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il club dell' Ukiyo-e

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Grazie a te.

Molto bella la stampa... il corpo fa i suoi movimenti mentre il pensiero è volto avanti.. (oltre che nei colori composizione particolari eccecc

(ma è per caso La Via del tiro con l'arco. I testi segreti della scuola di Kyudo Heki ?? :arigatou:

 

avrai sicuramente riflettuto su come l'arco in qualche modo c'entrava...

.. questi Kami.. per la precisione: Ojin Tenno , detto Homuda-wake, (che significa letteralmente “Principe dalla Cubitiera”) poi identificato come Hachiman, il dio della guerra. In seguito a questa associazione (merito della visione onirica di un sacerdote) divenne il dio patrono degli arcieri e dei soldati, che avrebbero attaccato ai loro elmi dei piccoli amuleti d’argento a forma di spada come simbolo della devozione verso di lui.

Ojin, nella qualità di Hachiman, è conosciuto col nome “L’Arco e le Frecce dei Cieli” ed è uno degli dèi più popolari del pantheon scintoista, con metà dei santuari esistenti in Giappone dedicati a lui.

 

Per il Club:
Mizuno Toshikata
Title: Samurai Archer
Date: 1899


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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...Tutti a disquisire sullo zen di ogni istante.

Sulla meditazione del guerriero.

Sulla matrice buddista comune verso l'Amore per l'Universo e per il prossimo.

 

 

 

 

Proprio così, Getsu. Poca poesia, molta praticità.

 

 

Nello shiai di kendo capita talvolta che i giudici alzino le bandierine dopo un colpo, per segnalare il punto, ma che le riabbassino dopo un secondo perchè è mancato lo zanshin...

Nel caso della spada, più che per il colpo di grazia, il momento dello zanshin serve a verificare che l'avversario non sia davvero più in grado di nuocere.

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State facendo di tutto affinché io cominci ad apprendere gli insegnamenti di un'arte marziale. Tranquilli, credo di essere troppo vecchio per convincere la mente a farlo. Correggetemi è zanshin anche il grido che accompagna il gesto nell'esecuzione di una proiezione di un kata'? Mi è capitato di intravederlo negli occhi di mia figlia durante l'esecuzione di un kata' appunto, mi scuso per non avere la vostra stessa abilità nel descrivere certi argomenti, ma io qui sono un alunno.


Antonio Vincenzo

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....e no, cari ragazzi (uno va bene, ma due son troppi. (c'è sempre qualcosa dietro.)

Il concetto è sano e giusto (devi essere sicuro che..), ma non togliete la parte spirituale (tralascio volutamente lo zen... che è molto complesso.
Avete mai tolto la vita ad un essere respirante ??? ( che non sia la mosca?)

Quando togli la vita a qualcuno ti si aprono due strade.. o diventi un killer (apatico e atipico, ma lì non so cosa si prova.. mi manca) o devi trovare una giustificazione (difficile da trovare in ambito terreno).
Per questo il Bushido ne parla ampiamente (comportamento e sensi di colpa: sei nel giusto e te ne devi convincere... andava fatto ... e un kami in questo aiuta)
Anche nelle nostre campagne i nostri nonni prima di far la festa al buon capretto lo salutavano e in qualche modo gli aprivano una porta oltre che la gola.. al pari di molti riti pre-caccia, in diverse latitudini. (Poi nel tempo tutto si è industrializzato e irrozito).

Di esempi di uomini che non han trovato pace ne è pieno il mondo (reduci, assassini pentiti, eccecc.
Come dice il buon Getsu sulla risonanza dell'arco, se non lo hai provato, è difficile da comprendere.

 

 

 

solo qualche correzzione ortografica e graifica

Modificato: da betadine

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quello, il grido, è il kiai ( l'energia che si libera... e spaventa anche il malcapitato, ahah..) ma anche qua dipende dall'individuo e dalla sua bassa respirazione, altrimenti resta solo "un grido".


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Se devi togliere una vita, la vita la devi amare (e non solo la tua... devi essere in pace con te stesso e con il mondo (anche se a volte il mondo non ti capisce... ma io dovevo farlo.


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ops.. doppio messaggio (maledette dita sul telefono)

 

approfitto del doppio messaggio)

 

Non ho vulutamento fatto riferimento allo zanshin, in quanto il concetto da voi spiegato è corretto.. nel mantenere lo spirito in allerta (per vedere se serve un altro colpo) o nel csd. spirito del gesto.. ma questo "spirito" porta con se anche altri concetti un pò più profondi.

