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Altura

il club dell' Ukiyo-e

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...ho inserito il corvo nel numero IV del bollettino 2017 (osmosi sempre più osmotica...)

 

Però senza il commento e spiegazione, per questioni di spazio.

 

Grazie Beta.

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Tutto torna (Gian).. poi quando son fluidi..

 

 

 

a questo punto, condivido con piacere altre opere di Tsukioka Yoshitoshi

https://ukiyo-e.org/artist/tsukioka-yoshitoshi

 

(è un gran bel sito..)

 

 

 

 

p.s.

cambia la tecnica .. cambia il tempo .. cambia il contesto .. (che poi a te piaccia meno, ci può stare). Altura, sei molto severo. (quasi quanto me)ahahah

 

 

 

Yoshitoshi ryakuga.jpg

Il famoso artista di Kyoto Maruyama Okyo era famoso per i suoi dipinti realistici. Si diceva che i suoi dipinti floreali fossero così reali che le api cercarono di impollinarli. Un'altra storia, illustrata da questa stampa, racconta del tempo in cui Okyo dipinse un fantasma in modo così "realistico" da farlo prendere vita e spaventarlo.

Taiso Yoshitoshi (Japanese, 1839-1892) (Artist)


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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...E sta bene, Betadine, parliamo pure della Morte.

 

L'invito che si rivolge alla mia persona è abbastanza evidente, specialmente per chi ha letto del jumonji yari, in un mio precedente articoletto.

La scelta dell'argomento su cui si chiede il mio pensiero, necessità invece di essere portata a coscienza anche degli altri.

L'autore è un lunatico che muore appena passati i cinquant’anni, un’età che accomuna più di un lettore a quanto pare.

Anch'egli è un visionario, come il suo maestro, artista di cui ho appena visitato una mostra.

...Ma le sue sono visioni a senso unico.

Quest'uomo è ossessionato dalla morte.

Quest'uomo è, per certi versi, la morte.

Egli distrugge giorno per giorno tutto quello che tocca e sono le sue stampe piene di sangue, guerrieri e fantasmi che lo accompagnano per tutta la vita, rendendolo famoso come la personificazione della Morte stessa.

Un artista maledetto.

Ma non è solo la morte dell'essere umano ad ossessionarlo.

È anche, forse soprattutto, la morte di un epoca e di un mondo, quello feudale.

In una parola, la morte del Samurai.

Ovvero l'uomo che aveva sposato la morte in persona.

Da ragazzo fui appassionato lettore di Tanizaki, uno scrittore che di lì a poco avrebbe esposto in romanzo gli stessi temi.

Del resto, quale altro mezzo resta ad un guerriero senza guerra per non perdere la propria identità se non quello di ricercare un confronto ossessivo con lo Spirito che della guerra è la reale rappresentazione?

 

È questo autore pazzo e senza pace, riesce a mantenere in vita questo Giappone morente e affascinante.

Dando vita alla morte stessa.

 

Questo è ciò che rappresenta questa stampa.

Il Guerriero ha la sua strada da compiere, rappresentata dalla montagna da scalare che si presenta forse quasi impossibile al suo cospetto.

Ma il suo percorso è lastricato di morte, simboleggiata dalla bianca è gelida neve.

Egli la osserva tranquillo, senza paura, affascinato dal riflesso notturno della luna.

Non la teme, ma anzi prova per lei una sorta di attrazione fatale.

Leva il kabuto, che pone nelle mani del suo scudiero, e si appresta a sorseggiare con lei probabilmente del tè.

In fondo, come farebbe con la propria bella e affascinante compagna.

 

Nessuna esitazione nel suo esistere con lei al suo fianco.

Certo, un giorno molto vicino questa donna lo rapira' per sempre.

È il suo destino.

È il suo dovere.

È il suo desiderio.

Perché egli sa che solo in quel momento esiste la pace per l'uomo che ha scelto il mestiere delle armi.

 

Al suo fianco, in primo piano, l'inseparabile compagna di una vita.

Di molte vite.

