l'acquisto di nuove, con l'effetto a catena del lavoro di altri artigiani per i kodogu, saya, togi ecc, ci sarà il salvataggio delle competenze immateriali che devono essere trasmesse alle generazioni future. Hanno bisogno del nostro patrocinio e del nostro sostegno, invece di nutrire il più economico, basso sforzo, roba di bassa qualità dalla Cina. Negli ultimi anni, ci sono stati tre suicidi di fabbri giapponesi che non riuscivano a guadagnarsi da vivere. Stiamo cercando di aprire un mercato occidentale della spada giapponese, per rendere possibile avere le migliori spade del mondo, dagli artigiani che sanno davvero come fare questi fantastici oggetti. Loro meritano il lavoro, solo noi li possiamo aiutare a preservare le spade ed il loro mestiere. The Japanese Sword farà del suo meglio per preservare le Nihontō, l'artigianato ed aiutarvi a realizzare il vostro sogno di possedere una vera spada giapponese restando nel vostro budget.''

Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Ovvio che il filmato lasci amaro in bocca...tuttavia io sono ottimista nel senso che finchè ci saranno gare e concorsi sostenuti dallo stato e/o prefetture credo che la tradizione possa essere salvaguardata! Sarò crudo ma sarei più interessato, invece, a conoscere l'effettiva bravura di quelli che portano avanti un nome (non so, tipo masamune xxiv) ma questo è un discorso complicato, che va oltra la mia preparazione.


Fabrizio T.

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Sicuramente verrà tramandata. I fabbri più famosi non hanno problemi, il mio era un pensiero a più ampio spettro... E mi chiedo quanti grandi talenti possani andare persi o non riescano a raggiugere la meritata fama tale da.

Ad esempio la lama del figlio la trovo più interessante di quella del padre, per sugata in primis... chissà se continuerà...

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Volentieri Altura.

(Perché bontà mia, faccio il prezioso?!?).

 

Intanto vorrei premettere che un giapponese è un giapponese.

Oggi mette i jeans, porta scarpe da tennis e beve coca cola (come noi del resto), ma gratta gratta viene sempre fuori il giapponese.

Tre fabbri che si suicidano, non è solo un atto di protesta, è soprattutto un atto di fallimento nello svolgere la propria attività, verso la propria famiglia e il proprio paese.

Il riconoscimento di una personale inutilità per la società in cui vive.

Come si capisce chiaramente dal filmato, la tradizione è per loro un misto di orgoglio, peso, mezzo di evoluzione spirituale, scopo di vita.

La spada giapponese non sfugge alla regola.

Un peso difficile da sopportare.

 

Non ci è riuscito l'haitorei del 1870, non ci è riuscito Mac Arthur dopo la firma dell'armistizio, non ci riusciranno le riproduzioni di pessima qualità provenienti dalla Cina a spezzare questa tradizione.

 

La spada giapponese ha smesso da molto di essere solo un arma.

Per lo meno dallo shinto.

...con derive non necessariamente positive, come spesso si è detto e scritto.

 

Se devo essere onesto, sono abbastanza in disaccordo con quanto si documenta nel filmato.

La qualità della produzione giapponese, nonostante la concorrenza, è oggi sotto gli occhi di tutti ed è anche universalmente riconosciuta.

...Non c'è chef degno di questo nome che non si coccoli, con vanto, il suo set di coltelli giapponesi da cucina di grido, prodotti secondo la tradizione.

A ragione.

 

Oggi la spada giapponese è soprattutto un oggetto d'arte.

Quella che sembrava un'emorragia inarrestabile (il furto perpetrato sistematicamente dalle forze di occupazione statunitensi), ha avuto un effetto boomerang insperato.

Non sono più stati solo i colti discendenti di famiglie nobiliari in stile Stibbert a capire il contenuto artistico di questi oggetti.

La spada giapponese è divenuta oggi accessibile al grande pubblico mondiale.

 

L'altro giorno sono stato qui a Milano alla fiera che si tiene tutti gli anni sull'oriente.

Non ve ne ho parlato, perché c'era abbastanza poco da dire.

Ma c'erano almeno tre stand di spade giapponesi, con prezzi tali da non negarne una a nessuno.

Quanti di noi hanno iniziato così e sono stati poi folgorati sulla via di Damasco?!?

C'era la stessa offerta?!?!?

 

Tornando alle shinsakuto.

Credo che i giapponesi non abbiano mai lavorato così bene come oggi.

In primo luogo, affrontando viaggi all'estero per illustrare la loro cultura e promuovere il loro prodotto.

Anche editorialmente, mai visto prodotti di questo livello.

Noi abbiamo uno splendido esempio proprio con l'ormai amicodell'intk Yoshindo Yoshihara.

I giapponesi che promuovono la loro spada oggi producono cultura.