Modificato: da betadine

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Grazie Beta, parlare con voi la mattina mi corrobora, serve a farmi meglio affrontare il rompiscatole a cui dovrò spiegare fino allo sfinimento che un fratello non è un parente in linea retta ma un collaterale di primo grado. Auguratemi buona giornata.


Antonio Vincenzo

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Il 21/1/2018 alle 23:51 , getsunomichi ha scritto:

...

Sapete a cosa serve lo zanshin?

Beh, in tutta la baraonda che si scatena in quegli istanti, lo zanshin serve a capire se serve una seconda freccia, se la prima non è bastata.

Ancora guardando l'avversario che si rialza, senza abbandonarlo, una nuova freccia viene estratta dalla faretra e trova posto nell'arco, per portare a termine ciò che è stato principiato.

.....

Fatta salva la teoria che tutto è dimostrabile e riconducibile, come enunciato nel katanakake...

Quanto sopra è molto zen: Qui e Ora. (insieme al l vuoto, ovvero non pensare ad altro, solo qui e ora😞

scoccata la prima zen-freccia, tu resti zen-immobile a vedere se è zen-bastata e ti zen-prepari a zen-scoccarne un'altra.

Qui ed Ora .. appunto.

in quello stesso momento senza perder la "zen-concentrazione".

Ce l'hai, ma forse non lo sai.
Zen è un'atto di fede..tutto è zen (sta scritto sul campanello, ma poi ti aprono un portone e all'inizio non sai dove andare).
Fede intesa come il credere con assoluta convinzione in qualcosa.. come per la scienza .. un atto di fede verso la ricerca, una teoria, un semplice pensiero, etc.etc.
quindi o ce l'hai o non ce l'hai, ma in genere prima o poi la trovi.

:tioffrounabirra::tioffrounabirra::tioffrounabirra:


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Certo. In verità si può fare zanshin in ogni circostanza della vita in cui si impone un forte mantenimento del proprio Ki Kamae.

 

Studiando una spada o un ukiyoe, ad esempio...

 

...oppure sul raccordo autostradale Fi-Bo in mezzo ai Tir

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esatto.... sopratutto tra i tir : ci sei e non ci sei
infatti il tir che ti precede s'allarga come se non ci fossi mentre un cretino dietro ti si è appiccicato... e li oltre alla concentrazione subentra un altro concetto: il cul ..

e se qualcosa non va come avevo previsto... sarò in pace col mondo.


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... torno sulla retta via e qua nella pagina di apertura del sito si nota un bell'intaglio (pochi secondi di un altro inglese...

 

http://ukiyoeheroes.com/


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..e visto che gira e rigira è uscito un kamae (affine al noto Hira no kamae = guardia della pace) questa sera vi "racconto" de

La meravigliosa arte del gatto da: "I Quaderni di Avallon", n. 23, 1990, 105-111

In questo Articolo il noto orientalista tedesco K. von Dürckheim porge al pubblico occidentale un estratto da un antico libro sulla Via della Spada dell'antica Scuola Ittôryû, fondata nel XVII secolo da ltô Ittôsai Kagehisa (156-1653); benché lo scritto sia anonimo, denunzia un'evidente ispirazione taoista e Zen, e può essere ritenuto frutto dell'insegnamento di uno dei primi Maestri della Scuola.

Traduzione di Marcella Morganti. [illustrazione di Claudio Parentela]

 

C'era una volta un Maestro di kendô chiamato Shoken.

Un grosso topo si era installato in casa sua, mettendogli tutto sottosopra; lo si vedeva scorrazzare tranquillamente addirittura in pieno giorno.

Un giorno il padrone di casa lo rinchiuse nella sua stanza e incitò il suo gatto ad acchiapparlo, ma il topo gli saltò addosso e lo morse alla gola così forte che riuscì a salvarsi a malapena, miagolando disperatamente. Allora Shoken radunò diversi gatti del quartiere famosi per il loro coraggio e li fece entrare nella stanza. Il topo rimaneva seduto, raggomitolato in un angolo, e appena uno dei gatti gli si avvicinava gli saltava addosso e lo mordeva, facendolo fuggire. Aveva un atteggiamento così feroce che nessun gatto osava riprovarci nuovamente. Allora il padrone di casa, in preda alla rabbia, iniziò a corrergli dietro lui stesso per ucciderlo, ma il topo evitava tutti i colpi del celebre Maestro di Kendô, che finivano per distruggere porte, pareti, specchi ed altri oggetti, mentre il roditore, rapido come il lampo, riusciva a schivare ogni suo movimento. Infine, saltandogli al viso, fini per morderlo.