Salvaguardia della sua vita e simbolo della morte stessa.

La sua spada.

Quel rosso sangue è quella curvatura a falce sono in fondo anche l'immagine della Regina della Notte.

La sua palpabile presenza osserva quietamente dall'alto.

 

La Via della Luna è rivelata solo all'uomo che non può ritornare mai più.


 

月の道

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.. io l'articoletto non l'ho letto (anzi se volessi inviarmelo faresti cosa gradita) sarà un caso o era scritto o sarà perchè eravamo già stati là.

 

nulla di personale (sperando di aver travisato le tue iniziali parole).. guarda che son i kami ad aver messo inseme Tanizaki e la mia Chiave. :samurai:

 

 

p.s. io "la vita" la vedevo nello Jumonji Yari a cui si appoggia, sapendo di dover completare il proprio destino, gli ostacoli son là, dinnanzi a lui.

La neve, il suo passato, che riverisce: l'acqua che scorreva sotto i ponti, oramai gelida, come il suo animo.. il servo e il kabuto, quello che resterà.

 

Grazie per la tua visione (un pò meno per le tue iniziali parole) sic.


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.. anzi, siccome m'hai rovinato un pò il sonno (mai e poi mai farei supposizioni... t'avrei tirato in ballo e subito..)

 

Vi racconto un'altra visione della stampa, molto più realistica come diceva Taiso nei giorni buoni..

 

.. e Lui tornando a casa dopo la cena al fanzine's club...

disperato (a tal punto che giunge le mani, ripetendo: "ma com'è successo..") e il servo che continua a urlare "te l'avevo detto.. "

.. ma Lui non si toglie quel pensiero dalla testa, ora che la neve gliel'ha anche sottolineato e che come un tarlo lo tormenta e gli ripete :

"" e mo chi glielo dice che me so scordato el latteee ??!!! """

 

 

 

 

(e ora che aperto la valvola, provo a tornar da Morfeo)


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Un guerriero senza guerra, ma non è proprio questo il traguardo di un samurai? Non è proprio questa l'aspirazione di un cavaliere? Battuto il male, non posso difendervi dalla pace, andate avanti ora, altri combattimenti mi attendono......quelli con i miei demoni.


Antonio Vincenzo

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😂😂😂

Non sempre si ha chiaro quel che si domanda.

Per questo talvolta non si ha chiara l'inaspettata risposta.

La luce della luna non è quella del sole.

Illumina come quel gatto che, interrogato, sa solo quello che non conosce.

Vi ho mai raccontato che il padrone di quel gatto si chiamava Schroedinger?!?

 

Spiacente di averti tenuto sveglio, Betadine.


 

月の道

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Getsu, quel gatto a cui ti riferisci non è per caso quello che mi ha sconquassato la mente quando cercavo di capire i crismi propri della maccanica quantistica? maledetto gatto! Non ci provare sai, non riaprire quella scatola o...chiudo il club :hihi:


Antonio Vincenzo

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io non faccio domande, io lancio solo pietre nello stagno e guardo solo la fusione delle onde.. non sapevo che eri lì immerso.

Tutto era già li: le pietre.. lo stagno.. i folletti... e tu subito ad indicare me!!!! (...non prendevo sonno per davvero... come hai fatto a vedere solo me?!!? ...anche se avessi trovato la mia moneta, è uguale alla tua, due facce della stessa cosa: l'unica certezza che abbiamo da quando siamo vivi.)

... e non mi venite a dire che lancio il sasso e nascondo la mano.


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Gli stagni dove tu lanci i sassi sono le nostre menti, speriamo che tu non ti stanchi di farlo :arigatou:


Antonio Vincenzo

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◎ Tenpo Decade (1839) il 17 marzo sono nato nella casa commerciale Edo · famiglia Yoshioka.

Il mio vero nome è Yonejiro. Più tardi succederò al pittore di Kyo, con il cognome della famiglia Tsukioka, non ci sono descrizioni dettagliate, ci sono varie opinioni e non è chiaro.
Kaori 3° anno (1850) seguo Kazuyasu Ichikawa che era popolare con la pittura Musha.