 

Ma anche a livello di marketing, hanno imparato bene come muoversi, nel mercato internazionale.

Si parlava di recente dei certificati, tanto per dirne una.

Certamente un modo di garantire opportunamente un investimento anche per chi ...non si chiama Raul Gardini.

 

Personalmente, ma questa è una mia opinione, ritengo che anche dal punto di vista tecnico e artistico ci si stia ormai riavvicinando ai grandi maestri del passato. C'è un fervente e appassionato studio giapponese attorno a questo oggetto meraviglioso, che ormai si sta organizzando anche su basi scientifiche moderne e i vari kaji oggi, al contrario del passato, si confrontano volentieri mettendo a fattor comune la propria esperienza (almeno fino a un certo punto... gratta gratta...). Ciò ha fatto compiere passi da gigante negli ultimi cinquant'anni.

E, cosa importantissima, molti giovani. Ciò significa linfa vitale, obbligo di fare scuola e non sedersi e anche splendido futuro.

 

I prezzi dell shinsakuto pagano anche il costo di questo studio, per cui ha davvero poco senso lamentarsi sui prezzi che, purtroppo, continuano a mantenere il collezionismo una cosa per pochi.

Questo si, forse, un limite alla diffusione.

Ma noi stessi ci rendiamo conto di ciò, vedendo l'elevato numero di persone che si affacciano al forum chiedendo informazioni o sottoponendoci l'acquisto di turno. Certo, non tutti hanno il sedere di scavare una buca in giardino...

Forse le shinsakuto non hanno la patina di una lama antica (ed il fascino), ma onestamente credo che non siano affatto inferiori alla produzione shinto e, oserei dire, almeno nella media, anche alle koto.

..Ripeto, nella media, prima di scatenare un putiferio.

Certi utsuri era tanto che non si vedevano.

 

I giapponesi registrano oggi ormai un turismo proprietario della Nihonto.

Non ho bisogno di convincervi, visto che il bacillo ha infettato pesantemente il nostro gruppo.

A detta degli addetti al settore, mediamente, questo turista è generalmente assai meglio preparato di un giapponese di media cultura.

Questo la dice lunga sull'attenzione artistica che ormai ruota attorno al fenomeno a livello mondiale.

Chi lo vede un epifenomeno delle arti marziali (un tempo era così) sbaglia di grosso.

Chi oggi acquista una spada giapponese lo fa per l'emozione che questo oggetto sa dare, non per giocare al samurai.

Senza nulla togliere alla tradizione del Bushido che, come dicevo, esiste ancora e non solo in Giappone.

 

Per cui, no, la spada giapponese moderna gode di buona salute.

Non credo che corra gravi pericoli di estinzione.

Resta la mia personalissima opinione.

 

Con ciò, il filmato di Shiro Kunimitsu si sta avviando verso il milione di visualizzazioni (siamo già oltre i 750k).

Non so se ha ereditato l'arte della stirpe, quella della pubblicità però la conosce.


 

月の道

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"Negli ultimi anni ci sono stati 3 suicidi di fabbri giapponesi che non riuscivano a guadagnarsi da vivere". Notizia fotocopia di quanto è successo anche dalle mie parti, solo che erano imprendotori edili. Comunque rende perfettamente l'idea. Magari è pure già successo dopo l'haitorei o quando ci furono anni ei pace nello shinto...

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La mancanza di lavoro ha portato a fare anche molti "falsi", vedi questo articolo di Gian su Kajihei:

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=9038&page=1

 

"Quando, nel periodo Meiji, entrò in vigore il divieto di portare le spade (Haitōrei, 廃刀令, 1876) Kajihei si trovò nella condizione di non riuscire più a mantenersi unicamente col suo lavoro di forgiatore e, in accordo con i migliori (e senza scrupoli) commercianti di spade del periodo, cominciò a realizzare gimei"

 

Pare che la medesima cosa l'abbia fatta anche Gassan Sadakazu.

 

Non mi meraviglierei se altri tosho in queste condizioni avessero commesso seppuku.


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Getsu scusa ho letto solo ora il tuo bel post. Mi hai fatto riflettere.... ma non sono ancora convinto che il mondo delle token goda di troppa buona salute...

Voglio dire: oggigiorno basta una connessione internet per raggiungere chiunque e a qualsiasi livello del mondo civilizzato. La globalizzazione ha eliminato le distanze.

Sono convinto invece dell'alto standard raggiunto oggi ma non so se riuscirà a migliorare ancora... voglio dire: lo stesso yoshindo spiega sul suo libro the craft ecc ecc quanto è difficile oggi non solo emergere, ma anche mantenere un apprendista. E se lo dice lui!