Alla fine, grondante di sudore, Shoken chiamò il suo servitore, dicendogli: "Sembra che a sei o sette cho da qui [Cho = unità di misura corrispondente circa a 109 m. -ndt.] viva il gatto più coraggioso del mondo. Va' e portamelo!"

Il servitore gli portò il gatto. Era invero una gatta, che non sembrava aver nulla di diverso dagli altri gatti, e dall'aspetto né particolarmente intelligente, né pericoloso. Anche il Maestro di spada non le concesse una particolare fiducia; le apri comunque la porta e la fece entrare.

Calma e silenziosa, come se non dovesse accadere nulla di particolare, la gatta avanzò nella stanza. Il topo sussultò e rimase immobile. Con la più grande naturalezza la gatta gli si avvicinò lentamente, lo prese in bocca e lo portò fuori.

 

Alla sera, tutti i gatti sconfitti si riunirono nella casa di Shoken. Rispettosamente, offrirono alla vecchia gatta il posto d'onore, le si inginocchiarono davanti e dissero umilmente: "Abbiamo tutti la reputazione di gatti coraggiosi. Ci siamo sempre allenati affilandoci le unghie e vincendo qualsiasi topo, lontra o donnola. Mai avremmo potuto credere all'esistenza di un topo così forte. Con quale arte avete potuto vincerlo così facilmente? Svelateci il vostro segreto!" Allora la vecchia gatta rise e disse: "Voi, giovani gatti, siete senz'altro coraggiosi, ma ignorate la vera Via. È per questo che non conquistate il successo quando vi confrontate con qualcosa che non conoscete. Ma innanzitutto ditemi: come vi siete allenati?"

Un gatto nero s'avvicinò e disse: "Sono il discendente di una famiglia celebre per quanto riguarda la cattura dei topi, e anch'io decisi di proseguire nella stessa Via. Posso saltare sopra paraventi alti due metri, so introdurmi in aperture minuscole dove solo un topo può entrare; da piccolo mi sono allenato in tutte le arti acrobatiche. Anche quando sono sveglio da poco, quando non sono completamente presente, nel momento in cui riprendo le forze, se vedo un topo correre su una trave lo acchiappo con un balzo. Ma questo è il topo più forte che abbia mai incontrato. È la sconfitta più terribile che abbia mai subito, e me ne vergogno." La vecchia gatta rispose: "Ciò in cui ti sei allenato non è null'altro che tecnica [shosa arte solamente fisica]. Quando gli antichi insegnavano una tecnica, questa era in realtà una delle forme della Via (Michisuji). La loro tecnica era semplice ma racchiudeva la più grande saggezza. Nel mondo d'oggi ci si occupa solo della tecnica; certamente, molte cose sono state inventate usando le ricetta 'A condizione di fare questo o quello si ottiene questo o quello...'. Ma cosa si ottiene? Nient'altro che dell'abilità. Abbandonando la Via tradizionale, usando l'intelligenza ed abusandone, si instaura la competizione nella tecnica, e non si avanza più. Succede sempre così: non si pensa a null'altro che alla tecnica, e ci si serve solo dell'intelligenza: questa senza dubbio è una funzione dello Spirito (Ki), ma se non è radicata nella Via, puntando solamente all'abilità diventa il germe della falsità, ed il risultato sarà nefasto. Riprenditi, dunque, ed allenati nel senso giusto!".

Si avvicinò allora un grosso gatto tigrato, dicendo: "Penso che sia unicamente lo spirito (Ki) che conta nell'arte cavalleresca; mi sono sempre esercitato in questo potere (Ki voneru). Ora mi sembra che il mio spirito sia duro come l'acciaio e libero, pieno dello spirito che riempie il cielo e la terra. Appena avvistato il nemico, la potenza di questo spirito lo incanta immediatamente, dandomi una sicura vittoria. Solo allora mi avvicino, senza riflettere, e mi oriento secondo l'Io del mio avversario. È la mia volontà che incanta il topo: a destra, a sinistra, controllo ogni suo movimento. Quanto alla tecnica non me ne preoccupo: viene da sola. Un topo che corre su una trave: mi basta fissarlo che già cade, ed è mio. Ma questo è un topo giunto senzaforma, se ne è andato senza lasciar tracce. Che cos'è? Lo ignoro".