Lo stile ha seguito l'insegnante, e dopo tre anni ho fatto il debutto con Nishiki, ma da allora ho un vuoto e il lavoro inizia ad aumentare da quando sono entrato nei miei vent'anni.
Il sangue è morto questa volta! Sembra che un gioco giocosamente giocato, un quadro miserabile, è diventato popolare.

C'è una differenza tra un pennello e una stampa e la "Bloody Picture" è davvero miserabile.

Yoshitoshi Tsukioka – Musya burui Taira no Masakado

Masakado.jpg

Masakado no Kubi-zuka (The burial mound for Masakado’s head)

 

Si dice che Taira no Masakado sia uno dei Big Three Onryou (spirito vendicativo) in Giappone.

Ci sono alcuni romanzi su Masakado e "Teito Monogatari" di Hiroshi Aramata è uno di questi.
È la storia di un uomo che cerca di distruggere la città facendo uso dello spirito di Masakado.

Masakado era un discendente dell'imperatore Kanmu.

A quel tempo suo nonno ricevette il nome di famiglia "Taira" dall'imperatore (quindi non era più un membro della famiglia imperiale) e fu inviato nella contea di "Kazusa" (l'attuale area di Chiba) come governatore provinciale .
Dopo aver scontato il suo mandato, si stabilì nella zona, aumentò il suo potere e divenne uno dei potenti clan.
La capitale del Giappone allora era l'attuale Kyoto.
Nel 935, Masakado uccise uno dei suoi zii dopo un lungo periodo di controversie sulle proprietà del padre defunto. Questa faida familiare è finita con la morte di Masakado, un ribelle contro il governo.
Masakado fu colpito alla fronte e morì nel febbraio del 940.

Dopo la sua morte, la sua testa fu tagliata per essere portata a Kyoto ed esposta in pubblico

Questa punizione fu chiamata "Gokumon", e il caso Masakado fu il primo "Gokumon" che si rammenta.

Si dice che la sua testa volò indietro verso l'attuale regione del Kantou (aree comprese Tokyo, Chiba, Saitama, Gunma, Tochigi, Ibaraki e Kanagawa) per poi cadere a terra. Ci sono diversi punti chiamati "Masakado no Kubi-zuka" e quello di Ootemachi, a Tokyo, è il più famoso di tutti.

 

 

Kubi-zuka.jpg

Kubi-Zuka

Secondo il sito ufficiale dell'agenzia delle imposte giapponese, il governo ha distrutto la "Kubi-zuka" per costruire un edificio per il dipartimento delle finanze nel 1924.
L'edificio bruciò nel terremoto del Grande Kantou ("Kantou dai-shinsai").

Poi, nel 1926, il Ministro delle Finanze morì improvvisamente, il direttore dei lavori e l'ingegnere dell'ufficio di gestione della proprietà morirono l'anno seguente e molte disgrazie accaddero... (si narra che 14 persone in totale siano morte in quei due anni e che tutte fossero in qualche modo coinvolte nella costruzione o erano funzionari del dipartimento finanziario).
Le persone si lamentavano della maledizione di Masakado e un monumento per consolare lo spirito fu presumibilmente costruito nel 1927.

Nel giugno 1940 (1000 anni dopo la morte di Masakado), ci fu un grande incendio causato da un fulmine nella città e l'edificio per il dipartimento delle finanze fu distrutto in un incendio.

Dopo la guerra del Pacifico, i militari americani han cercato di pulire il terreno dove era il "Kubi-zuka", ma un bulldozer che lavorava sul posto si rovesciò e il conduttore morì nell'incidente.

Si dice, ancora, che gli edifici vicino a "Kubi-zuka" o non abbiano finestre rivolte verso di esso o abbiano finestre alte, in modo che non si possa volgere lo sguardo vero il basso.

 

 

 

sgrat..sgrat... chissà stasera a che porta ho bussato…


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e per chi pensava di saperlo... (o forse lo sa..)

