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Altura

il club dell' Ukiyo-e

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.......

Incidentalmente, il principio del salice che cede e non recede, gioca un ruolo fondamentale in un altra arte marziale: quella del tiro con l'arco. Essa descrive il principio basilare di un momento impercettibile ma saliente (appunto), la scoccata.

...ma di ciò vi parlerò un altra volta.

 

 

so che non è educato chiedere.... e so anche che spesso non lo sono.

 

Luna_0212.jpg

banalmente, so anche che la risposta non è dovuta.


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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.


.Luna_0412.jpg



... c'è tensione sulla luna .. sembra un arco pronto a distendersi ...


..


˘



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ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Ommmmm



Sii immobile come una montagna ...
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Porta pazienza Beta, cercherò presto di trovare tempo per completare il racconto.

😉


 

月の道

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.. so di averti tirato in ballo, ma non ti sto contando i passi.
Seguo le effemeridi in questo particolare periodo astrale, caratterizzato dalla 46/P Wirtanen che insieme ai suoi fratellini ci delizierà la vista.
Buona giornata a te e a tutti..


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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ora, sospendi il respiro


Luna_0612.jpg

...e zan ©


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Hanarè

con questo nome garbato, dolce ma non molle i Giapponesi definiscono uno dei momenti più delicati ed importanti del tiro con l'arco: lo scocco della freccia.

Ad esso segue lo Zanshin, ma di ciò abbiamo già diffusamente parlato in passato.

Cosa ha di così di particolare la scoccata.

Beh, la scoccata avviene.Avviene semplicemente, così come la neve lascia istantaneamente il ramo di un salice o come un frutto maturo che si stacca dalla pianta.

Non è un gesto cosciente.

Avviene.

Ma avviene in un momento molto molto particolare.

La scoccata riporta alla vita.

Voi direte, perché, prima eri forse morto?!?

Quasi...

 

Il campo di battaglia è un posto strano.

Succede davvero di tutto, tanto previsto, tanto non previsto ma in una ragionevole analisi dei rischi, altro totalmente imprevisto.

Ma mentre il fante provvisto di armatura, spada e lancia è in preda al suo "furor" che lo ha trasformato in una belva assetata di sangue, l'arciere no.

L'arciere deve restare calmo.

Anche se intorno a lui si scatena l'inferno, suo è il compito di tenere sempre sotto controllo la situazione.

Suo il compito di proteggere l'avanzata o la ritirata della fanteria.

Suo il compito di bonificare una zona dove il nemico compare o si concentra pericolosamente, suo il compito di proteggere le macchine da guerra o il generale, senza il quale l'esercito sbanderebbe.

Egli è fin da piccolo addestrato alla lucidità, al massimo controllo.

Per questo i Giapponesi hanno sempre mantenuta in vita l'arte del Kyudo.

Per questo la più alta nobiltà ha sempre privilegiato questa disciplina alla spada.

 

Sempre lucido?

Non sempre, perché c’è il Mistero dell'hanarè.

 

L'arciere allenato è una vera macchina da guerra.

Calmo e distaccato può tirare fuori dalla sua faretra una freccia dopo l'altra.

Ognuna di esse in grado di porre fine ad una vita in un instante, a patto che per un istante anche l'arciere perda la sua.

Esiste un breve, con l'allenamento brevissimo, persino impercettibile momento in cui l'arciere non esiste più.

In quel momento potrebbe essere tagliato in due da una spada senza accorgersene.

È il momento in cui l'arciere ha inquadrato il punto preciso dove collocherà la sua freccia.

Si tratta di un punto piccolissimo, che magari si muove velocemente.

Ma per l'arciere non è così.

 

In una frazione di secondo egli entra nell'altro mondo.

Un mondo dove tempo e spazio non esistono.

Le cose si muovono come se si fosse estranei a ciò che accade, in una sorta di moviola.

Il punto da colpire si avvicina, non è più così piccolo, anzi, si arriva il momento in cui si vede solo quello.

Nient'altro.

E quando tutto all’intorno è scomparso.

Quando quel punto è diventato l'intero universo, come se il tempo ancora dovesse nascere da quella singolarità che amiamo chiamare Big Bang......

 

Hanarè accade.

La freccia esce serena dal nostro arco e vola leggera ineluttabilmente verso il bersaglio, dove potrà infine placare la sua terribile sete di sangue.

Ma nulla di tutto ciò sarebbe successo senza Hanarè.

È lei il momento in cui il tempo comincia scorrere.

Lei il momento in cui la lucidità torna nella nostra mente.