La vecchia gatta rispose: "Ciò per cui ti sei tanto sforzato non è altro che forza fisica. Non traspare quel bene che merita il nome di 'bene'. Il solo fatto di esser cosciente del potere di cui vuoi servirti per vincere è sufficente per vanificare la tua vittoria. Il tuo Io entra in gioco, ma se l'Io dell'avversario è più forte del tuo, cosa succederà? Se vuoi vincere il nemico grazie unicamente alla tua forza superiore, egli ti opporrà la sua. Credi di essere il solo ad esser forte, e tutti gli altri deboli? Ma come ti comporterai di fronte a qualcosa che non potrai vincere, neanche con la migliore volontà o con la tua forza, anche se superiore? Ecco il problema. La forza spirituale che serbi in te 'dura come l'acciaio, libera e che riempie il cielo e la terra' non è la grande Potenza (Ki-no-sho), ma solo un suo riflesso; il tuo spirito, solo un'ombra del grande Spirito. Sembra questa grande potenza, ma in realtà è tutt'altra cosa. Lo Spirito di cui parla Mencio è forte perché è illuminato da una permanente chiaroveggenza. Ma il tuo spirito può disporre della sua potenza solo a determinate condizioni. La tua forza e quella di cui parla Mencio hanno un'origine diversa e diverso è il loro effetto. Sono talmente opposte tra loro da poter paragonarle alla corrente eterna dello Yang-Tze-Kiang e ad una marea notturna improvvisa. Ma in presenza di ciò che non può essere vinto da alcuna forza spirituale contingente (Kisei) quale spirito manifestare? Dice il detto: 'Un topo intrappolato morde persino il gatto'. Il nemico, di fronte alla morte non è legato più a nulla: dimentica la sua vita, dimentica ogni bisogno, dimentica sé stesso, è libero di vincere o perdere; non mira più a preservare la propria esistenza. Ed è così che la sua volontà diventa acciaio. Come si può vincerlo, con una forza spirituale che ci si è attribuiti da soli?"

 

Giunse un gatto grigio più anziano, che s'inchinò e disse: "Sì, in verità è come dice lei. La potenza fisica, anche se enorme, ha in sé unaforma (Katachi), e tutto ciò che ha forma, anche se impalpabile, può essere percepito e compreso. Ecco perchè ho sempre esercitato il mio Cuore [Kokoro=la potenza del Cuore]. Non sono io che esercito questo potere capace di sconfiggere spiritualmente l'avversario (l' "Io" del secondo gatto); non combatto neanche (come il primo gatto). Mi "accordo" con colui che è di fronte a me, mi unisco a lui non opponendomi in alcun modo. Quando l'altro è più forte di me cedo, mi abbandono per così dire alla sua volontà; la mia arte consiste nell'afferrare una gettata di ghiaia con una rete flessibile; il topo che desidera attaccarmi, anche se forte, non troverà nulla su cui appoggiarsi, nulla da cui poter slanciarsi. Ma questo topo non è stato al gioco. È arrivato ed è partito, inafferrabile come una divinità. Non ho mai visto nulla di simile."

La vecchia gatta rispose: "Ciò che tu chiami conciliazione non procede dall'Essere, dalla grande Natura: è una conciliazione voluta, artificiale, un'astuzia. In maniera conscia, vuoi sfuggire all'aggressività del nemico. Ma se ci pensi, egli si rende conto furtivamente delle tue intenzioni, quindi, se manifesti un tale atteggiamento di conciliazione il tuo spirito che era pronto ad attaccare viene turbato, come la base della tua percezione ed i tuoi atti. Tutto ciò che intraprendi consciamente ostacola la Vibrazione originaria della grande Natura, disturba il suo sorgere dalla fonte segreta ed il corso del tuo movimento spontaneo.