 

Onna.jpg

Ohatsu avenging her mistress Onoe, from the series: Twenty-four Accomplishments in Imperial Japan
Ohatsu vendica la sua padrona Onoe, dalla serie: Ventiquattro Compimenti nel Giappone imperiale. (Kōkoku nijūshi-kō)

sempre lui .... Yoshitoshi1881

 

altro che Chiburi.. questo è Zoori-Kurīn (così completiamo questa breve panoramica su questo controverso, sopratutto per lui, artista.

 

 

 

Ma come vedremo in seguito , anche altri non se la passarono particolarmente bene.. (Basaglia, docet)


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"Guerra non fa nessuno grande".

Una celeberrima frase che Yoda risponde al suo giovane nuovo allievo che cercava un "grande guerriero" (cioè lui).

Il Grande Guerriero giapponese aveva il suo bel lato oscuro.

Yoshitoshi e Tanizaki ne hanno messo in luce alcuni.

Gettiamogli addosso un raggio di luna.

 

Nel "Signore di Bushu" viene ben descritta la pratica della conservazione delle teste dei nemici, di cui ci parla Betadine.

Esse venivano esposte in spregio al nemico, ma avevano anche il non secondario scopo di mostrare il valore del guerriero e rappresentare allo stesso tempo un monito per chiunque osasse sfidarlo.

Dopo essere state recise, esse venivano lavate, pettinate e preparate per l'esposizione e la conservazione dalle donne, per testimoniare il valore dei loro uomini. Un bel compitino gradevole per le delicate manine delle nobili signore che vi lascio immaginare.

La pratica è antica, ma non è mai del tutto cessata ed esempi fotografici che vi risparmio sono facilmente recuperabili in rete, giungono dall'ultima guerra.

Certo, quando le teste diventavano tante perché si aggiungevano quelle di donne e bambini, trasportarle poteva diventare un problema.

Ad esempio Hideyoshi, che aveva richiesto le teste dei Coreani in una delle certo non ultime invasioni giapponesi di quel povero paese, dovette accontentarsi invece di centocinquantamila nasi. Lo spazio necessario e lo stato in cui i trofei sarebbero giunti non permisero ai suoi solerti guerrieri di obbedire fino in fondo.

Molto religiosamente egli li fece seppellire e fece costruire un tempio o un monumento (non ricordo bene) sorvegliato da un pio sacerdote buddista che aveva il compito di pregare quotidianamente per quelle anime.

Un vero Santuomo.

Questo di cui parlo credo sia a Kyoto, ma ne esistono di analoghi in tutto il Giappone... anche se non li trovate proprio su tutte le guide turistiche. Certi panni i Giapponesi preferiscono lavarseli in casa.

Ha cambiato nome in Mimizuka (tumulo delle orecchie) perché l'immagine di una "testa femminile" (così veniva chiamato un trofeo umano privato del naso) oggi non è più considerato cosi bene augurante come un tempo.

 

Le bellissime frecce dei Kyudoka hanno una relazione con la raccolta di teste che non tutti conoscono.

Esse erano, al contrario di quelle occidentali, estremamente personalizzate e riconoscibili.

Molti pensano in omaggio al bello e all'estetica.

Alla fine della battaglia, il vincitore ritornava sul campo a riscuotere il suo premio in teste... erano quelle attaccate alle sue personalissime frecce!

 

Questo era il clima in cui si cresceva in una "nobile" famiglia feudale giapponese.

Era chiaro fin da principio quali i valori che un bimbo doveva introiettare e come un domani dovesse esercitare il proprio potere di reggenza del feudo. Perciò non stupiamoci se questi trofei erano in fondo fra i passatempi e le consuetudini più ingenue e spensierate del nostro nobile guerriero. Quelle che stavano alla luce, perché considerate "normali".

 

Va beh, siamo ancora nell'eco del giorno della memoria e come sapete una parte della mia famiglia è scappata appena in tempo dai campi di concentramento Giapponesi.