Lei il momento in cui l'aria entra nuovamente nei nostri polmoni e il sangue riprende a circolare, spinto dal pulsare del cuore.

Lei l'inizio dell'universo.

O, come scrivono i maestri Arcieri di ogni tempo e luogo, il tornare alla vita.

 

Chi ha letto Lo zen e il tiro con l'arco è probabilmente restato affascinato dal libro.Il libro, scritto da un professore di filosofia tedesco, è stato recentemente fortemente ridimensionato nel suo contenuto tecnico dall'Heki Ryu, una delle più importanti scuole di Kyudo Giapponesi, che ha mostrato come molte delle tesi discusse fossero estranee alla disciplina.

Abbiamo avuto nel forum anche un esponente di questa scuola che, con dispiacere, non sto più leggendo.

Beh, certamente una cosa è invece ben descritta, hanarè accade.

Non sei tu a decidere.

Dio entra in te per un istante ed esegue per te quel gesto.

Così come decide che quel frutto è maturato e deve staccarsi dalla pianta.

Pronto a generare una nuova vita..

 

..O, per un curioso gioco di equilibri, a toglierla.

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月の道

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Che grandi bagliori regala questo ultimo piccolo spicchio di Luna.

 

..(neanche a farlo apposta e neanche in accordo)..

« una visione, il rilassamentom e.. ora, sospendi il respiro .......sospendi la vita........ Lei il momento in cui l'aria entra nuovamente nei nostri polmoni e..

la vita riprende »

Chissà che tipo di saltimbanchi siamo stati sei/settecento anni fa (ahahah) ..e dal tuo scritto trapela (senza che forse tu lo sappia, anche se di fatto lo sai) ciò che domani accadrà .. non perchè si tiri ad indovinare o perchè io lo abbia già scritto.. solo perchè cosi, da sempre, avviene.

"tutto torna.. come sempre."


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Talora si sottovalutano le discipline del Budo.

Specialmente quando esiste una forte interdisciplinarità con la filosofia, la storia, l'archeologia sperimentale e la rievocazione storica.

Queste non servono a sapere quanti peli della barba poteva avere Oetsi, l'arciere delletà del rame, emerso dai ghiacci del Sudtirolo.

Esse servono a capire chi siamo oggi e dove ci porta la strada che stiamo percorrendo.

Sono risposte che giacciono nel nostro passato.

Basta provare a leggerlo.

Un po quello che si fa in questo forum.

Dove si è capito che tutto ciò che ruota attorno alla Nihonto, al suo studio, alla sua realizzazione, ... fino alla rievocazione del preciso metodo di produzione di un singolo grammo di tahamagane, altro non è che lo studio dell'Anima.


 

月の道

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shin

 

LunaNuova.jpg

(.....)

vuoto

 

e questo capita da millenni, ogni 28 giorni

 

perdona Getsu se, come avrebbe detto Altura, ho sporcato questi tuoi ultimi interventi... ma questa ultima visione comincia da un concetto "ben radicato"
che troppo spesso non notiamo... forse perchè si ripete ed avviene in ogni istante e spesso, ahinoi (razza umana), non ci facciamo più caso.

Eppure è spegnendosi per un istante che poi rinasce.. (nel bene e nel male)

Grazie per la tua profondità (e pazienza..)

 

ops... dovevo postarlo dopo la mezzanotte (vabbè.. facciamo conto che è già domani)buonanotte

PS

"shin" in giapponese 新' (come per molte, se non tutte le parole, ha diversi significati.. stessa pronuncia ma kanji differenti)
心 cuore
新 nuovo
信 fedeltà/fiducia

 

(cosìorasiamoancheappostoconladata)


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.. da qualche parte nell'iperspazio ho recuperato un intervento del ns.amico (che spero non se l'abbia a male se lo riporto qui..)

 

»----> in un certo senso, la questione è molto semplice....prendetela così.....

In giappone, invece di migliorare l'attrezzo, che di per se è già abbastanza elaborato, ma non così tanto come gli archi mongoli, cinesi o coreani,

hanno scelto di migliorare l'arciere.....questo a grandi linee.

 

Per spiegarla in breve e in maniera semplice.

Si applica, oltre alla classica spinta in avanti della sinistra, una torsione che viene fatta sempre dalla mano sinistra in modo che l'arco non accumuli forza solo in flessione, ma divenga anche una specie di leva o molla che al momento del rilascio incrementa la spinta.

Come esempio: avete presente come funziona una balista romana? Ci sono due face di fibre che lavorano in torsione aumentando la velocità dei flettenti che qui però sono molto rigidi. Stesso principio. Usare una forza di torsione oltre che di flessione.