 

Continuo a chiedermi se un qualche mozart della forgia si possa essere perso nel mondo della domanda offerta del capitalismo e dietro la mano invisibile di smith...

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...mentre la penso proprio come te sui suicidi dei tre kaji e sul fatto che sotto sotto sono giapponesi. Per loro è forse quasi normale soprattutto se si entra in un campo dove permea in toto la loro cultura, il loro spirito e il retaggio intero della loro storia come popolo

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Devo dire invece Enrico che a me le parole di getsu mi hanno rinfrancato, per questo l'ho invocato (a proposito Getsu non fai il prezioso per me lo sei o almeno ciò che esprimi lo è) dicevo Enrico anche io in cucina ho un deba acquistato nel 1986 di cui sono gelosissimo ed il riferimento che faceva Getsu sugli chef di tutto il mondo contribuisce a mantenere il fascino delle lame, in generale, io credo che sia un periodo florido da vivere per ciò che ci interessa e che ci appassiona.


Antonio Vincenzo

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Personalmente non condivido l'accorato “appello” di Martin, almeno non nel modo in cui viene posta la questione.

Lo dico, probabilmente, da “europeo”.

 

Martin pone l’accento sulle copie cinesi da poco prezzo, non sulle truffe in piena regola in cui lame tarocche vengono proposte a prezzi da lama autentica (cosa già in voga nello stesso Giappone, con metodologie diverse, sin dai tempi antichi).

 

Sono convinto che il 95% di coloro che spendono in media 150$ (o euro) per acquistare una copia cinese in internet o nei mercatini non spenderebbe comunque mai dieci volte tanto per una lama autentica. Esattamente come il 95% di chi acquista una borsa di Gucci in spiaggia per 100 euro non entrerebbe mai in negozio a spenderne 2000 per l’originale.

 

Quindi, a mio parere, l’appello si riduce alla restante, esigua, minoranza. Siamo sicuri che rappresenti un bacino d'utenza in grado si sostenere tutti gli artigiani contemporanei ?

 

Concepire l’idea di una “lama autentica alla portata di tutte le tasche” è interessante e probabilmente praticabile con la diffusione dello studio e della cultura della spada ma, nell’ottica della salvaguardia degli artigiani dei giorni nostri, mi pare una follia.

 

Se un domani sarà possibile portarsi a casa una shinsakuto allo stesso costo di uno iaito di buona qualità di oggi, secondo me sarà una catastrofe. Poiché la spada ha un costo di manifattura che, in tutta la sua storia, è sempre stato molto elevato, data la qualità della lavorazione. Viceversa la nihonto potrebbe diventare, come molte altre cose qui da noi, semplicemente un “trademark”; credo (e mi auguro) che in Giappone non lo permetteranno mai.

 

Concedetemi una piccola digressione.

La spada giapponese è sempre stata appannaggio di una ristretta elìte. Piu o meno.

Infatti si sa che anche altre categorie sociali, oltre a quella dei bushi, hanno avuto la possibilità (ed il desiderio) di munirsi di lame e fornimenti di grande qualità.

 

Oggigiorno la situazione è simile pur se, essendosi sviluppata a livello mondiale, le “categorie” si sono moltiplicate.

 

Esiste sempre una casta di privilegiati: quelli con mezzi economici tali da potersi permettere la lama dei sogni (ed anche di più). Poi ci sono tutti gli altri.

 

In America, ad esempio, si è creata una situazione molto particolare: in quasi ogni cantina o soffitta americana si può trovare una spada riportata a casa da un veterano della Seconda Guerra Mondiale, un po’ come in quasi ogni cantina o soffitta italiana si può trovare un “autentico” violino di Stradivari. Questo fatto però non ha reso gli italiani dei grandi esperti di liuteria; esattamente come in America la cultura della spada deve scontrarsi con la presenza di migliaia di oggetti che non sono “nihonto” ma che sono comunque “spade giapponesi”. E provate a spiegare ad un veterano (che magari a visto balenare una lama ad un pollice dalla sua gola) che non si trattava in realtà di una vera spada, perché non è in tamahagane, è temprata in olio, etc. Vi riderà giustamente in faccia. Ed i suoi nipoti, altrettanto giustamente, apprenderanno che quella che hanno ereditato dal nonno è una vera spada giapponese. Che, guarda caso, è spesso molto simile ad una copia cinese, solo che quest'ultima costa assai meno. Quindi perché stare a sottilizzare troppo ?

 

Ecco perché lo sforzo per ampliare la conoscenza dell’argomento è così intenso negli USA e forse, in quest’ottica, posso capire l’intento di Martin.

In Europa abbiamo uno scenario assai diverso.

 

Attualmente, con studio e passione (e la giusta dose di c…) è in effetti possibile a chiunque portarsi a casa una nihonto autentica. Ma siamo sicuri che questo “chiunque” faccia parte di una percentuale così alta della società ? O parliamo comunque di una schiera abbastanza ristretta ? La nostra Associazione penso che possa fornire dati interessanti al riguardo.