Quando si vede il lato oscuro di un popolo, viene poi difficile dimenticare.


 

月の道

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T'abbraccio. :fiori:(solo fiori, senza baci.. non esageriamo)

 

 

La "genialità umana" non ha limiti (in tutti i sensi!!) e quest'ultimi si spingono in tutte e le direzioni..

 

Ne sa qualcosa il Bennosuke, così spesso bistrattato o il Merisi tuo concittadino e tanti altri ..geniali e controversi artisti, dove è il trascorso a farsi materia.

Se non vedi l'inferno .... poi cosa racconti (molto probabilmente ne avrebbero fatto volentieri meno e noi avremo più stampe di fiori di loto e immagnifiche poesie, ma sappiamo bene, che la Storia mai ci fu maestra.

 

 

e visto che nella memoria stiamo, vallo un pò a dire a Her Müller, che ancora si diverte a giocare col gasssssssss e trova anche qualche cretino-cavia-umanoide che ci sta!!!


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Le teste dei nemici che ornavano le palizzate dei castra avanzati romani in Germania e Britannia....la celebre "piramide di crani" che stava a fianco delle porte di Bisanzio....i mucchi di teste, ordinati per sesso ed età, allestiti da Tamerlano dopo il sacco di Delhi...le teste dei briganti esibite nelle piazze di paese della nostra Italia e le teste dei Cangaceiros brasiliani, esposte al museo antropologico di Bahia fino al '69...

 

nell'uomo, l'arte di "dissuadere" i propri avversari ha dimostrato una notevole (e assai poco invidiabile) convergenza di stile...in tutte le epoche e ad ogni latitudine.

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oh, ragazzi ... belli e brutti, fatti salvi tutti i kami, ci tengo a precisare che

 

ogni riferimento a persone esistenti qua o a fatti realmente accaduti là è puramente casuale

 

 

no, che sia chiaro...

Gli argomenti e/o quadri e/o stampe e/o "qualsiasi cosa cosa che pubblico", consapevole che potrebbe riferirsi o richiamare fatti e/o situazioni spiacevoli (quelle allegre vi rallegreranno), sono dovuti al puro e semplice caso delle coincidenze passate e future (il famoso onnipresente kami-sama) e lungi da me (feriremisembratroppo) additare o in qualsiasi altra forma crear scompenso, pur facendolo.

 

...a volte uno fa delle cose, tante cose e ne immagina ancora altre ed è come se non bastasse una vita sola per farcele stare tutte... a volte sembra che si debba vincerla, la vita, come se fosse una sfida... Sembra che devi stravincerla, ma non armato ... e questo è incredibile .. soltanto con il cuore, appari.. e con un pò di intelligenza.

E' un pò come fare tante bocce di cristallo ... e grandi ... e prima o poi ne scoppia qualcuna .. e chissà quante ne sono già scoppiate e quante ne scoppieranno.. però.. "devi fregartene" se scoppiano. Tutte le bocce di cristallo che oramai son rotte erano solo la vita... e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca.... ma non bisogna smettere mai di soffiare nelle sfere di cristallo.

il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le proprie biglie di vetro... tristi biglie infrangibili. Saprò anch'io soffiare ??

(tuttualpiùmuoio... miripetosempre)

 

a volte fa troppo male ... ma come disse Kafka, siamo abbandonati come bambini nel bosco....

e quando stai davanti e mi guardi, che ne sai tu dei dolori e mi guardi, che ne sai tu dei dolori che sono dentro di me e che ne so io dei tuoi ?

E se mi gettassi a terra davanti a te e piangessi e parlassi, che ne sapresti di me più che dell'inferno, quando qualcuno ti viene a dire che è tutto fuoco e spaventoso ?

Basterebbe questo.. soltanto per questo noi uomini dovremmo stare l'uno davanti all'altro rispettosi, pensosi, pieni d'amore.... nel silenzio.