In più, quando si è alla massima apertura, e la mano sinistra sta spingendo e torcendo, si può aumentare ancora di più la forza di spinta agendo anche sulla mano destra.

 

Grazie al modo che hanno inventato i giapponesi, derivato dal tiro mongolo, agganciano la corda con il pollice invece che, come facciamo noi, con le tre dita, e grazie al fatto che la freccia è sulla destra dell'arco e non sulla sinistra, possono applicare una torsione della mano destra che va in senso antiorario in modo da accorciare la lunghezza della corda e di conseguenza aumentare ancora di più la potenza dell'arco.

 

Ne consegue che al momento del rilascio, tutte queste forze si scaricano sulla freccia.

Piccolo particolare.

Data la complessità della tecnica, che comporta l'uso di tutto il corpo, lo sgancio non può essere comandato dalla destra che si rilassa, ma è comandato dalla sinistra che torce a tal punto da strappare la corda dalla mano destra.

 

In questo modo è come se fosse la corda a comandare tutto il meccanismo e quindi subisce meno interferenze.

 

Il tiro da guerra, è una sintesi molto veloce di tutto questo.
Per la verità. il kyudo è l'evoluzione tecnica del tiro da guerra. Cioè, è l'allenamento accurato e preciso che consente all'arciere allenato di applicare la tecnica giusta senza doverci pensare.......è un po semplicistico quello che ho scritto, ma a grandi linee è così.

 

Minamoto no Tametomo.jpg

Minamoto no Tametomo (源為朝), a legendary Japanese archer, said to be able to pull a gonin-bari.

From ' Honcho buyu kagami (《本朝武優鏡》)

Utagawa Kuniyoshi (歌川国芳)

chi sa cos'è un "gonin-bari" (arco grande) ??


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Tsuru no Ongaeshi
Tanto, tanto tempo fa, c'era un posto dove viveva una povera coppia di anziani.
Un giorno il vecchio udì il grido di una gru caduta in una trappola. Il vecchio decise di liberarla.
Quella notte disse a sua moglie di quello che era successo e lei annuendo disse: - "Hai fatto bene. Anch'io sono felice"
In quel momento qualcuno bussò alla porta ... il vecchio uscì e trovò una ragazza molto carina che disse: - "sono disorientata, potrei restare a casa sua stasera?" Gli anziani che erano molto gentili non hanno esitato a invitarla a dormire.
Quella notte i tre parlarono e la ragazza disse loro che non aveva una casa dove andare né una famiglia con cui stare. Gli anziani le proposero..- "vogliamo che tu sia nostra figlia!" Dopo un po' i tre, felici, andarono a riposare.
Il giorno seguente, la ragazza si alzò molto presto per preparare la colazione, ma non c'era nulla.. ma individuando un telaio in una stanza adiacente si mise subito al lavoro e .. quando gli anziani si svegliarono, la ragazza consegnò al vecchio un bellissimo pezzo di stoffa dicendogli: - "vendi questo telo e compra ciò che è necessario per vivere". I due erano sorpresi e molto felici. Il vecchio ricevette molti soldi in cambio del pezzo di stoffa, e comprò ciò che era necessario ed anche un pettinino per la ragazza.

Quella notte i tre erano molto felici e rimasero a parlare fino a tardi.

La ragazza ritirandosi disse: "Vorrei fare altri pezzi al telaio, ma vorrei chiedervi un favore.. non entrate mai nella stanza quando lavoro".
Il vecchio chiese sorpreso: - "Come? Non possiamo vederti lavorare? "
La ragazza rispose: - "No, per favore, voglio che tu mi prometta che non lo farai."
Gli anziani non capivano il motivo per cui la ragazza glielo chiedeva, ma loro annuirono.

La ragazza tesseva un pezzo di stoffa ogni sera che veniva venduta come "pane caldo", ma ogni giorno diventava più magra. Il vecchio disse:

- "Devi riposare, non lavorare troppo!", ma la ragazza rispose: - "Continuerò a lavorare ancora un po' e si ritirò nella stanza.
Gli anziani non riuscivano a dormire pensando alla salute della ragazza.

Una notte, il vecchio non riuscì a trattenersi e disse: - "La vedrò", la vecchia rispose: - "Dobbiamo rispettare la nostra promessa."

Il vecchio, ignorando sua moglie, andò nella stanza in cui lavorava la ragazza.

Guardò attraverso la porta socchiusa e con sua sorpresa vide una gru che lavorava sul telaio.
La gru che usava il becco per decorare i bei pezzi di stoffa, notò che veniva osservata e si trasformò velocemente in donna.