"Da dove viene allora l'efficacia miracolosa? Unicamente non pensando a nulla, non volendo nulla, non facendo nulla, abbandonandosi nel movimento della vibrazione dell'Essere; solo così la tua forma diverrà inafferrabile. Niente in questo mondo nasce privo di forma. Solo così nessun nemico potrà resistere. Non penso assolutamente che tutto quello che state cercando di raggiungere non abbia valore: tutto e qualsiasi cosa può divenire un modo di seguire la Via; tecnica e Via possono identificarsi. In questo caso il grande Spirito, l' "agente", è integrato in essa e si manifesta nell'azione del corpo. La forza del grande Spirito (Ki) serve la persona umana (Ishi). Colui che ha liberato il suo Ki può affrontare ogni cosa nel giusto modo, nella sua libertà infinita. Al momento di combattere, senza servirsi di una forza particolare, il suo spirito in attitudine di Conciliazione non cederà né all'oro né alla pietra. Una sola cosa è importante: che anche la più minuscola traccia di coscienza di sé non entri in gioco, altrimenti tutto è perduto. Se si pensa allo scopo, anche solo per un istante, tutto diventa artificiale, non procede più dall'Essere, dalla vibrazione originaria della "Via-Corpo" (do-Tai): allora il nemico vi resisterà. Quindi, quale arte è bene utilizzare, ed in che modo? Solo nel momento in cui sarete liberi da ogni coscienza dell'Io (Mu-shin), solamente agendo "senza agire", senza intenzione o astuzia, in armonia con la grande Natura, solo allora sarete sulla vera Via. Abbandonate ogni intenzione, esercitatevi nella non-intenzionalità, e lasciate agire l'Essere. Questa Via è inesauribile, senzafine".

 

La vecchia gatta aggiunse poi qualcosa di stupefacente: "Non crediate che quanto vi ho appena detto sia quanto di più elevato esista. Poco tempo fa, in un villaggio vicino al mio viveva un gatto che passava le sue giornate a dormire. Non c'era niente che lasciasse supporre la benchè minima forza spirituale in lui. Era sempre là, sdraiato come un pezzo di legno. Nessuno l'aveva mai visto prendere un topo. Là dove dormiva e viveva, così come nei dintorni, non c'erano topi. Un giorno andai da lui e gli chiesi come si doveva interpretare questo fatto: non vi fu alcuna risposta. Per tre volte ancora gli posi la stessa domanda: egli continuò a tacere, non perché non voleva rispondere, ma perché, con tutta evidenza, non sapeva cosa dire. Fu così che compresi che "Colui che sa qualcosa, non la conosce". Quel gatto aveva dimenticato sé stesso, ed allo stesso modo tutte le cose attorno a lui: era diventato "nulla", avendo raggiunto il più alto grado di non-intenzionalità. Egli aveva trovato, senza alcun dubbio, la divina Via del Guerriero: Vincere senza uccidere. Io sono ancora lontana da lui".

 

Shoken ascoltò tutto questo come in un sogno. Si avvicinò, salutò la vecchia gatta e disse: "Da molto tempo ormai mi esercito nella Via della Spada (Kendô), e non ne ho ancora raggiunto la fine. Ho ascoltato il suo discorso, e credo di aver compreso il vero senso del mio cammino. Ma ora, la prego, dica ancora qualcosa di più sul Suo segreto."

La vecchia gatta rispose: "In che modo? Io sono solo un animale, e il topo è il mio cibo. Che cosa conosco delle cose umane? Solamente questo: il senso dell'arte del Kendô non è vincere l'avversario. O meglio, grazie a quest'arte ad un certo momento si giunge con la massima chiarezza alla base luminosa della morte e della vita (Seishi wo akiraki ni suru). Un vero guerriero attraverso l'esercizio dovrebbe impegnarsi nell'aspetto spirituale dell'arte, nella direzione determinata da questa chiarezza. Per far ciò bisogna esplorare innanzi tutto la dottrina sui fondamenti dell'essere, della vita, della morte e dell'ordine della morte (Shi no ri). Ma solo colui che diviene libero da tutto ciò che può distrarlo dalla Via, e soprattutto libero dal pensiero che limita e trattiene, può giungere a questa grande chiarezza. Non turbato, abbandonato se stesso, libero dall'Io e da ogni cosa, l'Essere ed il suo movimento (Shinki) si manifesterà in tutta la sua libertà, nel luogo e nel tempo ove ciò sarà neccesario. Ma se il Cuore non è libero, anche in modo estremamente tenue, anche l'Essere sarà ostacolato ed immobile; ora, se diviene immobile, chiuso in se stesso, anche l'Io diverrà immobile fisso in se stesso e in qualcosa che gli si oppone: così due forze si oppongono e lottano per la propria esistenza e in questo caso le migliori funzioni dell'Essere, capaci di ogni trasformazione, saranno inibite. Se la morte appare in quel momento il senso di chiarezza proprio dell'Essere si perderà. Come si può in una simile condizione affrontare il nemico nel giusto modo, considerare vittoria e sconfitta con un animo equanime? Anche se si vincerà sarà una vittoria cieca, che non ha nulla a che vedere col vero senso della Via della spada.