 

 

Ejiri in Suruga Province.jpg

Ejiri in Suruga Province (Sunshû Ejiri), from the series Thirty-six Views of Mount Fuji (Fugaku sanjûrokkei)

Publication: 1830 - Zen Saki No Hokusai Aratame Hitsu

Size: Horizontal ôban; 26.2 x 38.7 cm (10 5/16 x 15 1/4 in.)


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Ripropongo qui un piccolo articolo/traduzione che ho pubblicato nel bollettino numero 1 del 2017, su Yoshitoshi.

 

Una figura in verità un pò distante da quella di "artista maledetto" la cui carriera è, nondimeno, esempio lampante di come le oscillazioni del successo possano condizionare pesantemente l'equilibrio di un uomo.

Nel suo caso, purtroppo, ha giocato a sfavore una salute mentale già fragile in partenza.

Ma non dimentichiamo che Yoshitoshi ha combattuto una terribile battaglia (oggi diremmo persa in partenza) con l'evoluzione stessa delle tecniche figurative e i mutamenti dovuti al progresso, con risultati strabilianti e colmi di poesia.

 

"Tsukioka Yoshitoshi, conosciuto anche come Taiso Yoshitoshi (大蘇 芳年), è noto principalmente per essere stato l’ultimo grande maestro dell’arte xilografica giapponese. E’ stato inoltre uno dei più grandi innovatori del genere ukiyoe.

Nato nel 1839, la sua carriera ha praticamente attraversato due ere: gli ultimi anni “feudali” del periodo Edo ed i primi anni del Giappone della Restaurazione Meiji, proiettato verso la modernità.

 

Come molti altri giapponesi anche Yoshitoshi si interessò alle novità che arrivavano nel Paese dal resto del mondo ma, in seguito, ebbe a dolersi sempre più della conseguente perdita di molti aspetti della cultura tradizionale, tra cui l’arte della xilografia.

Alla fine della carriera Yoshitoshi si ritrovò praticamente da solo, in guerra contro il tempo e la tecnologia. Il Giappone, infatti, stava progressivamente adottando i metodi occidentali di riproduzione delle immagini, come la fotografia e la litografia, mentre Yoshitoshi lavorò sempre secondo gli antichi metodi. Ciononostante, egli cercò di controbattere l’avvento della tecnologia portando la tradizionale xilografia giapponese verso un nuovo livello qualitativo, prima che essa morisse effettivamente con lui. La sua reputazione ha continuato a crescere sia in Occidente che in Giappone ed è attualmente riconosciuto come uno dei più grandi artisti della sua epoca.

Nato nel distretto di Shimbashi nell’antica Edo, il suo nome originale fu Owariya Yonejiro. Suo padre era un ricco mercante che riuscì, grazie al denaro, a raggiungere lo status di samurai.

 

Nel 1850 all’età di appena 11 anni divenne allievo di Kuniyoshi (歌川国歳), uno dei più grandi maestri di xilografia del periodo, e ricevette il nome di Yoshitoshi, stabilendo così un legame con la linea della scuola Utagawa. Anche se non divenne mai il successore di Kuniyoshi all’interno della scuola, è comunque ricordato come uno degli allievi più importanti. Durante l’apprendistato si concentrò sullo sviluppo della tecnica, copiando i bozzetti del suo maestro. Kuniyoshi prediligeva le scene di vita reale, cosa piuttosto inusuale poichè l’obbiettivo tipico degli artisti giapponesi era cogliere lo “spirito” del soggetto piuttosto che raffigurarlo con un’ interpretazione letterale. Yoshitoshi apprese anche gli elementi delle tecniche occidentali del disegno, studiando la collezione di stampe ed incisioni straniere di Kuniyoshi.

La prima stampa di Yoshitoshi risale al 1853 ma per diversi anni non pubblicò nient’altro, probabilmente a causa di difficoltà collegate alla malattia del suo maestro. Dopo la morte di Kuniyoshi, nel 1861, le sue condizioni economiche andarono a peggiorare, tuttavia nel 1862 vennero pubblicate 44 sue stampe e, nei due anni successivi, 63; perlopiù di soggetto kabuki. Nel 1863 contribuì con alcuni suoi disegni al progetto delle “Storie del Tokaidō” realizzato dalla scuola Utagawa ed organizzato sotto gli auspici di Kunisada (歌川国貞) conosciuto anche come Utagawa Toyokuni III (三代歌川豊国).