La ragazza aprì la porta e si rivolse al vecchio: - "Io sono quella gru che hai salvato dalla trappola. Per avermi salvato la vita ho voluto restituire il favore e per questo mi è stata data l'opportunità di diventare un essere umano solo per una volta e venire qui, ma non posso più stare con te. Volevo diventare tua figlia per sempre. "

La ragazza riprese il suo aspetto originale e come una gru volò via.
Il vecchio che la vedeva volare,
lanciando il pettine che aveva dato alla "ragazza", pensò: "Perdonami. Non dimenticarci!", la gru lo prese e sparì.

 

TnO.jpg

Crane Flying over Wave
波に鶴

Utagawa Hiroshige I (1797–1858)


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Esistono alcune magie che non si possono passare al pettine.

Devi con umiltà accettarne il Mistero.

Quando, spinto dall'insicurezza, pretendi di svelarlo nonostante, le perdi per sempre.

Hanarè è una di queste.

 

 

 

Inviato dal mio SM-A520F utilizzando Tapatalk


 

月の道

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Concordo.

(("Attila lo raccontava emozionalmente".. «è la corda che gestisce») ..e la novella ci riportò in terra, lasciando l'aria nel suo spazio indefinito.)

 

Celeste visione di profondità persa in altezza, mare e cielo commisti por entro la caligine lucente.
Soltanto cielo e mare - un’unica enormità cerulea.. increspature captano un luccicore argenteo, bave di spuma fanno mulinelli.

Orizzonte non c’è: solo distanza che si libera entro lo spazio - concavità infinita che s'infossa innanzi a te e su di te s'inarca immensamente - il colore si addensa con l’altezza. Miraggio, questo potrebbe essere un significato.
Non si dà morte né dolore in questo luogo, i fiori mai appassiscono e non mancano i frutti, e se uno li assaggia, anche una sola volta, non sentirà mai più fame né sete. Spazio e tempo sono lì plasmati in un pensiero nuovo, soave come il sonno e il tramutar dei sensi.
E talvolta la visione stinge nella nostra crudeltà, per non più riapparire fuorché nei dipinti, nelle poesie e nei sogni.

Ascoltando bene, possiamo trovare il richiamo di una speranza antica.. speranza che ha trovato in parte esaudimento in molti cuori..

nella bellezza semplice di vite disinteressate, nella dolcezza della Donna .. ,,

Questo capita in Hōrai (LH)

Buona domenica

 

Hōrai.jpg

Hōrai-ji Temple, Mikawa Province
1853, 8th month
Utagawa Hiroshige


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(anni orso sono, all'epoca dei nasi rotti, ho avuto il privilegio di frequentare il "Mas" maestro del Karate Kyokushinkaikan che, oltre a ricordarmi di.. quanto riportato nel "mio" secondo periodo - diceva sempre di non fermarsi mai alle apparenze, ma allo stesso tempo mai approfondire troppo, se non si è sicuri di esser pronti..

le "risposte" potrebbero esser fatali. )

 

 

Women inquisitive..TheAppearance of a Maid of the Tempo Era.jpg

Artist: Tsukioka Yoshitoshi

Title: 'Looks Curious', Mannerisms of a Senior Maid from the Tenpo Period

1888 - Edo, Tokyo Museum


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Un personaggio controverso, che parlava di filosofia e poi scendeva nelle arene a prendere a cazzotti i tori.

😂😂😂

 

Ha ragione, Beta.

Esiste un tempo per distruggere ed uno per costruire.

E per costruire bisogna predisporre fondamenta profonde il giusto.

Il giusto dipende dalle condizioni al contorno.


 

月の道

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... in effetti. (probabilmente per quello affascinava il mio "contorto" pensiero... anche se.. la filosofia ci insegna anche a stare con i piedi per terra .. (). in questo caso tra filosofia, combattimento e una forzata ricerca della condizione)


In questo giorno di ricorrenza di un uomo e pittore a me molto caro, condivido con voi una bella citazione apparsa sul sito del Guggenheim Venice:
" L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è "
Buon 139simo, Paul Klee


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Parlavamo di Donne, in Horai, della vita disinteressata e della dolcezza di una donna.. appunto (ed anche oggi casualmente era domenica)

.