 

La questione, inoltre, pare sia quella di preservare il lavoro degli artigiani di oggi; la faccenda è ancora diversa.

 

La pongo in questi termini:

mettiamo che, ad un certo punto della nostra vita, decidiamo di chiedere un prestito alla banca per acquistare una lama di qualità “superiore”. Questo perché, purtroppo, non facciamo parte della famiglia dei “fortunati”.

Considerato che ci carichiamo di un debito (magari ingente) per portarci a casa un oggetto del tutto non essenziale, penso che possiamo già restringere il campo a “pochi fuori di testa”.

A questo punto, però, cosa facciamo: spendiamo 20.000 per una lama di Yoshindo o per una Juyo Token del Koto ? Investiamo qualche migliaio di euro per una tsuba di Ford Hallam o per una di Umetada ?

 

In questo senso condivido quello che dice Getsu: è fondamentale il marketing ed il talento degli artisti più capaci nel diffondere interesse verso i loro lavori. Chi non ci riesce (non necessariamente chi è meno bravo) è destinato a soccombere, per la legge del mercato. A ben vedere è una problematica che riguarda ogni campo dell'arte; se consideriamo ormai i forgiatori come degli artisti, e non più artigiani, non dobbiamo granchè stupirci. Quindi ben venga un lavoro intenso per diffondere la cultura e la conoscenza della spada (noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di mettere il nostro “granello”) ma ipotizzare una cultura della spada come “oggetto per tutti” mi pare cosa davvero poco felice. Se la NBTHK ha potuto spostare la sua sede in un contesto quasi “faraonico” è segno che le cose vanno bene per la nihonto e sono convinto che il Giappone lotterà per mantenere alta la qualità (ed il prezzo) anche a scapito della quantità degli artigiani. I quali si “attrezzeranno” facendo altre tipologie di oggetto, senza che per questo la loro maestria debba per forza essere sminuita.

 

A proposito di cultura: oggi è l’undici febbraio. Nello stesso giorno del 660 A.C., stando alla leggenda, veniva incoronato Jinmu-tennō (神武天皇), come primo imperatore giapponese. :arigatou:

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Altro ottimo post.

Ecco perchè ho parlato di mercato e di mano invisibile di smith e perchè ho la brutta sensazione che sicuramente un idraulico, non potrà avere avuto fino in fondo la possibilità di diventare hn hankei dei giorni nostri...

Mi chiedo ora anche, se esistano delle "borse di studio" per giovani dotati , eccellenti possibili promesse.

Se no, credo che dovrebbe essere per ormai giganti come la nbthk un ottima direzione

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Borse di studio (finanziamenti statali) non saprei.

Ci sono alcune multinazionali giapponesi che sponsorizzano il laboratorio di un kaji, ogni tanto l'amministratore delegato ci porta in visita gli ospiti di riguardo.

A ben vedere in modo non tanto diverso da come faceva un daimyo nel suo feudo.

...gratta gratta...

 


 

月の道

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Forse per certe categorie "a rischio estinzione" avranno pensato anche ad una forma di patrocinio pubblico, un pó come da noi il FUS si occupa di impedire (a stento) la scomparsa dei

musicisti classici.

Se Wikipedia non si sbaglia il governo giapponese garantisce, ad esempio, una somma annuale di 2 mln di yen ai "tesori viventi".

Non è molto ma è comunque qualcosa. Forse, da questo punto di vista, i forgiatori sono più penalizzati da un punto di vista statistico. Si può notare infatti come vi siano solo due "tesori" tra i forgiatori a fronte di 18 "tesori" tra i tessitori. I laccatori sono 10 ed i ceramisti 9.

Chissà se, oltre agli investitori privati, non esistano anche altri "strumenti" di tutela.

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Si gian ma perchè i forgiatori sono matematicamente parlando inferiori rispetto agli altri settori?

Perchè un tessitore, ceramista o laccatore non deve avere una particolare licenza per poter operare, non ha, credo, un limite massimo di lavori al mese da rispettare... oltretutto per esportare un vaso o un kimono non credo servano particolari procedure burocrariche. Uno stesso vaso tra l'altro è apprezzabioe anche da mia nonna, a differenza di una lama.

Tutte barriere all'ingresso o all'uscita che limitano a prescindere il settore prima ancora del libero mercato...

E comunque trovo sbagoiata la logica a dare un fondo ai tesori viventi, io li darei alle giovani promesse... a chi dimostra di avere grandi capacità ma manca di possibilità economiche, non a chi ha già dimostrato di essere eccelso e ha per questo già grande fama e ritorno di pubblicità.

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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