 

Molte delle stampe realizzate da Yoshitoshi negli anni ‘60 raffigurano scene di violenza e morte. Questi temi trovarono la loro ispirazione in parte nella morte del padre, nel 1863, ed in parte a causa del clima che il Giappone stava vivendo in quel periodo, in cui il sistema feudale imposto dai Tokugawa volgeva al collasso. A partire dalla fine del 1863 Yoshitoshi iniziò una serie di soggetti violenti, talvolta inseriti nel contesto di battaglie, disegnati con uno stile stravagante e cruento. Il pubblico parve apprezzare e Yoshitoshi iniziò a salire di rango tra gli artisti ukiyoe di Edo. Le immagini di Yoshitoshi fornivano la possibilità, a coloro che non ne erano direttamente coinvolti, di vivere l’esperienza della guerra. Ed il pubblico fu attratto non solo dalla strabiliante tecnica esecutiva e scenografica, ma anche dal suo intenso coinvolgimento e passione nella rappresentazione dei soggetti. In qualche modo Yoshitoshi cercò di esorcizzare i demoni dell’orrore che i suoi compatrioti stavano sperimentando.

Nel 1865, raggiunta una certa notorietà, pubblicò 95 disegni, la maggior parte dei quali a soggetto militare e storico. Tra questi vi sono però due serie che rivelano a pieno la creatività, l’originalità e l’immaginazione di Yoshitoshi: Tsūzoku Saiyūki (lett. “Un Moderno Viaggio verso Occidente”) che ha come soggetto un eroe popolare cinese e Wakan Hyaku Monogatari (lett.”100 storie della Cina e del Giappone”) che illustra storie tradizionali di fantasmi.

 

Tra il 1866 ed il 1868 Yoshitoshi disegnò alcune immagini estremamente inquietanti per la serie Eimei Nijūhassūku (”28 Famosi Omicidi con Poesia”). In queste xilografie utilizzò uno spietato dettaglio grafico nel rappresentare scene molto cruente e sanguinose. Altri esempi simili si trovano nella serie Kinsei Kyōgiden (”Biografie di Uomini Moderni”), che illustra la lotta per il potere tra giocatori d’azzardo. Nel 1868, in seguito alla battaglia di Ueno (上野戦争), Yoshitoshi realizzò la serie Kaidai Hyaku Sensō in cui ritrae i soldati contemporanei come figure storiche in uno stile semi-occidentale, utilizzando inusuali angolazioni prospettiche e primi piani, colti spesso con espressioni stravolte, nel mezzo della battaglia.

 

E’ stato detto che questo stile “sanguinario”, o splatter, abbia influenzato anche scrittori importanti come Jun’ichirō Tanizaki ed altri artisti come Tadanori Yokoo e Masami Teraoka. Benchè Yoshitoshi abbia costruito buona parte della sua fama con le immagini “sanguinarie”, esse non rappresentano che una piccola parte del suo repertorio. Spesso sono state troppo enfatizzate dalla critica, che ha determinato una percezione imprecisa della varietà dei suoi soggetti.

 

Alla fine degli anni ‘60 Yoshitoshi era già considerato uno dei migliori xilografi in Giappone. Purtroppo, dopo poco tempo, smise di ricevere commissioni probabilmente perchè il pubblico era stanco di scene di violenza. Nel 1871 entrò in uno stato di grave depressione, un problema che segnerà la sua vita turbolenta fino alla morte.

Viveva in condizioni disagiate con la sua mantenuta, Okoto, che vendette i suoi vestiti e le sue proprietà per supportarlo. Si racconta che dovettero bruciare le tavole del pavimento per riscaldarsi e che, nel 1872, Yoshitoshi soffrì di un completo esaurimento nervoso causato dallo shock per la perdita di popolarità dei suoi ultimi lavori.