"Essere libero da ogni cosa non significa affatto il "Vuoto". In quanto tale, l'Essere non possiede una natura propria: resta al di là di ogni forma. Nulla si accumula più in esso, in maniera tale che se si trattiene anche la cosa più infima, la grande Forza viene ostacolata, e l'equilibrio originario delle forze è perduto. Per poco che l'Essere si trovi legato ad un oggetto, non è più libero di muoversi, non potrà più scaturire nella sua piena ed intera abbondanza. Se l'equilibrio che proviene dall'Essere viene turbato la sua forza, laddove le sarà possibile circolare, scaturirà malgrado tutto, ma ove non potrà scorrere, non ci sarà nulla da fare.

"Quindi, il concetto di libertà da tutte le cose non significa altro che questo: non accumulando nulla, non appoggiandosi a nulla e non fissandosi su nulla non vi è né il forte né il suo opposto, né l'Io né l'opposto dell'Io. Nel momento in cui accade qualcosa, si incontra questo evento come inconsciamente, ed esso non lascerà traccia. Si dice nel "Libro delle Trasmutazioni" (Eki): 'Senza pensare, senza agire, senza movimento, nel silenzio totale: solo così è possibile testimoniare l'esistenza dell'Essere e della Legge delle cose dall'interno, e divenire inconsciamente tutt'uno con il Cielo e la Terra'. Colui che pratica il Kendô e vive in questo modo, è prossimo alla verità della Via".

 

Shoken, udendo queste parole, chiese: "Cosa significa né Io né non-Io, né soggetto né oggetto? ".

La gatta rispose: "Perché esiste l'Io, esiste anche il suo nemico. Se non ci si manifesta in quanto Io non si manifesterà nemmeno il proprio avversario. Questo è solo un altro nome per ciò che significa: opposizione. Fino a quando le cose conserveranno una forma propria, esisterà sempre una "contro-forma". Ogni volta che qualcosa assume determinazione, prende una forma particolare. Se il mio essere non viene concepito come una forma particolare, la sua "contro-forma" non avrà più ragione d'esistere. Dove non esiste opposizione, non c'è nulla che possa esservi contro. Questo è il significato di "né Io, né non-lo".

 

Nota dell'autore:
Come in ogni occasione in cui si deve tradurre da una lingua ideogrammatica, come il giapponese, in una lingua alfabetica come l'italiano, s'impone una precisazione di fondo. Tutte le parole cruciali, nel nostro caso, di quest'articolo (Kendô, Ki, Kokoro, Mu-shin, Satori, I shin den shin) posseggono una vastità di significati intrinseci alla struttura simbolica dell'ideogramma che le designa da rendere del tutto impossibile trovare un'unica parola o perifrasi in grado di renderle pienamente tutte. Per cui le scelte adottate (rispettivamente "Via della spada", "spirito", "cuore", "non coscienza dell'Io", "Illuminazione", "da cuore a cuore") pur formalmente corrette non rendono che la superficie del significato assai complesso loro proprio. ..e per chi volesse approfondire ci sono testi del M° Taisen Deshimaru, Roshi.


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Gatti-Kuniyoshi.jpg

Utagawa Kuniyoshi
immagine presa da: Proverbi illustrati [con i gatti] (Tatoe zukushi no uchi) 1852


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Stasera la rileggo con calma, scandendo lentamente ogni periodo, grazie Beta. Spacciatore di sogni. ⛩


Antonio Vincenzo

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La gatta perde.

Ve lo dice ...la gatta.

 

Spaventare a morte un nemico così potente, facendogli perdere l'onore vuol dire creare un karma di vendetta che non si spegnerà facilmente. Forse avrebbe fatto meglio a ucciderlo.

Ma anche quella soluzione sarebbe stata gravida di conseguenze nefaste.

 

La gatta è come gli altri tre gatti.

Appena più avanti, ma per vincere deve ancora combattere.

Certo, il suo livello è tale che non cè di fatto combattimento.

Ma laddove cè combattimento, esiste sempre una possibilità di perdere.