Una donna con un samisen, accompagnata da un bambino di 7-8 anni si avvicinò alla mia casa per cantare.
Era vestita da contadina, con un fazzoletto azzurro annodato sulla testa.. era brutta, di una bruttezza naturale, per giunta acuita da un crudele attacco di vaiolo.
Il bambino teneva dei fogli su cui erano stampate le ballate.
Nel cortile di fronte a casa mia cominciarono a radunarsi i vicini, soprattutto giovani mamme e bambinaie con i bimbi sulla schiena, ma anche donne e uomini anziani, inkyo del vicinato ed anche jinrikisha, lasciando le loro postazioni agli angoli delle vie.
La donna si sedette sulla soglia, accordò il suo samisen, suonò una battuta di accompagnamento e un incantesimo calò sugli astanti, che si guardarono a vicenda sorridendo di meraviglia.
Infatti da quelle labbra sfigurate sgorgò, increspandosi, un miracolo di voce, giovane, profonda, indicibilmente toccante nella sua penetrante dolcezza: donna o fata dei boschi?
Una voce mai udita.
Cantava solo come una contadina sa cantare, con ritmi vocali appresi forse dalle cicale da gli usignoli dei campi, con frazioni, semi frazioni e semi-semi frazioni di toni mai scritti nel linguaggio musicale dell’Occidente e mentre cantava gli ascoltatori cominciarono a piangere in silenzio, dentro di loro.
Non capivo il testo, ma sentii il dolore, la dolcezza e la pazienza della vita del Giappone passare con la sua voce nel mio cuore, cercando malinconicamente qualcosa che non c’era.
Poi un tratto mi accorsi la cantante era cieca.

 

La storia della canzone (triste) narrava di Tamayone e Takejiro, dell’amore di due ragazzi che non avrebbero mai potuto unire il loro sogno in quei tempi, che si promettevano di morire insieme, perché in questo mondo mai potrebbero essere marito e moglie, ma nel loro gesto avrebbero potuto restare insieme per sempre.

 

Ogni canzone, ogni melodia, ogni musica significano soltanto un’evoluzione dell'espressione primitiva del sentimento, di quel discorso non appreso di dolore e gioia o passione.. di cui i toni rappresentano le parole.

Per questo melodie che ci commuovono profondamente non significano nulla a orecchi giapponesi e viceversa, melodie che non ci toccano affatto, fanno appello alle emozioni di un popolo la cui vita spirituale è diversa dalla nostra, come il blu dal giallo.

Nella voce della cantante vi erano qualità capaci di toccare qualcosa di più grande della somma delle esperienze di una sola stirpe, qualcosa di vasto come la vita degli uomini, antico come la conoscenza del bene e del male.

Ciò che costituisce il fascino di una voce udita solo una volta non può appartenere a questa vita.
E’ di vite innumerevoli e dimenticate.

 

Certo è che non sono mai esistite due voci esattamente della stessa qualità; ma nell’espressione di un affetto, c’è una tenerezza timbrica comune alle miriadi di milioni di voci di tutta l’umanità.

La memoria ereditaria rende familiare anche a un neonato il significato di questo tono carezzevole.
Dormono nelle celle più scure dei cuori stanchi e dei cervelli affannati, che in rari istanti trasaliscono all’eco di una voce che richiama il loro passato.

Così il canto di una donna cieca in questa città dell’estremo oriente può far rivivere anche in Occidente, e viceversa, emozioni più profonde dell’essere individuale, un pathos vago e muto di sofferenze dimenticate, gli impulsi amorosi sfocati di generazioni obliate.

Ecco .. quel sentire immaginando, gioie e dolori di un mondo forse mai visto, attraverso la purezza di un bambino.

 

samisen: strumento a corde della famiglia del liuto (o shamisen)
inkyo: pensionati (qua a quota 120)
jinrikisha: portatori di risciò (da noi detti NCC)

Il racconto è mio, ma l'ho fatto scrivere a Lefcadio Hearn e, forse, qualcuno potrebbe aggiungere qualcosa sulla passione nipponica per il melodramma :))

 

Shamisen.jpg

Artist: Kitagawa Utamaro
Title: Shamisen Player
Date: Originally in Edo era. This edition was made probably in the early 20th

 

 

Ora, con «questo», taglio gli ultimi fili, sgancio le crocette e mi ritiro.
Penso che abbiamo ri-esplorato una piccola, ma trasversale ed intensa parte di questo mondo fluttuante e, a me, resta poco da aggiungere.
Esco soddisfatto di questo cammino e, anche se credo che non riuscirò a raccoglierlo per Natale, confido sugli ultimi giorni di quest’anno maggiorenne del 2ndo millennio.
au revoir mes amis, a bien sûr.
Buon tutto a tutti

... e come direbbe Altura, mirando la stampa:

in quegli sguardi e in quella piccola mano che tocca il braccio è racchiuso tutto l'amore del mondo.

vvb


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