Fortunatamente le cose miglirarono negli anni successivi, i giornali vivevano un periodo di grande crescita sulla spinta della modernizzazione ed a Yoshitoshi vennero commissionati molti nishikie (東錦絵), un tipo di xilografia a colori sviluppata in Edo sin dal 1790. Erano illustrazioni a piena pagina che accompagnavano gli articoli dei giornali, generalmente di cronaca nera. Durante la Ribellione di Satsuma (西南戦争 Seinan Sensō) del 1877, la diffusione dei giornali crebbe vertiginosamente, assieme alla domanda di illustrazioni, e ciò dette a Yoshitoshi la possibilità di farsi nuovamente conoscere al grande pubblico.

Nel 1878 disegnò una serie di bijinga (美人画, lett. “dipinti di belle donne”), intitolata Bita Shichi Yosei, in cui raffigurò sette donne della Corte Imperiale, identificate per nome. Questa serie gli procurò dei problemi poichè sembra che l’Imperatrice Meiji non fosse rimasta soddisfatta dell’indicazione dei nomi e del modo in cui era stata raffigurata nel ritratto.

 

Nel 1885 apparve la famigerata, benchè interessante, serie intitolata Oshu Adachigahara Hitotsuya no zu (“La Casa Solitaria nella palude di Adachi”). Questo lavoro, piuttosto macabro, è emblematico di per sè ed influenzò la storia del moderno kinbaku (緊縛), una sorta di “forma artistica” giapponese che consiste nel legare con funi una persona, secondo le tecniche del hojōjutsu (捕縄術). L’artista Seiu Itō, ad esempio, rimase affascinato dal modo in cui Yoshitoshi rappresentò una scena di sakasa zuri (sospensione a testa in giù).

 

Nel 1885 la rivista d’arte e moda Tōkyō Hayari Hosomiki elesse Yoshitoshi come migliore artista di ukiyoe del periodo Meiji, davanti ad altri importanti contemporanei quali Utagawa Yoshiiku e Toyohara Kunichika. Ciò fece accrescere la sua popolarità e gli fece guadagnare il favore della critica.

In quello stesso periodo, però, l’epoca della grande industria della xilografia stava volgendo al termine. Tutti i più grandi artisti della prima metà del secolo, come Hiroshige (歌川広重), Kunisada e Kuniyoshi erano ormai morti da decenni e la xilografia, come forma d’arte, stava scomparendo nel caos della modernizzazione del Paese. Yoshitoshi, ad ogni modo, portò avanti caparbiamente la sua produzione, conservando i suoi altissimi standard e rallentando così la fine di un’era.

 

I suoi ultimi anni di carriera furono anche tra i più produttivi, grazie a serie celebri quali Tsuki Hyakushi (“100 Aspetti della Luna”, 1885-1892) ed a magistrali “trittici” con scene di teatro ed attori kabuki.

 

Contemporaneamente collaborò con il suo amico, ed attore, Ichikawa Danjurō nell’organizzare iniziative volte alla salvaguardia di alcune arti tradizionali giapponesi.

Purtroppo, agli inizi degli anni ‘90, la sua salute mentale subì un nuovo peggioramento e cominciò a mostrare seri problemi di squilibrio. Nel 1892, a causa delle condizioni psichiche deteriorate ed in seguito ad un malaugurato furto in casa che lo privò di tutto il suo denaro, lasciandolo ancora più sconvolto, fu ricoverato per un breve periodo in un ospedale psichiatrico. Dimesso dall’ospedale preferì non tornare a casa ma prendere una stanza in affitto dove, nel giugno dello stesso anno, morì a causa di un’emorragia cerebrale. Aveva solo 53 anni."

 

Prima di morire, lasciò questa poesia:

 

Trattenendo la luce

con la sua crescente brillantezza

la luna d’estate

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:arigatou: "Taiso" .. "grande resurrezione" (così cominciò a firmare, circa vent'anni prima di morire)


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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