 

Fuori di metafora, i quattro gatti rappresentano i quattro elementi, sempre in equilibrio tra loro.

 

Il gatto tecnica fisica, fortemente ancorato ai fondamentali, è l'elemento Terra.

Non è possibile prescindere da questo elemento, qualsiasi sia il campo in cui ci si pone.

Possiamo usare il termine Jutsu per riassumere la sua abilità.

 

Il gatto Spirito è invece capace di esprimere una energia furente, è l'elemento Fuoco.

Una tecnica privata di Spirito è vuota di significato. Si tratta di ciò che in ogni campo chiamiamo carattere.

Usiamo il termine Ki per dare sapore a questa caratteristica.

 

Il gatto che è in grado di agire senza contrapporsi e creare disarmonia è l'elemento Aria.

Uno Spirito forte finisce per farsi trascinare in una via di non ritorno.

Solo chi è capace di non fornire appiglie e ostacoli, andando al cuore del problema è in grado di non cadere in trappola.

Usiamo il termine Kokoro per descrivere la capacità emotiva di questa caratteristica.

 

Una femmina ad indicare l'ultimo elemento accogliente ed avvolgente per definizione, l'Acqua.

Di tutti, quello che sembra esprimere meno violenza.

Capace di assumere ogni forma è allo stesso tempo di mantenere un suo carattere.

L'elemento che, almeno nel racconto, completa la Trinità del Figlio, dello Spirito Santo e del Padre.

La Miko, direbbe Gianluca, colei che cela in se' la magia di dare la Vita.

Sembrerebbe l'unica in grado di sedare il conflitto, di controllare quella scheggia impazzita del nostro avversario, che in realtà rappresenta solo la parte di noi stessi che non riusciamo a controllare e, in verità, a conoscere fino in fondo.

 

È lei stessa a dirci che non è così.

Il topo avrebbe dovuto andarsene da solo ...e ben felice di cambiare aria!

Ma ciò poteva accadere solo incontrando il Vero Maestro.

Il gatto vecchio, ma non saggio.

Colui che sa qualcosa in quanto non la conosce.

Lui è il Quinto Elemento.

Il Vuoto.

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月の道

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Così non devo neanche rileggere il tutto,

VIRTUTE e CANOSCENZA

:arigatou:

 

Se posso.....l'unica cosa che non mi torna....il padre il figlio e lo spirito santo :confused:

sempre con tutto il rispetto. E' come cercare armonia nei piani sfalsati....quando devi rilassarti


Antonio Vincenzo

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già lo dissi: con te è troppo facile (lo metto in corsivo, perchè è "in punta di piedi")

a dirla tutta, senza filtri, stavo per scrivere (un banale) le sa tutte!! ... ma questo avrebbe sottinteso che già avessi ben chiare tutte le risposte.

Invece tu riesci a farcire (e perdona per il succulento termine) - che sarebbe meglio tradurre in: condividere - il tuo trascorso .. forse in terre d'oriente, sicuramente due.... duecento valli sotto a quelle da me percorse.

Hai quel tocco.. colorito, complesso e completo che da luce a molte sfumature, più di quante a volte siano effettivamente presenti su questo foglio.

Grazie

 

Grazie, anche se a volte arriviamo allo stesso punto e ci accapigliamo per "lo stesso concetto", ma visto da angolature differenti; per difender "La nostra valigia" (digerita.. ma con qualche reflussso che di tanto in tanto si ripresenta) - e non fermatevi all'immagine, pensate alla sua profondità.... e meno male che talvolta "cerchi" di riportar tutto terra terra... (vieni a spiegarlo, ora, il vuoto... senza un qualcosa di "non naturale" .. come del resto per gli altri elementi - ora sono acqua.. ma del resto, come già detto: ce l'hai, ma forse non lo sai.

è un piacere conoscerti (arciere.mE... bah 😉


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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

Come associarsi ad I.N.T.K.:

Potete trovare QUI tutte le informazioni per associarsi ad I.N.T.K..
Associandovi ad I.N.T.K. accettate in maniera esplicita il Codice Etico e lo statuto dell'associazione ed avrete accesso ad una serie di benefici:
- Accesso alle aree riservate ai soci del sito e del forum;
- Possibilità di partecipare agli eventi patrocinati dall'associazione (ritrovi, viaggi, kansho, ecc...);
- Riceverete il bollettino trimestrale dell'Associazione.

"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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